Silvio Berlusconi, condannato, è un pregiudicato. Finalmente

1 08 2013
Silvio Berlusconi pregiudicato

PREGIUDICATO

(immagine, dimensionata, tratta dalla pagina Facebook di Il Fatto Quotidiano)





Sarkozy, invece, ha ammesso la sconfitta

16 05 2012


(Video di “Actupolitique.fr” da YouTube.com)


Salutato da poco più di una settimana il successo alle elezioni presidenziali francesi, François Hollande si è insediato ufficialmente all’Eliseo, nella cerimonia dal valore anche simbolico del passaggio di consegne (passation de pouvoirs) con il président sortant Nicolas Sarkozy. Naturalmente, l’attenzione è in questo momento concentrata sui primi atti del nuovo président de la République, il quale ha provveduto nella stessa prima giornata di ieri a nominare Primo ministro Jean-Marc Ayrault, maire de Nantes (sindaco della città di Nantes), mettendo a punto oggi con lui la lista dei ministri del Gouvernement Ayrault.

Qui, però, si vuol evidenziare altro. Sembra interessante infatti, non solo per gli specialisti, proporre e tenere in archivio anche il video-discours integrale di commiato dell’ormai ex presidente Sarkozy, pronunciato la sera delle elezioni (Maison de la Mutualité, Paris, 6 maggio 2012).

Le sue parole possono essere percepite come intimamente sentite. Pur sconfitto nel confronto elettorale, l’invito a rispettare il suo avversario neo-eletto presidente fanno onore alla sua uscita politica, come anche l’ammissione di responsabilità personale della sconfitta. Anche Hollande, nel suo discorso della vittoria, ha tra i primi salutato e ugualmente con rispetto il contendente battuto.

Non pochi politici italiani, lontani da questo stile, dovrebbero prenderne esempio; esprimere i complimenti tra vinti e vincitori è il primo passo di chi possiede o vuol assumere un’alta statura politica, di credibilità e di eleganza umana. Noi abbiamo avuto Berlusconi che, pur essendo un amante delle conversazioni telefoniche per altre questioni, nelle elezioni del 2006 non fece neppure una telefonata al vincitore designato Prodi e che anche in altre occasioni ha mostrato reticenza in questo senso. Altro esempio più recente quando, a noto esito delle elezioni amministrative della scorsa settimana, non ha ammesso l’evidente sconfitta del suo Pdl, perdendo inoltre un’occasione comunicativa utile, per chi ne è capace, a rinfocolare il sostegno dei suoi (perduti) elettori.

Chissà se su tale aspetto si può considerare credibile il detto che recita: “ogni popolo ha i governanti che si merita”; magari, conteranno di più le singole persone che scelgono e soprattutto, le singole persone che vengono scelte.





Il “boom” del MoVimento 5 Stelle: cittadini votano altri cittadini

8 05 2012


(Video “Grandi, grandi, grandi…” da beppegrillo.it – YouTube.com)


La tornata di elezioni amministrative del 6 e 7 maggio potrebbe aver più chiaramente indicato, piuttosto che la crescita della disaffezione secondo uno sguardo ‘breve’ incentrato su una minore affluenza alle urne, un percorso ormai intrapreso: un rinnovato rapporto di partecipazione alla res publica da parte di cittadini che votano altri cittadini, non più così disposti ad affidarsi ai cd. “partiti tradizionali”.

Partiti che, qualcuno più altri meno, arrancano. Il Pd “tiene”, la Lega e altri calano ma è soprattutto il Pdl, posto (per ora?) in sordina il suo comandante Berlusconi il quale neppure ammette la sconfitta – e ciò è un bene per gli altri, potrebbe perdere ancor più la prossima volta -, si sta inabissando come il Titanic (però, onore ai caduti di quella tragedia), riducendosi in alcuni territori fino a percentuali da partitino minore; potrebbero cambiarne il nome, con la classica operazione di plastica pre-elettorale e anche prodigarsi economicamente in quella iniziativa annunciata recentemente da Alfano, che con Berlusconi darà un volto nuovo, dicono, alla politica italiana. Se però i suoi rappresentanti resteranno quelli che ancora vediamo in tv e che potremmo forse trovare più spesso sulla Rete, la sopravvivenza non dovrebbe durare molto.

