Festa dell’Europa 2013; a Napoli, a “Città della Scienza”

9 05 2013


La Festa dell’Europa 2013 (Europe Day), oggi 9 maggio, a Napoli si celebra anche quest’anno e per più giorni a “Città della Scienza“, come negli anni precedenti.

In specie con e per i giovani e gli studenti, (ri)costruiamo il “Science Centre” e più spazio ai diritti di cittadinanza europea (2013 Anno europeo dei cittadini).

9 mai 2013 - Journée de l'Europe

9 mai – Journée de l’Europe. Affiche 2013: L’ENJEU, C’EST L’EUROPE IL S’AGIT DE VOUS (europa.eu, © Union européenne, 1995-2013)

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9 maggio, Festa dell’Europa 2012

9 05 2012


(Video “Campagna di comunicazione Festa dell’Europa”, di “affari europei” da YouTube.com)


La giornata di oggi, 9 maggio, rappresenta la Festa dell’Europa 2012, Europe Day.

Se ne parla sempre poco ma quest’anno, grazie al governo Monti che per altre questioni è criticato, non è questo post il luogo, riceve una maggiore attenzione.

Oltre agli eventi celebrativi che puntualmente vengono organizzati, per conoscere i quali si consiglia di navigare nel sito web della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nei giorni scorsi è andato in onda uno spot televisivo (in alto), parte di una campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Dipartimento per le Politiche europee, il quale riassume situazioni derivanti da un’Europa che ci rende “più forti insieme” com’è scritto nello slogan scelto per il manifesto del 2012 (qui in versione fr).

Europe Day 2012, poster smoller image

Europe Day 2012, poster smaller image, © Union européenne 1995-2012, europa.eu

Tra i benefici dell’Ue, piace sottolineare i cambiamenti positivi che un programma di studi quale “Erasmus” ha apportato nelle vite, anche professionali, di tanti giovani. Peraltro, proprio quest’anno se ne festeggiano i 25 anni dalla nascita.





A Napoli la nuova politica: dello struzzo?

6 09 2011

politica dello struzzo

politica dello struzzo


Si conferma difficile, a Napoli (ma non solo), che la politica dello struzzo, lo scaricabarile, il vittimismo, il pressappochismo a cui si può aggiungere anche la presunzione (l’avere atteggiamento presuntuoso) possano concederci una tregua, magari il tempo di una consiliatura comunale; ecco così commentare una nuova ‘sparata’, insieme ad una nuova sconfitta, della ‘politica’ locale.


Primo tema della discordia, motivo di tale commento, la sicurezza urbana e la sua percezione; soggetto protagonista: il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Ospite alla festa nazionale dell’Api di Rutelli, tenutasi nello scorso weekend a Lebro, ha azzardato un paragone tra le città di Napoli e Bruxelles spiegando che in quest’ultima, dove si recava in veste di europarlamentare, egli aveva maggior paura di passeggiare per strada allorché a Napoli si sente più sicuro. Poche ore dopo è giunta la legittima, in più elegante, replica del corrispettivo belga, il simpatico (così è sembrato a chi scrive in un occasione di un incontro di persona) Bourgmestre Freddy Thielemans, tramite il suo portavoce stampa, Nicolas Dassonville: «Da noi non ci sono di certo le rivolte per i rifiuti, né “zone franche” in cui la polizia non può operare. La nostra polizia è presente ed interviene ovunque…Bruxelles è una città in cui il tasso di criminalità è sicuramente molto inferiore alla media delle grandi città europee». (cit. inDe Magistris fa arrabbiare Bruxelles…”, corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 03-09-2011)

  • (My message to Mr. Thielemans: “Mr. de Magistris didn’t speak in my name in that case; I am Neapolitan, Brussels is more safe than Naples and as a liveable city, I hope to reach you again in the future”)

Gettare discredito su altri, in tal caso un luogo, trasmettendo il messaggio che ‘lì è peggio che qui’ (opinione soggettiva, di minoranza) è atteggiamento di chi tenta di spostare l’attenzione dalle proprie pubbliche difficoltà, mettendo metaforicamente ‘la testa sotto’ ed essendo forse consapevole di non essere davvero in grado di realizzare quel cambiamento che si promette, ancor più in rapporto alle aspettative create (come in quelle di chi scrive, che come blogger ha sostenuto l’elezione di de Magistris, dunque non essendo un avversario).

