Dimesso Veltroni, si dismetterà il Pd ?

20 02 2009
D'Alema-Veltroni

D'Alema-Veltroni

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’ informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (“Tangenti alla Guardia” di finanza e “All Iberian”) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.


L’informazione nostrana si adegua
e contrariamente ai giornali stranieri, che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’ Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.

Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.

D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, risulta al momento favorita quella di Franceschini; altre di più lungo raggio portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) ma il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Leggi il seguito di questo post »

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L’opposizione è in piazza, contro il Lodo Alfano e le politiche del Governo

11 10 2008
L'opposizione è nelle nostre mani

L'opposizione è nelle nostre mani

contro il Lodo Alfano

contro il Lodo Alfano

(Il Pd ombra a guardare l’Italia, (di calcio) in attesa della propria manifestazione non anti-governativa(?!), di “incoraggiamento e sostegno al Governo”)


11 ottobre, è il giorno delle manifestazioni di piazza
dell’opposizione parlamentare, Italia dei Valori e di quella cosiddetta extraparlamentare, la rediviva Sinistra (ex)Arcobaleno e soprattutto del suo vivo popolo di sinistra, che c’è, resiste. Due eventi che si presentano come distinti sul piano organizzativo ma che appaiono uniti per un obiettivo che è comune, non simbolico e non solo politico: il via alla raccolta di firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano, una legge ad personam introdotta allo scopo di salvare il Premier Silvio Berlusconi da possibili sentenze di condanna penale. Un pezzo del mosaico d’imposizione del potere del Governo sulla democrazia.

Poco presente nell’agenda politica e in quella, alla prima direttamente conseguente, dell’informazione, la legge “Lodo Alfano” che prende il nome dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano e che permette alle quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato e Presidente del Consiglio dei Ministri) di tenersi al riparo da procedimenti penali in processi per reati non inerenti la carica e che vengono sospesi fino al termine di questa, è tornata alla ribalta nel processo sui diritti televisivi di Mediaset che vede imputato Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Una posizione sospesa quella attuale del Presidente del Consiglio, proprio in virtù del Lodo Alfano.Grazie ad una normale procedura sollevata dal Pm di Milano Fabio De Pasquale, che ritiene il Lodo Alfano in contrasto con la Costituzione, il Tribunale di Milano ha accolto il pronunciamento ed ha presentato la richiesta alla Corte costituzionale che dovrà esprimersi sui legittimi dubbi di costituzionalità di una norma che risulta anomala anche sul piano dell’iter di approvazione perché, al di là del (im)merito, avrebbe dovuto essere approvata con l’iter previsto dall’articolo 138 della Carta costituzionale in quanto conferisce una “garanzia aggiuntiva” in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini. Dunque, per essa si rendeva necessaria una procedura di legge di revisione costituzionale e non una legge ordinaria com’è avvenuto e che ha portato alla sua approvazione il 22 luglio, in un tempo inferiore ad un mese dalla sua presentazione e senza il necessario dibattimento parlamentare. Ci si aspettava che il Capo dello Stato Napolitano avrebbe rinviato la legge alle Camere ma così purtroppo non è stato, aggravando la delusione in merito al suo ruolo di Garante della Costituzione, ricoperto invece con altro piglio da alcuni suoi predecessori. Una norma che non esiste in altri paesi europei, come falsamente affermato da Berlusconi; in nessun altro paese europeo i rappresentanti del Governo godono di tale forma di protezione. In alcuni l’immunità è garantita ai capi di Stato, in altri ai reali ma in nessun caso alle cariche governative.

In attesa del pronunciamento della Consulta che potrebbe avvenire nella prossima primavera, è importante che all’aspetto giuridico si accompagni fin d’ora e nei prossimi mesi un’azione concreta e diffusa di sensibilizzazione, informazione e partecipazione civile. In difesa della democrazia e dei princìpi enunciati nella Costituzione, sempre più disattesa in nome di un’efficienza e celerità dell’azione politica e di Governo che tende, in maniera evidente e pressoché dichiarata, a considerare l’ordinamento giuridico e i princìpi costituzionali superabili de facto per l’affermazione del primato della politica sullo Stato di diritto. Concezione di una deriva autoritaria di questo Governo che comprende anche l’esautoramento del ruolo e delle funzioni del Parlamento attraverso l’abuso della decretazione d’urgenza (Decreti Legge) e un antilegalitarismo da ampliare con il Lodo Consolo sull’immunità parlamentare (dal nome del parlamentare-avvocato del Ministro indagato Matteoli) per sollevare dai problemi con la Giustizia certi parlamentari privilegiati.