Dunque c’è l’irrompere del MoVimento 5 Stelle, una forza politica non con “forma partito”, non affetta da ideologie del passato, non definibile mediante l’uso di semplicistiche categorizzazioni da manuale come “grillismo” e simili, costituita da una lista autonoma “certificata” dal suo ideatore Beppe Grillo. Vi sono le invettive tipiche del “personaggio”, che struggono le menti di osservatori della contemplazione e di qualche politico fine come Vendola – il quale nelle ultime settimane, con l’uso di toni offensivi personali verso Grillo, ha fatto diverse cadute di stile. Ma i partiti e gli osservatori capaci di guardare oltre (e ve sono, viene in mente Ilvo Diamanti che infatti non sottovaluta i fenomeni di cambiamento) dovrebbero (?) comprendere che il registro linguistico di un comico o ex tale che agisce da megafono dell’attenzione non racchiude l’impegno di attivisti, cittadini e candidati del MoVimento, i quali anche con toni pacati portano avanti idee, tradotte in proposte concrete in rapporto ai territori, sullo sfondo di un programma nazionale che pure c’è ed è sui siti di riferimento. I punti del programma spesso vengono perfino copiati da altri, anche dai partiti, sulla carta.

Questi cittadini-candidati, tra cui tanti giovani di cultura anche politica ma indipendente, che si autofinanziano con pochi euro e fanno campagna elettorale pressoché a costo zero su internet, che come MoVimento a differenza di tutti gli altri (i partiti) non intascano i rimborsi elettorali (già finanziamento pubblico dei partiti) che vengono volontariamente rifiutati e lasciati nella casse dello Stato affinché quel denaro possa essere usato per altri nobili fini, rappresentano la vera, Politica. E se ne riappropriano allorché i partiti tradizionalmente si (pre)occupano del popolamento di cariche per i propri adepti e dell’accumulo di denaro pubblico (poi utilizzato a fini privatistici, come le indagini in corso parlano per i casi Lusi, Bossi ecc.), elementi che fanno di tali partiti, loro si, l’anti-politica. Che è cosa diversa da un’anti-partitocrazia, difficile da distinguere per un po’ di giornalisti e politici dal pensiero unico e limitato, così impegnati nel tentare di denigrare il “personaggio politico” Grillo.

Non è grave, a parere di chi scrive, che Napolitano abbia risposto a precisa domanda di non vedere alcun boom in queste elezioni; ora, se per “boom” possiamo anche intendere la sorpresa e non solo i numeri, non era inatteso l’esito elettorale del laborioso impegno che da due anni e mezzo circa porta avanti il MoVimento 5 Stelle, a partire dai territori locali, con una crescita costante e un potenziale ancora inespresso, specie al Sud. Se ne accorgono ora, forse, i partiti. Nei giorni scorsi, cercando di correre ai ripari con un fuoco concentrico, tutti contro Grillo, demonizzandolo per paura della propria inadeguatezza e dei propri elettori. Come ha invitato a fare Grillo, certi politici continuino pure ad attaccarlo, descrivendolo con termini offensivi alla stregua di quelli comico-provocatori a lui criticati; per i cd. “grillini” e il MoVimento 5 Stelle va bene continuare così, così come per Grillo che aggiunge, in uno dei suoi più recenti post: “ci vediamo in Parlamento”.





“Moi, président…”. Hollande presidenziale nel confronto televisivo

3 05 2012


(video di LeMonde – YouTube)

Perfino nel débat télévisé (video integrale in lingua originale) di ieri sera (2 maggio) tra i due candidati del ballottaggio (second tour) per le presidenziali francesi 2012, François Hollande e Nicolas Sarkozy, nell’accennare all’Italia, è stato fatto il nome dell’ex presidente del Consiglio B. come ‘caso’ responsabile di anni bui della nostra economia.
Hollande ha ricordato l’amicizia tra Berlusconi e Sarkozy (video) – della stessa famiglia politica europea – e Sarkozy ha tentato inutilmente di negare tale rapporto onde evitarne effetti d’immagine negativi.

Per quanto concerne il bilancio complessivo del confronto televisivo, in Francia da molti definito “muscolare” ma che rispetto allo stile italiano è apparso più tecnico, i tentativi da parte del presidente uscente di mettere in difficoltà Hollande, insultandolo e riportando dati economici in suo possesso grazie alla carica rivestita in questi anni, non hanno sortito gli effetti da lui sperati.
Un elemento negativo complessivo può essere visto nei continui, troppi riferimenti alla Germania, ponendo la Francia in posizione subalterna.

