Però non aderisco alla giornata di silenzio dei blog

13 07 2009


Questo blog NON aderisce alla giornata di sciopero-silenzio dei blog, coordinata attraverso il sito-network “Diritto alla Rete” e proposta per domani, 14 luglio, dai giornalisti e blogger Alessandro Gilioli (L’espresso) e Enzo di Frenna e dall’avvocato Guido Scorza (i link portano ai loro primi annunci dell’iniziativa, seguiti da altri post-update).

Il post porta la data in cui è stato concepito, il 13/07/09; è rimasto in bozza fino al 17/07, causa impegni personali offline. Nel lasso di tempo intercorso, in home page figurava un annuncio di non adesione alla giornata di silenzio dei blog. Il 17/07 il post è stato completato da link ed editato nella versione per la pubblicazione e senza modifiche ed aggiunte sulla base dei giorni successivi. Malgrado l’evento in oggetto sia passato, ho deciso di pubblicarlo perché resti in archivio la mia opinione e il mio interesse sul tema.

Condivido certamente le ragioni della protesta dei blogger e di chi teme che il decreto Alfano sulle intercettazioni telefoniche possa ledere, oltre che aspetti di giustizia e di giornalismo anche la Rete, rendendo difficile la libertà di opinione (non diffamatoria né calunniosa) e la condivisione di contenuti attraverso blog, social network, (da poco è attiva la pagina di Blogue Pol su Facebook) siti amatoriali.

Un comma contenuto nel Ddl 1415a sulle intercettazioni approvato alla Camera sembrerebbe infatti stabilire un obbligo di rettifica, su richiesta di un interessato che si ritenesse parte lesa, per i gestori di “siti informatici”; così formulato, potrebbe intendersi esteso anche e per esempio ai blog che sono per lo più amatoriali. Altresì eccessivo che tale obbligo debba essere ottemperato entro 48 ore dalla richiesta, (notificata come? Forse con una mail, se c’è, non legalmente certificata?) pena una sanzione pecunaria insostenibile per un gestore di blog spesso realizzato a costo zero. Peraltro, i reati di diffamazione, calunnia e simili sono già regolati e previsti anche per i blogger come per altri gestori di siti. Non si ravvisa alcuna necessità d’istituire tale obbligo di rettifica; la Rete e i blog hanno ‘regole’ e dinamiche diverse da quelle concepite per la stampa cartacea di tanti anni fa.  

Sarebbe logico aspettarsi che i legislatori ne abbiano una conoscenza adeguata e sappiano distinguere blog e siti amatoriali, che non costituiscono un prodotto editoriale e che spesso come nel mio caso non sono fonte di entrate economiche, da altri siti che sono giornali e periodici d’informazione telematica e che sono soggetti agli obblighi previsti per la stampa, a partire dalla registrazione presso il Tribunale.

Purtroppo, da un po’ di tempo si susseguono diverse proposte legislative che non dimostrano la necessaria competenza e sembrano confondere o voler equiparare i blog all’informazione della stampa.

 

Veniamo però ai motivi per i quali Blogue Pol non aderisce alla giornata di sciopero. Noto anzitutto che il concetto di ‘informazione’ non riguarda primariamente quella che viene ripresa e riportata sui blog; questi fanno per lo più opinione e non informazione in senso stretto e giornalistico. Ritengo vi siano blogger che protestano per la loro (emittente e presunta) libertà d’informare che invece credo debba chiamarsi, il più delle volte, libertà d’opinione. La libertà d’informazione della stampa è un tema correlato e su questa segnalo un articolo di qualche giorno fa di Umberto Eco.

Nel claim di questo blog è presente, non da ora, la specifica “Blog d’opinione” (e che discute casomai sull’informazione, non la ‘fa’). Forse non sono pochi i blogger che peccano di presunzione credendo che il cosiddetto “giornalismo partecipativo”, che seguo con interesse e secondo il quale tutti sarebbero in modo poco definito una sorta di ‘giornalisti’, abbia ormai assunto il rango di giornalismo ‘puro’; che io intendo, in primis, come giornalismo d’inchiesta, di ricerca sul campo e di uso di fonti di prima mano; non il commento a quanto si apprende da altri media. Questa presunzione di alcuni può indurre in errore anche i legislatori.

Non aderisco, è questo il punto, a tale forma di protesta perché non reputo idonea ed efficace la modalità del silenzio (anche se limata da un breve testo e da un banner). Anzi temo che il silenzio possa rivelarsi un favore fatto proprio a chi pensa, a pensar male, di mettere un cosiddetto bavaglio alla Rete. Leggi il seguito di questo post »





Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

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Il giornalismo è al servizio dei cittadini ? – Dal Festival del Giornalismo 2009

2 04 2009

 

Siamo oramai di fronte a un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente? L’informazione è ancora al servizio del cittadino?

Ne discutono:

  • Antonio G. Calafati, docente di Economia urbana, Università delle Marche
  • Nicholas Jones, BBC
  • Sergio Rizzo, Corriere della Sera
  • David Sassoli, vicedirettore Tg1

modera Marcello Foa, Il Giornale


Mercoledì 1° aprile, giorno di inizio del Festival del Giornalismo 2009 e primo incontro a cui prendo parte.

