Il giornalismo è al servizio dei cittadini ? – Dal Festival del Giornalismo 2009

2 04 2009

 

Siamo oramai di fronte a un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente? L’informazione è ancora al servizio del cittadino?

Ne discutono:

  • Antonio G. Calafati, docente di Economia urbana, Università delle Marche
  • Nicholas Jones, BBC
  • Sergio Rizzo, Corriere della Sera
  • David Sassoli, vicedirettore Tg1

modera Marcello Foa, Il Giornale


Mercoledì 1° aprile, giorno di inizio del Festival del Giornalismo 2009 e primo incontro a cui prendo parte.

Si parla di un tema-rapporto che, come lo stesso moderatore Marcello Foa dichiara sin dall’inizio, rappresenta un punto di criticità per i giornalisti. Una domanda che può essere scomoda ma sulla quale è bene confrontarsi con il pubblico dei cittadini quali fruitori d’informazione.

Il primo esempio portato all’attenzione da Foa riguarda la crisi finanziaria: i giornali hanno denunciato in tempo e correttamente il suo avvento?

Nicholas Jones mostra un’ampia rassegna di pagine della stampa inglese, dove non poche volte sono presenti titoli ed articoli in cui le ammissioni sulla crisi sono evidenziate.

Sergio Rizzo fa notare a tal proposito che in Italia invece non vi è l’usanza di dire “sorry“, vale a dire che nessuno, della classe dirigente né di quella giornalistica, riconosce i propri errori. Rizzo, autore con Gianantonio Stella del best seller “la Casta”, nel coniugare il tema della crisi finanziaria cita il recente caso di spreco di denaro pubblico che fa seguito alla decisione, da parte anche di formazioni politiche che lo avevano sostenuto, di tenere il referendum elettorale in programma al di fuori dell’ ‘election day’ che si terrà il 6-7 giugno 2009. Un esempio di come la classe politica non abbia risposto efficacemente alla crisi e al moto d’indignazione popolare di cui l’alto numero di copie vendute de “la Casta” è rivelatore. Diversamente da come avvenuto in altri paesi; in Spagna, un provvedimento ha riguardato la riduzione dei fondi pubblici del finanziamento ai partiti.

Antonio Calafati, docente ed economista autore di un libro sul tema della Tav – Val di Susa e che si considera estraneo al dibattito tra esperti di giornalismo, cita da par suo gli sprechi nel settore dell’università e che riguardano in primis la proliferazione delle sedi universitarie. Nell’ambito del suo lavoro con gli studenti ha osservato però anche una questione interessante per il dibattito quale la lettura dei giornali. Evidenzia che all’università i giornali non sono più letti; gli studenti non li leggono e si organizzano in altre forme di conoscenza.

David Sassoli prende la parola a lungo per esprimere la sua idea di utilità della lettura dei giornali e dell’ascolto anche dei cosiddetti ritornelli dei politici al telegiornale; crede che servano a capire ed a sviluppare il giudizio critico. Non leggere, non ascoltare l’informazione facendo finta di niente non aiuta secondo Sassoli a risolvere i problemi dell’informazione: chi non legge ne sa semplicemente meno degli altri, afferma. L’informazione, riconosce, presenta chiaramente delle anomalie, in specie riguardanti le regole e i potentati economici e bancari che la gestiscono. Desta clamore il dato sull’età media dei telespettatori del Tg1: 59 anni; ed era ferma a 61 fino a non molto tempo fa, prima che il Tg1 aprisse al sistema di internet e ai contributi degli utenti tramite i contenuti inviati attraverso il sito. Problemi ed anomalie, dice, che si rivelano anche in contraddizioni nel servizio pubblico finanziato da canone e investitori come le banche. E’ giusto che vi sia un servizio pubblico, chiede, come questione da porsi a monte.

Calafati torna a sottolineare, a proposito dell’età anagrafica del pubblico del Tg1, che il telegiornale non è seguito dai giovani e che questo è un problema dell’informazione. Il suo, da economista, è anche un ragionamento che segue la propria logica. Sassoli risponde che la situazione non è esattamente così disastrosa, pur ribadendo difficoltà che si evidenziano nelle vendite complessive dei giornali in Italia: 6 milioni di copie, come nel 1954, a fronte di un consistente aumento della popolazione.

Rizzo, a fronte di esempi critici anche sulla qualità del giornalismo e che prendono di mira anche il Corsera, afferma che i giornali hanno il compito di rispecchiare la realtà della società per cui se hanno parlato per giorni del maggiore o minore fascino erotico della Carfagna e della Gelmini è perché se ne parlava nel Paese. Allo stesso tempo lamenta il fatto che i giornali abbiano trattato molto poco la notizia della condanna dell’avvocato Mills. Le fonti d’informazione si sono ampliate e Rizzo considera in questa direzione ben fatto il Corriere della Sera online. Su questo argomento, Jones paventa rischi sul fatto che internet permetterebbe di fare cose non consentite dalle regole deontologiche.

