Il governo vuol ‘accorpare’ le festività civili. E non per un colpo di calore

19 08 2011
No soppressione festività civili

"No soppressione feste civili"

(immagine tratta dal blog: http://soppressionefestecivili.blogspot.com/)


Sarebbe meno preoccupante se si potesse imputare alle calde temperature la causa per cui, tra luci ed ombre presenti nelle misure anti-crisi approntate in questo mese di agosto dal governo Berlusconi, sia stata proposta quella di accorpare (ma si potrebbe dire anche “accoppare” e comunque sopprimere, de facto) le festività civili del nostro Paese, (insieme a quelle dei Santi Patroni e già San Gennaro a Napoli non è d’accordo, per così dire) in modo che “le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica” (art. 1, comma 24 del Decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138).

Sono quelle di celebrazione laica di avvenimenti storici, in ordine da calendario: il 25 Aprile, il 1° Maggio, il 2 Giugno; le date che hanno significato la Liberazione dal Fascismo, il valore del Lavoro e la scelta di democrazia costituzionale della Repubblica.

Purtroppo non è quello il motivo; lo è, invece, la volontà già più volte espressa di sminuire la considerazione degli eventi che hanno arriso all’Italia ma non, fatte le proiezioni storiche, al pensiero settario dell’attuale governo.

Si pensi a cosa succederebbe nell’opinione pubblica se, per esempio, in Francia si decidesse di spostare la festa nazionale del 14 luglio ad un altro giorno, precedente o successivo.

Peraltro, l’introduzione di tale disposizione non sembrerebbe poter produrre rilevanti ricadute economiche vantaggiose; anzi, potrebbe aversi una contrazione di consumi, come fanno notare gli operatori del turismo, con conseguenze dannose per il motore dell’economia nazionale.

Ma la questione è anche di principio, di identità e riconoscimento dei valori fondanti della nostra storia democratica e memoria civile.

Tra le voci di contrarietà espresse in rete, a sostegno della posizione espressa dall’“Anpi”, l’Associazione “Articolo 21” ha lanciato un appello, con raccolta di firme, “contro l’abolizione delle feste del 25 Aprile, del 2 Giugno e del Primo Maggio; alcuni docenti universitari promuovono a loro volta un appello, anche attraverso una pagina Facebook, con petizione per il “No alla soppressione delle feste civili”. Altre iniziative, come la petizione della CGIL, stanno nascendo.

Sperando in un suo rinsavire e in uno scatto d’orgoglio nazionale perfino in questo governo, continuerei ad ogni modo a festeggiare i tre bellissimi eventi storici nelle loro rispettive date reali e originali.

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Montecitorio: Camera chiusa per poltrone a rischio

3 12 2010
(Montecitorio) Camera dei Deputati chiusa

(Montecitorio) Camera dei Deputati chiusa

Nella riunione del 1° dicembre il Pdl ha chiesto e ottenuto, con l’accordo dei Futuristi di Fini, di tenere la Camera chiusa, inattiva fino alla discussione della mozione di sfiducia al Governo, a cui seguirà la votazione del 14 dicembre.

Stanno tremando al pensiero di perdere le poltrone e non riescono ad occuparsi di altro se non, forse, al loro relativo conteggio e ai tentativi di acquisizione di poltronisti incerti.

Tale debolezza, tra le altre del suo capo, fa di questa ‘maggioranza’ in decomposizione il Governo dell’improduttivo non fare.





‘Festa’ del lavoro. A Napoli, del terrorismo di certi ‘disoccupati’

1 05 2010


‘Festa’ del lavoro, ricordando (come si dovrebbe) soprattutto i caduti e tenendo a mente i non pochi che soffrono lo sfruttamento, la precarietà e la disoccupazione in specie giovanile di cui governi e sindacati poco si preoccupano e soprattutto con scarse capacità di analisi.

In Campania, dati Istat, la situazione è delle peggiori. Inoltre a Napoli “disoccupati” sono chiamati, da molti organi di stampa in questo colpevoli, certi gruppi più o meno organizzati che fanno del terrorismo, della violenza il proprio modo per chiedere vie preferenziali di accesso al lavoro; gente che, forte è il sospetto, sembra inviata e pagata per creare disordini.

