Al voto a Napoli. Indecisi, dubbiosi e altri: al 1° turno c’è anche il voto disgiunto

15 05 2011


Anche per le imminenti elezioni amministrative al Comune di Napoli (1° turno, 15-16 maggio), è certo che tra gli aventi diritto al voto vi sia una fetta, che qui non vogliamo quantificare, di indecisi del tutto (sull’andare a votare) e un’altra fetta composta da chi ha almeno un dubbio da risolvere per riuscire ad esprimere la propria preferenza di voto.

Dei primi, è comprensibile un certo disincanto misto a rabbia, delusione, distacco, rassegnazione e altro ma, specie nelle condizioni in cui versa la nostra città in questo momento, andare a votare dovrebbe essere un bene, oltre che un diritto/dovere civico: per i giovani, disertare sarebbe un po’ come non esercitare voce in capitolo e non ritenersi possibili protagonisti di un cambiamento; per i meno giovani e comunque per tutti, significherebbe abbandonare la capacità di indignarsi e di reagire. Opinioni personali, con rispetto per quelle di ognuno.

Veniamo alla seconda fetta, composta da coloro che hanno un dubbio tra chi e/o cosa scegliere; certamente vi sono quelli che combattuti tra il gradimento personale verso un certo candidato e la preferenza per una lista diversa e un po’ più in là di quelle che lo sostengono, hanno il timore di disperdere il proprio voto in un verso o nell’altro e credono che dovranno per forza scegliere tra due opzioni. Un’incertezza che può essere dissolta in una proficua soluzione.

Ricordiamo, infatti, dato che non in molti conoscono tutte le modalità e possibilità di espressione del voto, che alle elezioni comunali per il sindaco di Napoli, come per tutti i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, è possibile esercitare (al 1° turno e solo in quello) anche il c.d. “voto disgiunto”. Come si esprime il voto disgiunto? Facile: tracciando sulla scheda azzurra, naturalmente con la matita copiativa che si usa al seggio, un segno (una X) sul rettangolo (contrassegno) recante il nome e cognome (nominativo) di un candidato alla carica di sindaco ed un altro segno X sul simbolo di una lista (chi la chiama partito, fa lo stesso qui per intenderci) non collegata al candidato sindaco prescelto.
Naturalmente, tra le altre possibilità, vi è anche quella di votare solo il sindaco.

Qui si ritiene che chi esprima il voto disgiunto si riveli un cittadino-elettore ben informato, consapevole e capace di apprezzare la personalità e le qualità individuali del candidato sindaco scelto, a partire per esempio dal grado di fiducia che egli singolarmente ispira e dunque al di là dei partiti e allo stesso tempo di dar peso alle idee, ai programmi della forza politica considerata complessivamente più ‘vicina’. Naturalmente queste sono solo alcune motivazioni.

In questo modo, inoltre, si può accompagnare il candidato sindaco che si ritiene abbia più speranza, più possibilità che andando al ballottaggio possa battere l’antagonista principale e allo stesso tempo si aiuta la lista che si preferisce.
Sono infatti i due candidati a sindaco più votati al primo turno che vanno al ballottaggio (2° turno, in cui non c’è voto disgiunto) mentre con i voti di lista saranno eletti i consiglieri comunali.
Ecco dunque un fac-simile di scheda senza nomi che semplifica graficamente il voto disgiunto (valido solo al 1° turno):

grafica scheda con voto disgiunto per il 1° turno

Es. grafico scheda con voto disgiunto, valido solo al 1° turno

Con questa modalità, ricordiamo anche ai componenti del seggio e a tutti coloro che seguiranno lo spoglio del primo turno, che saranno validi sia il voto alla lista sulla quale è tracciato il segno sia il voto al candidato a sindaco anche se non collegato alla lista votata.
Il voto disgiunto non è possibile nelle elezioni riguardanti la Municipalità (scheda arancio) e nell’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta del sindaco.

Detto un po’ di quel che serve, non resta che augurare serenità e buon libero voto in libera Napoli!





E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda Leggi il seguito di questo post »