E’ così che quest’oggi 11 ottobre comincia la raccolta di firme a Roma e in altre città (e fino a dicembre in oltre 3.500 piazze italiane e in sedi all’estero) proposta da Antonio Di Pietro-Italia dei Valori e presentata martedì 7 ottobre in una conferenza stampa a cui hanno preso parte, per adesione all’iniziativa, l’ulivista Arturo Parisi, (non a nome del Pd ma per i “Democratici per la Democrazia”) il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, Carlo Leoni per Sinistra Democratica e Manuela Palermi per il Pdci.

Gli organizzatori, appoggiati da personalità della società civile e del mondo della cultura come Dario Fo, della Giustizia come diversi costituzionalisti e l’associazione Giuristi Democratici, del giornalismo d’inchiesta come Peter Gomez, da movimenti come quello antimafia di “Ammazzateci tutti” e comitati come “Addio pizzo”, non pongono la questione del raggiungimento del quorum come conditio sine qua non per un impegno partecipativo e democratico. Motivazione che ha invece indotto Veltroni e il Partito Democratico a non aderire, per ammissione del suo segretario nel timore della sconfitta nella consultazione. D’altronde, la manifestazione che il Pd ha in programma non sarà anti-governativa, come dichiarato dal coordinatore Enrico Morando in un’intervista a Il Giornale (vedere link nel sottotitolo), ma di “incoraggiamento e sostegno al Governo per gli sforzi che sta facendo nel fronteggiare l’emergenza” perché “i cittadini hanno un atteggiamento di fiducia nel Governo”.

I promotori della giornata odierna in Piazza Navona pongono invece l’iniziativa sul piano della moralità, della legalità (di fatto la giornata di oggi è la “1° Giornata Nazionale della Legalità”) e del rispetto costituzionale che, all’art.3, recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La condizione personale pertanto, riferibile alla carica politica rivestita, non può essere causa per porsi al di sopra del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e per assicurarsi l’impunità nei confronti della giurisdizione penale, cancellando il principio della responsabilità personale. E i promotori del corteo della Sinistra sono partecipi di un desiderio di essere ed interpretare un proprio ruolo di opposizione a questo Governo, per un’altra Italia e un’altra politica, come recita lo slogan che ne accompagna la piattaforma.

Tanti sono i cittadini che avvertono come impellente il dovere morale di aderire e partecipare, per poter esprimere la propria voce anch’essa custode dello Stato di diritto e della Costituzione.

 

– Aggiornamento:

I link alla diretta tv/streaming delle due manifestazioni, precedentemente pubblicati e diretti al blog di Di Pietro e al sito di Sinistra Democratica, sono eliminati.

Il dossier Referendum Lodo Alfano di liberacittadinanza.it

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano a Napoli e nel resto della Campania

Banchetti dove firmare contro il Lodo Alfano in tutta Italia

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano per gli italiani all’estero





Una bella Piazza Navona, solo un po’ “sporcata”. E letta a due piazze

11 07 2008

 

Foto prelevabili e riproducibili su indicazione dell’autore e della fonte, come da Licenza. Per casi specifici, contattare l’autore

 

I media l’hanno ribattezzata “No-Cav Day” e molti commentatori hanno ripreso questa definizione: un primo effetto domino informativo che, per (ir)responsabilità giornalistica, ne ha già fatto oggetto di un sensazionalismo di rete.

E così che occorre fare un po’ di chiarezza su quella che con un flusso variegato di commenti è oramai e-leggibile come manifestazione a due piazze, anche se di Piazza Navona a Roma e di manifestazione di cui si parla, ve n’è in realtà una sola.

Ora che si ha modo di farlo ed in prima persona, abbandonando l’abituale affidarsi (e non fidarsi) ai racconti romanzati dei grandi media.

Ho partecipato alla manifestazione dell’8 luglio indetta dalla rivista Micromega e che ha visto tra gli organizzatori e promotori il suo direttore Paolo Flores D’Arcais, il senatore del Pd Furio Colombo, i deputati dell’Idv Francesco Pardi e Antonio Di Pietro e a cui hanno aderito diversi partiti politici (Italia dei Valori, sempre più unica opposizione in Parlamento, poi Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani) e loro singoli esponenti e sostenitori, (tra cui il Pd) movimenti come quello dei girotondi, intellettuali e comici.

Una manifestazione non solo politico-partitica come qualcuno vorrebbe far credere per scopi strumentali ma una piazza eterogenea di condivisione dei princìpi della legalità, della legge uguale per tutti, generale e astratta, come dovrebbe essere. Un moto d’indignazione verso le iniziative del Governo Berlusconi in materia di giustizia.