Si parla di un tema-rapporto che, come lo stesso moderatore Marcello Foa dichiara sin dall’inizio, rappresenta un punto di criticità per i giornalisti. Una domanda che può essere scomoda ma sulla quale è bene confrontarsi con il pubblico dei cittadini quali fruitori d’informazione.

Il primo esempio portato all’attenzione da Foa riguarda la crisi finanziaria: i giornali hanno denunciato in tempo e correttamente il suo avvento?

Nicholas Jones mostra un’ampia rassegna di pagine della stampa inglese, dove non poche volte sono presenti titoli ed articoli in cui le ammissioni sulla crisi sono evidenziate.

Sergio Rizzo fa notare a tal proposito che in Italia invece non vi è l’usanza di dire “sorry“, vale a dire che nessuno, della classe dirigente né di quella giornalistica, riconosce i propri errori. Rizzo, autore con Gianantonio Stella del best seller “la Casta”, nel coniugare il tema della crisi finanziaria cita il recente caso di spreco di denaro pubblico che fa seguito alla decisione, da parte anche di formazioni politiche che lo avevano sostenuto, di tenere il referendum elettorale in programma al di fuori dell’ ‘election day’ che si terrà il 6-7 giugno 2009. Un esempio di come la classe politica non abbia risposto efficacemente alla crisi e al moto d’indignazione popolare di cui l’alto numero di copie vendute de “la Casta” è rivelatore. Diversamente da come avvenuto in altri paesi; in Spagna, un provvedimento ha riguardato la riduzione dei fondi pubblici del finanziamento ai partiti.

Antonio Calafati, docente ed economista autore di un libro sul tema della Tav – Val di Susa e che si considera estraneo al dibattito tra esperti di giornalismo, cita da par suo gli sprechi nel settore dell’università e che riguardano in primis la proliferazione delle sedi universitarie. Nell’ambito del suo lavoro con gli studenti ha osservato però anche una questione interessante per il dibattito quale la lettura dei giornali. Evidenzia che all’università i giornali non sono più letti; gli studenti non li leggono e si organizzano in altre forme di conoscenza.

David Sassoli prende la parola a lungo per esprimere la sua idea di utilità della lettura dei giornali e dell’ascolto anche dei cosiddetti ritornelli dei politici al telegiornale; crede che servano a capire ed a sviluppare il giudizio critico. Non leggere, non ascoltare l’informazione facendo finta di niente non aiuta secondo Sassoli a risolvere i problemi dell’informazione: chi non legge ne sa semplicemente meno degli altri, afferma. L’informazione, riconosce, presenta chiaramente delle anomalie, in specie riguardanti le regole e i potentati economici e bancari che la gestiscono. Desta clamore il dato sull’età media dei telespettatori del Tg1: 59 anni; ed era ferma a 61 fino a non molto tempo fa, prima che il Tg1 aprisse al sistema di internet e ai contributi degli utenti tramite i contenuti inviati attraverso il sito. Problemi ed anomalie, dice, che si rivelano anche in contraddizioni nel servizio pubblico finanziato da canone e investitori come le banche. E’ giusto che vi sia un servizio pubblico, chiede, come questione da porsi a monte.

Calafati torna a sottolineare, a proposito dell’età anagrafica del pubblico del Tg1, che il telegiornale non è seguito dai giovani e che questo è un problema dell’informazione. Il suo, da economista, è anche un ragionamento che segue la propria logica. Sassoli risponde che la situazione non è esattamente così disastrosa, pur ribadendo difficoltà che si evidenziano nelle vendite complessive dei giornali in Italia: 6 milioni di copie, come nel 1954, a fronte di un consistente aumento della popolazione.

Rizzo, a fronte di esempi critici anche sulla qualità del giornalismo e che prendono di mira anche il Corsera, afferma che i giornali hanno il compito di rispecchiare la realtà della società per cui se hanno parlato per giorni del maggiore o minore fascino erotico della Carfagna e della Gelmini è perché se ne parlava nel Paese. Allo stesso tempo lamenta il fatto che i giornali abbiano trattato molto poco la notizia della condanna dell’avvocato Mills. Le fonti d’informazione si sono ampliate e Rizzo considera in questa direzione ben fatto il Corriere della Sera online. Su questo argomento, Jones paventa rischi sul fatto che internet permetterebbe di fare cose non consentite dalle regole deontologiche.

E’ Sergio Rizzo, infine, a delineare una situazione che sembra essere riassuntiva e che prende le sembianze di un’ammissione di colpa complessiva per la categoria dei professionisti dell’informazione: spesso chi lavora in un giornale vive in una sorta di scatola autoreferenziale, in certi casi lontana dal contatto con la realtà esterna e dal giornalismo di altri tempi, interpretato oggi per lo più come un’attività di desk, svolta anche nelle redazioni da chi non è giornalista.