Risale a pochi giorni fa un atteggiamento simile, di confronto e autoconsolazione, in un commento al dato 2011 riguardante il minor numero di omicidi a Napoli rispetto a Roma.

Intanto, la stessa domenica si è appreso che due previste tappe italiane della manifestazione sportiva di vela “World Series”, prologo dell'”America’s Cup” alla cui ospitalità Napoli si era già una volta candidata, non si terranno nel mare di Bagnoli; gli è stata preferita Venezia, grazie anche alle garanzie e alla concretezza, per dirne qualcuna, offerte dall’amministrazione della città lagunare. Leggi il seguito di questo post »





Al voto a Napoli. Indecisi, dubbiosi e altri: al 1° turno c’è anche il voto disgiunto

15 05 2011


Anche per le imminenti elezioni amministrative al Comune di Napoli (1° turno, 15-16 maggio), è certo che tra gli aventi diritto al voto vi sia una fetta, che qui non vogliamo quantificare, di indecisi del tutto (sull’andare a votare) e un’altra fetta composta da chi ha almeno un dubbio da risolvere per riuscire ad esprimere la propria preferenza di voto.

Dei primi, è comprensibile un certo disincanto misto a rabbia, delusione, distacco, rassegnazione e altro ma, specie nelle condizioni in cui versa la nostra città in questo momento, andare a votare dovrebbe essere un bene, oltre che un diritto/dovere civico: per i giovani, disertare sarebbe un po’ come non esercitare voce in capitolo e non ritenersi possibili protagonisti di un cambiamento; per i meno giovani e comunque per tutti, significherebbe abbandonare la capacità di indignarsi e di reagire. Opinioni personali, con rispetto per quelle di ognuno.

Veniamo alla seconda fetta, composta da coloro che hanno un dubbio tra chi e/o cosa scegliere; certamente vi sono quelli che combattuti tra il gradimento personale verso un certo candidato e la preferenza per una lista diversa e un po’ più in là di quelle che lo sostengono, hanno il timore di disperdere il proprio voto in un verso o nell’altro e credono che dovranno per forza scegliere tra due opzioni. Un’incertezza che può essere dissolta in una proficua soluzione.

Ricordiamo, infatti, dato che non in molti conoscono tutte le modalità e possibilità di espressione del voto, che alle elezioni comunali per il sindaco di Napoli, come per tutti i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, è possibile esercitare (al 1° turno e solo in quello) anche il c.d. “voto disgiunto”. Come si esprime il voto disgiunto? Facile: tracciando sulla scheda azzurra, naturalmente con la matita copiativa che si usa al seggio, un segno (una X) sul rettangolo (contrassegno) recante il nome e cognome (nominativo) di un candidato alla carica di sindaco ed un altro segno X sul simbolo di una lista (chi la chiama partito, fa lo stesso qui per intenderci) non collegata al candidato sindaco prescelto.
Naturalmente, tra le altre possibilità, vi è anche quella di votare solo il sindaco.

Qui si ritiene che chi esprima il voto disgiunto si riveli un cittadino-elettore ben informato, consapevole e capace di apprezzare la personalità e le qualità individuali del candidato sindaco scelto, a partire per esempio dal grado di fiducia che egli singolarmente ispira e dunque al di là dei partiti e allo stesso tempo di dar peso alle idee, ai programmi della forza politica considerata complessivamente più ‘vicina’. Naturalmente queste sono solo alcune motivazioni.

In questo modo, inoltre, si può accompagnare il candidato sindaco che si ritiene abbia più speranza, più possibilità che andando al ballottaggio possa battere l’antagonista principale e allo stesso tempo si aiuta la lista che si preferisce.
Sono infatti i due candidati a sindaco più votati al primo turno che vanno al ballottaggio (2° turno, in cui non c’è voto disgiunto) mentre con i voti di lista saranno eletti i consiglieri comunali.
Ecco dunque un fac-simile di scheda senza nomi che semplifica graficamente il voto disgiunto (valido solo al 1° turno):

grafica scheda con voto disgiunto per il 1° turno

Es. grafico scheda con voto disgiunto, valido solo al 1° turno

Con questa modalità, ricordiamo anche ai componenti del seggio e a tutti coloro che seguiranno lo spoglio del primo turno, che saranno validi sia il voto alla lista sulla quale è tracciato il segno sia il voto al candidato a sindaco anche se non collegato alla lista votata.
Il voto disgiunto non è possibile nelle elezioni riguardanti la Municipalità (scheda arancio) e nell’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta del sindaco.