Ho partecipato in quanto provo ad essere, riuscendovi in parte, un cittadino attivo ed informato. Per questo credo che leggi come la cosiddetta “blocca-processi” (oggi emendata in quanto non più necessaria a Berlusconi grazie al rapido passaggio del lodo Alfano approvato alla Camera) contenuta nel pacchetto sicurezza (che contiene anche la norma sulle impronte ai Rom bocciata dal Parlamento europeo in quanto misura xenofoba su base etnica, contraria ai diritti fondamentali dell’uomo) e il cosiddetto “lodo Alfano” (lo scudo per le alte cariche dello Stato) siano dannose per il Paese. Se consideriamo siano proposte dal Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il quale riveste un’alta carica istituzionale per cui chiede impunità ed è imputato in un processo di cui vuole il congelamento, trascinandone altri riguardanti “reati minori” (classificazione discutibile) allora il dovere del senso civico e morale e il principio del rispetto della legalità, le due questioni cruciali e problematiche del nostro Paese, sostengono il peso e rovesciano la critica di definizioni giornalistiche erronee sui manifestanti come semplicisticamente “anti-berlusconiani” e “giustizialisti”.

La manifestazione di Roma non è stata un insuccesso; è riuscita e di successo, con alcune fuoriuscite che l’hanno sporcata ma non scalfita nella sua pienezza. Se i grandi media non lo fanno, è opportuno che che vi abbia partecipato faccia opportune precisazioni. Fare di tutta l’erba un fascio, come fanno i più importanti quotidiani ed editorialisti distorcendo l’informazione complessiva, non serve che a riempire colonne e a disconoscere la bontà di un giudizio veritiero. Leggi il seguito di questo post »





Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda Leggi il seguito di questo post »





Laicità e diritti civili. E il riformismo che il Pd “non può fare”

6 04 2008

I temi della laicità e dei diritti civili sono tra i meno trattati in questa campagna elettorale, quantomeno dai due partiti maggiori. L’uno, il Pdl, ha pensato di non farvi quasi mai cenno; l’altro, il Pd, ha fatto di peggio perché quando le suddette issues sono emerse in alcune interviste dei propri candidati, si è trattato di gaffes (ma in verità sono espressioni di pensiero reale) da cui il Pd ha tentato di rifuggire, declassandole a temi extra-elettorali.

L’irrompere, nei giorni scorsi, di una pesante dichiarazione contraria a priori a possibili riconoscimenti legislativi anche per le più semplici coppie di fatto e non solo per le coppie gay, resa in occasione di un’intervista a Ecotv.it dalla Binetti, capostipite dei teodem nell’area confessionale del Partito Democratico e portatrice della cultura del cilicio e della conseguente beatitudine nella mortificazione della carne umana, ha fatto il paio con la polemica suscitata da alcune frasi pronunciate il giorno precedente dal generale Del Vecchio, altro candidato del Pd, che si era espresso sulla non idoneità degli omosessuali nell’esercito e sull’opportunità di istituire bordelli per i militari in missione. Non soddisfacente la controreplica del generale Del Vecchio alle critiche mossegli da più parti: “Vorrei precisare – ha detto Del Vecchio – che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato”. Prendiamo atto che il candidato del Pd sia stato imprudente nel dire ciò che pensa, come un’ammissione d’incapacità nel tenere celati i propri reali pensieri. E la stessa qualità d’eloquio e d’idee abbiamo potuto ravvisarla nella candidata Paola Binetti. Dalle dichiarazioni di replica dell’emittente Ecotv.it si viene a sapere che la Binetti aveva chiesto di non mandare in onda l’intervista perché ‘forse aveva un po’ esagerato’.

 

Veltroni ha cercato timidamente di tamponare le inopportune dichiarazioni di questi giorni affermando pubblicamente: Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori”.

Ma nel programma del Pd i timidi cenni sui diritti civili, a leggi contro le discriminazioni, risultano essere punti di facciata, strumentali al voto e poco credibili in considerazione di tali premesse ideologiche. E dei Cus, che dovrebbero ammorbidire ciò avrebbero dovuto essere i Dico, che a loro volta dovevano ammorbidire ciò che avrebbero dovuto essere i Pacs, non v’è traccia evidente e destino sembra dire che non sarebbero provvedimenti di Governo e/o si spegnerebbero negli iter delle commissioni parlamentari.

 

La semplice presenza dei due personaggi sopraccitati nelle variegate liste del Partito Democratico è sufficiente a far intendere quale sia stata la strategia del Pd nella scelta delle candidature. Però, presentare una pletora indistinta di personaggi, anche lontani dalle competenze di cui necessiterebbe la classe politica dirigente (ricordiamo che la giovane Madia dichiarò subito di essere candidata in quanto non avente alcuna esperienza politica) risulta essere rischioso e alla luce di cui sopra controproducente, perché poi anche loro “parlano”.

