Il ricandidato presidente Obama ‘termina’ la dipartita di Bin Laden

4 05 2011

Fatto sparire (ora?) Bin Laden, riprenderà quota la ricandidatura di Obama?

Obama-Terminator

Obama-Terminator

(immagine tratta da: beppegrillo.it)


Di foto ritoccate di Osama Bin Laden abbonda non solo il web ma, come continuiamo a constatare, anche la stampa tradizionale e le agenzie, malgrado la presunta maggior professionalità nell’uso e nella verifica delle immagini/fonti; prendo allora in prestito il fotomontaggio pubblicato sul blog di Beppe Grillo, che mi appare come l’immagine più credibile di questi giorni e sposto brevemente l’attenzione sul possibile maggior beneficiario della dipartita di Bin Laden, il nuovamente candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America Barack Obama.

Perché una questione, indubbiamente, è la seguente: fatto sparire Bin Laden, riprenderà quota la ricandidatura di Obama? Quale che sarà il risvolto elettorale, anche a distanza di tempo e nel rapporto tra l’aspetto emotivo del momento e quello razionale di bilancio del primo mandato, l’ennesima notizia della morte di Osama, raccontata in modo incerto dalla stampa americana e confrontata con qualche dichiarazione stranamente cauta proveniente da fonti del governo americano, lascia un po’ di dubbi in tanti, tra cui un autorevole giornalista quale Giulietto Chiesa (video da youtube.com)

Buchi, illogicità, tempistica piuttosto breve (40 minuti) dell’operazione anche in rapporto ad un territorio geografico piuttosto ampio fatto teatro dell’intera vicenda, esame immediato del DNA, attraversamento di due Stati (passaggio in Afghanistan e poi tutto il Pakistan partendo dal suo nord di Abbottabad) conclusosi con rapida sepoltura in un mare (?!) (che non è quello dell’Afghanistan anche perché non c’è) di un volto, di un corpo ancora senza immagini credibili (stanno ‘fabbricando’ un video che forse verrà diffuso nei prossimi giorni e per quanto riguarda le foto dell’ucciso, sono “atroci” fa sapere l’amministrazione USA che continua a prendere tempo) e altri particolari non danno certezze; anzi, rinfocolano ipotesi e dichiarazioni passate secondo cui Osama sarebbe morto da anni e che dunque Obama abbia deciso di ‘terminarlo’ in questi giorni, forse perché avutane notizia certa, per risalire nel grado attualmente basso di consenso tra gli elettori.

Ad ogni buona verità, il mio resterà un punto di vista minoritario; tuttavia, io non festeggio la morte di qualcuno, un uomo seppur un terrorista e altro, ucciso e con un’arma da fuoco, con un colpo alla testa (darebbe segni atroci?) da chi di preciso non si sa ancora e poco cambia. Per l’ennesima operazione di morte, fatta da un Paese che si ritiene espressione della migliore democrazia nel mondo, tale da esportare con armi, invasioni e occupazioni, cui si lasciano trascinare altri paesi, compreso il nostro. Una cultura diversa da quella della vittoria della morte comporterebbe una cattura da vivo per un giusto processo e non una giustizia sommaria che “è fatta”.

E visto che ora mi trovo ad esprimere opinioni in tema di guerra e di morti, penso che i bombardamenti sulla Libia non siano ricompresi nell’alveo della famosa risoluzione Onu spesso citata come autorizzazione e che, diversamente dal benestare del presidente della Repubblica, la partecipazione attiva del nostro Paese non rispetti l’art. 11 della nostra Costituzione.

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Convegno “Il Parlamento europeo e la democrazia nell’Unione”

12 05 2008

 

Presso “Città della Scienza” a Napoli, nell’ambito di una tre giorni di attività ed eventi rivolti in particolare al mondo scolastico e giovanile e dedicati alla celebrazione della Festa dell’Europa del 9 Maggio, sabato 10 maggio l’incontro dal titolo “Il Parlamento Europeo e la democrazia nell’Unione”, con la partecipazione di gruppi di studenti delle scuole superiori, docenti e visitatori interessati alla tematiche europee.