Detto un po’ di quel che serve, non resta che augurare serenità e buon libero voto in libera Napoli!





Napoli: tra i rifiuti, quelli di Lettieri al confronto

12 05 2011

Morcone e de Magistris a Sky Tg24; Lettieri assente

Morcone e de Magistris a Sky Tg24; Lettieri assente

(immagine tratta da pupia.tv)

Gianni Lettieri continua a disertare il confronto con altri candidati a sindaco di Napoli. Ieri ha saltato quello tenutosi presso la TGR Campania – RAI in occasione della seconda “tribuna elettorale”, assenza della quale, ha riferito il moderatore, si è scusato perché preso da altri impegni; ieri l’altro, il faccia a faccia televisivo a Sky Tg24. Lettieri non si presentò e senza dare preavviso neppure al confronto pubblico con i giovani e gli studenti organizzato da un giornale universitario.

Tra le sue scarse presenze, vedremo se ve ne saranno altre, quella alla prima tribuna elettorale TGR Campania – RAI (video), dove peraltro fu l’unico a mostrare segni d’intolleranza e nervosismo, interrompendo un altro candidato; qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Lettieri che in spazi di tal genere ognuno esprime semplicemente le proprie proposte ed è tremendamente scorretto interrompere qualcuno, anche se si è stati nominati, come eventualmente avviene in alcuni talk show.

– Lettieri ha tra i suoi sponsor politici Cosentino, per il quale c’è stata la richiesta di custodia cautelare con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, Berlusconi (che non ha bisogno di commenti) ed ha tra gli alleati del principale partito a sostegno la Lega Nord dei Maroni e Borghezio, il quale pochi giorni fa ha usato parole offensive per descrivere la città di Napoli.

– Lettieri è sostenuto da un mucchio di partiti e listarelle su cui sono in corso più indagini dell’operazione “liste pulite”. Lettieri non rappresenta in positivo gli elettori del centrodestra.

– Lettieri, sul problema dei rifiuti, non propone soluzioni organiche e vuole l’inceneritore a Napoli est.

– Lettieri ha incassato il sostegno pubblico di un gruppo di ex-amici del centro-sinistra bassoliniano, in prova ora in un’altra collocazione di pensiero.

– Il curriculum di Lettieri imprenditore non è descritto propriamente di successo; nel contesto industriale da cui proviene sono presenti considerazioni negative come quelle di D’Amato.

– Della faccia di Lettieri è tappezzata e imbrattata Napoli (motivo di per sé sufficiente a non votarlo, appoggio la campagna di sensibilizzazione promossa dall’Associazione studenti napoletani contro la camorra) con grandi spese del Pdl (che poi recupera con i nostri rimborsi elettorali) per manifesti (abusivi quando al di fuori negli spazi preposti) riportanti il motto “Far vincere Napoli” fino a che il Napoli calcio, qui la sua strumentalizzazione in cui cascano o rischiano di cascare anche degli appassionati sportivi, ha malauguratamente preso delle sconfitte; di seguito, su probabile consiglio del suo manager elettorale Velardi, ex assessore di Bassolino, ha cambiato motto passando ad un’espressione che in genere riassume chi ha pochi argomenti suoi e si appoggia a quelli di altri: “quello che ci vuole”.

Aggiungo: per far perdere definitivamente Napoli.





Il Corriere dell’Univ. e i candidati sindaco a Napoli: iniziativa deludente

27 04 2011


Fondamentalmente, considererei quella del Corriere dell’Università un’iniziativa lodevole; alla prova dei fatti, però, l’incontro a cui ho preso parte stamane presso “In Campus” mi ha deluso, per responsabilità di un paio di persone che un semplice curioso non si aspetterebbe.