Sulla scia di quanto detto, abbiamo anche sentito qualche giorno fa Franceschini, vice-segretario del Pd, annunciare con orgoglio che il Pd porterà in Parlamento circa 120 cattolici. A parte il reiterato concetto di “portare” in Parlamento, secondo il quale il Pd ci ricorda che i cittadini-elettori non svolgeranno una vera funzione “elettiva”, ci si dovrà rallegrare della presenza di politici in Parlamento sulla base del credo religioso? E quanti saranno coloro che si potrebbero tacciare di omofobia? Tra un ex fascista alle amministrative di Roma, il candidato al Campidoglio Rutelli che ha dichiarato il no all’istituzione del Registro delle Unioni civili nella capitale, la Binetti e il generale Del Vecchio, l’antico celodurismo della Lega e la tradizione conservatrice della Destra sembrano lasciare il passo a questo nuovo che avanza. E il riformismo tanto declamato dal nuovo partito fa pietosa fine, virando più verso la Destra americana, come detto da Titti Di Salvo, (la Sinistra l’Arcobaleno) che verso quello europeo.

 

Risulta evidente che non è, non può e non vuol essere il Pd un promotore di diritti civili e di garanzie per le minoranze e che quella nuova stagione di cui vuol farsi portavoce è ben lontana da un certo “I have a dream” di Martin Luther King (di cui ricorreva l’altro ieri il 40° anniversario dalla scomparsa) e dalla sue battaglie per le minoranze ma anche dal Zapatero dei giorni nostri.

 

 

 

Laicità e diritti civili sono sempre stati punti in favore dei movimenti europei che si rifanno ad una cultura socialista e al minimo riformista ma non sono considerati dal Pd come temi degni d’attenzione. Leggi il seguito di questo post »





Le conferenze stampa di Veltrusconi, per parti separate

2 04 2008

 Berlusconi e Veltroni-Conferenza stampa (repubblica.it)

Ieri sera Conferenza Stampa” (Audiovideo) su Rai Due con Berlusconi e Veltroni, dunque Veltrusconi per parti separate. In due tempi di egual durata, (la par condicio ieri sera era in vigore e veniva rispettata per l’evento speciale) i due leader hanno avuto 46 minuti ognuno per illustrare, di fronte al pubblico televisivo di Rai Due e ad alcuni giornalisti in studio, le proprie proposte a meno di due settimane dal voto.

Tralasciando i contenuti dei programmi elettorali abbastanza noti ai più, annotiamo qualche particolare sull’atteggiamento e su qualche tema toccato dei due candidati premier.
 
BERLUSCONI 
Berlusconi-Conferenza stampa (repubblica.it)

Il primo ad entrare in studio è stato Berlusconi, per sorteggio. I più attenti (una minoranza) avranno notato i non pochi errori grammaticali, di scelta lessicale e di consecutio temporum, commessi dal Cavaliere nelle sue risposte, come nell’accenno al “rinnovamento” dei contratti co.co.pro. Segno di una certa stanchezza dell’anziano ex premier, giunto alla sua quinta candidatura nell’arco di 14 anni di attività politica e con un sentimento interiore di inimicizia nei suoi confronti. Sarà anche per questo che finora ha rifiutato il confronto diretto vis-à-vis con il più giovane Veltroni.

Nel suo intervento parte con l’appello sul voto, su cui è tornato a rimarcare l’utilità, per una polarizzazione su sé stesso e sul candidato del Pd. “E’ opportuno che i cittadini italiani, quando diventino elettori, votino per pochi grandi partiti.” Già, quando “diventino elettori”, cosa alquanto difficile non solo quando per limiti anagrafici non possibile, ma anche quando il concetto di cittadino-elettore ha perso il suo significato più stretto, per diventare espressione di semplice conferimento di un potere ad un eletto nominato, non votato ma scelto dalle segreterie di partito. L’appello di Berlusconi è poi proseguito, rivolgendosi agli elettori del “centrodestra” (ancora non se ne fa una ragione che il centro non c’è più, Berlusconi ha perso Casini, gli manca ed ha dichiarato “Se volessero tornare con noi, le porte non sono aperte, ma spalancate” riferendosi all’ Udc) chiedendo un “voto efficace”; una variante, sempre in stile aziendale, al tormentone del voto utile.

Da annotare, sul piano delle proposte e dei meriti auto-attribuiti, alcune dichiarazioni:

  • la falsa professione di fede europeista convinta, (sappiamo invece che tante volte ha sparato sull’Euro e sull’ Unione Europea quando non esprimeva giudizi lusinghieri sul suo operato al Governo)
  • la parte di merito che si è auto-attribuito sull’assegnazione dell’ Expo 2015 a Milano, “merito anche mio per aver fatto cambiare opinione a molti capi di Stato miei amici” (chi sarebbero ci si domanda; eccetto i pessimi Bush e Putin, i leader che plausibilmente hanno il più basso livello mondiale di consenso, gli altri non lo sopportano)
  • la consapevolezza di un’alta evasione fiscale e il suo desiderio di combatterla, (del Governo Berlusconi è la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, attuato dalle società per evadere il fisco) pur nella sua giustificazione.