 

Il programma del convegno, organizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, con i patrocini della Regione Campania, Europe Direct Napoli e Unione Europea:

 

 

Programma convegno (mezzogiornoeuropa.it) 

 

Dopo il saluto di presentazione dell’iniziativa, affidato al direttore della Fondazione IDIS, Luigi Amodio, seguìto dall’introduzione al tema da parte del Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e coordinatore della giornata, Andrea Geremicca, gli interventi dei relatori invitati.

 

  • Clara Albani, Responsabile dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, espone per prima il tema che fa da cornice al dibattito. In considerazione di una platea costituita prevalentemente da giovani studenti, legge un documento personale attraverso il quale illustrata le origini, le funzioni e lo sviluppo storico del Parlamento Europeo, sottolineando come esso sia l’unica grande istituzione europea ad essere legittimata dal voto del popolo e che il concetto di democrazia nell’Unione che essa tende a sviluppare sia quello originario del demos, il governo del popolo.

 

  • Vittorio Calaprice, presentatosi come “semplice” funzionario della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dicendosi lieto di essere stato invitato al dibattito con altri rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ricorda come l’edizione 2008 della Festa dell’ Europa ricorra nell’anno europeo del dialogo interculturale e che per l’anno prossimo il tema scelto dall’Europa verterà sulla creatività e l’innovazione.  Calaprice mette in evidenza quali saranno le prossime sfide dell’Europa, citandone in particolare quattro: quella di essere un soggetto capace di reggere l’economia della globalizzazione; quella di affrontare i problemi dell’energia e del cambiamento climatico; i problemi dell’immigrazione e quello dell’ordine mondiale, a stretto giro con la lotta al terrorismo internazionale. Rammenta l’importanza e la necessità che le istituzioni europee siano fatte oggetto di conoscenza da parte dei giovani e a questo proposito rende nota la prossima realizzazione di un Centro Europeo per i giovani che nascerà a Roma.

 

  • Gianni Pittella, Deputato Europeo e Capo della Delegazione italiana del PSE al Parlamento Europeo, pone questioni di natura più politica domandando come mai, di fronte a problemi sempre più sovranazionali, non si comprenda la necessità di trovare soluzioni sovranazionali; annota infatti quanto, di fronte a tante questioni, si sviluppino reazioni di chiusura nei confini nazionalistici.                                                                                                       Pittella riconosce propri meriti per aver contribuito all’ampliamento del programma Erasmus, non più destinato come fino a qualche anno fa ai soli studenti universitari ma esteso a quelli delle scuole superiori e agli impiegati, del settori pubblico e di quello privato. Un problema su cui chiede maggiore sensibilità è legato alle risorse e al bilancio dell’ Ue. Noi tutti, spiega Pittella, chiediamo programmi e risorse all’ Unione Europea ma non le forniamo un sostegno economico sufficiente per renderla più forte e capace fintanto che il contributo di ognuno di noi ammonta a circa 50 centesimi al giorno.                                                                                                                       Il discorso politico-economico tocca alcune proposte che non solo di recente sono state formulate anche da Tremonti e dal nuovo governo e l’eurodeputato si dichiara d’accordo, al di là dell’appartenenza politica, a dar vita agli Eurobond e all’utilizzo delle riserve auree nazionali delle banche centrali allo scopo di creare un Fondo d’integrazione al bilancio europeo. Il discorso più generale riporta alla percezione e alla considerazione dell’ Europa, con la constatazione di come l’Europa non sia stata quasi mai citata durante l’ultima campagna elettorale e che solo più recentemente sembra ricevere attenzione al fine primario di modificare la legge elettorale per averne un effetto anche in Europa.

 

  • Matteo Pizzigallo, Professore Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università “Federico II” di Napoli, lancia diverse critiche costruttive e ragionate sulla democrazia nell’ Unione Europea. Agganciandosi ad un’osservazione precedente di Pittella afferma come spesso, su molti problemi, si facciano solo dichiarazioni propagandistiche poco utili alla loro risoluzione e mette in luce un problema di legittimazione popolare di alcune istituzioni come la Commissione Europea, espressione di nomine fatte dalle maggioranze politiche nazionali e non da un vero governo sovranazionale. Bisognerebbe pertanto rafforzare la partecipazione democratica alla vita politica comunitaria del PE e per esteso dell’ Ue e ciò potrebbe costituire una vera svolta rivoluzionaria.                                                                                       La stessa essenza dei partiti europei mostra dei deficit e resta affidata, per un funzionamento complessivo, all’azione di singoli entusiasti parlamentari che s’impegnano nel mediare tra interessi e questioni nazionali, ma pur sempre nell’ambito di un sistema partitico europeo che risulta espressione di proiezioni nominalistiche ristrette. Gli stessi poteri reali del Parlamento Europeo andrebbero rafforzati in un’ottica di “utopia mite” e quelli della Commissione Europea dovrebbero conquistare la fiducia del PE, oltre che quella dei cittadini.