Non si tratta del candidato sindaco (oggi Luigi de Magistris) né dei giovani delle associazioni studentesche che hanno dato i loro rispettivi contributi al dibattito ma, per quanto riguarda oggi, di una candidata del Pdl, la Sig.ra Paliotto che, presente tra il pubblico nella doppia veste di cittadina-elettrice e di candidata al Consiglio comunale, ha ottenuto di intervenire per tanto, troppo tempo rispetto agli altri, come permesso dal cosiddetto ‘moderatore’ Mariano Berriola, direttore del Corriere dell’Università Job. La signora si è prodigata in una lunga serie di interventi per lo più non attinenti i temi d’interesse per i giovani, gli studenti delle associazioni e il dibattito su Napoli in sé con domande strumentali tese ad avviare un suo confronto-provocazione con il candidato sindaco per un proprio tornaconto in termini di visibilità e propaganda elettorale. Ha consumato così molto del tempo dell’incontro pubblico altrimenti destinato ai più giovani e agli studenti, come da mission annunciata dell’iniziativa.

D’accordo che siamo in periodo di campagna elettorale ma ci sono altri modi e corretti, di porsi; è legittimo porre delle domande da parte di chiunque tra gli astanti ma la missione della presenza di questa signora, resasi sempre più evidente a tutti, è stata quella di strumentalizzare l’incontro con l’invitato candidato sindaco per pubblicizzare la propria candidatura (al Consiglio). Ha fatto anche una proposta: aumentare il costo dei biglietti per i trasporti pubblici! (Recentemente il costo del biglietto “Unico” è aumentato a fronte di una diminuzione del servizio, decisione che ha suscitato molte proteste).
Per cronaca riporto che anche un’altra candidata al Consiglio, Simonetta Marino dell’IdV, utilizzando però un tempo di intervento accettabile, si è presentata come tale (lei si) ed ha posto una domanda, non accomodante, malgrado l’IdV sostenga de Magistris; segno che de Magistris può essere considerato un candidato civico e indipendente, diversamente da coloro che sono espressione dei soliti partiti.

La distorsione, comunque, si è resa possibile grazie alla condotta da ‘moderatore’ del direttore Leggi il seguito di questo post »





‘Festa’ del lavoro. A Napoli, del terrorismo di certi ‘disoccupati’

1 05 2010


‘Festa’ del lavoro, ricordando (come si dovrebbe) soprattutto i caduti e tenendo a mente i non pochi che soffrono lo sfruttamento, la precarietà e la disoccupazione in specie giovanile di cui governi e sindacati poco si preoccupano e soprattutto con scarse capacità di analisi.

In Campania, dati Istat, la situazione è delle peggiori. Inoltre a Napoli “disoccupati” sono chiamati, da molti organi di stampa in questo colpevoli, certi gruppi più o meno organizzati che fanno del terrorismo, della violenza il proprio modo per chiedere vie preferenziali di accesso al lavoro; gente che, forte è il sospetto, sembra inviata e pagata per creare disordini.

A differenza delle moltitudini silenziose di giovani (e meno), tra cui istruiti e competenti, che pur essendo senza lavoro e senza meritevoli prospettive s’impegnano nel rispetto dell’ordine pubblico, preservando il territorio e l’immagine della città anche per il turismo napoletano, che con amara ironia invece può assumere un suo genere specifico fatto di distruzione e impunità.





Il giornalismo è al servizio dei cittadini ? – Dal Festival del Giornalismo 2009

2 04 2009

 

Siamo oramai di fronte a un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente? L’informazione è ancora al servizio del cittadino?

Ne discutono:

  • Antonio G. Calafati, docente di Economia urbana, Università delle Marche
  • Nicholas Jones, BBC
  • Sergio Rizzo, Corriere della Sera
  • David Sassoli, vicedirettore Tg1

modera Marcello Foa, Il Giornale


Mercoledì 1° aprile, giorno di inizio del Festival del Giornalismo 2009 e primo incontro a cui prendo parte.

