I bocciati sul lodo. Dalla parte della Costituzione

11 10 2009
articolo 3 Costituzione italiana

articolo 3 Costituzione italiana

Anche il secondo tentativo di sospendere i processi che lo riguardano non è andato a buon fine per il premier-imputato Silvio Berlusconi. Il c.d. “lodo Alfano”, ennesima legge di fatto ad personam e scudo immunitario riedizione del già respinto “lodo Schifani”, è stato a sua volta giudicato illegittimo con sentenza (7 ottobre 2009) della Corte costituzionale per “violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione“.

 

Una sentenza ovvia, che tiene conto di un principio fondamentale (pur)troppo trascurato dalla stampa e dai commenti politici di questi giorni: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”. Talmente chiaro dal punto di vista giuridico e per il senso comune che ci si dovrebbe rammaricare della necessità di un pronunciamento in merito da parte del massimo organo di garanzia costituzionale, la Corte Costituzionale; ma in Italia persino i princìpi fondanti dello Stato di diritto, della democrazia e della sua Carta fondamentale sono sotto attacco e necessitano di essere ribaditi e oltremodo difesi. Addirittura considerati come una nuova e straordinaria conquista, per alcuni esponenti politici negli attimi immediatamente successivi alle sentenza. Prendiamo invece questo esito avverso alla legge “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” come un’iniezione di fiducia per l’opinione pubblica nella persistenza di almeno un organo che si fa garante della Costituzione e riassumiamo alcuni punti su tutti i protagonisti bocciati sul lodo e dalla Costituzione e sulle distorsioni comunque negative dei giorni scorsi.
Perché si avverte il bisogno (e la libertà) di dire, di scrivere fatti e riferimenti che potrebbero, anzi dovrebbero essere noti e diffusi ma che, considerando ad esempio che l’art. 3 della Costituzione quasi ovunque viene menzionato poco o punto, non appaiono sempre tali.

 

L’informazione parziale dei Tg

Prendiamo ad esempio il Tg2 RAI, oggetto di analisi ideale per constatare come venga costruito quotidianamente un telegiornale del ‘servizio pubblico’ in favore di una precisa parte politica, attualmente quella che è espressione del Governo. E che vorrebbe anche scegliere l’opposizione amica; quasi ogni sera il Tg2 trasmette un commento del ‘dalemiano’ appassionato di tessere e bocciofila Bersani, uno dei candidati alla segreteria del Pd e più raramente degli altri due, Franceschini e ancor meno Ignazio Marino. Il 5 ottobre, giorno precedente la prima seduta della Consulta, viene trasmessa solo un’intervista ad un presidente costituzionale emerito che espone opinioni favorevoli verso il lodo; nessun intervistato con un’opinione diversa e possibilmente opposta. Nel dopo sentenza, lo stesso Tg così come la maggior parte degli altri sottolinea una sola motivazione della sentenza stessa, quella di inidoneità di una legge ordinaria per il lodo, a fronte di una legge che avrebbe ‘dovuto’ essere (di modifica) costituzionale. La violazione del principio enunciato nell’art. 3 Cost., sull’eguaglianza dei cittadini, viene sminuita con un secondario “anche” al fine di diffondere l’idea, anche in prospettiva futura, che non sia poi così importante.  

E’ bene allora sottolineare che l’incostituzionalità è ed era già di per sé evidente anche solo in base all’articolo 3 Cost. e che il comunicato della Consulta (le motivazioni complete non ancora note), su cui si basano le conclusioni di buona parte della stampa e della politica, riporta le due violazioni senza stabilire una primazia.


Gli avvocati di Berlusconi

E’ da notare che alla seduta della Corte non viene ammessa la Procura di Milano; vi sono i tre avvocati personali del premier: Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, a cui si aggiunge l’Avvocatura dello Stato anch’essa per parte del premier e rappresentata da Glauco Nori (l’Avvocatura dello Stato è incardinata nella Presidenza del Consiglio e a difesa del premier; giornalisti e osservatori stranieri avranno avuto qualche difficoltà a capire o, meglio, ad accettare l’idea); questa nei giorni scorsi aveva travalicato i suoi compiti istituzionali disegnando conseguenze politiche per un’eventuale bocciatura del lodo. Le arringhe in aula arrivano ad espressioni indicibili (ma dette): per Ghedini “la legge è uguale per tutti ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Vi sono anche considerazioni, degli avvocati, di natura politica e politologica e non di tecnica giuridica; secondo Pecorella, “la nuova legge elettorale ha sostanzialmente modificato l’identità costituzionale del premier – quindi ora il premier non è più solo un
primus inter pares, (equivalente ai ministri) ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare, che segna un distacco dalle tradizioni degli Stati liberali”. Nella tesi dell’Avvocato Pecorella scorgiamo un’amara deduzione; nel nostro Paese vige oramai una ‘democrazia’ illiberale. Diverse affermazioni, a parere dannose e diseducative, con il rischio di solleticare una rivalsa di tanti studenti nei confronti di testi e docenti di diritto. E’ bene ricordare che il Presidente del Consiglio è eletto dal Parlamento e non, come hanno cercato di spacciare Pecorella e Berlusconi, direttamente dal popolo degli elettori. Ad un esame di diritto costituzionale, o pubblico, sarebbe da bocciare.

