A Napoli la nuova politica: dello struzzo?

6 09 2011

politica dello struzzo

politica dello struzzo


Si conferma difficile, a Napoli (ma non solo), che la politica dello struzzo, lo scaricabarile, il vittimismo, il pressappochismo a cui si può aggiungere anche la presunzione (l’avere atteggiamento presuntuoso) possano concederci una tregua, magari il tempo di una consiliatura comunale; ecco così commentare una nuova ‘sparata’, insieme ad una nuova sconfitta, della ‘politica’ locale.


Primo tema della discordia, motivo di tale commento, la sicurezza urbana e la sua percezione; soggetto protagonista: il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Ospite alla festa nazionale dell’Api di Rutelli, tenutasi nello scorso weekend a Lebro, ha azzardato un paragone tra le città di Napoli e Bruxelles spiegando che in quest’ultima, dove si recava in veste di europarlamentare, egli aveva maggior paura di passeggiare per strada allorché a Napoli si sente più sicuro. Poche ore dopo è giunta la legittima, in più elegante, replica del corrispettivo belga, il simpatico (così è sembrato a chi scrive in un occasione di un incontro di persona) Bourgmestre Freddy Thielemans, tramite il suo portavoce stampa, Nicolas Dassonville: «Da noi non ci sono di certo le rivolte per i rifiuti, né “zone franche” in cui la polizia non può operare. La nostra polizia è presente ed interviene ovunque…Bruxelles è una città in cui il tasso di criminalità è sicuramente molto inferiore alla media delle grandi città europee». (cit. inDe Magistris fa arrabbiare Bruxelles…”, corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 03-09-2011)

  • (My message to Mr. Thielemans: “Mr. de Magistris didn’t speak in my name in that case; I am Neapolitan, Brussels is more safe than Naples and as a liveable city, I hope to reach you again in the future”)

Gettare discredito su altri, in tal caso un luogo, trasmettendo il messaggio che ‘lì è peggio che qui’ (opinione soggettiva, di minoranza) è atteggiamento di chi tenta di spostare l’attenzione dalle proprie pubbliche difficoltà, mettendo metaforicamente ‘la testa sotto’ ed essendo forse consapevole di non essere davvero in grado di realizzare quel cambiamento che si promette, ancor più in rapporto alle aspettative create (come in quelle di chi scrive, che come blogger ha sostenuto l’elezione di de Magistris, dunque non essendo un avversario).

Risale a pochi giorni fa un atteggiamento simile, di confronto e autoconsolazione, in un commento al dato 2011 riguardante il minor numero di omicidi a Napoli rispetto a Roma.

Intanto, la stessa domenica si è appreso che due previste tappe italiane della manifestazione sportiva di vela “World Series”, prologo dell'”America’s Cup” alla cui ospitalità Napoli si era già una volta candidata, non si terranno nel mare di Bagnoli; gli è stata preferita Venezia, grazie anche alle garanzie e alla concretezza, per dirne qualcuna, offerte dall’amministrazione della città lagunare. Leggi il seguito di questo post »





Il ricandidato presidente Obama ‘termina’ la dipartita di Bin Laden

4 05 2011

Fatto sparire (ora?) Bin Laden, riprenderà quota la ricandidatura di Obama?

Obama-Terminator

Obama-Terminator

(immagine tratta da: beppegrillo.it)


Di foto ritoccate di Osama Bin Laden abbonda non solo il web ma, come continuiamo a constatare, anche la stampa tradizionale e le agenzie, malgrado la presunta maggior professionalità nell’uso e nella verifica delle immagini/fonti; prendo allora in prestito il fotomontaggio pubblicato sul blog di Beppe Grillo, che mi appare come l’immagine più credibile di questi giorni e sposto brevemente l’attenzione sul possibile maggior beneficiario della dipartita di Bin Laden, il nuovamente candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America Barack Obama.

