Festa della Repubblica con sobrietà

2 06 2012


Post sobrio con auguri.

Si alla sobrietà, no alla parata militare; celebriamo così la Festa del 2 giugno per la Repubblica italiana.

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Il governo vuol ‘accorpare’ le festività civili. E non per un colpo di calore

19 08 2011
No soppressione festività civili

"No soppressione feste civili"

(immagine tratta dal blog: http://soppressionefestecivili.blogspot.com/)


Sarebbe meno preoccupante se si potesse imputare alle calde temperature la causa per cui, tra luci ed ombre presenti nelle misure anti-crisi approntate in questo mese di agosto dal governo Berlusconi, sia stata proposta quella di accorpare (ma si potrebbe dire anche “accoppare” e comunque sopprimere, de facto) le festività civili del nostro Paese, (insieme a quelle dei Santi Patroni e già San Gennaro a Napoli non è d’accordo, per così dire) in modo che “le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica” (art. 1, comma 24 del Decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138).

Sono quelle di celebrazione laica di avvenimenti storici, in ordine da calendario: il 25 Aprile, il 1° Maggio, il 2 Giugno; le date che hanno significato la Liberazione dal Fascismo, il valore del Lavoro e la scelta di democrazia costituzionale della Repubblica.

Purtroppo non è quello il motivo; lo è, invece, la volontà già più volte espressa di sminuire la considerazione degli eventi che hanno arriso all’Italia ma non, fatte le proiezioni storiche, al pensiero settario dell’attuale governo.

Si pensi a cosa succederebbe nell’opinione pubblica se, per esempio, in Francia si decidesse di spostare la festa nazionale del 14 luglio ad un altro giorno, precedente o successivo.

Peraltro, l’introduzione di tale disposizione non sembrerebbe poter produrre rilevanti ricadute economiche vantaggiose; anzi, potrebbe aversi una contrazione di consumi, come fanno notare gli operatori del turismo, con conseguenze dannose per il motore dell’economia nazionale.

Ma la questione è anche di principio, di identità e riconoscimento dei valori fondanti della nostra storia democratica e memoria civile.

Tra le voci di contrarietà espresse in rete, a sostegno della posizione espressa dall’“Anpi”, l’Associazione “Articolo 21” ha lanciato un appello, con raccolta di firme, “contro l’abolizione delle feste del 25 Aprile, del 2 Giugno e del Primo Maggio; alcuni docenti universitari promuovono a loro volta un appello, anche attraverso una pagina Facebook, con petizione per il “No alla soppressione delle feste civili”. Altre iniziative, come la petizione della CGIL, stanno nascendo.

Sperando in un suo rinsavire e in uno scatto d’orgoglio nazionale perfino in questo governo, continuerei ad ogni modo a festeggiare i tre bellissimi eventi storici nelle loro rispettive date reali e originali.





Festa della Repubblica, festa dell’Italia

2 06 2011

Emblema Repubblica Italiana

Emblema Repubblica Italiana


Oggi, 2 giugno 2011, ricorre il 65° anniversario della nostra Repubblica. La vera Festa Nazionale dell’Italia e degli italiani e che io sento particolarmente. Auguri!!

(l’immagine dell’Emblema della Repubblica Italiana è tratta da wikipedia.org)





2 giugno – Festa della Repubblica italiana. Auguri

2 06 2008


Nella ricorrenza del 2 giugno, celebrazione della Festa Nazionale della Repubblica e data cruciale per la storia del nostro Paese, (il 2 giugno 1946 l’Italia scelse, attraverso un referendum, la Repubblica lasciandosi alle spalle la Monarchia e quest’anno la nostra Costituzione compie 60 anni..non sono pochi coloro che non lo sanno) riporto i passi che reputo più interessanti del messaggio di ieri agli italiani del Presidente Giorgio Napolitano
:

“Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa [..[ Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali : fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica [..]

Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile”[..]

Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità [..]

