Missione Afghanistan: salvare il soldato Prodi

27 03 2007


Il secondo episodio della saga thriller nella location del Senato. A poche ore dall’approvazione, salvo sorprese, del copione finale.

D’Alema contestato dagli oppositori all’Università di Firenze, Bertinotti contestato da quelli che di norma sono suoi sostenitori, Berlusconi e le false o veritiere dichiarazioni del Ppe, Mastrogiacomo e gli Usa. Il calderone politico preparatorio c’è stato ed ora al voto. Contrari, astensionisti, dissidenti, maldipancisti, combattuti tra i fatti sul territorio afgano, il desiderio di pace senza concessioni ed i conti con la politica estera di governo nel suo complesso. Si va in Senato a votar.

Silvio Berlusconi sembra aver scelto: il gruppo di Forza Italia dovrebbe astenersi dal voto sul decreto per le missioni all’estero. Al Senato, l’astensione ha lo stesso valore di un voto contrario e se da un punto di vista istituzionale e degli addetti ai lavori si percepisce la differenza, non è lo stesso sul versante politico e rischia di non essere ben compreso dall’opinione pubblica. O meglio, compreso e disapprovato. Anche An e Lega hanno annunciato una probabile astensione. E così la coalizione di centrodestra che sbandiera tanto l’interesse nazionale, il ruolo internazionale dell’Italia nella Nato ed il rapporto con gli alleati americani, dopo aver votato per il “si” alla Camera molto recentemente, sembra orientata a negare il suo appoggio alle missioni italiane all’estero. Adducendo, in maniera che non può facilmente discostarsi dall’accusa di essere strumentale, motivi riguardanti regole d’ingaggio (che sono decise collettivamente dalla Nato e non dai singoli governi, per cui il nostro non le può cambiare a suo piacimento) e apparati militari insufficienti. Motivi che si prestano ad essere giudicati giochetti di bassa politica per fini politici interni nazionali, costruiti sulla politica estera del Paese.

Con la giusta eccezione dell’Udc di Casini che promette un “si” pur con alcuni emendamenti presentati ed un proprio Odg che è risultato pervenuto fuori tempo regolamentare, si andrà ora a conteggiare il numero dei dissidenti all’interno della coalizione di governo. Un no annunciato, (Turigliatto) un no previsto ma forse assente dall’aula, (Rossi) un altro no forse assente per indisposizione, (Bulgarelli) alcuni indecisi. (Rame e De Gregorio, quest’ultimo verso l’astensione) A scanso di decisioni impreviste di alcuni elementi difficili (Dini, Fisichella) e considerando l’appoggio di 5 senatori a vita (Ciampi, Montalcini, Colombo, Scalfaro e Andreotti, ma mai fidarsi troppo di quest’ultimo) e con Cossiga ammalato e dato per assente, Prodi dovrebbe salvare la pelle.

Poche ore al verdetto. Chi c’è c’è, gli altri si accomodino fuori.

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Un vincitore certo: gli italiani all’estero

14 04 2006


L’affermazione dell’Unione tra gli italiani all’estero è la novità e la certezza sull’esito di queste elezioni. Ha prevalso nel totale, ma è la circoscrizione Europa che ci consegna il dato più interessante e più vicino. Lì dove la lista unica dell’Unione ha doppiato il consenso forzista e consegna non solo una maggioranza al Senato ma anche un’immagine per alcuni nuova dei nostri connazionali altrove. Nuova ed inaspettata soprattutto per chi, il ministro per gli italiani nel mondo Tremaglia, ha tanto premuto per ottenere il voto di questo “nuovo” corpo elettorale e che si è rivelato un vero boomerang per il centrodestra.
Alcune significative percentali al Senato di nostri partners dell’UE che hanno dato all’Unione il voto di maggioranza : Regno Unito e Germania 44%, Portogallo 48%, Spagna 54%, Olanda 57%, Belgio 60%, Francia 61%, Svezia 66%. A testimonianza che un certo antieuropeismo di Berlusconi, solo a volte smentito secondo circostanze, lo ha visto soccombere alla preferenza per Prodi dei membri di Bruxelles.