Perché una questione, indubbiamente, è la seguente: fatto sparire Bin Laden, riprenderà quota la ricandidatura di Obama? Quale che sarà il risvolto elettorale, anche a distanza di tempo e nel rapporto tra l’aspetto emotivo del momento e quello razionale di bilancio del primo mandato, l’ennesima notizia della morte di Osama, raccontata in modo incerto dalla stampa americana e confrontata con qualche dichiarazione stranamente cauta proveniente da fonti del governo americano, lascia un po’ di dubbi in tanti, tra cui un autorevole giornalista quale Giulietto Chiesa (video da youtube.com)

Buchi, illogicità, tempistica piuttosto breve (40 minuti) dell’operazione anche in rapporto ad un territorio geografico piuttosto ampio fatto teatro dell’intera vicenda, esame immediato del DNA, attraversamento di due Stati (passaggio in Afghanistan e poi tutto il Pakistan partendo dal suo nord di Abbottabad) conclusosi con rapida sepoltura in un mare (?!) (che non è quello dell’Afghanistan anche perché non c’è) di un volto, di un corpo ancora senza immagini credibili (stanno ‘fabbricando’ un video che forse verrà diffuso nei prossimi giorni e per quanto riguarda le foto dell’ucciso, sono “atroci” fa sapere l’amministrazione USA che continua a prendere tempo) e altri particolari non danno certezze; anzi, rinfocolano ipotesi e dichiarazioni passate secondo cui Osama sarebbe morto da anni e che dunque Obama abbia deciso di ‘terminarlo’ in questi giorni, forse perché avutane notizia certa, per risalire nel grado attualmente basso di consenso tra gli elettori.

Ad ogni buona verità, il mio resterà un punto di vista minoritario; tuttavia, io non festeggio la morte di qualcuno, un uomo seppur un terrorista e altro, ucciso e con un’arma da fuoco, con un colpo alla testa (darebbe segni atroci?) da chi di preciso non si sa ancora e poco cambia. Per l’ennesima operazione di morte, fatta da un Paese che si ritiene espressione della migliore democrazia nel mondo, tale da esportare con armi, invasioni e occupazioni, cui si lasciano trascinare altri paesi, compreso il nostro. Una cultura diversa da quella della vittoria della morte comporterebbe una cattura da vivo per un giusto processo e non una giustizia sommaria che “è fatta”.

E visto che ora mi trovo ad esprimere opinioni in tema di guerra e di morti, penso che i bombardamenti sulla Libia non siano ricompresi nell’alveo della famosa risoluzione Onu spesso citata come autorizzazione e che, diversamente dal benestare del presidente della Repubblica, la partecipazione attiva del nostro Paese non rispetti l’art. 11 della nostra Costituzione.





La net-friendly Presidency di Obama e la net-illiteracy di Berlusconi

16 11 2008


Il President-elect Barack Obama, 47 anni, ha trasmesso anche attraverso You Tube il suo primo weekly address, il messaggio settimanale alla nazione, di sabato come d’uso tra i Presidenti degli Stati Uniti d’America.

Il canale che raccoglie i video della Presidenza Obama si chiama "ChangeDotGov" ed è la prima volta, si legge sul sito di staff "change.gov", che tale tipo di messaggio è stato trasmesso anche attraverso un video sul web.

Il tempo dei primi discorsi del "caminetto" di Roosevelt alla radio è lontano e le reti sociali cambiano, amplificandosi e dimostrando l’importanza della rete (web) per la politica. Il Washington Post scrive "You Tube Presidency", titolo ripreso in Italia dove Obama viene descritto come "Presidente You Tube" e "Google President".

E’ evidente e deprimente la differenza di approccio con il 71enne Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi che rivelò, in una conferenza stampa del 27 marzo con i giornalisti di Adnkronos e a campagna elettorale in corso, il suo net-analfabetismo, (illiteracy) vale a dire la sua non conoscenza del mezzo.

Nel suo discorso, da riascoltare e riportare alla mente, (segue l’audiovideo) Berlusconi giunse anche ad una conclusione: [..]"Mi sa che davvero hanno ragione quando dicono che io sono troppo vecchio per governare un Paese moderno".[..]