 

Altri contenuti nel messaggio inviato il giorno precedente ai Prefetti d’Italia:

“L’anniversario della Festa della Repubblica deve rinnovare in tutti noi il forte impegno ad individuare risposte sempre più efficaci a domande e bisogni dei cittadini.
Le scelte e gli interventi, che ciascuno, secondo le proprie responsabilità, è chiamato ad adottare, devono tener conto, in via prioritaria, del crescente disagio di persone e comunità [..] A tal fine, sul territorio, è da valorizzare [..] il massimo coinvolgimento anche delle rappresentanze sociali, [..] quali sedi di confronto, di raccordo e di intese.” [..]

 

Buona festa a tutti, alla Repubblica e alla Costituzione ed auguri a me, è il mio giorno di festa.




2 giugno – Festa della Repubblica

3 06 2007

Giorgio Napolitano (repubblica.it) 

Nel suo messaggio di ieri, non indirizzato personalmente a me per augurio di buon compleanno, il capo dello Stato ha rivolto un appello che nei suoi punti salienti chiede a tutte le forze politiche di restituire credibilità alle istituzioni politiche, auspicando soluzioni condivise in Parlamento, sottolineando che la macchina della burocrazia deve essere alleggerita e dichiarando che bisogna agire per rinnovare la politica e diminuirne i costi di funzionamento.

Leggiamo alcuni punti toccati dal Presidente Napolitano riportati dal Corsera:  

«La politica deve trovare un terreno comune, in gioco c’è il futuro». Per questo, serve un «confronto in Parlamento». E per risolvere la crisi di fiducia dei cittadini, è necessario «attuare riforme di ampio respiro e diminuire i costi delle istituzioni».

SOBRIETA’ – A proposito dei costi della politica, Napolitano spiega che «la macchina istituzionale e burocratica resta pesante e costosa. È indispensabile alleggerirla, renderla più razionale ed efficace, diminuirne i costi». «Si impone perciò sobrietà e rigore nei bilanci pubblici e nei comportamenti pubblici», aggiunge il Capo dello Stato. Sono soprattutto i costi di funzionamento del parlamento che vanno ridotti, il numero dei parlamentari..non c’è bisogno che aggiunga io ciò che giornalisti (Stella e Rizzo) alcuni politici (Salvi e altri), commentatori e speciali televisivi stanno mettendo in evidenza da un po’ di tempo.

CONFRONTO – «Dall’altra parte – aggiunge Napolitano – si deve sapere che per rinnovare la politica e le sue regole, i meccanismi elettorali e le istituzioni, non c’è altra strada che quella di confronti e accordi tra le forze presenti in Parlamento e in altre Assemblee elettive. Importanti sono le sollecitazioni che possono venire dall’opinione pubblica, dalle forze sociali e culturali, e da una maggiore partecipazione dei cittadini: ma nulla può sostituire la ricerca di intese, (che non si arrivi però a larghe intese dannose) la scelta di soluzioni largamente condivise in Parlamento, specie per riforme di ampio respiro che ormai si impongono nell’interesse generale». «E dunque mi chiedo – afferma il capo dello Stato – si può trovare ora, nonostante le difficoltà, questo terreno comune tra forze di maggioranza e di opposizione, senza confondere i ruoli, senza attenuare la gara per il governo del paese? Continuo a credere che sia possibile, e a ripetere il mio appello in questo senso. È in gioco il nostro comune futuro».

LA RIPRESA – Sulla situazione economica del nostro Paese, il presidente della Repubblica afferma che «la ripresa c’è ma non è sufficiente e ognuno, dalle istituzioni agli imprenditori, deve fare la propria parte per consentire al paese di crescere davvero». «Non spetta a me, sia chiaro, dare giudizi sull’azione di governo – aggiunge Napolitano – non interferisco nel dibattito tra gli opposti schieramenti politici. Ma posso e sento di dover dire grazie a quanti di voi, imprenditori, lavoratori, contribuenti sensibili al dovere civico, hanno reso possibile la ripresa dell’economia, che è tornata a crescere, e il miglioramento dei conti pubblici». (questo è da sottolineare, a dispetto delle semplicistiche critiche che provengono da chi è capace di guardare solo al proprio piccolo) «Un miglioramento, una ripresa che non sono sufficienti, che debbono andare al di là dei risultati già raggiunti – puntualizza Napolitano -. E ciò richiede ulteriori sforzi. Avendo di mira la creazione di ancora maggiori possibilità di lavoro, (ricordiamo anche il precariato, che “stanca”) soprattutto in alcune parti del paese. E guardando alla sfida dell’innovazione, della partecipazione all’Europa, della competizione globale: perché è di qui che passa lo sviluppo, e il ruolo, dell’Italia nel prossimo avvenire». In gioco c’è il futuro di tutti: «È una sfida – spiega il Capo dello Stato – che ci impegna tutti, dalle imprese allo Stato. Faccia ciascuno la sua parte, fino in fondo, con coerenza».