 

  • Umberto Ranieri, già Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, è chiamato a concludere il giro d’interventi. Nel suo discorso, sottopone all’attenzione alcune criticità incontrate dal processo di costruzione europea, a partire dal progetto di Trattato di Costituzione europea fino al Trattato di Lisbona. Anch’egli sottolinea il ruolo essenziale del PE su un equilibrio istituzionale originale dell’Europa e ribadisce che il problema della democraticità del complesso comunitario è universalmente sentito, così come il bisogno di una valorizzazione delle componenti parlamentari come garanti della legittimità su base popolare. Un processo di costruzione europea che viene anche sfavorito da campagne mediatico-politiche locali tese soltanto a distruggere e che andrebbero invece contrastate da atteggiamenti equilibrati e tesi a sopperire al deficit di democraticità. In molti casi, la logica delle contrapposizioni politiche nazionali incide negativamente sul lavoro comunitario ed è questa una pratica nociva da contrastare più efficacemente. Anche attraverso la diffusione del Trattato di Lisbona che potrà consentire all’ Ue di giocare un ruolo maggiore e cruciale nella direzione della politica estera e di sicurezza comune e in altri ambiti in cui si avverte da tempo la necessità di un impegno comune, un impegno europeo.




9 maggio – E’ anche la Festa dell’Europa

9 05 2008

 

Oggi, 9 maggio, è il giorno in cui si ricorda l’uccisione di Aldo Moro, lo statista il cui cadavere fu trovato il 9 maggio 1978, esattamente 30 anni fa. Questa data ha assunto una valenza simbolica per commemorare le vittime del terrorismo ed oggi si celebra per la prima volta, al Quirinale, il «Giorno della memoria», istituito lo scorso anno “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”.

Sembra doveroso ricordarle.

 

Ma oggi, 9 maggio, è anche una giornata celebrativa “al positivo” e di cui gli organi di informazione parlano poco, la “Giornata dell’ Europa”, che quest’anno è incentrata sul dialogo interculturale, un concetto preso male alla lettera dal Ministro Bossi in una querelle con la Libia.   

 

Europe Day

On the 9th of May 1950, Robert Schuman presented his proposal on the creation of an organised Europe, indispensable to the maintenance of peaceful relations. This proposal, known as the “Schuman declaration“, is considered to be the beginning of the creation of what is now the European Union. Today, the 9th of May has become a European symbol (Europe Day) which, along with the flag, the anthem, the motto and the single currency (the euro), identifies the political entity of the European Union. Europe Day is the occasion for activities and festivities that bring Europe closer to its citizens and peoples of the Union closer to one another. (fonte: European-agenda.com)

 

Cade oggi la ricorrenza della dichiarazione Schuman, atto progenitore del processo d’integrazione comunitaria che ha dato vita all’Unione europea.

 

Un tema molto trascurato nel dibattito pubblico e politico più provincialistico, anche pre-elettorale, un’istituzione a volte denigrata, più o meno esplicitamente, nelle parole del di nuovo premier Silvio Berlusconi, che vede spesso l’Unione europea come un ostacolo alla sua concezione limitata della politica estera e internazionale. D’altronde lo stesso panorama dell’informazione dà prevalenza alle notizie sulla formazione dei nomi del governo e la lista dei ministri del Berlusconi IV o sul “governo ombra” del Pd, segno che la politica e l’informazione in Italia sono ben lontane dall’assumere un profilo più alto e di cultura moderna al di fuori dei propri confini.

 

Per cenni storici che hanno preceduto l’istituzione della Festa dell’Europa, rinvio al post dello scorso anno su questo spazio.

 

Qui voglio segnalare gli eventi nazionali messi a punto per la giornata europea e gli eventi locali organizzati per oggi e per i prossimi giorni dalle antenne d’informazione sul territorio “Europe Direct“.