A differenza delle moltitudini silenziose di giovani (e meno), tra cui istruiti e competenti, che pur essendo senza lavoro e senza meritevoli prospettive s’impegnano nel rispetto dell’ordine pubblico, preservando il territorio e l’immagine della città anche per il turismo napoletano, che con amara ironia invece può assumere un suo genere specifico fatto di distruzione e impunità.





Elezioni regionali campane: per l’elezione del presidente, uno qualunque fuorché De Luca

27 03 2010

 
Non che le elezioni nella mia regione, la Campania, dèstino in me grande motivazione all’espressione del voto; ciò malgrado, avendo l’abitudine di seguire anche la politica locale di Napoli e della sua regione (pur scrivendone poco), parlo dell’imminente voto per il rinnovo del Consiglio regionale e per l’elezione del presidente della Giunta.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

In parte si tratterà, in tal caso, di un voto ‘contro’. Per attribuire una preferenza ad uno dei candidati presidente che non sia Vincenzo De Luca.
Per il voto di lista, ho le mie idee che potrò esprimere nel segreto dell’urna. Per l’elezione del presidente, la scelta è più di tipo personale, dunque la mia esclude De Luca.

Intanto, considero negativamente la decisione dell’Idv e di SEL di non presentarsi in proprio ma di sostenere, alleati in coalizione, quel De Luca su cui questi partiti avevano sollevato dubbi e critiche in merito alle inchieste in cui è visto coinvolto. Ma, in primis, la questione politica è e si fonde, inevitabilmente in elezioni di tal genere, nella personalizzazione della politica.
Non è la prima volta, nell’ambito locale campano, che quelle ed altre formazioni politiche predicano bene e razzolano male; un detto che potrebbe piacere a Di Pietro ma che in questa sua scelta di sostenere De Luca gli si può rivolgere contro. De Magistris, invece, si era dichiarato contrario ad appoggiare il sindaco di Salerno. Il compromesso al ribasso ha purtroppo avuto la meglio.

Ma veniamo a colui di cui si parla. Per citare brevi motivazioni contrarie, la prima che mi viene in mente è un’opinione sul suo atteggiamento, sull’arroganza. In campagna elettorale, lo ha più volte reso evidente con espressioni come mi devono pagare, riferendosi ad un eventuale confronto (eluso) con gli altri candidati, specie con Ferrero e Fico.
Percepisce la sua partecipazione ad un confronto politico al pari di una fornitura di un prodotto commerciale?
Sono tanti i maltrattamenti verbali di cui “lo sceriffo”, un soprannome che gli è stato dato, ha usato in questi mesi di campagna elettorale; perfino minacce come quella rivolta a Travaglio con spero di incontrarlo di notte al buio. Considerando che non solo in questi ma anche in più sereni eloqui digrigna i denti, il suo stile mi appare un po’ ‘violento’ e non un semplice decisionismo dell’uomo del fare come egli si ritiene.

Aggiungiamo, non con sorpresa, che non disdegna apprezzamenti verso Berlusconi e che si è dichiarato di destra europea. I commenti che fa su altri sono quasi unicamente tesi non a confrontarsi sugli argomenti ma ad offendere gratuitamente (ma forse vorrebbe essere pagato anche per questo) la persona, che per lui è un ‘nemico’, quando addirittura “non esistente” per cui non può confrontarsi con il “nulla”. Questo modo d’intendere la politica, per certi versi non dissimile da quello di Berlusconi, offende ogni vero democratico. Rinvio, a tal proposito, ad un articolo (“E De Luca offende come il Cavaliere”) di Fabio Ciaramelli.

Questi sono alcuni tratti salienti di un candidato (a ‘Governatore’ si vota una persona-candidato) che i piddini (che lo presentano comunque come proprio e da cui lui si smarca ad ogni occasione) ed altri elettori di centro-sinistra e non identificati potrebbero votare; con quale piacere e convinzione? Non può bastare quella di non essere il candidato di Berlusconi ma quello dell’altra principale parte politica (per così dire). Considererei negativa una scelta automatica e un po’ acritica di elettori di quel partito (Pd) e di altri dello stesso schieramento di associare il loro voto di lista a quello di De Luca. (Ricordiamo che è possibile, direi auspicabile per essi, il voto disgiunto; si può votare una lista e non per forza il candidato da essa sostenuto, contrassegnando anche il nome di un candidato presidente appoggiato da altra o altre liste).