Da rimarcare positivamente, invece, la strategia verbale di Hollande nella fase finale del dibattito, con l’uso ripetuto e convincente dell’espressione “Moi, président de la République” (video) pronunciata 15 volte, prima di ciascun proposito elencato riguardo allo stile presidenziale “normale” di cui si farà portatore. Non solo un semplice ritornello – di per sé utile – ma un preciso espediente (retorico, un’anàfora) per essere già percepito presidenziale nella possibilità ed attesa di diventare presidente.





S. Berlusconi: dimesso! Che il 12/11/2011 sia l’inizio di una nuova Liberazione!

12 11 2011

Berlusconi cupo in volto

Berlusconi, cupo in volto, lascia Palazzo Grazioli (immagine, cliccabile con link, da: repubblica.it)

Finalmente! Se si può e si potrà anche storicamente affermare.

Alle h. 21:42 del 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri, ponendo fine al Governo Berlusconi IV.


Berlusconi consegna così la sua ‘ritirata’ (?) politica (quantomeno da capo del suo quarto governo), non per via giudiziaria né per meriti di avversari politici ma, per quel che lui potrebbe ammettere, per difficoltà nell’affrontare la crisi economica e dei mercati finanziari e per lo sgretolamento della sua maggioranza di governo. Magari segnasse la sua definitiva “uscita dal campo”; sarebbe auspicabile un suo ritiro a vita ‘privata’ ma è difficile che tale auspicio possa esaudirsi, anzi bisognerà vigilare su una sua possibile strategia legata alle dimissioni e alla preparazione di una nuova campagna elettorale. E divertirebbe, per così dire, una sua nuova e non improbabile, ennesima candidatura. In prima persona o attraverso un suo “delfino”.

Sperando che questo bel giorno per l’Italia segni l’inizio di una nuova Liberazione da una forma di democrazia limitata o di “dittatura subdola” che ha caratterizzato il quasi ventennio del berlusconismo (che però, probabilmente, resta il maggior fardello da debellare) e che porti alla conclusione della cosiddetta “anomalia italiana”, quale sistema politico-economico distorto – basti citare l’irrisolto “conflitto d’interessi” – che ha permesso a un Mister B. di dominare, volgarmente e a scopi privatistici, la scena politica italiana per così tanti anni, grazie anche all’assenza di (validi) competitors tra i cosiddetti “oppositori”, specie sul piano della comunicazione politica, come chi scrive preferisce osservare.

Sarà interessante notare in futuro se chi lo ha sostenuto e votato nel corso di questi anni politicamente “anneriti” per il nostro Paese, “i peggiori anni della nostra vita” (v. video ironico di Crozza che interpreta il Presidente Napolitano), ammetterà di averlo fatto, non tradendo coerenza e senza rinnegarlo e/o fuggire, come invece fanno e faranno certi servi suoi “sudditi”.

È festa in piazza e davanti al Quirinale, eccezionalmente luogo di approdo per il giubilo collettivo. Oggi, particolarmente, mi preme dire e scrivere: viva la Libertà, viva la Democrazia, viva l’Italia, viva la nostra Repubblica!


(video di Il Fatto Quotidiano da: youtube.com)





Referendum 12 e 13 giugno 2011. Al voto! La democrazia ha bisogno di tutti

10 06 2011


Di acqua pubblica e contro il nucleare se n’è scritto anche qui. Così come, anche tra le righe, di giustizia uguale per tutti, come da art. 3 della Costituzione.

Ora è tempo di esprimere le proprie scelte su questi temi, al di là delle indicazioni di partiti e politici, su decisioni che riguardano, adesso e in futuro, la nostra quotidianità, la nostra salute, i nostri diritti. Andando a votare per la consultazione referendaria che si terrà domenica 12 giugno dalle h. 8:00 alle h. 22:00 e lunedì 13, dalle h. 7:00 alle h. 15:00 e per chi ne condivide l’orientamento votando SI su ognuna delle 4 schede referendarie (fac-simile cliccando sul link), prestando attenzione a non sovrapporle.