Sorprende che il ministro di An Tremaglia fosse convinto che il senso d’italianità avrebbe portato voti sicuri alla sua coalizione. Un senso d’appartenenza patriottica che forse esiste ma che di certo non si riconosce nell’immagine obsoleta supposta dal suo promotore. Un’immagine che va aggiornata per quella che alcuni solo ora scoprono come comunità acculturata ed attenta al destino del Paese. Tremaglia ha fatto un grossolano errore di valutazione e ciò fa pensare che sia stato capace di guardare solo alla sua zona d’influenza. Ciò che dovrebbero riconsiderare, lui ed i poteri istituzionali tutti, è il riconoscimento e l’avanzata di un’opinione pubblica giovanile che nella percentuale con cui si è presentata al voto, lo ha fatto con cognizione di causa.

E mi soffermo sui giovani residenti negli altri paese europei, categoria che ho lasciato da non molto e di cui continuo a condividere il sentimento comune. Giovani stanchi di essere sbertucciati, derisi, offesi nell’immagine che Berlusconi ha trasmesso del paese; un paese poco serio che la stampa internazionale di ogni corrente politica raffigura da tempo come guidato da un capo-clown. Emigranti che hanno colto l’occasione per lanciare un messaggio, un grido coagulato di speranza, per il recupero del valore reale che loro spetterebbe. Ricercatori, lavoratori, neo-laureati che in paesi vicini e lontani sono andati in cerca di un condizione lavorativa di diritto, cervelli in fuga dalla sottovalutazione professionale, offerta agli altri quando disillusa in patria. Non sono persone che non amano il nostro Paese ma gente che in tanti casi ha dovuto lasciarlo per rispetto del proprio faticoso percorso e che ora che ha potuto esprimere un senso d’unità che sia anzitutto quello di una migliore rappresentazione. Consci delle gaffes internazionali di Berlusconi, tante volte li ho visti e ho con loro condiviso una strana sindrome, diffusa tra i giovani e gli studenti italiani all’estero, (sp. Erasmus) quando al minimo accenno di argomentazione politica ci si sente provenienti dal paese dei teleimbonitori. Una sensazione dura che diffida dal confrontarsi proficuamente con gli altri giovani europei, i quali ci pongono spesso la domanda: “come avete fatto a votare Berlusconi?”, ”come ha fatto a prendere tanti voti ?”, con un’aria incredula che si fa portatrice di una certa disapprovazione, sensazione sentita da tanti italiani all’estero.
Tutti testimoni di certi comportamenti irresponsabili, dai gesti di scherno nelle foto con i capi di Stato alle bislacche avances alla premier finlandese, dal terribile “kapò” affibbiato all’europarlamentare tedesco Schulz alla t-shirt anti-islam di un ministro uniculturale.

Considerando gli emigranti come stranieri-estranei disinformati sul destino dell’Italia, il Cavaliere aveva inviato qualche “spot” di propaganda. Ma altri leaders come Bertinotti in Francia e Prodi in Spagna si sono dedicati ad incontri sul territorio con queste comunità ed hanno ridato loro speranza.

Possibile che la Cdl pensasse di catturare ancora questi voti? Avevano contato su un aspetto che li ha visti procurare più danni che le emozioni patriottiche sperate; emozioni che ci sono ma che vogliono presentarsi ed esprimersi in Europa e nel mondo intero indossando un abito migliore.





I media che “costruiscono” il vincitore

18 03 2006


Ho lasciato intendere nei post precedenti che a mio parere dal confronto tv tra Berlusconi e Prodi non sia uscito un vero vincitore. Ho trovato una certa comunanza di giudizio tra gli spettatori sul chi fosse il perdente: i cittadini elettori, spettatori di una serata televisiva poco utile a farsi un’idea, o a sostanziarla, qualora si avesse già un orientamento tra i due candidati premier.

Subito dopo il duello tv, ho ascoltato pareri piuttosto equilibrati tra chi sosteneva che fosse andato meglio l’uno o l’altro e non mi sarebbe dispiaciuta una telefonata a casa di un qualche istituto di sondaggio, (ma erano le 22:30) per un commento a caldo. Dopo pochi minuti dalla fine del match sono cominciati i programmi di commento, da Porta a Porta ad uno speciale di Studio Aperto su Italia 1 e l’impressione che ne scaturiva, ascoltando i commenti dei giornalisti di alcuni quotidiani anche importanti ma non i maggiori, era che fosse stato più efficace Berlusconi, di poco. Ma ho notato in breve tempo che, a parte alcune eccezioni, quali il direttore dell’Unità ed il miglior intervento di quello che sto giudicando il più lucido e corretto giornalista “politico” del momento, Claudio Martelli del programma “L’incudine”, le altre voci erano tutte faziosamente filoberlusconiane. (Specialmente Studio Aperto stava diventando un feudo del Cavaliere con le uniche presenze in studio del direttore de “Il Giornale” e quello de “La Padania”)