Infine, in merito al giudizio sulla parte separata, (vale a dire Veltroni, che lui chiama genericamente “sinistra”, evidentemente per confusione sullo stato moderno e attuale dello scacchiere politico) ha espresso le difficoltà nel caso andasse al Governo di convivere con corpi istituzionali dello Stato (Csm, Corte Costituzionale, Magistratura in genere, Capo dello Stato) a lui tutti avversi. (Chissà perché) A Veltroni ha riconosciuto essere un bravissimo comunicatore, sottolineato due volte ma di essere espressione di un illusionismo di sinistra, per di più apparentato con il “peggio del peggio del peggio”, cioè Di Pietro. (Un’ ulteriore dichiarazione onorifica per Tonino)

Non sono mancati momenti di ilarità, quando in conclusione del suo intervento ha ringraziato i giornalisti definendoli “gentili domandatori”, ha accarezzato il viso della moderatrice Giuliana Del Bufalo (che per tutto il tempo in cui ha anche interloquito con Berlusconi, si è prodigata in sorrisi velati di gentilezza distratta e che non ha saputo evitare l’ironia spicciola sul fatto che neanche lei, sfortunatamente, ha seguito il consiglio di sposare un miliardario) e ha paragonato le modalità del suo intervento e di quello di Veltroni che lo avrebbe seguito come “essere dal dentista”. Nell’opinione comune l’andare dal dentista assume tratti di timore, a cui possono essere associati in Berlusconi stati d’animo di svogliatezza e insofferenza nel dover intervenire al programma tv. A qualcuno non è sfuggito che un operatore è intervenuto dopo l’uscita di Berlusconi dallo studio per rimuovere il cuscino (video) di rialzo sul quale l’ex premier era seduto.

VELTRONI

Veltroni-Conferenza stampa (repubblica.it)

Un po’ più energico e sentito è stato l’intervento di Veltroni. Bypassando le sue prime parole, in risposta alla domanda della moderatrice su come avrebbe dovuto chiamarlo, “Eccellenza” è stata la sua ecumenica battuta di spirito, il segretario del Pd è entrato in studio salutando in modo molto cordiale e troppo amichevole i quattro giornalisti invitati, chiamando per nome come vecchi amici coloro che dovrebbero stimolarlo in vesti più critiche dovute al ruolo.

Il terreno sul quale ha voluto rispondere indirettamente a colui che Veltroni chiama “il principale esponente della parte avversa” (in realtà esistono anche altre parti avverse tra i candidati alle elezioni e non solo l’altro invitato di ieri) è stato quello del precariato, considerato giustamente come un problema serio. La precarietà “non è il male assoluto della nostra gioventù” aveva detto Berlusconi. “È il dramma più grande di questo paese” gli ha risposto a distanza Veltroni, che poi si è speso nell’ illustrare il suo approccio alla politica, che vuole diverso da com’è stato negli ultimi 14-15 anni, desideroso di uscire dalle logiche logore del periodo preso in esame. Tra i temi ricorrenti, la volontà di produrre “uno shock d’innovazione”, attraverso il mezzo e non il fine della vittoria alle elezioni e l’appello al voto per aprire un ciclo politico, con un candidato anagraficamente nella media europea dei capi di Governo.

Il suo approccio gentile si è concesso un’unica critica più velenosa verso l’avversario citando l’episodio della telefonata chiarificatrice tra Berlusconi e il Presidente Napolitano, in seguito alle sue polemiche sul Quirinale.
Tra le dichiarazioni da ritenere, la sua “chi prende un voto in più governa”, con la quale ha cercato di distogliere le ipotesi di larghe intese e di grande coalizione dopo le elezioni. Ha specificato che le riforme sulle regole vanno fatte insieme all’opposizione, come ricordato anche da Berlusconi.

Tra i punti in chiaroscuro:

 

  • E’ sembrato sminuire il ruolo della concertazione sindacale, considerata più o meno a chiare lettere come fuori dal terreno reale del lavoro e non spettante dunque di un ruolo da protagonista nel processo decisorio.
  • L’affermazione sui nuovi candidati che saranno portati in Parlamento. L’espressione lascia intendere il modo di percepire le candidature, una sorta di scelta dei propri giocatori da portare in nazionale, ma è comune in base alla legge elettorale con cui si andrà a votare. Contraddittorio l’esempio riportato della candidatura di Umberto Veronesi, già Ministro della Salute e da molti ritenuto in conflitto d’interessi tra la sua non avversità alle centrali nucleari e l’istituto di lotta ai tumori da lui presieduto. E le titubanze sulla situazione di Bassolino in Campania.
  • Il non voler adeguare la tassazione sulle rendite finanziarie alla media europea, una presa di posizione lontana dalla sinistra.