E’ Sergio Rizzo, infine, a delineare una situazione che sembra essere riassuntiva e che prende le sembianze di un’ammissione di colpa complessiva per la categoria dei professionisti dell’informazione: spesso chi lavora in un giornale vive in una sorta di scatola autoreferenziale, in certi casi lontana dal contatto con la realtà esterna e dal giornalismo di altri tempi, interpretato oggi per lo più come un’attività di desk, svolta anche nelle redazioni da chi non è giornalista.

 

I giornali, i giornalisti, in parte dimenticano di avere un potere educativo e d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica e/o più o meno consapevolmente lo usano male, da un punto di vista qualitativo, quando si occupano ad esempio dell’erotismo della Gelmini e della Carfagna. Siamo certi che il processo, al di là del prodotto, non avvenga al contrario? E’ più plausibile, a mio parere, che si parli maggiormente di un argomento perché veicolato e diffuso dai media. Argomenti di poco conto possono essere iniettati e diffusi dai giornali verso l’opinione pubblica e verso il Paese, contribuendo ad un livellamento verso il basso del giudizio critico citato da Sassoli. Se i media mainstream hanno parlato poco della notizia della condanna dell’avvocato Mills, di cui invece si è occupata la blogosfera, sembra credibile una forma di autocensura dell’informazione mainstream, che si associa ad un grado di arrendevolezza ai committenti economici.

Dalle domande del pubblico scaturisce una riflessione amara nel constatare come non si sia data risposta alla domanda iniziale che si poneva questo incontro. Malgrado la difesa di Foa, emerge un interrogativo che non riceve una risposta chiara ma sposta i termini dell’attenzione.

Un reale sviluppo del senso critico del cittadino, specie di quello giovane, risulta limitato se si affida prevalentemente all’informazione mainstream come, ad esempio, quella della Rai e del Tg1, anche in considerazione dell’organico degli stessi suoi giornalisti. La tesi di Sassoli, secondo cui anche ascoltare i ritornelli dei politici al Tg1 serva a formare un giudizio critico, appare quantomeno debole perché limitata ad un tipo d’informazione che risulta sempre meno credibile e sempre più assoggettata al potere politico.





Casta, incasto, Chiesa e tasse: l’intricato rebus ad incastro

2 08 2007

Cosimo Mele (repubblica.it)Lorenzo Cesa (udc-camera.it)

Si ha una comprensibile difficoltà nel seguire il ritmo delle notizie sulle cialtronerie dei politici nostrani. Il caldo deve aver picchiato forte alla testa di troppi di loro con la conseguenza che nelle ultime 48 ore si è avuta un’escalation di dichiarazioni e fatti che lascia storditi, sconcertati.

E’ stato il deputato dell’Udc Cosimo Mele (da non confondere con un altro deputato Mele che è di sinistra) ad aprire le danze del sex party gate ammettendo di aver goduto della compagnia di una o due prostitute (la seconda non è chiaro se fosse di compagnia per lui o per un amichetto come qualche indiscrezione supporrebbe). L’ onorevole ha dichiarato di non aver fatto uso di sostanze stupefacenti ma al momento è chiaro che sia stata quantomeno la ragazza in sua compagnia, ricoverata in ospedale per overdose, ad averne abusato. La spiegazione più divertente dell’onorevole dice che ha fatto quel che ha fatto perché era tardi, non si sapeva cosa fare, non sapeva chi fosse e che mestier facesse quella ragazza, per cui la cosa migliore sarebbe stata quella di portarsela in hotel. Ponendo vero che l’onorevole non abbia consumato né visto coca, (è comunque indagato per cessione di stupefacenti) ci si sarebbe aspettato una ramanzina alla giovane, in linea con le dichiarate posizioni antiproibizioniste dal suo partito in Parlamento ma, tant’è, presumo non le abbia impedito né criticato l’uso di quelle sostanze in modo da facilitare la disponibilità della signorina alla sua compagnia. Il caso ha destato un clamore d’ordinanza nell’opinione pubblica perbenista e in parte del mondo politico falso moralista, anche nello stesso partito di appartenenza del povero parlamentare, partito da cui ha dato le dimissioni. Non è sorprendente invece tale condotta per chi considera i parlamentari uomini come altri, con le loro scappatelle e vizi privati.