Si parla di un tema-rapporto che, come lo stesso moderatore Marcello Foa dichiara sin dall’inizio, rappresenta un punto di criticità per i giornalisti. Una domanda che può essere scomoda ma sulla quale è bene confrontarsi con il pubblico dei cittadini quali fruitori d’informazione.

Il primo esempio portato all’attenzione da Foa riguarda la crisi finanziaria: i giornali hanno denunciato in tempo e correttamente il suo avvento?

Nicholas Jones mostra un’ampia rassegna di pagine della stampa inglese, dove non poche volte sono presenti titoli ed articoli in cui le ammissioni sulla crisi sono evidenziate.

Sergio Rizzo fa notare a tal proposito che in Italia invece non vi è l’usanza di dire “sorry“, vale a dire che nessuno, della classe dirigente né di quella giornalistica, riconosce i propri errori. Rizzo, autore con Gianantonio Stella del best seller “la Casta”, nel coniugare il tema della crisi finanziaria cita il recente caso di spreco di denaro pubblico che fa seguito alla decisione, da parte anche di formazioni politiche che lo avevano sostenuto, di tenere il referendum elettorale in programma al di fuori dell’ ‘election day’ che si terrà il 6-7 giugno 2009. Un esempio di come la classe politica non abbia risposto efficacemente alla crisi e al moto d’indignazione popolare di cui l’alto numero di copie vendute de “la Casta” è rivelatore. Diversamente da come avvenuto in altri paesi; in Spagna, un provvedimento ha riguardato la riduzione dei fondi pubblici del finanziamento ai partiti.

Antonio Calafati, docente ed economista autore di un libro sul tema della Tav – Val di Susa e che si considera estraneo al dibattito tra esperti di giornalismo, cita da par suo gli sprechi nel settore dell’università e che riguardano in primis la proliferazione delle sedi universitarie. Nell’ambito del suo lavoro con gli studenti ha osservato però anche una questione interessante per il dibattito quale la lettura dei giornali. Evidenzia che all’università i giornali non sono più letti; gli studenti non li leggono e si organizzano in altre forme di conoscenza.

David Sassoli prende la parola a lungo per esprimere la sua idea di utilità della lettura dei giornali e dell’ascolto anche dei cosiddetti ritornelli dei politici al telegiornale; crede che servano a capire ed a sviluppare il giudizio critico. Non leggere, non ascoltare l’informazione facendo finta di niente non aiuta secondo Sassoli a risolvere i problemi dell’informazione: chi non legge ne sa semplicemente meno degli altri, afferma. L’informazione, riconosce, presenta chiaramente delle anomalie, in specie riguardanti le regole e i potentati economici e bancari che la gestiscono. Desta clamore il dato sull’età media dei telespettatori del Tg1: 59 anni; ed era ferma a 61 fino a non molto tempo fa, prima che il Tg1 aprisse al sistema di internet e ai contributi degli utenti tramite i contenuti inviati attraverso il sito. Problemi ed anomalie, dice, che si rivelano anche in contraddizioni nel servizio pubblico finanziato da canone e investitori come le banche. E’ giusto che vi sia un servizio pubblico, chiede, come questione da porsi a monte.

Calafati torna a sottolineare, a proposito dell’età anagrafica del pubblico del Tg1, che il telegiornale non è seguito dai giovani e che questo è un problema dell’informazione. Il suo, da economista, è anche un ragionamento che segue la propria logica. Sassoli risponde che la situazione non è esattamente così disastrosa, pur ribadendo difficoltà che si evidenziano nelle vendite complessive dei giornali in Italia: 6 milioni di copie, come nel 1954, a fronte di un consistente aumento della popolazione.

Rizzo, a fronte di esempi critici anche sulla qualità del giornalismo e che prendono di mira anche il Corsera, afferma che i giornali hanno il compito di rispecchiare la realtà della società per cui se hanno parlato per giorni del maggiore o minore fascino erotico della Carfagna e della Gelmini è perché se ne parlava nel Paese. Allo stesso tempo lamenta il fatto che i giornali abbiano trattato molto poco la notizia della condanna dell’avvocato Mills. Le fonti d’informazione si sono ampliate e Rizzo considera in questa direzione ben fatto il Corriere della Sera online. Su questo argomento, Jones paventa rischi sul fatto che internet permetterebbe di fare cose non consentite dalle regole deontologiche.