 

Per spirito di condivisione europea, essendo una Festa celebrata in tutti gli Stati dell’Ue, reputo interessante indicare anche un sito in lingua francese sulla Journée de l’Europe, “Fête l’Europe”, in cui si riportano eventi continentali.

 

E, a livello locale, il convegno per la Festa dell’Europa che si terrà domani a Napoli: “Il Parlamento Europeo e la Democrazia nell’Unione”, presso Città della Scienza, promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dalla Fondazione IDIS con il sostegno delle istituzioni regionale e europea.





In Germania un G8 riscaldato dalla guerra fredda

6 06 2007

G8 Germania (ap,eurotopics.net) 

Sarà il tema del cambiamento climatico e la problematica del riscaldamento globale a tener banco durante la 3 giorni del vertice dei 7 paesi più industrializzati più la Russia che sta iniziando a Heilingendamm, nella zona baltica della Germania. La padrona di casa nonché Presidente di turno dell’Unione europea, (fino alla fine di giugno) la cancelliera tedesca Angela Merkel, si è prodigata in colloqui bilaterali con alcuni capi di Stato e di governo dei paesi partecipanti (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Canada e Stati Uniti, oltre alla già citata Russia) e in aperture verso la partecipazione di altri paesi ma appare difficile poter giungere ad un accordo sulle misure da adottare e gli obiettivi di lungo termine per ridurre l’inquinamento ambientale. Il tema sarà ripreso nella conferenza delle Nazioni Unite del prossimo dicembre. Ed è nel quadro delle Nazioni Unite sostenuto dalla Merkel che Bush non accetterebbe i limiti imposti e punterebbe ad un rinvio della discussione alla fine del 2008.

Malgrado un’annunciata svolta ecologista degli ultimi giorni, il Presidente George Bush, che si prepara ad una visita nel nostro paese che si terrà il 9 giugno e per la quale si prevede una manifestazione di protesta verso la sua politica imperialista, non sembra intenzionato a fare grandi passi e a convergere sulle proposte avanzate, come quella della cancelliera tedesca e del primo ministro giapponese Shinzo Abe, (al suo primo G8, così come il neo presidente francese Nicolas Sarkozy, mentre il premier britannico Blair è alla sua ultima partecipazione) che prevede di ridurre del 50% entro il 2050 le emissioni totali di gas a effetto serra, in rapporto al livello del 1990, andando oltre gli obiettivi del protocollo di Kyoto che scadrà nel 2012 e che non è mai stato ratificato dal presidente americano. Bush ha già fatto sapere che non prenderà iniziative se queste non saranno prese prima da paesi ad economia emergente come Cina e India, osservatori invitati ad una parte del vertice insieme a Brasile, Messico e Sudafrica (e Commissione europea nel suo Presidente Barroso).

Altri temi in agenda Leggi il seguito di questo post »





Le gouvernement français. La lista dei ministri nominati da Sarkozy

18 05 2007

gouvernement (lefigaro.fr) 

Oggi è stata presentata ufficialmente la lista dei ministri nominati da Sarkozy per il costituendo nuovo governo francese. Pochi ma buoni gli aspetti da annotare ad uso e consumo, si spera, della classe politica nostrana. Ciò che più salta agli occhi è il fatto che Sarko abbia scelto di avere una squadra agile e snella: solo 15 ministri, allorché i nostri dicasteri sono ben 25, (malgrado il nostro paese sia più piccolo sia in termini di estensione geografica, sia per popolazione) che comporta per noi sensibili costi suppletivi. Il tema degli eccessivi costi della politica in Italia sta però emergendo, grazie anche agli interessanti volumi scritti da giornalisti (G.A. Stella e Sergio Rizzo del Corsera) ma anche da alcuni politici, (i senatori di Sd Cesare Salvi e Massimo Villone) speriamo che il Parlamento se ne occupi e preoccupi. (Anche del record mondiale di auto blu) Rammentiamo qui che al Quirinale, non per colpa del Presidente Napolitano, vi lavorano più di 2000 dipendenti, molti di più di Buckingham Palace e degli altri paesi europei; giustamente Crozza a Ballarò ha lanciato un appello poche sere fa mortificando gli ospiti politici in studio. La moltiplicazione dei dicasteri da noi è servita per poi assegnare posti concatenati a tanti altri, sottosegretari e via dicendo. Prodi ha dato “lavoro” a così tanti fortunati da stabilire un record di cui c’è poco da vantarsi.