L’indomani sono scesi in pista, nelle edicole, i più forti quotidiani nazionali decretando una vittoria ai punti (è testualmente il titolo di “Repubblica”) di Prodi. Poi per 2 giorni la stampa ci ha ricamato su, attivando un circolo virtuoso che desse un risultato più netto a favore del Professore ed ecco che ieri, vedendo “Ballarò” ci sono stati resi noti i dati del sondaggio sul vincitore mostrati da Nando Pagnoncelli, direttore dell’ Ipsos-Abacus, in cui si è arrivati alla conclusione, affermata da alcuni politici ospiti, di una netta vittoria di Prodi. Pagnoncelli ha precisato che il sondaggio era stato posto due giorni dopo la sfida tv per far sedimentare le opinioni degli intervistati. Sarebbe stato più opportuno ed interessante, invece, fare anche un sondaggio telefonico subito dopo la visione del duello tv e confrontare le opinioni del momento con quelle scaturite dal sondaggio “sedimentato”, presentandole al pubblico televisivo di Ballarò in versione comparativa. Invece la scelta effettuata fa capire come il vincitore sia stato “messo in circolo”, costruito dalla stampa ed abbia determinato l’onda successiva. Questa è una piccola osservazione costruttiva sull’istituto del sondaggio da chi ne ha appreso qualche competenza anche con il sopracitato Prof. Nando Pagnoncelli





L’Unione europea non fa la forza

1 03 2006


L’Europa ha un mercato comune di ispirazione liberista che a tratti si manifesta ultra-liberista. Ma con ancora sentimenti protezionistici e nazionalistici. C’è chi s’illude sia diverso. E chi ha più potere più può esercitarne, chi ha maggiore potenza economica ha maggiori possibilità di espandersi.

Questa è la premessa.

Non siamo ancora in un’Europa che coopera pienamente per un bene collettivo, non siamo in un’Europa “sociale”, in nome della quale proprio i francesi avevano rigettato attraverso il referendum il Trattato Costituzionale. Non esprimiamo tanto stupore sul caso francese e sulla sua forma di protezionismo del proprio settore energetico o di quello agricolo e via dicendo. Quel sogno, un’Unione europea sociale e solidale, continua a ricevere battute d’arresto in vario modo.

Anche in un’Europa unita ogni paese preserva la forza accumulata precedentemente e la propria identità nazionale. Il primo ministro francese De Villepin ha parlato di “patriottismo economico”. Cosa ci si potrebbe aspettare diversamente. Nelle solite riunioni di bilancio e programmazione economica dell’Ue (Ecofin etc.) di Bruxelles, la Francia difende strenuamente i finanziamenti al settore dell’agricoltura, lì dove la Gran Bretagna difende un vecchio sussidio generico che non avrebbe più motivo di esistere. L’Italia non si sa bene cosa cerchi di difendere, preservare; abbiamo da salvare qualcosa in cui siamo forti? Che so, il tessile, dove l’ascesa cinese incombe. 

Abbiamo un precedente, Fazio. Non ha cercato di difendere l’”italianità” delle banche che tanto scalpore ha suscitato qualche mese fa? I francesi hanno “preferito” fondersi tra di loro. Protezionismo anti-liberale, anti-mercato ma in libero mercato, legale; tradisce lo spirito, l’etica europeistica. E si legge in questi giorni che anche l’Italia ha attuato atteggiamenti di difesa del proprio orto in passato. Ora ci meravigliamo e ci sentiamo giustamente contrariati per l’atteggiamento nazionalistico francese, ma non è una novità e i “cugini” li conosciamo. Europeisti all’estero, la “grandeur” non si tocca, fuori lo straniero vicino, potere e forza alla Francia sembra essere il loro motto. La Comunità Economica Europea è concepita da singoli stati “ex nemici” (vari stati dell’Europa occidentale) come il luogo della competizione, in cui ampliare la propria potenza, in Europa. Lo sguardo di conquista volge all’interno, non adotta una prospettiva mondiale. E poi siamo in Europa per quel che ci conviene ma quando interessi nazionali sono in gioco siamo italiani, (un po’ morbidi però) e loro sono francesi, (senza se e senza ma) che hanno questo senso sviluppato anche in maniera patologica, diciamolo. Lo posso affermare con consapevolezza, per aver vissuto un certo tempo in quel Paese.