E’ Sergio Rizzo, infine, a delineare una situazione che sembra essere riassuntiva e che prende le sembianze di un’ammissione di colpa complessiva per la categoria dei professionisti dell’informazione: spesso chi lavora in un giornale vive in una sorta di scatola autoreferenziale, in certi casi lontana dal contatto con la realtà esterna e dal giornalismo di altri tempi, interpretato oggi per lo più come un’attività di desk, svolta anche nelle redazioni da chi non è giornalista.

 

I giornali, i giornalisti, in parte dimenticano di avere un potere educativo e d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica e/o più o meno consapevolmente lo usano male, da un punto di vista qualitativo, quando si occupano ad esempio dell’erotismo della Gelmini e della Carfagna. Siamo certi che il processo, al di là del prodotto, non avvenga al contrario? E’ più plausibile, a mio parere, che si parli maggiormente di un argomento perché veicolato e diffuso dai media. Argomenti di poco conto possono essere iniettati e diffusi dai giornali verso l’opinione pubblica e verso il Paese, contribuendo ad un livellamento verso il basso del giudizio critico citato da Sassoli. Se i media mainstream hanno parlato poco della notizia della condanna dell’avvocato Mills, di cui invece si è occupata la blogosfera, sembra credibile una forma di autocensura dell’informazione mainstream, che si associa ad un grado di arrendevolezza ai committenti economici.

Dalle domande del pubblico scaturisce una riflessione amara nel constatare come non si sia data risposta alla domanda iniziale che si poneva questo incontro. Malgrado la difesa di Foa, emerge un interrogativo che non riceve una risposta chiara ma sposta i termini dell’attenzione.

Un reale sviluppo del senso critico del cittadino, specie di quello giovane, risulta limitato se si affida prevalentemente all’informazione mainstream come, ad esempio, quella della Rai e del Tg1, anche in considerazione dell’organico degli stessi suoi giornalisti. La tesi di Sassoli, secondo cui anche ascoltare i ritornelli dei politici al Tg1 serva a formare un giudizio critico, appare quantomeno debole perché limitata ad un tipo d’informazione che risulta sempre meno credibile e sempre più assoggettata al potere politico.





Se in Abruzzo la questione morale (dalla Campania)

14 12 2008


Abruzzo al voto per l’elezione del presidente e il rinnovo del Consiglio regionale.

Seggi aperti oggi, dalle h.8 alle h. 22 e domani, lunedì 15 dicembre dalle h.7 alle h.15.

i candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo

Sei i candidati presidente. I due principali contendenti sono Gianni Chiodi (Pdl) e il deputato dell’Italia dei Valori Carlo Costantini. (Centrosinistra e Sinistra)

Il centro, costituito per l’occasione da Udc e Udeur insieme, ha candidato Rodolfo De Laurentiis; la Destra, Teodoro Buontempo; la lista “Per il bene Comune”, Angelo Di Prospero; il Partito comunista dei lavoratori, Ilaria Del Biondo.

 

 

Dopo lo scandalo suscitato dall’arresto, il 14 luglio scorso, dell’ormai ex presidente Ottaviano Del Turco, accusato di avere intascato tangenti nel settore della sanità nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolti anche alcuni assessori delle ultime giunte di opposto colore politico che si sono succedute alla guida della Regione Abruzzo, il voto è o dovrebbe essere accompagnato da un’importante questione morale, tema tornato d’attualità per diverse amministrazioni regionali.

La speranza in queste ore è che tanti abruzzesi, in particolar modo i giovani che rappresentano tendenzialmente una delle fasce di elettorato che più esprime disaffezione per la politica, prendano coscienza della possibilità, recandosi alle urne, di poter contribuire al rinnovamento della politica abruzzese e di fungere da esempio per le altre regioni; per un futuro, che dalla politica e dall’amministrazione deve ripartire, in cui ci sia anzitutto limpidezza e trasparenza morale.

Poco credibile che tale auspicio di rinnovamento possa essere rappresentato dal candidato del Pdl Gianni Chiodi che, riferisce il giornalista Daniele Martinelli che riporta una notizia da l’Espresso, è imputato per disastro ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata e rinviato a giudizio per i danni ambientali arrecati da una discarica abusiva di rifiuti.