Le donne ministro in Italia sono pochine, malgrado le promesse elettorali di Prodi; una sola con portafoglio (la Turco) e due senza e non è questo il modo di risparmiare sui conti dello Stato. Non parlo di quote rosa ma qualche altra donna politica capace il nostro premier avrebbe potuto aggiungerla. Il nuovo presidente francese ne ha scelte ben 7 su 15; in pratica la metà ed una (Rachida Dati) è figlia di immigrati. E’ una lezione che non dovremmo apprendere solo noi ma anche la gauche francese; la scelta di affidare un ministero ad una figlia di immigrati maghrebini, dopo le polemiche sulla creazione di un Ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale (poi accorpato) che aveva suscitato le critiche, comprensibili, della sinistra. (Tralasciando le proposte scioccanti della Royal sul tema) Speriamo che questa decisione iniziale si riveli distensiva per il rapporto tra lo Stato francese e gli immigrati, dopo i problemi che si sono verificati nelle banlieues.

Ed ancora sui rapporti, stavolta più strettamente politici, inusuale e sorprendente la scelta di un centrista alla Difesa (Hervé Morin) e soprattutto un socialista (Bernard Kouchner) al Ministero degli Esteri, anche se c’è da dire che per il sistema francese è il capo di Stato che rappresenta la nazione ai summit internazionali. (Da noi il primo ministro, ossia il Presidente del Consiglio)Comunque, al di là dell’operazione simbolica, è sicuramente un gesto di apertura. D’altronde il neo-ministro socialista, fondatore di Medici senza frontiere, non era stato preso in considerazione dalla sinistra. Ci sono stati mugugni nel Parti Socialiste e l’espulsione del neo-ministro dal partito ma d’altronde la sinistra fa spesso la destra, ecco un parallelo con il nostro paese.

Infine, l’età media dei ministri. Dopo aver ricordato che il nuovo Presidente francese Sarkozy ha 52 anni e il primo ministro (François Fillon) ne ha 53, gli altri fanno una media di 52,5 contro 57,5 dei nostri. Ovviamente il salto maggiore è tra i due primi uomini di Stato ed i nostri, capo di Stato e di governo, uno scarto notevole e sintomo dell’invecchiamento dell’età di accesso iin Italia alla classe politica dirigente. La più giovane ministra francese ha 39 anni e da noi sarebbe considerata politicamente una lattante.

Le “quote giovani” da noi avrebbero senso.



La lista dei 15 ministri Leggi il seguito di questo post »





La passation de pouvoirs. Francia: Sarkozy s’insedia all’Eliseo

16 05 2007

Jacques Chirac quitte le palais de l'Elysée, accompagné par Nicolas Sarkozy (Reuters/Jacky Naegelen)

Il nuovo Presidente della République française, Nicolas Sarkozy, si è insediato ufficialmente all’Eliseo stamane, dopo il passaggio di consegne con Jacques Chirac.

L’ex inquilino del Palais gli ha rivelato i codici segreti per le armi nucleari (!)..Che la Francia conti sulle centrali nucleari per la produzione di energia è risaputo, ma che custodisse “armi nucleari”..(E poi si va ad ammonire l’Iran)

Ieri sera, dopo 12 anni di presidenza, Jacques Chirac aveva pronunciato in diretta tv il suo discorso di commiato alla nazione. (audiovideo)





Il “post” elezioni in Francia. Cronaca posticcia della vittoria di Sarkozy

8 05 2007


Oggi ho allentato la presa informativa sull’elezione presidenziale francese
, dopo aver “divorato” on line i quotidiani d’oltralpe, in minor parte quelli italiani, (un comprensibile divario quantitativo in merito alla copertura dell’evento) con un’occhiata al resto della stampa internazionale. Comincio a considerarmi in via di ripresa dallo stress emotivo-mediatico che mi aveva tenuto incollato allo schermo del pc dal primo pomeriggio della domenica elettorale. Ora, forse, dopo aver scritto tanto in francese riuscirò a dare spazio a commenti in lingua madre su ciò che è avvenuto nelle ore più calde di quella giornata elettorale, con piccole note in termini di riflessione ed analisi post-elettorale.