  • Per dire no alle centrali nucleari, pericolose, inquinanti e costose e

SI ad energie alternative, sicure, pulite e più economiche;

  • per dire no alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, tra cui i servizi idrici;
  • per dire no ai profitti di qualcuno sulle tariffe delle nostre bollette e

SI all’acqua pubblica, bene comune e accessibile a tutti, come per gli altri servizi pubblici e SI per una tariffa non basata sul capitale di profitto;

  • per dire no a scappatoie e prerogative speciali quali il cd. “legittimo impedimento” per il presidente del Consiglio, attualmente Berlusconi e i ministri e

SI alla loro presenza nelle aule di giustizia nello stesso modo che vige per tutti gli altri cittadini di fronte alla legge.

Ecco lo spot TV “Fermiamo il nucleare” del Comitato Nazionale Vota SI per fermare il nucleare e lo spot “2 Si per l’Acqua Bene Comune” realizzato dal Comitato Promotore per il Si all’acqua pubblica.

Chiunque, anche chi optasse per il no ai quesiti, potrebbe essere il +1 che, aggiunto al 50% degli aventi diritto al voto, renderebbe utile e valido il referendum, questo importantissimo istituto/strumento di democrazia ed espressione diretta della volontà popolare.

Ognuno è indispensabile: la democrazia ha bisogno di tutti.





Milano – Napoli: cambiamento; e Berlusconi è stato un danno su tutta la linea

31 05 2011


E’ credibile che la presenza di Berlusconi al fianco dei candidati sindaco per il centrodestra nelle piazze di Milano e Napoli sia stata un boomerang, un danno su tutta la linea dato che oramai viene percepito, anche da parte del suo elettorato, come un fattore perdente. Sintomatico è perfino un video in cui si vede Berlusconi che va a votare nella propria sezione elettorale, per il ballottaggio nella (ora ex) ‘sua’ Milano. La reazione della scrutatrice è un po’ l’aspetto simbolico di queste elezioni amministrative; per lei c’è tutta la mia comprensione e solidarietà. Anche io, peraltro, ho lavorato in un seggio a Napoli nel turno di ballottaggio di domenica 29 e lunedì 30 maggio. Della scrutatrice, è stata poi pubblicata una foto in cui è molto sorridente: in Piazza Duomo, durante i festeggiamenti per l’elezione a sindaco di Giuliano Pisapia.


(video da Youreporter.it via Youtube.com)

Anche a Napoli, è plausibile che la partecipazione di Berlusconi in Piazza del Plebiscito abbia avuto effetti negativi, tanto che Lettieri aveva chiesto che non venisse, dovendo già fronteggiare l’ingombrante figura di Cosentino. Ma qui si è andati oltre Berlusconi. Nella Napoli cosiddetta “liberata”, la vittoria di Luigi de Magistris, da tanti festeggiata davanti al Comune in Piazza Municipio, ha per così dire “scassato” e comunque dimostrato che in una Politica con la “p” maiuscola, in cui i cittadini partecipano attivamente anche e finalmente attraverso il voto d’opinione, può (e secondo me deve) essere premiata l’indipendenza politica del candidato; sperando che i logori meccanismi di nomina partitocratici, locali e nazionali, siano al tramonto, con l’inizio di un vero cambiamento.





I bocciati sul lodo. Dalla parte della Costituzione

11 10 2009
articolo 3 Costituzione italiana

articolo 3 Costituzione italiana

Anche il secondo tentativo di sospendere i processi che lo riguardano non è andato a buon fine per il premier-imputato Silvio Berlusconi. Il c.d. “lodo Alfano”, ennesima legge di fatto ad personam e scudo immunitario riedizione del già respinto “lodo Schifani”, è stato a sua volta giudicato illegittimo con sentenza (7 ottobre 2009) della Corte costituzionale per “violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione“.