 

I giornali, i giornalisti, in parte dimenticano di avere un potere educativo e d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica e/o più o meno consapevolmente lo usano male, da un punto di vista qualitativo, quando si occupano ad esempio dell’erotismo della Gelmini e della Carfagna. Siamo certi che il processo, al di là del prodotto, non avvenga al contrario? E’ più plausibile, a mio parere, che si parli maggiormente di un argomento perché veicolato e diffuso dai media. Argomenti di poco conto possono essere iniettati e diffusi dai giornali verso l’opinione pubblica e verso il Paese, contribuendo ad un livellamento verso il basso del giudizio critico citato da Sassoli. Se i media mainstream hanno parlato poco della notizia della condanna dell’avvocato Mills, di cui invece si è occupata la blogosfera, sembra credibile una forma di autocensura dell’informazione mainstream, che si associa ad un grado di arrendevolezza ai committenti economici.

Dalle domande del pubblico scaturisce una riflessione amara nel constatare come non si sia data risposta alla domanda iniziale che si poneva questo incontro. Malgrado la difesa di Foa, emerge un interrogativo che non riceve una risposta chiara ma sposta i termini dell’attenzione.

Un reale sviluppo del senso critico del cittadino, specie di quello giovane, risulta limitato se si affida prevalentemente all’informazione mainstream come, ad esempio, quella della Rai e del Tg1, anche in considerazione dell’organico degli stessi suoi giornalisti. La tesi di Sassoli, secondo cui anche ascoltare i ritornelli dei politici al Tg1 serva a formare un giudizio critico, appare quantomeno debole perché limitata ad un tipo d’informazione che risulta sempre meno credibile e sempre più assoggettata al potere politico.





La net-friendly Presidency di Obama e la net-illiteracy di Berlusconi

16 11 2008


Il President-elect Barack Obama, 47 anni, ha trasmesso anche attraverso You Tube il suo primo weekly address, il messaggio settimanale alla nazione, di sabato come d’uso tra i Presidenti degli Stati Uniti d’America.

Il canale che raccoglie i video della Presidenza Obama si chiama "ChangeDotGov" ed è la prima volta, si legge sul sito di staff "change.gov", che tale tipo di messaggio è stato trasmesso anche attraverso un video sul web.

Il tempo dei primi discorsi del "caminetto" di Roosevelt alla radio è lontano e le reti sociali cambiano, amplificandosi e dimostrando l’importanza della rete (web) per la politica. Il Washington Post scrive "You Tube Presidency", titolo ripreso in Italia dove Obama viene descritto come "Presidente You Tube" e "Google President".

E’ evidente e deprimente la differenza di approccio con il 71enne Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi che rivelò, in una conferenza stampa del 27 marzo con i giornalisti di Adnkronos e a campagna elettorale in corso, il suo net-analfabetismo, (illiteracy) vale a dire la sua non conoscenza del mezzo.

Nel suo discorso, da riascoltare e riportare alla mente, (segue l’audiovideo) Berlusconi giunse anche ad una conclusione: [..]"Mi sa che davvero hanno ragione quando dicono che io sono troppo vecchio per governare un Paese moderno".[..]





Cossiga e Berlusconi, il metodo fa scuola. Terrorismo di Stato

1 11 2008

berlusconi_cossiga

Nella corrente legislatura, esponenti del Governo e non solo ne stanno dicendo e facendo così tante e di tal maniera che risulta arduo tenerne il conto; tanto più farlo con tempestività, in modo calmo e riflessivo. Siamo in pericolo costante di essere travolti da una frana, da cui si cerca anzitutto di tenersi al riparo per poi provare ad indagare sulle cause, tra le quali le più evidenti nei casi in oggetto: autoritarismo e instaurazione di quello che testi di diritto costituzionale definiscono “Stato di polizia”.

Qualcuno s’illudeva che l’ennesimo Governo Berlusconi, la sua legislatura sarebbe stata diversa rispetto ad un passato recente che troppo presto, invece, c’è chi tende a dimenticare. Gli anni regnanti del berlusconismo hanno dimostrato che molti italiani, purtroppo, hanno la memoria corta.

Qualcuno si aspettava dal Berlusconi IV un maggiore fair play “istituzionale” se si permette il termine (“legislatura costituente” come millantato da alcuni offende il termine prossimo di Costituzione che di per sé già soffre d’inosservanze e trascuratezza quotidiane, di provenienza anche inaspettata) ma, al contrario, non ci si può distrarre un attimo: legge elettorale per le elezioni europee, norma salva-manager, nuova Alitalia sullo sfondo e, naturalmente, scuola e università sugli scudi.

Qui si sta cercando, peraltro, di trattenere l’impeto di taluni propositi estemporanei di commento ai fatti e alle parole di questi giorni riconducendolo nell’alveo del diritto di critica e di opinione, ad evitare conseguenze che seguirebbero su chi dovesse scrivere parole a caldo, sulla scorta di una comprensibile e non anomala onda emotiva.


Arrivati al termine di una settimana terribile, proviamo a riassumere accadimenti e dichiarazioni dei giorni scorsi.