Il successo del web. La prima annotazione va a quel grande osservatorio permanente globale che è stato il web. La Toile (in francese, la rete internet) non è mai stata così protagonista sia nell’utilizzo che ne hanno fatto gli apparati di comunicazione dei principali candidati sia come terreno di confronto, di formazione e soprattutto di informazione per l’opinione pubblica. I blog francesi hanno avuto una visibilità preziosa ed i video tra il serio ed il faceto hanno impazzato fino all’ultimo. (Ultimo quello in cui la Royal con la maglia della Francia colpisce l’avversario con maglia italiana Sarkozy, che non ho riportato per rispetto da tifoso verso un eroe mondiale del successo azzurro, Marco Materazzi). Il live blogging e le dirette web di France 24 (che seguiva il tutto anche riportando post della blogosfera, con commenti ed un’apposita blogroom internazionale) hanno ritenuto la mia costante attenzione. Nel secondo turno anche Rainews24 per l’Italia si è distinta per l’informazione associata, traducendo in italiano ed in video ciò che perveniva dalla consociata francese.

In occasione del primo turno la ricerca spasmodica da parte degli interessati francesi e di tutta la rete dei blogger e dei media tradizionali francesi, diffidati per legge (parlo anche dei blog francesi, e questo porterebbe molte riflessioni sul potere d’influenza che possono avere, addirittura si era chiesto ai blogger di eliminare i link ai siti stranieri) dal diffondere informazioni prima della chiusura degli ultimi seggi, (nelle grandi città chiudevano 2 ore più tardi provocando così uno sfasamento ed una fibrillazione ulteriore) si era rivolta ai siti d’informazione esteri ed in special modo al quotidiano svizzero Le Temps e a quello belga Le soir. Provai anche io a collegarmi ai due siti ma, come tanti, senza ottenerne risultato; si erano intasati per troppi tentativi di contatto simultaneo, dalle h.18 alle h.19.

In occasione di questo secondo turno l’attacco informativo ai suddetti siti è stato di minor portata ma ad ogni modo alcuni media, fiutando la possibilità del business visto l’eccezionale traffico generato quindici giorni prima, offrivano le informazioni solo attraverso SMS a pagamento, (come la Tribune de Genève o La Libre Belgique, due quotidiani che già conoscevo, rispettabilissimi) mentre quelli letteralmente bloccati dal traffico degli internauti il 22 aprile erano corsi ai ripari potenziando i loro servizi. (Nota personale: i limiti giga di traffico delle connessioni internet in Belgio mi hanno sempre fatto innervosire)

Il faccia a faccia Tv. Non è mancato il confronto televisivo, il faccia a faccia tra M. Sarkozy e Mme Royal tra primo e secondo turno che, non per attribuirgli un accreditamento retrospettivo, aveva finito per giovare al candidato già dato in vantaggio da tutti i sondaggi. La sera stessa del dibattito avevo accordato il “successo” di Sarkozy nel duello tv e i sondaggi condotti dopo la diretta televisiva lo confermavano. I sondaggi in Italia dopo il confronto tra Prodi e Berlusconi alle ultime elezioni politiche furono fatti con molto ritardo, dopo che i giornali vi avevano lavorato su per sedimentare un’opinione più favorevole al Prodi vincitore “televisivo”. (P.s. vanno fatte le telefonate a casa cinque minuti dopo la diretta tv, altrimenti i media possono modellare l’opinione) Ancora, molti giornali italiani filo-Royal ed anche alcuni quotidiani francesi continuavano a considerare meglio o alla pari la candidata, forse per svolgere un ruolo di supporters strategici; era evidente, per un osservatore attento, che Sarkozy ne fosse uscito calmo e sicuro vincitore. E’ da notare, a torto o a ragione, che si era scelto di adottare un metodo con contraddittorio diretto, che prevedeva di rispondere per le rime ed immediatamente all’avversario politico (e di interromperlo).