L’ Italia del 2 giugno

2 06 2007

 Italia 2 giugno (aprileonline.info)

di Mario Tronti

Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l’intera conquista regia del paese. Un mito fondativo della nostra storia

Il 2 giugno è mito fondativo del nostro Paese. I miti di fondazione stanno all’origine di tutte le grandi realtà politiche moderne. La Costituzione americana a Filadelfia, l’incendio della Bastiglia a Parigi, la presa del Palazzo d’Inverno a Pietroburgo. Roma antica costruiva il suo percorso repubblicano sul mito di fondazione dell’urbe. Sono momenti in cui si raggruma la storia di un’epoca. Poi quei momenti o si coltivano e restano, oppure si tradiscono e si perdono.
C’è sempre un prima e un dopo. Il momento mitico del 2 giugno, la scelta repubblicana del popolo italiano, viene direttamente dalla epopea della Resistenza. Senza la Resistenza non ci sarebbe stata la Repubblica. Su questa idea-forza si è costruito un blocco storico di masse popolari politicizzate che ha realizzato conquiste sociali e ha espresso egemonia culturale. Questa è l’immagine vera della cosiddetta prima Repubblica, che ha fatto decollare un capitalismo moderno in Italia, anche attraverso le lotte e le conquiste dei lavoratori. La prima Repubblica per noi sono i primi tre decenni repubblicani: il meglio forse dell’intera nostra, non esaltante, storia patria.

Il 2 giugno rappresenta infatti una frattura storica: e come tale va letto. Non fu una buona idea definire la Resistenza secondo Risorgimento. La Resistenza è stata una lotta armata di popolo, esattamente quello che il Risorgimento non è stato. Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l’intera conquista regia del paese. Con un colpo solo crollavano l’italietta liberale e l’italiaccia fascista. I partiti di massa diventavano i nuovi protagonisti della vita politica. Le classi dirigenti, oligarchiche e notabilari, dovranno aspettare i fasti della cosiddetta seconda Repubblica per ricomparire, un po’ sgangherate, sulla scena.

Se prima del 2 giugno c’è la Resistenza, dopo il 2 giugno c’è la Costituzione. Senza Repubblica non ci sarebbe stata Costituzione. Pensate: ci saremmo tenuto un aggiornamento dello Statuto albertino! La Costituzione è il capolavoro della “nostra” prima, e sola, Repubblica. Purtroppo, questa parola indica oggi niente più che…un giornale. Io mi aspetto sempre che, un giorno o l’altro, con l’aria che tira, venga su qualcuno a proporre in Parlamento una modifica costituzionale dell’articolo uno: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Potrebbe argomentare con ragione che in quell’articolo c’è una contraddizione tra Costituzione formale e costituzione materiale del paese. Lo stato delle cose dice il contrario di quanto prescrive la Carta costituzionale. A chi vorrebbe cambiare la Costituzione, bisogna rispondere che forse è il caso di cambiare lo stato delle cose che la contraddice.

Teniamo sveglia la nostra memoria storica nel presente sonno della ragione politica. Lo spirito repubblicano deve tornare a soffiare con forza. Non sappiamo ancora come, e quando. Dovrà pur venire un giorno in cui la mitica sequenza Resistenza-Repubblica-Costituzione ripeterà il suo corso. In nuove forme, certo, con nuovi soggetti. E’ quello che cerchiamo ancora.

 (fonte articolo aprileonline.info)