Apprezzabili le domande poste da quattro cavalli di razza (così gratificati dalla moderatrice) del giornalismo, in ordine di apparizione Stefano Folli editorialista de Il Sole 24 ore,  Mauro Mazza direttore del Tg2, Gianni Riotta direttore del Tg1 e Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa. Un po’ meno gli interventi della moderatrice, Giuliana Del Bufalo, direttrice della Testata Servizi Parlamentari della Rai, peraltro apparsa meno sorridente durante l’intervento di Veltroni e poco apprezzabile in alcuni interventi a sminuire la capacità di giudizio e d’impegno dei giovani, “generazione di ragazzi viziati” , “parcheggiati all’ Università” e la competenza delle donne in politica (“essendo donna farò domande diverse da quelle di grande politica dei giornalisti presenti”).

Noia e distanza continuano ad essere i “cavalli di battaglia” di questa corsa elettorale.





Due settimane e un voto (o due)

31 03 2008

Veltrusconi 

Con tale titolo e l’immagine di uomo politico bipartitico dal volto trasformato in stile “Face off” non si vuol né annunciare a breve una presa d’impegno ecclesiastico né il lancio di una versione politica e alternativa di “Una poltrona per due”, (è utile il titolo, non la trama) anche se nel secondo caso il timore resta fondato. Ci riferiamo al tempo che ci separa dalle elezioni e alla possibilità di un voto più consapevole al di là di ciò che ci viene propinato dalla televisione.

Messa alle spalle la tregua pasquale, finiti i giorni delle colombe, nel periodo che segue dovrebbe (?) arrivare il momento dei falchi, e di coloro che punzecchieranno l’elettore alla conquista del voto. Soprattutto di quello degli indecisi che, secondo alcune indagini di ricerca e dopo lo stop ai sondaggi elettorali, (per legge non possono più essere resi pubblici a partire da ieri) costituiscono all’incirca il 30% dell’elettorato, di cui un terzo dovrebbe o potrebbe decidere di fare la propria scelta all’ultimo momento. 

Malgrado tutti i sondaggi abbiano convenuto su un vantaggio per il Pdl, la corsa si presenta ancora interessante e le prossime due settimane potrebbero risultare importanti per chi volesse sparigliare le carte. Forse più crude negli attacchi che tradizionalmente si sferrano negli ultimi giorni a ridosso delle elezioni, anche se il clima di questa campagna elettorale ha lasciato finora minor spazio all’aggressività rispetto al passato, prestando il fianco ad ipotesi di inciucio post-elezioni. Non è da escludere, ad ogni modo, qualche sorpresa-promessa da tirar fuori per far breccia finale sullo svogliato elettore, sperando non si traduca nella solita zolfa sul genere meno tasse per tutti – abolizione dell’ICI, proposte oramai stantie, copiosamente ripetute in troppi finali tele-mediatici. Senz’altro qualcuno continuerà l’ operazione-antipatia “voto utile”, un leit-motiv fuorviante che è stato adottato prevalentemente da Veltrusconi (per chi ancora non ne fosse al corrente, Veltrusconi è un personaggio atto a rappresentare il cartello pseudo elettorale e già mediatico composto da Veltroni e Berlusconi e dunque, dalle due forze maggiori Pd-Pdl. (Anche le sigle di partito si differenziano un po’ poco) Un appello al voto utile comparso sin dalle prime battute di questa campagna elettorale e non come in genere avviene, riservato al finale. Il suo anticiparsi mostra il segno di una competizione elettorale nata un po’ stanca, soprattutto da parte del pentacandidato (per la quinta volta candidato) premier Berlusconi.

Sorprende che nell’analisi degli indecisi, una fetta consistente sia costituita da coloro che non sanno ancora quale schieramento votare e non semplicemente quale partito. Ad avvalorare la tesi che la collocazione sullo scacchiere politico dei due maggiori contendenti, il Pd e il Pdl, tenda a confondersi e a trasformarsi in un’offerta di voto pericolosamente confusa o forse più indifferenziata nei due attori principali rispetto al passato e di una conseguente minor consapevolezza nella scelta. Diverso, ed è un bene per la democrazia, il discorso sulla preferenza per altri partiti, minori in termini numerici ma atti ad offrire vicinanza e personificazione con il proprio sentire e le proprie idee, come nel caso dei partiti che esprimono una vera e propria parte politica.