L’elezione. Leggi il seguito di questo post »





Le jour J delle Presidenziali francesi. Tra la poltrona e la rete

22 04 2007

Nous y sommes. Ci siamo. Tutta l’Europa guarda oggi al primo turno delle Presidenziali francesi. Mai l’attesa si era fatta così carica di aspettative per chi, guardando ai nostri vicini, s’interessa non solo alla politica di un singolo paese ma alle sorti dell’intero processo d’integrazione europea. Dopo il no scaturito dal referendum sul Trattato Costituzionale europeo, la campagna per l’elezione alla presidenza francese ha tenuto in stand-by la presidenza di turno tedesca dell’Ue, la precedente presidenza finlandese e tutto l’ambiente istituzionale di Bruxelles, in fervida attesa di un nuovo interlocutore. Ed ora, non si aspetta che una nuova presidenza sullo scranno del vecchio Chirac per riprendere il discorso interrotto.

Non ci si può esimere dal guardare a queste elezioni con un occhio da e per l’Unione europea. Quel soggetto costituzionale sempre in fieri ma mai considerato fino in fondo, non raramente lasciato al pensiero esclusivo degli eurocrati di Bruxelles. Perché la Francia, terreno fertile di temi come l’immigrazione ed il cosiddetto “protezionismo economico patriottico”, asse incisivo delle relazioni intra-Ue, deve ora esprimere agli occhi degli osservatori europei il ruolo che potrà svolgere e la direzione politica che vorrà prendere nel vecchio continente. Sulla base di queste considerazioni, si potrebbe supporre che l’Europa abbia avuto un ruolo cruciale nella campagna elettorale. Ma c’è stato ben poco. Forse proprio per lo sguardo più attento della comunità internazionale, i candidati si sono ben visti dall’esprimere posizioni forti e chiare sul tema allo scopo di non correre troppi rischi di consenso. Certo, si sono susseguite alcune dichiarazioni sui generis, su un’altra Europa possibile, su un’Europa più sociale (fattore determinante del fu “non”) ma non è questo il tema che si è imposto come fattore chiave nella campagna elettorale francese ed i pochi cenni non hanno cambiato gli equilibri politici ed i possibili schieramenti. Così, dopo le proposte di un mini trattato costituzionale (Sarkozy) e quelle di un possibile nuovo referendum su un trattato più o meno modificato ma non nella sostanza (Royal e Bayrou) si potrebbe ora supporre che i candidati si siano misurati più sul terreno della quotidianità nazionale, sugli affitti, sullo stato sociale, sui salari e gli impieghi per i giovani. Tutti “problemi”in aumento.

Ma, ancora una volta, l’immagine ha preso il sopravvento. Bandiere, suoni, colori legati a pochi, classici temi di campagna. E qui è entrato in gioco il web. Molti esperti concordano sul fatto che, in linea con la diffusione delle comunità virtuali e dei social networks, i principali candidati abbiano affilato le “armi” per diffondere la loro presenza new mediatica. Perfino Second Life è stato terreno di battaglia per i cacciatori di voto. Sarkozy ha saputo ben utilizzare il mezzo per scrollarsi di dosso un’immagine un po’ troppo severa verso i giovani, adottando uno stile che attraverso filmati video ha fatto dell’autoironia un modo per mitigare una certa durezza agli occhi dell’elettorato giovanile e perfino degli immigrati, che in lui vedevano un nemico ai tempi della rivolta delle banlieues parigine. Non ha goduto dello stesso benefico effetto Madame Royal. In più occasioni il web ha fatto da cassa di risonanza per alcune sue gaffes, (da ultima, a campagna elettorale conclusa, quella di un suo assistente che distribuiva volantini ai passanti durante le 24 ore di silenzio elettorale) alle quali si sono soprattutto aggiunte  didascalie irriverenti sulla sua figura giovane e femminile. E qualche web-intoppo tecnico non è stato molto gradito dai visitatori del suo sito elettorale. Mai un candidato, di destra o di sinistra, aveva subito un’esplorazione così attenta dei propri discorsi alla ricerca di falle logiche e concettuali. Il segno che un certo sessismo in politica tarda ad essere superato, anche nella società francese.