Infine, per chi non lo conoscesse bene, il candidato De Luca ha espresso in svariate occasioni più lontane nel tempo (non ultimamente, per ragioni di convenienza elettorale) sentimenti e dichiarazioni contro Napoli e i napoletani, a volte in via sottesa altre volte in modo palese. E si candida a governare una regione di cui Napoli è il capoluogo, oltre ad essere la cosiddetta ‘capitale’ del Mezzogiorno.

Chiudo dunque questo breve intervento personale, così dovuto al poco tempo a disposizione, con un video in cui De Luca, tifoso della Salernitana, si compiace di certi cori contro i napoletani.
Secondo qualcuno, non è buona politica utilizzare il calcio come elemento di propaganda (negativa in questo caso) ma penso si adatti a quel modo d’intendere la politica.

Da Bassolino a De Luca, non credo si possa “cambiare tutto”, come recita uno scontato slogan della sua campagna..per cambiare davvero, meglio scegliere un altro tra i candidati presidente.
Uno qualunque fuorché De Luca.





I bocciati sul lodo. Dalla parte della Costituzione

11 10 2009
articolo 3 Costituzione italiana

articolo 3 Costituzione italiana

Anche il secondo tentativo di sospendere i processi che lo riguardano non è andato a buon fine per il premier-imputato Silvio Berlusconi. Il c.d. “lodo Alfano”, ennesima legge di fatto ad personam e scudo immunitario riedizione del già respinto “lodo Schifani”, è stato a sua volta giudicato illegittimo con sentenza (7 ottobre 2009) della Corte costituzionale per “violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione“.

 

Una sentenza ovvia, che tiene conto di un principio fondamentale (pur)troppo trascurato dalla stampa e dai commenti politici di questi giorni: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”. Talmente chiaro dal punto di vista giuridico e per il senso comune che ci si dovrebbe rammaricare della necessità di un pronunciamento in merito da parte del massimo organo di garanzia costituzionale, la Corte Costituzionale; ma in Italia persino i princìpi fondanti dello Stato di diritto, della democrazia e della sua Carta fondamentale sono sotto attacco e necessitano di essere ribaditi e oltremodo difesi. Addirittura considerati come una nuova e straordinaria conquista, per alcuni esponenti politici negli attimi immediatamente successivi alle sentenza. Prendiamo invece questo esito avverso alla legge “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” come un’iniezione di fiducia per l’opinione pubblica nella persistenza di almeno un organo che si fa garante della Costituzione e riassumiamo alcuni punti su tutti i protagonisti bocciati sul lodo e dalla Costituzione e sulle distorsioni comunque negative dei giorni scorsi.
Perché si avverte il bisogno (e la libertà) di dire, di scrivere fatti e riferimenti che potrebbero, anzi dovrebbero essere noti e diffusi ma che, considerando ad esempio che l’art. 3 della Costituzione quasi ovunque viene menzionato poco o punto, non appaiono sempre tali.

 

L’informazione parziale dei Tg

Prendiamo ad esempio il Tg2 RAI, oggetto di analisi ideale per constatare come venga costruito quotidianamente un telegiornale del ‘servizio pubblico’ in favore di una precisa parte politica, attualmente quella che è espressione del Governo. E che vorrebbe anche scegliere l’opposizione amica; quasi ogni sera il Tg2 trasmette un commento del ‘dalemiano’ appassionato di tessere e bocciofila Bersani, uno dei candidati alla segreteria del Pd e più raramente degli altri due, Franceschini e ancor meno Ignazio Marino. Il 5 ottobre, giorno precedente la prima seduta della Consulta, viene trasmessa solo un’intervista ad un presidente costituzionale emerito che espone opinioni favorevoli verso il lodo; nessun intervistato con un’opinione diversa e possibilmente opposta. Nel dopo sentenza, lo stesso Tg così come la maggior parte degli altri sottolinea una sola motivazione della sentenza stessa, quella di inidoneità di una legge ordinaria per il lodo, a fronte di una legge che avrebbe ‘dovuto’ essere (di modifica) costituzionale. La violazione del principio enunciato nell’art. 3 Cost., sull’eguaglianza dei cittadini, viene sminuita con un secondario “anche” al fine di diffondere l’idea, anche in prospettiva futura, che non sia poi così importante.  