Nel clima di crescente insoddisfazione che attraversa l’intero Paese malgrado l’accecato ottimismo pubblicitario del Cavaliere, la tensione alimentata dallo stesso Governo a cui spetterebbe il compito di attutire il sentiment collettivo con metodi verbali democratici è sfociata in alcune affermazioni che varrà la pena rimarcare; non per soffiare sul fuoco della tensione ma a testimonianza e a futura, auspicabile memoria di un risentimento nel senso di appartenenza ad un Paese in cui ci si sente costretti, anche nella propria piccola parte di cittadinanza attiva, a chiedere quotidianamente il rispetto di princìpi democratici fondamentali che in un cosiddetto Paese normale, democratico, dovremmo dare per scontato.

A questi ultimi ideali princìpi accludiamo il dissenso politico di piazza verso il Governo partito dalla manifestazione dell’11 ottobre dell’Idv e della Sinistra contro il lodo Alfano e le politiche del Governo e proseguito sabato 25 ottobre a Roma con la manifestazione promossa dal Pd di Veltroni.

Premesso il successo di entrambi gli eventi, nella seconda, al di là delle consuete polemiche spicciole sul numero dei presenti al Circo Massimo e sulla partecipazione complessiva nelle strade della Capitale, usanze che fanno parte di una politica dell’annuncio televisivo che poca attenzione merita, speriamo di poter vedere una via di ripresa anche se un po’ tardiva per un partito che è sembrato in più occasioni assente in quello che dovrebbe essere il suo ruolo di opposizione. E’ evidente che la partecipazione avuta, quali che siano i numeri reali, è ulteriore espressione di un dislivello tra la cosiddetta militanza e lo stile verticistico-dirigenziale del Pd.

Ricordiamo come un trait d’union che alla manifestazione democratica del 25 ottobre hanno aderito altre forze politiche che fanno opposizione, coerentemente con il proprio ruolo nel panorama politico e civile come l’Italia dei Valori ed il suo Presidente Antonio Di Pietro che hanno condiviso l’iniziativa dei promotori e vi hanno preso parte proseguendo inoltre, con i propri banchetti, nella raccolta di firme contro il lodo Alfano e per terere un referendum abrogativo. Lo strumento referendario è ora invocato dallo stesso Pd a seguito dell’approvazione del decreto legge Gelmini, aggiunto alla prima proposta dell’Idv. D’un tratto, il referendum viene rinobilitato da Veltroni, dopo essere stato da lui trascurato sul lodo Alfano.

Di tutt’altro tenore, dunque anti-democratico, erano state le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nei confronti delle trasversali manifestazioni di piazza contro l’approvazione poi avvenuta il 29/10 al Senato del Ddl 1108 a firma del Ministro Gelmini di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137. Alle parole pronunciate il 22 ottobre da Berlusconi in una conferenza stampa sulle occupazioni delle università, in cui il Premier dichiarava: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e Università [..] Convocherò il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine [..] “ hanno fatto seguito, il giorno successivo 23 ottobre, dichiarazioni-tentativi di smentita di Berlusconi da Pechino, :”Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole”; il caso dovrebbe restare a lungo nei media come esempio di pura falsità e negazione verbale dell’evidenza.

Si dubita che i Tg abbiano riproposto la prima conferenza stampa per sbugiardare i pericolosi propositi affermati; (ad esempio, il Tg1 serale del giorno della smentita rinviò ecumenicamente al proprio sito internet ma Sky Tg24, invece, ne fece la comparazione) sulla rete e qui è possibile trovare le registrazioni per avere conferma di affermazioni chiaramente pronunciate.

E’ scandaloso che un Presidente del Consiglio si permetta di negare ciò che i servizi giornalistici hanno registrato e possono provare insindacabilmente; un atteggiamento non nuovo e che persiste quale presa in giro nei confronti di tutti gli italiani e non solo della categoria dei giornalisti e dei giornali, additati nei giorni successivi come elementi di diffusione di falsità, fomentatori di odio etc. (Certamente non per casi come questo, con registrazioni audio-video di una conferenza stampa; non soffriamo di una sindrome collettiva di allucinazioni)

A fomentare l’odio e motivare i facinorosi si è arrivati ancor più con un articolo pubblicato lo stesso 23 ottobre, presente anche sul sito informativo istituzionale di Rassegna stampa del Governo. Ci riferiamo alle altre parole che lasciano esterrefatti, contenute in un’intervista rilasciata dal senatore a vita ed ex Capo di Stato Francesco Cossiga ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale. La rassegna stampa del Governo che riporta l’intervista a Cossiga differisce (ammorbidisce) in alcuni punti da altre fonti precedentemente diffuse anche dalle agenzie di stampa. E’ operazione lunga ricostruire il giallo delle versioni ritoccate e permane il dubbio che la versione on-line attuale, presente anche in altra pagina dello stesso sito istituzionale, sia stata “corretta”, limata in alcuni punti. In altre versioni c’è un “picchiare a sangue”, frase che nelle pagine web del Governo non è (più?) presente.