Sarà curioso e presumibilmente al cardiopalma vedere come andrà a finire la partita per il Senato, dove un sostanziale pareggio porterebbe al ripetersi della stallo logorante che ha fatto da contraltare allo scenario-thrilling della camera alta durante il Governo uscente. Ed è a questo proposito che si parla di voto disgiunto, in base al quale anche possibili elettori del Pd potrebbero decidere di votare la Sinistra Arcobaleno nelle regioni in cui il Pd è dato per vittorioso, per togliere senatori al Pdl, in base al meccanismo di ripartizione dei seggi. Nelle regioni dove il Pd è piuttosto sicuro di aggiudicarsi il premio di maggioranza, (Emilia, Toscana e Umbria) ai Democratici conviene che Bertinotti e i suoi superino quel fatidico otto per cento. In caso contrario, il senatore che andrebbe alla sinistra se lo aggiudicherebbe la seconda lista classificata, ovvero il Popolo della libertà.

Ma diamo ora un’occhiata ai temi degli ultimi giorni, Leggi il seguito di questo post »





Precario cerca buon partito, scopo voto elettoral-matrimoniale

16 03 2008

Non si tratta di voto di scambio. Il nostro voto non vale solo 50 euro. Non è un annuncio personale. Sono in molti in cerca di un partito da votare per la prossima tornata elettorale. Qui non si vuol per forza sposarsi. In giro ci sono tanti precari dubbiosi sul da farsi.  

Anche nell’attuale campagna elettorale, come in quella precedente del 2006, non si è fatto a meno di sparare sui precari. Dopo l’infelice dichiarazione televisiva di qualche sera fa del pluricandidato premier Silvio Berlusconi, che durante l’approfondimento politico del Tg2 Rai “Punto di vista” ha dettato la sua ricetta per un problema che affligge tante e tanti (si, esiste anche il genere maschile) giovani e non solo, quello del lavoro precario. Ad una domanda posta all’ex premier da una studentessa universitaria, su come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto e di un reddito, (una giovane che è stata definita precaria anche se non la si può mettere alla stregua dei tanti che in questa loro condizione esclusiva devono sbarcare il lunario e non l’affrontano come impegno ad integrazione degli studi) il kapo del Pdl le ha consigliato di trovarsi un marito ricco, dunque un matrimonio di convenienza come metodo per risolvere i problemi di un’intera categoria socio-economica, composta da oltre 4 milioni di persone. “[..] le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere, e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere..”, sono state le parole della faciloneria.   

Questa dichiarazione, che ha sollevato un vespaio di polemiche e nutre la vergogna di vivere in questo Paese e per le persone che ci dovrebbero rappresentare, è stata poi oggetto di tentativi di correzione a cura dei pluriacclamati spin-doctors del Cavaliere che hanno provato a farla passare come una battuta, propria dello stile humour del barzellettiere di Arcore, che come tutti sanno è un fine umorista degno di Zelig. (Gli spin-doctors, specifica per i non addetti ai lavori, sono dei consiglieri politici che si occupano anche di modulare strategicamente il linguaggio della comunicazione politica di un leader/candidato, particolarmente in campagna elettorale; tra gli analisti risaltano solo quelli di Berlusconi poiché nel centro-sinistra vi è, a quanto sembra, una minor tradizione nell’impiego di tali professionisti o perché sono meno capaci, o meno falchi) 

Ma di tutta la vicenda, colpevole è la solita Rai, un servizio pubblico penoso. Se avessero scelto un vero precario e non una studentessa simpatizzante del Pdl, che il giorno successivo è apparsa nella lista di An per il Pdl al Comune di Roma, anche se poi la giovane ha annunciato il ritiro. La Rai si deve solo vergognare, più di Berlusconi, di cui conosciamo lo spirito che muove a tale linguaggio. Intanto tante giovani precarie dal lodevole sorriso stanno proponendo istanza di matrimonio, sul modello destinato al rinnovo dei contratti di precari.   

Con questa uscita e con quella di alcuni gg precedenti, quando durante un comizio il kapo del Pdl aveva stracciato il programma del Pd (che ha più volte accusato di averlo copiato dal suo, in effetti presentano non pochi punti in comune) si può dire di essere ormai entrati, a un mese dalle elezioni, nel clima tipico delle campagne guidate da Berlusconi, basate su offese personali e gratuite verso la collettività degli italiani e dichiarazioni scioccanti a cui naturalmente il centro-sinistra dei buonisti non sa far fronte, né in maniera elegante atta a differenziarsi sul piano dell’immagine né sullo stesso terreno dello sboccato contendente, il quale trova terreno fertile a giocare la competizione sulla guasconeria spicciola e sul bullismo senile.  

Provando ad interrogarsi sul contenuto della ricetta di Berlusconi, Leggi il seguito di questo post »





L’editore ‘serve’ al kapo Berlusconi

13 03 2008

 

Prosegue l’onda lunga della querelle sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico per il Popolo della Libertà, il nuovo plastificato di Berlusconi con i gregari oramai pienamente aggregati (Fini, la Mussolini et al.)  