E’ bene allora sottolineare che l’incostituzionalità è ed era già di per sé evidente anche solo in base all’articolo 3 Cost. e che il comunicato della Consulta (le motivazioni complete non ancora note), su cui si basano le conclusioni di buona parte della stampa e della politica, riporta le due violazioni senza stabilire una primazia.


Gli avvocati di Berlusconi

E’ da notare che alla seduta della Corte non viene ammessa la Procura di Milano; vi sono i tre avvocati personali del premier: Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, a cui si aggiunge l’Avvocatura dello Stato anch’essa per parte del premier e rappresentata da Glauco Nori (l’Avvocatura dello Stato è incardinata nella Presidenza del Consiglio e a difesa del premier; giornalisti e osservatori stranieri avranno avuto qualche difficoltà a capire o, meglio, ad accettare l’idea); questa nei giorni scorsi aveva travalicato i suoi compiti istituzionali disegnando conseguenze politiche per un’eventuale bocciatura del lodo. Le arringhe in aula arrivano ad espressioni indicibili (ma dette): per Ghedini “la legge è uguale per tutti ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Vi sono anche considerazioni, degli avvocati, di natura politica e politologica e non di tecnica giuridica; secondo Pecorella, “la nuova legge elettorale ha sostanzialmente modificato l’identità costituzionale del premier – quindi ora il premier non è più solo un
primus inter pares, (equivalente ai ministri) ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare, che segna un distacco dalle tradizioni degli Stati liberali”. Nella tesi dell’Avvocato Pecorella scorgiamo un’amara deduzione; nel nostro Paese vige oramai una ‘democrazia’ illiberale. Diverse affermazioni, a parere dannose e diseducative, con il rischio di solleticare una rivalsa di tanti studenti nei confronti di testi e docenti di diritto. E’ bene ricordare che il Presidente del Consiglio è eletto dal Parlamento e non, come hanno cercato di spacciare Pecorella e Berlusconi, direttamente dal popolo degli elettori. Ad un esame di diritto costituzionale, o pubblico, sarebbe da bocciare.

 

Berlusconi irritato

Appresa la sentenza, dice che “la Consulta è di sinistra” (ha dimenticato “comunista”), un po’ di magistrati sono rossi, la stampa in alta percentuale di sinistra, tutti gli spettacoli di approfondimento televisivo gli sono contro, i comici lo prendono in giro; escludendo il Partito Democratico che non ha nominato tra le parti avverse (se ne possono trarne interrogativi) ma aggiungendo il complotto anti-italiano e internazionale e l’essere il più perseguitato della storia si arriva alla conclusione che buona parte del mondo che lo circonda, ma soprattutto dell’Italia ‘che si vede’ sia di sinistra. Con tanta sinistra nel Paese, con i tanti comunisti che in realtà sono ‘quattro gatti’, i gattocomunisti, non spiega come lui e il suo governo abbiano tanto (presunto) consenso. Non dice mai quali sono i suoi elettori dichiarati, quale sarebbe il suo ‘popolo’. Che infatti non scenderà in piazza neanche stavolta. Forse si tratta dei Galli di Bossi, i cui annunci e vilipendi dovrebbero essere quantomeno redarguiti dal Capo dello Stato, in genere impegnato in moniti in-diretti a Di Pietro.