Quale che sia la versione integrale ed originale, si possono dare per certi alcuni cosiddetti “consigli” dati da quell’emerito Kossiga al Ministro Maroni, quali il mandare tutti gli studenti in ospedale, picchiare i docenti e le giovani maestre, infiltrare agenti provocatori nelle manifestazioni studentesche, frasi che costituiscono un’evidente istigazione alla violenza ed un’invocazione del terrorismo di Stato. Leggi il seguito di questo post »





Il post – V2-Day

26 04 2008


Contributi:

 

Ecco le foto che ho realizzato alla “microcittà dell’informazione libera” allestita ieri in Piazza Dante a Napoli in occasione del V2-Day organizzato da Beppe Grillo:

 

V2-Day Napoli. Fila ai banchetti per le firme

 

V2-Day Napoli. Cartelloni d\'informazione sui referendum 


Sarà possibile firmare ancora per i referendum; per tenersi al corrente su dove, come e quando, visitare lo spazio web del
Meetup-Amici di Beppe Grillo di Napoli.

Non ho preso molte foto perché impegnato in una discussione sugli aspetti giuridici della raccolta delle firme e, successivamente, in un colloquio che mi ha fatto scoprire il “progetto SCEC”, che promuove i Buoni Locali di Solidarietà SCEC (Solidarietà ChE Cammina). Sotto  l’ombrello dell’ArcipelagoSCEC, l’iniziativa è a carattere nazionale e a Napoli e provincia è a cura dell’Associazione ONLUS Masaniello

SCEC da 10 euro (progettoscec.com)

Tra i vari contributi sulla giornata del V2-Day, una dichiarazione resa dall’europarlamentare Giulietto Chiesa ai microfoni di Ecotv.it  L’emittente riferisce di aver avuto problemi con il funzionamento del suo numero verde Telecom durante la diretta della manifestazione, che strana coincidenza (!)

Naturalmente linko il post di oggi di Beppe Grillo e il post sulla partecipazione ammirevole di Antonio Di Pietro da seguire anche in audiovideo:   Di Pietro firma al V2-Day

 
Leggendo opinioni e commenti sulla rete, ho constatato come vi sia chi confonde concetti politici, populismo e demagogia, interpreti in modo errato l’impegno di Beppe Grillo che non è di fare il demagogo ma quello di rivestire, grazie alla sua notorietà, una funzione di megafono per i desiderata democratici dei cittadini e chi trascuri l’importanza della raccolta delle firme per i referendum, un istituto di democrazia diretta e partecipativa, uno dei pochi strumenti con cui i cittadini possono esprimere le proprie istanze, in questo caso utile al miglioramento dell’informazione in Italia.  

Riporto parte di miei contributi sulla rete: Leggi il seguito di questo post »





25 aprile. Il V2-Day continua la Liberazione

25 04 2008

25 aprile, giornata di celebrazioni per il 63esimo anniversario della Lotta di Liberazione italiana dal nazifascismo. Una data ed un successo importante che, come ricordato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita che era stata sognata durante tutto lo scuro periodo del nazifascismo e della guerra ma anche e soprattutto una promessa: la promessa di un’Italia nuova, di una vera costituzione dei cittadini, di una democrazia reale, una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese”. Il Capo dello Stato ha poi aggiunto che “la storia sembra assegnare ad ogni generazione una missione”: quella dei giovani di oggi è di contrastare “i nuovi autoritarismi e integralismi che rappresentano la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la liberazione”.

Speriamo che molti giovani comprendano l’importanza di quei giorni di lotta per uno Stato libero, in cui anche la libertà d’espressione e d’informazione venne soffocata dalla propaganda e dal controllo del regime. Vorremmo anche che tra le voci che si levano oggi in nome della libertà dello Stato ci sia anche quella di Papa Benedetto XVI e/o di alti ed altri gerarchi ecclesiastici che, sovente pronti nell’esprimere la propria opinione su tematiche civili, storiche e politiche, anche lo scorso anno non fecero sentire affatto la propria presenza in questa giornata, lasciando campo aperto a riflessioni per qualcuno tendenziose per altri inevitabilmente constatatorie. Il Pontefice tedesco Joseph Ratzinger fu un iscritto alle giovani SS naziste e ci si aspetterebbe che rilasciasse dichiarazioni e discorsi atti a smarcarsi da quel periodo buio per la democrazia, ammettendone la natura distruttiva.

Speriamo anche che tanti giovani non condividano soltanto il desiderio di trascorrere una giornata di festa e di ricordo di un obiettivo conseguito dalle generazioni precedenti ma s’impegnino in prima persona nella lotta contro i diversi fattori che ostacolano attualmente l’affermazione di una piena e compiuta democrazia. Oggi non si parla più di liberarsi da una dittatura feroce ma da una nuova forma, subdola, di dittatura dolce per dirla come Di Pietro. Ed a questo proposito il titolo vuol ricordare che un fattore fondante della democrazia, da difendere quotidianamente contro i pericoli che ci ricordano il triste passato, è costituito dalla libertà dell’informazione e dalla liberazione dal cosiddetto fascismo dell’informazione. Essa è infatti molti casi assoggettata al dominio degli interessi economici e politici e non vede il giusto riconoscimento d’informazione libera e democratica, al servizio dei cittadini e della verità dei fatti, spesso stravolti ad uso e consumo del potente di turno. (E non ci riferiamo solo a Berlusconi, che pure non si fa sentire in occasione di ogni 25 aprile e che è proprietario di gran parte dell’informazione che circola in Italia)