In campagna elettorale, il candidato di Berlusconi Gianni Chiodi si è distinto per un’iniziativa propagandistica che dovrebbe suscitare indignazione pari alla sua evidenza: la diffusione di un video-appello dal titolo “Tutti i giovani del Presidente”, inizialmente pubblicato sul suo sito e su YouTube e poi da lui rimosso per un probabile rigurgito di vergogna, (ma che è stato ripubblicato dal sito d’informazione Abruzzo24ore.tv che segue le elezioni) in cui per sostenere la propria candidatura ha dato l’impressione d’illudere i giovani in cerca di occupazione promettendo loro un “avviamento al lavoro imprenditoriale” tramite raccolta dei curricula presso la sua “bancarella”. Già, il termine scelto dal candidato e dal suo staff da l’idea di una vendita, riportando alla mente le vicende giudiziarie che da tempo accompagnano l’amministrazione regionale abruzzese.

Nel suo spot, dal titolo cinematografico-casereccio del genere filmetto all’italiana, per non parlare della musica di sottofondo di genere requiem) è ravvisabile un reato perseguibile penalmente, la proposta di cosiddetto “voto di scambio”.

Il candidato-imputato del Pdl spera in una facile vittoria ma qui dalla Campania, altra regione al centro dell’attenzione in termini di riflessione sulla (s)correttezza morale del suo comunque penoso ceto politico dirigente, ci si chiede se gli abruzzesi desiderosi di onestà siano in grado di far valere uno scatto d’orgoglio e sappiano andare al voto, dunque non astenendosi, scegliendo una persona distante dalle vicende del recente passato e da quanto le premesse indichino in Gianni Chiodi.

E’ importante, è bene sottolinearlo, la scelta di una persona su cui non ci siano ombre come carichi pendenti nei rapporti con la Giustizia e che non sia soggetta al trasversalismo politico che anche oggi è stato espresso dal precedente Governatore. In un’ intervista Del Turco ha affermato che per la propria osservanza socialista (sperando non si riferisca alle tangenti del fu socialista più noto per questo) e per il proprio approccio culturale non avrebbe votato il candidato di Di Pietro e di altri partiti di centrosinistra, Carlo Costantini che sul suo sito web ha reso noto il proprio certificato penale, pulito. Del Turco ha poi aggiunto l’intenzione di voler tornare a far politica “ovunque sia possibile farlo come riformista”, anche con il Pdl. Di fatto fu proprio il leader del Pdl Berlusconi che, nei giorni seguenti al suo arresto, gli si dichiarò solidale e certo della sua innocenza (sarà che il Premier era abituato, prima del Lodo Alfano, a provare a dichiararsi tale nei suoi processi) e l’uomo politico delle istituzioni che gli mostrò maggiore comprensione fu Cossiga! (C’è un filo logico)

Del Turco ha dichiarato la sua scelta di voto anti-Costantini come dettata anche dalla propria cultura.

Una scelta contraria alla sua potrebbe rappresentare una lezione di ripresa morale e culturale per l’Abruzzo oggi, per l’Italia un domani





Cittadini europei. Lontani dall’Europa del Trattato

30 06 2008

 

Sono giorni in cui il Paese del pallone assorbe la delusione provocata dall’anziana Nazionale agli Europei, per opera di rigore dei vicini spagnoli poi vincitori del torneo conclusosi ieri. Alcuni giorni fa anche l’Eurostat, l’ufficio statistico europeo, ha contribuito al confronto affondando il coltello acquistato da Berlusconi alla televendita e diffondendo stime preoccupanti che evidenziano la posizione dell’Italia tra le ultime della “vecchia Europa” (vale a dire prendendo in considerazione i primi 15 Paesi Ue pre-allargamento) per il valore del prodotto interno lordo pro-capite, che per il 2007 ha visto aumentare il divario dalla Spagna arrivando a 6 punti percentuali, (107 a 101, fatta base 100 la media dell’Ue) lasciandoci alle spalle solo la Grecia e il Portogallo.