Nell’intervento alla terza ‘camera’ Porta a Porta, inelegante e gratuitamente offensivo verso Rosy Bindi, Berlusconi afferma: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”. E dice di essersi sentito preso in giro. Da Napolitano. Leggi il seguito di questo post »





Legge sulle intercettazioni. La prassi del parere preventivo del Presidente Napolitano

5 07 2009

stop Napolitano legge intercettazioni

stop Napolitano legge intercettazioni


Il mio parere, unito alla percezione di un sentiment secondo cui altri non si esprimono per timore d’incorrere nel ‘politicamente scorretto’, è che non sia preferibile la prassi, intrapresa dal Quirinale nei confronti di questo Governo, di confidare un ‘parere preventivo’ noto anche come azione di moral suasion su leggi in itinere, come nel caso del Ddl sulle intercettazioni non ancora approvato da entrambi i rami del Parlamento.

Si era già avuto una sorta di sconfinamento presidenziale sul caso Englaro e per il decreto sul testamento biologico; è plausibile temere che l’esito che potrebbe scaturire da questo stop di Napolitano al Ddl sulle intercettazioni, in buona fede, possa essere simile al precedente: una correzione solo parziale della prima proposta che lascerebbe sul campo parecchi scontenti.

Benché il Presidente della Repubblica possa ravvisare condivisibili vizi di incostituzionalità nel disegno di legge sulle intercettazioni approvato (con emendamenti) alla Camera, la sua procedura d’intervento non segue il dettame costituzionale che prevede l’attesa dell’approvazione di una legge prima della sua esamina, a sua volta seguìta dalla decisione da parte del Capo dello Stato di promulgarla o rinviarla alle Camere per un’ulteriore valutazione





Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

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Festa dell’Europa e Giorno della Memoria (ma i giornali parlano d’altro)

9 05 2009

 

A meno di un mese dalle elezioni europee, il panorama informativo mainstream prolunga il suo tramonto continuando ad occuparsi prevalentemente delle vicende private, divenute pubbliche e di conseguenza anche politiche di Silvio Berlusconi, com’è nello stile del suo protagonista.

A tematiche e programmi di natura più strettamente politica, anche nell’ottica del voto e che meriterebbero diffusione, sono anteposte beghe provincialistiche da basso impero.

E’ bene rammentare, come fatto qui altre volte, che il 9 maggio si celebra la Giornata/Festa dell’Europa (Journée de l’Europe, Europe Day)
Cade in questa data, infatti, la ricorrenza della dichiarazione Schuman, atto progenitore del processo d’integrazione comunitaria che ha dato vita all’Unione europea.
E’ utile ricordarlo anche per avvicinare i cittadini ad una cultura europea, tanto più che il 6 e 7 giugno si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento europeo, a 30 anni dalla sua prima elezione, diretta e a suffragio universale.

Inoltre, in questo stesso giorno, si ricordano Aldo Moro e Peppino Impastato. Questa data ha assunto una valenza simbolica per commemorare le vittime del terrorismo, nel “Giorno della Memoria”, istituito al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo e le stragi di tale matrice.





2 giugno – Festa della Repubblica italiana. Auguri

2 06 2008


Nella ricorrenza del 2 giugno, celebrazione della Festa Nazionale della Repubblica e data cruciale per la storia del nostro Paese, (il 2 giugno 1946 l’Italia scelse, attraverso un referendum, la Repubblica lasciandosi alle spalle la Monarchia e quest’anno la nostra Costituzione compie 60 anni..non sono pochi coloro che non lo sanno) riporto i passi che reputo più interessanti del messaggio di ieri agli italiani del Presidente Giorgio Napolitano
:

“Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa [..[ Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali : fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica [..]

Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile”[..]

Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità [..]

 

Altri contenuti nel messaggio inviato il giorno precedente ai Prefetti d’Italia:

“L’anniversario della Festa della Repubblica deve rinnovare in tutti noi il forte impegno ad individuare risposte sempre più efficaci a domande e bisogni dei cittadini.
Le scelte e gli interventi, che ciascuno, secondo le proprie responsabilità, è chiamato ad adottare, devono tener conto, in via prioritaria, del crescente disagio di persone e comunità [..] A tal fine, sul territorio, è da valorizzare [..] il massimo coinvolgimento anche delle rappresentanze sociali, [..] quali sedi di confronto, di raccordo e di intese.” [..]