Per questo 25 aprile si terranno incontri in tante piazze, celebrative della Liberazione dal nazifascismo e in tante altre piazze, la presenza di cittadini che vorranno impegnarsi non solo per la memoria ma per la democrazia nell’informazione di oggi, da diffondere nel secondo Vaffa-Day o V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Tante sono le adesioni, anche da parte di operatori dell’informazione e questa giornata non sarà da intendere contro tutta la stampa come vogliono lasciar credere alcuni giornali pronti a denigrare, pronti a difendersi vicendevolmente come una Casta. Certo, ve sono di quelli che non sembrano sentire l’esigenza di un’informazione libera e cito l’esempio di Massimo Milone, giornalista Rai per tanti anni e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) nonché docente di etica dell’informazione (!) che recentemente disse durante un workshop a cui ho partecipato che la “lottizzazione Rai se fatta bene è garanzia di pluralismo”. Poi ci sono quelli come Marco Travaglio, autore con Peter Gomez di “Se li conosci li eviti” (qui uno stralcio dal libro sulla vicenda Rete4) che ha scritto della sua adesione e sarà sul palco con Grillo. Né contro tutti i politici (Antonio Di Pietro con l’organizzazione dell’Italia dei Valori parteciperà, come anche l’europarlamentare Giulietto Chiesa, primo firmatario di un appello per la nascita collettiva di un media d’informazione democratica, canale zero) e non si potrà definire semplicisticamente ed erroneamente un’azione di anti-politica, come tende a descriverla chi non s’intende di vera politica partecipativa e tende a derubricarla. In questa seconda occasione di mobilitazione, l’appello di Beppe Grillo sarà dedicato al problema dei media, con l’obiettivo di mettere in luce e possibilmente di migliorare il modo di fare informazione in Italia, attraverso una raccolta di firme per tre referendum abrogativi:

  • abolizione dell’Ordine dei giornalisti, (oramai superato dai tempi, fu istituito durante la dittatura di Mussolini per tenere sotto controllo l’informazione e renderla di regime ed oggi limita la libertà d’espressione, che non si può ridurre ad un tesserino)
  • abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, (specie quella diretta ai giornali organi di partito, usati per la propaganda con i soldi dei cittadini e istituiti a volte in maniera fittizia allo scopo di ricevere finanziamenti e favori fiscali)
  • abolizione della legge Gasparri (sotto il cui ombrello Rete4 continua ad occupare abusivamente una frequenza che spetta ad un’altra rete, nonostante la Corte di Giustizia Europea abbia già condannato l’Italia su questa legge che Berlusconi si è fatto per l’assegnazione delle frequenze televisive, nonostante la Corte Costituzionale abbia ribadito che questa legge è incostituzionale)

Alcuni giornali e giornalisti in questi giorni si sono esercitati, populisticamente e strumentalmente, nel diffondere nell’opinione pubblica l’immagine non vera di una contrapposizione tra le piazze della Liberazione e le piazze del V2-Day di Grillo ma non è questo il motivo né lo scopo dell’opinion-leader genovese. Bensì quello di sensibilizzare sullo stato dell’informazione nel nostro Paese e di raccogliere le firme per le tre proposte di referendum di iniziativa popolare. (Ne occorrono 500.000 affinché possa tenersi il referendum) Anche alcuni intellettuali e politici, mossi da un appello di un deputato del Partito Democratico, (non meraviglia) si stanno esercitando nell’arte della mistificazione degli eventi e cercano di far passare il messaggio che le piazze di Grillo siano contro quelle della Liberazione. Un esempio di pessima politica e di pessimo giornalismo.

I modi e toni di Beppe Grillo posso piacere o meno (è pur sempre un comico per cui un linguaggio a volte colorito va inteso anche in questo senso, ciò che più conta sono i contenuti le azioni intraprese) ma chi vorrà dedicarsi al ricordo di ieri e ad un impegno concreto nel percorso di Liberazione di oggi potrà farlo partecipando ai due eventi in tante città italiane, anche a Torino dove si terrà sia un’importante manifestazione per celebrare la Liberazione (in piazza Castello) sia l’evento-clou della giornata per l’informazione libera con la presenza di Beppe Grillo, (in piazza San Carlo). Lo si potrà fare per riconoscenza verso le generazioni precedenti e per dimostrare che anche quelle attuali si pongono compiti e impegni concreti, firmando le tre proposte di referendum per un’informazione e, di conseguenza, una democrazia migliore.  

 

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Il video realizzato dal Meetup Amici di Beppe Grillo di Napoli  Spot V2-Day Meetup Napoli

Uno dei banchetti a Napoli dove firmare  V2day
 

Leggi anche il post “Il finanziamento quotidiano





24 ore sulle notizie, 24 ore sui fatti? – dal Festival del Giornalismo

10 04 2008


I canali all news. Opportunità, problemi e punti di vista dell’informazione continua.