 

Una sentenza ovvia, che tiene conto di un principio fondamentale (pur)troppo trascurato dalla stampa e dai commenti politici di questi giorni: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”. Talmente chiaro dal punto di vista giuridico e per il senso comune che ci si dovrebbe rammaricare della necessità di un pronunciamento in merito da parte del massimo organo di garanzia costituzionale, la Corte Costituzionale; ma in Italia persino i princìpi fondanti dello Stato di diritto, della democrazia e della sua Carta fondamentale sono sotto attacco e necessitano di essere ribaditi e oltremodo difesi. Addirittura considerati come una nuova e straordinaria conquista, per alcuni esponenti politici negli attimi immediatamente successivi alle sentenza. Prendiamo invece questo esito avverso alla legge “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” come un’iniezione di fiducia per l’opinione pubblica nella persistenza di almeno un organo che si fa garante della Costituzione e riassumiamo alcuni punti su tutti i protagonisti bocciati sul lodo e dalla Costituzione e sulle distorsioni comunque negative dei giorni scorsi.
Perché si avverte il bisogno (e la libertà) di dire, di scrivere fatti e riferimenti che potrebbero, anzi dovrebbero essere noti e diffusi ma che, considerando ad esempio che l’art. 3 della Costituzione quasi ovunque viene menzionato poco o punto, non appaiono sempre tali.

 

L’informazione parziale dei Tg

Prendiamo ad esempio il Tg2 RAI, oggetto di analisi ideale per constatare come venga costruito quotidianamente un telegiornale del ‘servizio pubblico’ in favore di una precisa parte politica, attualmente quella che è espressione del Governo. E che vorrebbe anche scegliere l’opposizione amica; quasi ogni sera il Tg2 trasmette un commento del ‘dalemiano’ appassionato di tessere e bocciofila Bersani, uno dei candidati alla segreteria del Pd e più raramente degli altri due, Franceschini e ancor meno Ignazio Marino. Il 5 ottobre, giorno precedente la prima seduta della Consulta, viene trasmessa solo un’intervista ad un presidente costituzionale emerito che espone opinioni favorevoli verso il lodo; nessun intervistato con un’opinione diversa e possibilmente opposta. Nel dopo sentenza, lo stesso Tg così come la maggior parte degli altri sottolinea una sola motivazione della sentenza stessa, quella di inidoneità di una legge ordinaria per il lodo, a fronte di una legge che avrebbe ‘dovuto’ essere (di modifica) costituzionale. La violazione del principio enunciato nell’art. 3 Cost., sull’eguaglianza dei cittadini, viene sminuita con un secondario “anche” al fine di diffondere l’idea, anche in prospettiva futura, che non sia poi così importante.  

E’ bene allora sottolineare che l’incostituzionalità è ed era già di per sé evidente anche solo in base all’articolo 3 Cost. e che il comunicato della Consulta (le motivazioni complete non ancora note), su cui si basano le conclusioni di buona parte della stampa e della politica, riporta le due violazioni senza stabilire una primazia.


Gli avvocati di Berlusconi

E’ da notare che alla seduta della Corte non viene ammessa la Procura di Milano; vi sono i tre avvocati personali del premier: Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, a cui si aggiunge l’Avvocatura dello Stato anch’essa per parte del premier e rappresentata da Glauco Nori (l’Avvocatura dello Stato è incardinata nella Presidenza del Consiglio e a difesa del premier; giornalisti e osservatori stranieri avranno avuto qualche difficoltà a capire o, meglio, ad accettare l’idea); questa nei giorni scorsi aveva travalicato i suoi compiti istituzionali disegnando conseguenze politiche per un’eventuale bocciatura del lodo. Le arringhe in aula arrivano ad espressioni indicibili (ma dette): per Ghedini “la legge è uguale per tutti ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Vi sono anche considerazioni, degli avvocati, di natura politica e politologica e non di tecnica giuridica; secondo Pecorella, “la nuova legge elettorale ha sostanzialmente modificato l’identità costituzionale del premier – quindi ora il premier non è più solo un
primus inter pares, (equivalente ai ministri) ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare, che segna un distacco dalle tradizioni degli Stati liberali”. Nella tesi dell’Avvocato Pecorella scorgiamo un’amara deduzione; nel nostro Paese vige oramai una ‘democrazia’ illiberale. Diverse affermazioni, a parere dannose e diseducative, con il rischio di solleticare una rivalsa di tanti studenti nei confronti di testi e docenti di diritto. E’ bene ricordare che il Presidente del Consiglio è eletto dal Parlamento e non, come hanno cercato di spacciare Pecorella e Berlusconi, direttamente dal popolo degli elettori. Ad un esame di diritto costituzionale, o pubblico, sarebbe da bocciare.