 

Buona festa a tutti, alla Repubblica e alla Costituzione ed auguri a me, è il mio giorno di festa.




Eppur si oppone. E dunque, “nun se po’ fà”

29 05 2008


Chi la riteneva improbabile, ma anche plausibile. L’ha potuta fare, l’opposizione.

 

Anche con il Pd alla battaglia parlamentare a cui l’Italia dei Valori per prima aveva dato inizio nei giorni scorsi, ieri le opposizioni hanno colto un successo nel costringere il Governo a fare un passo indietro nel modificare l’emendamento altrimenti noto come “salva Rete 4”, contenuto nel decreto, oggi approvato alla Camera, recante misure urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari.

 

Il comma sulle frequenze tv era stato inserito in tutta fretta, a denotare in chiave strumentale gli interessi personali e aziendali del Premier, all’interno del decreto in scadenza l’8 giugno, ed è stato oggetto di due modifiche facenti seguito al pressing di una vera opposizione.

 

Inoltre, il giorno precedente, il Governo era andato sotto su un emendamento riguardante fauna e flora selvatica e nidi di riproduzione degli uccelli; sappiamo invece che sulla caccia, quella ai Rom, allo straniero, all’immigrato e ad altri, il Governo sta andando sopra.

 

Ciò che più dovrebbe esercitare la memoria alla consapevolezza delle contraddizioni governative sono state le dichiarazioni dei vari Fede, Gasparri e Bocchino, i quali avevano detto che sono altri i temi più urgenti di cui si dovrebbe occupare l’opposizione. Non si capiva allora il perché dell’urgenza di tale emendamento presentato dal Governo.

 

Certo, il congelamento dello status quo persiste, come specifica Giuseppe Giulietti di Articolo 21, e le possibili, salate, sanzioni comunitarie che ci costerebbero a causa della mancata attuazione delle sentenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia europea. Resta in piedi anche la possibilità del deferimento dell’Italia. E’ passato quasi un anno da quando l’Ue ha emesso un parere motivato sul sistema berlusconiano dell’assegnazione delle frequenze televisive ed ha chiesto di modificare la normativa introdotta dalla Legge Gasparri, riportandola in linea con le disposizioni europee. Ma la strada è ancora lunga da percorrere, quanto l’irrisolto conflitto d’interessi del quattro volte Presidente del Consiglio.

 

Inoltre, il problema basilare del settore, sottolineato da diversi europarlamentari in un comunicato comune, è l’assenza della possibilità per altri operatori di poter partecipare ad una corretta distribuzione delle frequenze, che restano assegnate a chi le ha già e vorrebbe solo “convertirle” nel passaggio al digitale, annullando la libera e pluralistica informazione.

 

Il Premier ha così dovuto incassare una battuta d’arresto. A Silvio, “nun se pò fà” (da Di Pietro) alle prime due iniziative legislative ad personam e ad aziendam (l’altra era costituita dal tentato inserimento di una norma sul patteggiamento nel pacchetto sulla sicurezza) e, in questo caso, anche in considerazione del prossimo rinnovo del Cda della Rai, che necessiterà di una maggioranza dei 2/3 del Parlamento. Bisognerà anche tener a mente che il Governo, attraverso le dichiarazioni di Cicchitto, sembra non voler attribuire, come da prassi istituzionale, il ruolo di garanzia della Commissione di Vigilanza Rai ad un nome scelto dalle opposizioni, già convenuto su un esponente dell’Idv. Segnale che rende ancor più esplicita la concezione di questo Governo della libertà negata all’informazione. D’altronde non esiste più il Ministero delle Comunicazioni, cosa di cui quasi nessuno ne aveva dato conto. E Santoro è stato spostato al venerdì.

 

 

A detta dell’esecutivo, della questione(frequenze tv) si potrà ritornare a parlare con più calma in un prossimo futuro”.

Il tiro alla democrazia dell’informazione e dei media è stato solo respinto, è un segnale a cui andrà data corrente.

 

Mura contro, l’opposizione può essere dura. E certi fannulloni, che il giorno prima erano assenti dall’aula, sono “caduti sull’uccello”.