Su questo tema conferenza con:

 

·         Roberto Chinzari, giornalista Rai Tg2 (moderatore)

·         Nicola Lombardo, caporedattore Sky Tg24

·         Corradino Mineo, direttore RaiNews 24

·         José Maria Pedrero, vice direttore Canal 24 Horas

·         Barbara Serra, conduttrice di Al Jazeera International

 

Introduce Chinzari narrando come la CNN sia stata la capostipite dei canali all news; spesso questi canali offrono una visione del mondo e gli ospiti illustreranno il loro punto di vista sui problemi e sui meriti dei canali che rappresentano.

 

Barbara Serra, che parla benissimo in italiano con un fascinoso accento anglosassone, espone l’importanza di un canale del mondo arabo in lingua inglese, per essere internazionale e affiancare Al Jazeera araba, divenuto famoso dopo l’ 11 settembre.

 

Pedrero spiega che Horas 24 vuol divulgare l’informazione dove si parla spagnolo nel mondo; grazie alla legislatura di Zapatero, i canali come il suo sono indipendenti dal potere politico, dice.

 

Nicola Lombardo spiega che,dopo RaiNews 24, da 5 anni c’è Sky tg24. Sottolinea che si è scelto di investire sui giovani anche con poca esperienza.

Lombardo spiega che i canali all news richiedono anche resistenza fisica, oltre che mentale e che lo spazio per una maggiore diffusione in un mercato competitivo esiste, ma conviene solo a chi può appoggiarsi ad una struttura di base già grande (come Sky e la Rai) e chi può investire dunque del denaro senza aspettarsi un grande ritorno economico.

 

Corradino Mineo dirige il primo canale all news italiano, nato 9 anni fa ma meno potente nei mezzi rispetto a Sky, RaiNews è la seconda rete all news più seguita.

 

Chinzari pone una questione ai relatori che operano in Italia, chiedendo se davvero si è mai creduto in questi progetti. Mineo risponde che c’è un generale disinteresse; non si sa per esempio chi si debba occupare di Rai Med. In Francia c’è maggiore attenzione, come nel caso di France 24, anche se lì si vuol imporre il proprio punto di vista (francese) rendendolo in tutte le lingue.

 

Per quanto concerne l’interesse che questi canali suscitano, Chinzari chiede se vi è spazio per notizie che non siano le solite 10 più trattate nei Tg. In generale lo spazio c’è dice B. Serra, Pedrero aggiunge che comunque, il canale sembra interessare di più sotto elezioni.

 

La questione che si pone maggiormente è l’uso delle fonti informative e la possibilità di sviluppare un network. La rete spagnola ha dei corrispondenti e non si affida solo alle agenzie internazionali come la Reuters. Barbara Serra dice che costa avere corrispondenti e che i canali all news, come sottolineato da tutti, non consentono un buon rendimento economico. Le agenzie sono usate anche da Al Jazeera, bilanciando questa fonte con i corrispondenti inviati. Sottolinea anche come in Al Jazeera International vi siano tante donne, anche in posizioni direttive e di caporedattori. Lombardo aggiunge che l’uso di fonti di agenzia sia indispensabile e spesso opportuno anche per le immagini che sono frutto di un buon lavoro. Anche Mineo considero buono il lavoro delle agenzie e che spesso l’inviato si trova in situazioni, come la zona verde di Baghdad, dove non si può muovere e non può quindi avere una quantità di notizie pari a quelle che la stessa redazione può avere in maniera molto più semplice. Di fatto, in molti casi, all’inviato viene detto cosa deve dire perché questi non possiede informazioni a sufficienza. Pedrero dice che Horas 24 ha anche inviato giornalisti a Pechino ma ammette le difficoltà di luoghi complicati per un inviato. Barbara Serra pone anche il problema dei tempi stretti dalle dirette, che non permettono di fare del giornalismo di approfondimento.

 

L’ultimo tema affrontato dai relatori su input del moderatore riguarda l’innovazione tecnologica e come questa cambi le all news. Sky Tg 24 ha avviato l’esperienza del Reporter diffuso. Al Jazeera utilizza molto youtube per diffondere l’informazione di network e Barbara Serra crede in un’ipotesi che in futuro veda i tg tradizionali sul web e non più in tv, ma Mineo non crede in questo cambiamento in riferimento al nostro Paese. Pedrero parla di compatibilità tra i tg tradizionali e dei canali all news con le nuove tecnologie, come il web. Ammette la difficoltà di fare approfondimenti e mette in evidenza infine che nei Tg è importante l’audience, nei canali all news non è così.

 

Dunque se non si insegue l’audience e non si riesce a fare approfondimento, qual è il posto dei canali all news, con quale futuro..





Media e potere – dal Festival del Giornalismo

10 04 2008


Se Alastair Campbell fosse stato lo spin doctor del Presidente Richard Nixon, Carl Bernstein con l’inchiesta sul Watergate sarebbe riuscito a costringere Nixon alle dimissioni? Il rapporto tra media e potere è cambiato e come negli ultimi 40 anni?