Le polemiche politiche nazionali sono inutili, da destra come da sinistra. Prodi ha prima detto che il governo non ha una strategia, (quale potrebbe essere?) poi si è ricordato di poter perdere l’appeal (e i voti) di chi potrebbe farlo diventare Presidente del Consiglio ed ha corretto il tiro, addirittura proponendo ritorsioni contro scalate francesi (vedi Bnl che viene acquisita dalla francese Bnp Paribas, sulla quale nessuno ha obiettato, soprattutto per non sfigurare nel dopo Fazio e mostrarsi europeisti e liberisti)…Prodi ha avuto uno scatto di spavalderia patriottica. Fassino ha detto che ci vuole “più Europa”, una frase che va bene per i manifesti elettorali generici tipo referendum, dove si dice poco e si aggiunge il “si”; grazie ma ci aspettiamo qualcosa di più che proposte generiche e frasi buttate lì.

Non ci facciamo troppe illusioni, il sogno dell’integrazione europea continua.





Offese personali tra politici

11 02 2006

Quando la negative political advertising (propaganda politica “al negativo”) verso gli avversari si traduce in offese personali di bassa lega..

Eccone un esempio nell’ultima dichiarazione di Berlusconi sul segretario della Quercia: Quanto è magro Fassino. Non so se sia meglio avere un rapporto stretto con lui o una visita all’ossario“.           

Pochi giorni fa Prodi aveva rivolto un invito a Berlusconi a salire su una sedia vuota (si riferiva ad una propria ipotizzata assenza nel futuro confronto tv con il premier) per assumere un’altezza “normale” 





Berlusconi a “L’Incudine”

30 01 2006


Sabato è andato in onda L’incudine, programma condotto da Claudio Martelli, ospite Silvio Berlusconi.

Micidiale l’arguzia di Oscar Giannino, vice-direttore di Mercati e finanza, che tra le altre cose ha fatto notare al premier un qualcosa di semplice ma che pur va ricordato, il fatto che i due aspiranti alla carica sono sempre gli stessi da 10 anni: “Berlusconi e Prodi, siete sempre voi i migliori?!”

E’ da notare che il programma non ha avuto un contraddittorio politico in senso stretto bensì un’intervista a Berlusconi ed interventi critici di alcuni giornalisti tra i quali Mario Orfeo, direttore de Il Mattino di Napoli che ha rivelato tre nomi di papabili del centrosinistra alla carica di Presidente della Repubblica in caso di vittoria: D’Alema, Amato, Ciampi-bis. L’attuale presidente non si è mostrato molto disponibile ad un eventuale secondo mandato. Su D’Alema sembra persistere una relegazione come già avvenuto quando è stato nominato presidente dei Ds; forse preferirebbe essere maggiormente in campo e si prospetta di più l’incarico alla Farnesina, (Ministero degli Esteri) destinazione sulla quale il presidente Ds ha già espresso un buon grado di apprezzamento.

Il conduttore Claudio Martelli, ex Ministro di Grazia e Giustizia, è stato un ottimo esempio di intervistatore-giornalista senza manie da star, misurato e capace. Giannino un po’ un assist-man per il Cavaliere, soprattutto per quanto riguarda i discorsi sull’atteggiamento liberale, la giornalista di La 7 Rula Jebreal una piacevole scoperta..





Berlusconi irride l’avversario

30 01 2006


Continua l’offensiva mediatica di Berlusconi che ironizza sull’impatto di Prodi in Tv:

“Quando lui va in tv guadagna moltissimi voti, ha grande presenza televisiva, grande chiarezza espositiva, sorriso conquistatore, profilo straordinario. Lo temo molto”.

Per ora Prodi, conscio di un eventuale confronto impari sul piano della comunicazione, ha evitato gli inviti del Cavaliere per un faccia a faccia sul teleschermo; magari sta prendendo tempo per prepararsi ed ha comunque dichiarato che andrà in tv solo per esporre le sue idee programmatiche, dunque bisognerà attendere presumibilmente almeno lo scioglimento delle camere.

Sarebbe interessante anche un dibattito Berlusconi-D’Alema, non so se si prospetta.

Berlusconi attacca anche sulla cultura, o meglio sui titoli accademici: “Quasi tutti i miei avversari non sono neanche laureati. Io, invece, ho un curriculum di studi rilevantissimo”.