Qui ritorna ancora una volta, dopo il caso Sircana, il concetto flebile di privacy. Uno spartiacque che divide i mass-media dai politici, la magistratura da Forza Italia e Ds. (Questi ultimi esistono fino alla nascita del Partito Democratico; a nota, il discorso sulle intercettazioni-Gip Forleo è stato rinviato a settembre, così forse alcuni vi porranno minore attenzione, e soprattutto scemerà il battage mediatico). Si tratta pur sempre di fatti privati che in prima istanza non comportano danno per la cosa pubblica, ma nell’immagine del soggetto coinvolto. Qualcuno però sottolinea che i soldi usati per l’hotel e bellezze accluse siano soldi dei contribuenti e che andrebbero anche a favorire la prostituzione. (I giornali parlano di una somma di 500 euro pagati alla giovane per la sua compagnia) Però se andassimo a sindacare come ogni parlamentare spende i suoi emolumenti e le sue notti non se ne uscirebbe più. E la prostituzione? Illegale, finché non arriveremo finalmente a legalizzare il mestiere più antico del mondo e considerarlo professione a tutti gli effetti, con annessi oneri fiscali, come nei paesi europei civili dal punto di vista delle norme sul lavoro e avanzati sul piano culturale. Non condivido pienamente le dimissioni (e infatti il casto della casta conserva la poltrona in Parlamento e abbandona solo il partito) ma sono portato a comprenderle come senso di coerenza personale perduta dal politico. (Il soggetto sarebbe un portatore non sano in Parlamento dei valori cristiano cattolici, quelli del suo partito dei divorziati e risposati vari; ancora una nota: Casini si risposa)

Al fatto in sé (libere interpretazioni) ha fatto seguito l’intervento in sua difesa del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che non mi era sembrato finora un politico da casta ma che a modo suo è entrato nel giro affermando che bisognerebbe dare più soldi ai parlamentari per favorire il ricongiungimento familiare. Si perché poveracci: tra indennità, diarie e rimborsi per essere fuori sede (non residenti a Roma) con oltre 12.000 euro mensili non ce la fanno ad arrivare contenti a fine mese, per cui chiedono tutta la comprensione di cui hanno bisogno e possono trovarla nella dolce compagnia di giovani signorine. E’ dura la vita di un parlamentare fuori sede, come quella dei giovani precari sfruttati, degli studenti fuori sede disperati che fanno la colletta per avere qualcosa in frigo e quelli che prendono ogni giorno i treni della disperazione, (si scassano non raramente, abbiamo un sistema di trasporti in Italia in stato eccezionale) per andare ad essere sfruttati in zone dove si riesce ad essere pagati per sopravvivere e ad essere sfruttati meglio e bene. Anch’essi fuori sede, hanno una vita favolosa e per loro non c’è bisogno di prostitute: arrivati a fine giornata, se riescono a prendere un po’ di sonno è già tanto e pensare di usare energie per altre cose più attraenti è nella maggior parte dei giorni una comprensibile chimera. Cesa, ma mi faccia il favore, la sua proposta è oscena!! Dichiarazione oscena in cosa pubblica.

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L’Italia..bolle

25 07 2007

Fa tanto caldo e sono poco attivo qui. Il caldo afoso mi fiacca e lascia il mio blog in stato semi-vacanziero. In realtà continuo a leggere, a informarmi; c’è tanta pastetta che bolle in pentola ma il desiderio di un po’ di necessario riposo estivo mi suggerisce di non impegnarmi troppo nello scrivere. Ci può scappare qualcosa ma intanto ecco qualche osservazione sugli ultimi accadimenti della politica del Belpaese.

Dovremmo essere tutti con Clementina Forleo, il Gip di Milano. Forza Clementina, come dice in un suo post Beppe Grillo. Clementina facci sognare, tu si. E’ il personaggio pubblico del momento e va sostenuto da noi che abbiamo a cuore la giustizia nel paese, il rispetto della legge, la morale in politica, la trasparenza dell’operato dei nostri “dipendenti”. La giovane giudice di Milano che si è dichiarata soggetta solo alla legge (e non alle beghe destra-sinistra e via dicendo) va allo scontro con la Casta, chiedendo al Parlamento l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche nell’indagine sulle scalate bancarie, le immorali commistioni tra politica e affari. Tra i personaggi politici coinvolti, 3 parlamentari di Forza Italia e 3 dei DS. Non ad esprimere giudizi sulla rilevanza penale delle loro telefonate con banchieri e furbetti del quartierino ma quel “complici di un disegno criminoso”, espressione usata dal Gip, non la metterei così alla frusta, come anche qualche alta carica istituzionale sorprendentemente si è affrettata a fare. Intanto Bertinotti sembra avere uno scatto di reni per i cittadini, sarebbe ora. Esiste una questione morale e politicamente rilevante. Vogliamo sapere. Vogliamo l’informazione libera, non imbavagliata da leggi anti-pubblicazione. Ai nostri rappresentanti in Parlamento non abbiamo dato mandato per saperli impegnati nel gioco della conquista di banche, assicurazioni ed apparati economici. 3 di Forza Italia e 3 dei DS (D’Alema, Fassino e La Torre per i Ds, dunque Partito Democratico), i due partiti maggiori che vogliono accaparrarsi potere, poltrone ed appoggio economico. Ricordiamocene quando andremo a votare, ad ogni livello. Per casi come questi, si tratta di partiti maggiori.

Altro tema caldo degli ultimi giorni è stato quello delle pensioni. Leggi il seguito di questo post »