Su queste domande, conferenza con:

  • Franco Arcuti, portavoce della Presidente Regione Umbria (introduce)
  • Carl Bernstein, insieme a Woodward con il caso Watergate ha segnato la storia del giornalismo americano e mondiale
  • Alastair Campbell, chief press secretary e spin doctor del Primo Ministro britannico Tony Blair dal 1997 al 2003
  • Marcello Foa, inviato speciale Il Giornale
  • Angelo Mellone, editorialista Il Messaggero (moderatore)

 

Partiamo dalla domande iniziali: oggi gli apparati di comunicazione dei governi, dotandosi anche di spin-doctors, sono più attenti nel tentare di non far arrivare i giornalisti alla verità.

Bernstein nota come non sia più possibile, non più tollerabile sbagliare, semplicemente, senza avere conseguenze disastrose ed ecco un motivo di tanta attenzione alla gestione dell’informazione dei governi. Ciò che più conta è il denaro, prosegue Bernstein, non la veridicità della notizia. Ciò che il giornalista vorrebbe o dovrebbe è rendere l’informazione di dominio pubblico, non rovesciare i governi, questo è il ruolo dei giornalisti.


Sembra che il problema fondamentale, insiste Bernstein, sia la pigrizia, che fa dimenticare che la responsabilità del giornalista è d’illuminare e decidere cos’è una notizia.


E la funzione dello spin-doctor? Non è un portavoce classico ma un professionista della manipolazione dell’informazione, uno stregone della notizia
. Campbell dice che lo spin-doctor è nato come risultato dei dibattiti televisivi americani e che è una figura diversa dal portavoce, il quale cerca di far capire le idee da comunicare. Ma cosa è legittimo e cosa illegittimo, chiede Mellone a Campbell, sull’attività dello spin-doctor. Legittimo è comunicare l’informazione, illegittimo è il mentire ai media che veicolano il messaggio falso al pubblico, risponde. Molti giornalisti inoltre, cercano oggi di esporre incessantemente il mal operato dei politici.

Ci si chiede allora quale rapporto esista tra giornalisti e spin-doctors e Foa dice che spesso i migliori spin-doctors sono ex giornalisti e conoscono le dinamiche dei media e a cosa è interessato un giornalista ma lo stesso non si può dire nel senso inverso. I portavoce poi, anch’essi come gli spin-doctors, non necessariamente possono dire sempre la verità. E per quanto riguarda il ruolo della comunicazione politica, Foa aggiunge che essa è divenuta predominante nei nostri dipartimenti per l’informazione dei governi.

Il giro finale di domande poste ai relatori da Mellone.  


A Campbell, che giornalista sarebbe se tornasse a farlo, tenendo in considerazione la sua notoriamente scarsa simpatia verso la categoria. “Non ne ho idea”, risponde il più considerato spin-doctor a livello mondiale, perché lui, dice, anche quando scriveva articoli per i giornali, e lo fa ancora, ha sempre scritto per orientare politicamente il lettore in favore dei laburisti. Un’ammissione di partigianeria schietta, aggiungiamo.


A Bernstein, se si è mai sentito sfruttato da una fonte d’informazione. “Sicuramente”, chiosa Bernstein, ma non è accaduto spesso; comunque ci provano spesso ha aggiunto.


A Foa, postulando la contiguità con il potere, il collateralismo etc., com’è la situazione della spin industry in Italia. Secondo Foa, che fa i suoi interventi in inglese e che si dichiara ammiratore degli Usa in tutti i suoi aspetti e in specie considerandoli la democrazia migliore al mondo, in Italia le coalizioni non favoriscono, a differenza dei sistemi a bipolarismo perfetto, lo sviluppo di una gestione della comunicazione di spin sul modello anglosassone, a causa del livello di litigiosità dei partiti.


Foa, la massima rappresentazione della democrazia è costituita dal sistema di differenziazione partitica; ridurla a due, quasi indifferenziati, è renderla semi-democrazia, povera e limitata.





Sono al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia

9 04 2008

Festival Internazionale del Giornalismo

Da oggi fino a domenica sono a Perugia per partecipare al Festival Internazionale del Giornalismo.

Giornalisti e operatori dei media da tutto il mondo si confronteranno sui grandi temi dell’informazione, dal 9 al 13 aprile.

In programma circa 50 eventi tutti ad ingresso libero, tra dibattiti, interviste, workshop, mostre, proiezioni di documentari e presentazioni di libri che coinvolgeranno oltre 150 ospiti italiani e stranieri. Un’occasione, anche per i non addetti ai lavori, per conoscere da vicino una professione di grande fascino e di grande responsabilità.

Libertà di stampa e diritti umani, l’importanza della comunicazione ambientale, l’informazione economico-finanziaria, come comunicare scienza e innovazione, il fenomeno dei blog e il giornalismo partecipativo, la crisi in Medio Oriente e l’informazione dai fronti di guerra, il giornalismo investigativo e di denuncia, il futuro dei giornali di carta, come è cambiato l’accesso alla professione, il rapporto satira e informazione. Queste alcune delle tematiche al centro dei dibattiti.

(stralcio comunicato stampa festivaldelgiornalismo.com)

Il programma completo su www.festivaldelgiornalismo.com
 
 
 Buon giornalismo a tutti ma..resto in stato d’attenzione, seppur con minor tempo a disposizione, sull’approssimarsi delle elezioni.