 

Berlusconi irritato

Appresa la sentenza, dice che “la Consulta è di sinistra” (ha dimenticato “comunista”), un po’ di magistrati sono rossi, la stampa in alta percentuale di sinistra, tutti gli spettacoli di approfondimento televisivo gli sono contro, i comici lo prendono in giro; escludendo il Partito Democratico che non ha nominato tra le parti avverse (se ne possono trarne interrogativi) ma aggiungendo il complotto anti-italiano e internazionale e l’essere il più perseguitato della storia si arriva alla conclusione che buona parte del mondo che lo circonda, ma soprattutto dell’Italia ‘che si vede’ sia di sinistra. Con tanta sinistra nel Paese, con i tanti comunisti che in realtà sono ‘quattro gatti’, i gattocomunisti, non spiega come lui e il suo governo abbiano tanto (presunto) consenso. Non dice mai quali sono i suoi elettori dichiarati, quale sarebbe il suo ‘popolo’. Che infatti non scenderà in piazza neanche stavolta. Forse si tratta dei Galli di Bossi, i cui annunci e vilipendi dovrebbero essere quantomeno redarguiti dal Capo dello Stato, in genere impegnato in moniti in-diretti a Di Pietro.

Nell’intervento alla terza ‘camera’ Porta a Porta, inelegante e gratuitamente offensivo verso Rosy Bindi, Berlusconi afferma: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”. E dice di essersi sentito preso in giro. Da Napolitano. Leggi il seguito di questo post »





Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

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Elezioni 6 e 7 giugno 2009: al voto !

5 06 2009
Elezioni europee giugno 2009

Elezioni europee giugno 2009

L’impegno personale nel seguire la campagna elettorale per le elezioni europee e in misura minore per la Provincia di Napoli non mi ha lasciato tempo per aggiornare il blog sull’andamento della stessa.

Non volendo usare questo spazio per dare indicazioni precise sul voto, invito semplicemente ad andare alle urne; una possibilità che possiamo usare, come la campagna di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo ci ha suggerito nelle ultime settimane, con il motto “Usa il tuo voto” (“It’s your choice” nella versione inglese). Diversamente dalle ultime politiche, alle elezioni europee possiamo, oltre che barrare un simbolo di partito o di lista, esprimere al suo fianco fino a 3 preferenze, scrivendo i nomi e cognomi o solo i cognomi dei candidati di quella lista o partito.

Il piano di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo per l’intera Ue è stato rifiutato e dunque non applicato nel nostro Paese dal Governo Berlusconi che ha invece prodotto propri spot allo scopo, duole pensare, di orientare politicamente la scelta di voto. Uno di questi ha avuto per testimonial una delle ragazze oggetto di note conversazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi. Ci sono anche state polemiche sugli spot per quanto riguarda le informazioni sul diritto di voto, attribuito “ai cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni”; dimenticando di rendere noto che i comunitari residenti nel nostro Paese, cittadini di altri Paesi dell’Ue, se inseriti in tempo negli elenchi elettorali, possono votare in Italia. 

Apprezzabile l’inchiesta partecipativa sulla pratica selvaggia dei manifesti elettorali abusivi, dossier fotografico raccolto sul sito Fai Notizia.

Come ampiamente prevedibile, si è parlato poco di Europa e per lo più da un punto di vista nazionale, con qualche eccezione.

Per gli indecisi, sulla rete è possibile testare la propria affinità con le forze politiche che si presentano alle elezioni europee grazie ad alcuni siti. Segnalo EU Profiler, anche se non l’ho trovato molto convincente perché l’esito, personalmente, mi è sembrato troppo orientato da una singola domanda, secca, sulle intenzioni di voto. Un’altra simulazione è su Vote Match Europe. Le issues sono anche qui piuttosto semplificate ma il test, diversamente dal precedente, indica una scelta che nelle urne non possiamo fare, tra gruppi politici europei. Non dunque sulle formazioni politiche italiane che si presentano alle elezioni europee. E’ interessante però confrontare la propria posizione su ogni tematica con quella di ogni gruppo europeo ed il comparare il proprio risultato con quello, aggregato in percentuale, degli altri internauti partecipanti.

Poi c’è sempre l’Euro-politometro di Repubblica e il suo speciale elezioni 2009 che resta un puntuale riferimento per seguire lo spoglio e i risultati, così come i siti istituzionali del Ministero dell’Interno – Speciale elezioni e quello del Parlamento europeo.

Al voto dunque!