 

Segnali plurimi di arretramento in Europa. Ma le riflessioni che da alcune settimane più si concentrano sulla tematica europea, spesso trascurata nel dibattito pubblico e dei media, riguardano il suo piano istituzionale e politico. A seguito di una nuova frenata, stavolta pervenuta dall’Irlanda, al processo di ratifica del Trattato europeo di Lisbona e dell’impatto sul suo prosieguo. Il celebre motto “uniti nella diversità” sembrerebbe al momento declinabile in “divisi sulle difficoltà”.     

 

 

Focalizzare l’attenzione sulle reazioni al no irlandese del 12 giugno, giorno in cui il 53,4% dei votanti il referendum si è espresso contro la ratifica del Trattato di Lisbona, invita inevitabilmente a leggere non solo il tentativo, da parte dei principali leaders istituzionali europei, di minimizzare e considerare l’outcome negativo come un incidente di percorso, circoscritto all’1% della popolazione europea ma anche il rinfocolare di un sentimento, più diffuso di quanto gli alti gradi vogliano lasciar credere, o credere loro stessi, di contrarietà al compimento di un processo costituzionale europeo che vede nell’entrata in vigore della sua Carta fondamentale il momento della sua realizzazione. La seconda lettura ci indica l’esistenza di un respiro più ampio del polmone irlandese e che consiste in dubbi permanenti e sottesi verso il riconoscimento di un Trattato di regole non sufficientemente chiare, quantomeno non pienamente legittimate secondo il senso della partecipazione più democratica. Perplessità rimaste temporaneamente sospese negli ultimi due anni, dopo il doppio no referendario di Francia e Olanda del 2005 e il conseguente periodo di riflessione e che si sono potute riaffacciare alla prima, nuova misurazione del consenso diretto da parte di un popolo e non dunque attraverso la delega dei suoi rappresentanti.

 

L’esito del referendum irlandese non ha colto di sorpresa gli analisti; è però plausibile pensare che anche le istituzioni europee avessero coscienza di tale possibilità e che a questi timori fondati non sapessero far fronte se non con la scelta di un metodo di ratifica in sordina, per via parlamentare. Difficile seguire altre vie più partecipate e condivise, devono aver pensato, data la priorità all’imponenza dell’impianto giuridico-istituzionale europeo di ben 27 Paesi. Significativa la difficoltà e oggetto di polemica una dichiarazione, resa nei giorni precedenti la consultazione popolare, dal Commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy secondo il quale il testo sarebbe di difficile lettura per il cittadino comune, in ammissione di averlo letto personalmente solo per sommi capi.

 

Tenuto al confine di un ambito territoriale nazionale (qui una contraddizione dal sapore nazionalistico maggioritario nell’ambito altrimenti ideale comunitario espresso generalmente dall’Unione) il timore, pur coscienzioso, del rigetto di un referendum, di un Paese sui Ventisette, non aveva mosso le alte gerarchie istituzionali all’elaborazione di un piano B forse perché decise nel voler perseguire il piano stabilito ad ogni costo, fino anche al sacrificio, probabile e plausibile, del criterio dell’unanimità della ratifica. Pur comprensibile perché, dopo l’arrendevolezza manifestata nei compromessi al ribasso raggiunti in sede di stesura del documento, come le clausole opt-out rese a Gran Bretagna e Polonia sul valore giuridico altrimenti vincolante della Carta dei diritti fondamentali e i tanti protocolli aggiuntivi tesi a soddisfare i vari interessi nazionali, come ancora per la Polonia il sistema di voto con clausola compromissoria cosiddetta di Ioannina, i rappresentanti europei non ritenevano opportuna l’elaborazione di nuovi ed ulteriori piani alternativi, con il rischio di minare la riuscita e l’immagine dell’impianto complessivo del progetto.

Lecito pensare ora e in tempi meno sospetti, che la modalità di ratifica en passant per via parlamentare sia stata frutto di un ragionamento strategico teso a celare e respingere le sacche di contrarietà che albergano in non pochi Paesi.

 

Alla luce del no irlandese e del deludente vertice europeo del 19 e 20 giugno, in cui si è deciso di non decidere, le attuali prospettive del Trattato mostrano dunque elementi d’inquietudine. Leggi il seguito di questo post »