Bisognerebbe riflettere su quanto viene data la convenienza a listino, a quanto si vende, pur di intascare qualche voto. Quanto può dare al borsino del proprio partito la sua presenza in lista.

Suvvia, non val la pena meravigliarsi troppo delle affermazioni di simpatia verso il fascismo né nell’accennare alla secolare amicizia con Andreotti. In Parlamento, ve ne saranno probabilmente altri * che condividono parole, idee, amicizie, magari non dichiarate come quelle dell’imprenditore ciociaro. Ciò che invece dovrebbe far più rumore, ma il fatto che non vi sia è indice di assuefazione, è il suo curriculum giudiziario. Certo, l’avere o aver avuto numerosi problemi con la giustizia sappiamo bene come costituisca titolo di merito nel Paese, un buono valido per acquisire un posto in lista e l’automatica nomina a onorevole, ma piacerebbe credere che vi siano ancora dei nostalgici della Giustizia e della correttezza morale, capaci ancora d’indignarsi davanti a tali figure di..candidàti. Figure che danno al Pdl un cattivo odore nel suo presumibile sentore di collocazione europea, quello del Ppe (Partito popolare europeo) il cui presidente Juncker ha commentato negativamente sull’inserimento di tale personaggio nella grande famiglia popolare europea, rinfocolando la polemica. Le solite buone figure del centro-destra italiano in Europa.  

Ma non fa neppure meraviglia leggere la motivazione del grande kapo Berlusconi, che sul suo candidato ha dichiarato: “L’editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte”.

Una logica brutale ma che non fa una piega, gli editori e molti giornali servono (al)la politica. Anche se i giornali importanti a cui fa riferimento il kapo del Pdl sono: Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Oggi Nuovo Molise. Sono tutti giornali dell’oggi, del doman non v’è certezza.

Dunque, l’ex Presidente dell’ Associazione Sportiva Roma avrà la maglia nera numero 11 nel collegio del Lazio al Senato, perché Berlusconi dice che “serve”, perché è un editore di giornali importanti; con questo provincialismo pensa di rialzare l’Italia?

Non è esente da logiche provincialistiche e meramente territoriali l’altro candidato utile “a loro”, Walter Veltroni, che ha dichiarato che nominerà, in caso di vittoria, un ministro del Nord-Est, perché è una zona importante del paese. Nella presentazione delle liste in Campania di qualche giorno fa, provocò amara ilarità la dicitura “Ds Salerno” nella casella di un nome non ancora deciso. Liste e ministri, candidàti su base editoriale o penale da un lato, ma anche familistico-anagrafica, nell’ultimo caso come le candidature di giovani donne nel Lazio e in Campania. La Campania è una delle regioni più popolate d’ Italia dunque è una regione importante; ce lo fa un Ministro campano, Veltroni? Sono questi evidentemente i criteri adottati dal Pdl e dal Pd per la creazione delle liste. 

Tornando a Ciarrapico, non è l’unico esemplare di candidato che abbia avuto problemi con la giustizia. L’andazzo di utilizzare il Parlamento perché non v’è più posto a San Vittore è duro a morire, malgrado la denuncia di Grillo abbia sortito qualche effetto purificatorio. Stiamo attenti quando andremo a votare. Se terremo a mente i loro nomi ma soprattutto saremo informati sul partito di appartenenza, sapremo già quale simboletto non votare, ed è già qualcosa di ragionevole votare per sporca eliminazione. Questo si sarebbe un voto utile, alla pulizia e alla polizia, che li potrebbe andare a prendere a casa. Antonio di Pietro c’informerà.
  

aggiornamento 18/03

* Sull’onda del caso Ciarrapico, Dario Franceschini aveva sfidato chiunque a trovare un nostalgico del fascismo in lista con il Pd di Walter Veltroni. E ha perso la scommessa. C’è infatti un fascista dichiarato, coordinatore nel Lazio di Alternativa sociale, partito di Alessandra Mussolini. Si chiama Paolo Arcivieri e corre per il Pd nel municipio VI di Roma. Il candidato trasformista ha trascorsi non certo gratificanti: sette mesi di galera nel 2006 per l’inchiesta sui supporters ultrà della squadra della Lazio che ricattavano il presidente della società calcistica. E questo rafforza il concetto che, nel voler essere tutto ma anche il contrario di tutto, candidando personaggi di ogni genere e provenienza anche contraddittoria, (o per provenienza geografica, specie settentrionale, come se le candidature fossero i giochi della gioventù, le competizioni sportive nazionali per le scuole) il Pd si voglia configurare nello scacchiere politico come partito “contenitore” generico, come Forza Italia che è sempre stato definito “partito pigliatutto”.