Ma quali sono stati allora gli argomenti che hanno tirato la volata? Non argomenti vicini alla gente, ma ideali e concetti di cui il cittadino medio poco s’interesserebbe. Se non fosse che in Francia potrebbero “funzionare”: l’ideale di nazione, la difesa dell’identità. L’aspetto che più sorprende, in sfavore della candidata Royal, è che i tradizionali temi sociali di cui la sinistra dovrebbe farsi tradizionale portabandiera siano stati messi da parte per una rincorsa verso la sicurezza, l’identità della nazione e l’immigrazione. Temi su cui Sarkozy ha costruito la sua corsa presidenziale e sui quali, Le Pen a parte, anche la Royal è rimasta impigliata. Il tentativo di rinnovare il pensiero di sinistra con un innesto di idee di destra potrebbe rivelarsi una trappola e favorire gli altri 6 candidati di sinistra. Come accadde a Lionel Jospin nel 2002, quando però la sorpresa Le Pen fu ancor più decisiva per le sorti del 1° turno. Basti pensare al clamore suscitato dalla Royal tra gli stessi sostenitori della sua parte politica, per aver auspicato un’educazione militare in campi di addestramento per i giovani autori di reati e, sul piano simbolico, alla proposta di dispiegare il tricolore su ogni balcone, facendo suonare la Marsigliese agli incontri pubblici con gli elettori. La fiertè nazionale funziona sempre si dice, ma se voleva misurarsi a destra qualche rischio su una perdita di consenso a sinistra era prevedibile. Tanto che non pochi elettori socialisti si sono schierati per Bayrou e per il cosiddetto voto utile anti-Sarkozy. Infatti, dove sarebbe finito il socialismo francese? Sembra riprenderlo solo Sarkozy che, riuscendo a parlare all’elettorato popolare, ha ricordato in campagna elettorale alcuni grandi nomi, da Jean Jaurès a Léon Blum. Una decomposizione dei due tradizionali schieramenti c’è. Fino agli anni ’70 i quadri e le professioni intellettuali votavano a destra. Dagli anni ’80 i francesi che hanno superato il bac (la maturità) votano piuttosto a sinistra. E l’elettorato popolare è andato nella direzione opposta. La sinistra francese di oggi ed il suo candidato forte Royal sembra aver loro voltato le spalle, non difende più i lavoratori e lo strato popolare sembra stia ascoltando le parole di Sarkozy, figlio d’immigrati, linguaggio fermo e diretto, liberale ma non troppo, viscerale ma colloquiale, al punto tale da poter accaparrarsi i lepenisti e conquistare coloro che non vedono più iin lui il bullo descritto dagli avversari.

Su questo s’inserisce il terzo uomo, quello che cavalcando una tendenza non solo francese di superamento di una tradizionale dicotomia destra-sinistra e di un bipolarismo che continua ad avere falle, quel François Bayrou possibile sorpresa. E’il più apprezzato sull’Europa, dalle istituzioni Ue, dalla classe media e potrebbe catturare il voto degli indecisi, degli anti-Sarkozy e dei socialisti delusi.  Stavolta potrebbe essere il centro a poter rappresentare il nuovo che avanza, e di qui le comparazioni con i nostri Partito Democratico, o con il posizionamento possibile di Casini. Secondo molti sondaggi, Bayrou potrebbe vincere un confronto diretto al 2° turno con Sarkozy. Con appelli al voto utile, oggi 44 milioni di elettori sono chiamati al voto, con un 30% stimato di indecisi fino a venerdì. Ciò che più è evidente è che quanto più i cittadini elettori hanno potuto seguire dibattiti televisivi e la campagna su web, tanto più sembrano essere indecisi. Più ne sappiamo, meno convinzione abbiamo. O forse vogliono presentarcela così.

Intanto, occhio alla blogosfera. I blog potrebbero essere i primi a dire chi sta vincendo. La notizia potrebbe essere lanciata postando online le proiezioni di quelle sezioni elettorali che chiuderanno per prime i seggi, alle 18.00, in anticipo di due ore sulla scadenza prevista per le grandi città, fissata per le 20.00. I sondaggisti utilizzano i dati delle sezioni che chiudono per prime, trasmettendo i dati ai giornalisti. La legge non ammette nessuna diffusione prima della chiusura di tutte le sezioni elettorali, cioè delle 20.00. E i blog? I blog francesi saranno anch’essi, come i siti, sorvegliati dalla commissione elettorale, che ha già chiesto ai bloggers la disattivazione dei loro link verso siti stranieri (!). La rete è vista come un pericolo tendente a scardinare le leggi. Ma è la chiusura differenziata delle sezioni elettorali che può mandare in crisi il sistema. Perché non stabilire una chiusura unificata? Colpa della frenesia informativa dei blog oppure di leggi non più al passo con i tempi? Che si debba scegliere tra informazione e democrazia?