 

Berlusconi irritato

Appresa la sentenza, dice che “la Consulta è di sinistra” (ha dimenticato “comunista”), un po’ di magistrati sono rossi, la stampa in alta percentuale di sinistra, tutti gli spettacoli di approfondimento televisivo gli sono contro, i comici lo prendono in giro; escludendo il Partito Democratico che non ha nominato tra le parti avverse (se ne possono trarne interrogativi) ma aggiungendo il complotto anti-italiano e internazionale e l’essere il più perseguitato della storia si arriva alla conclusione che buona parte del mondo che lo circonda, ma soprattutto dell’Italia ‘che si vede’ sia di sinistra. Con tanta sinistra nel Paese, con i tanti comunisti che in realtà sono ‘quattro gatti’, i gattocomunisti, non spiega come lui e il suo governo abbiano tanto (presunto) consenso. Non dice mai quali sono i suoi elettori dichiarati, quale sarebbe il suo ‘popolo’. Che infatti non scenderà in piazza neanche stavolta. Forse si tratta dei Galli di Bossi, i cui annunci e vilipendi dovrebbero essere quantomeno redarguiti dal Capo dello Stato, in genere impegnato in moniti in-diretti a Di Pietro.

Nell’intervento alla terza ‘camera’ Porta a Porta, inelegante e gratuitamente offensivo verso Rosy Bindi, Berlusconi afferma: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”. E dice di essersi sentito preso in giro. Da Napolitano. Leggi il seguito di questo post »

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Dimesso Veltroni, si dismetterà il Pd ?

20 02 2009
D'Alema-Veltroni

D'Alema-Veltroni

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’ informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (“Tangenti alla Guardia” di finanza e “All Iberian”) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.


L’informazione nostrana si adegua
e contrariamente ai giornali stranieri, che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’ Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.

Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.

D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, risulta al momento favorita quella di Franceschini; altre di più lungo raggio portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) ma il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Leggi il seguito di questo post »





Festa della privacy dei contribuenti

1 05 2008

 

Oggi, 1° maggio, giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori, ci si sofferma sulla triste constatazione che il bollettino dei caduti sul lavoro nel nostro Paese si aggiorna quotidianamente.

Da non trascurare, oltre al grave problema delle morti bianche, anche quello legato alle difficoltà di coloro che hanno un lavoro precario, che precarizza la vita stessa; a questo proposito, anche quest’anno in tante piazza d’Europa la manifestazione EuroMayDay.

 

L’altra notizia più titolata sui media tradizionali e che ha acceso anche la Rete, riguarda la decisione di ieri di Vincenzo Visco, viceministro uscente dell’Economia, di disporre con decreto il provvedimento di pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a firma del suo direttore Massimo Romano, dei nominativi e dei redditi dichiarati, con le imposte versate, di tutti i contribuenti italiani, relativi al 2005 e accessibili a tutti. Il sito, dopo alcune ore durante le quali è stato preso d’assalto dai curiosi amanti del gossip, è stato bloccato dallo stop del Garante della privacy, Francesco Pizzetti ma in queste ore si stanno diffondendo i dati attraverso il peer-to-peer di Emule e probabilmente attraverso altre possibilità come le cache dei motori di ricerca e chissà quanto altro.

Per alcune ore è stato possibile e molto semplice sbirciare sulle informazioni personali, sui redditi e le imposte sia di personaggi pubblici famosi, (ci sono giornali che subito ne hanno fatto una notizia carica di dati sui vip) sia di cittadini comuni, che si sono così visti spiati dal proprio vicino di casa, tenendo conto che lo spettegolare in casa d’altri e a questo punto perfino nelle tasche, è un’arte italiana ben sviluppata, segno di un decadimento culturale e di valori.

 

La polemica nasce dal problema della violazione della privacy. (Legge 196/2003) Mentre è infatti vero, come ha spiegato con un comunicato l’Agenzia delle Entrate, che una legge stabilisce la pubblicità dei dati e che la predisposizione degli elenchi dei nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall’articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973, e che tali elenchi erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia che nei Comuni, è una novità inquietante che si sia deciso di renderli pubblici on line, senza darne un’informativa specifica nelle dichiarazioni e dunque rendendoli così accessibili, senza richiesta motivata, a qualunque curioso.  

 

Molte sono le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, che stanno ragionando su azioni legali da intraprendere per permettere ai cittadini di chiedere il risarcimento dei danni di violazione della privacy (in primis il Codacons ha predisposto un modulo on line per promuovere una causa collettiva) e, naturalmente e immancabilmente, è scoppiata la polemica politica. A questa ha contribuito una dichiarazione alla stampa di Visco, inopportuna come le seguenti fornite dallo stesso ex vice-ministro nel corso delle ore dopo l’accadimento.

 

Tra le reazioni irretite, molto evidenziata dai quotidiani è stata quella di Beppe Grillo, che in post sul blog dal titolo “La colonna infame” si è espresso duramente sulla vicenda. Alcune sue frasi:

 

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’Agenzia delle Entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.

 

Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti.

 

Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.”

 

Navigando in rete si trovano commenti di chi manifesta stupore sulle esternazioni di Grillo e qualche giornale ne ha approfittato per continuare la propria battaglia anti-Grillo mettendo in evidenza come vi siano, tra gli stessi frequentatori del blog di Grillo e tra i suoi sostenitori giornalisticamente noti come “grillini”, coloro che si sono dichiarati d’accordo su una cosiddetta operazione di trasparenza (secondo le affermazioni difensive di Visco) e contrari alla critica di Grillo.

 

Ma, indipendentemente dal fatto che sulla rete siano circolati anche i numeri sui suoi redditi (che siano cospicui credo molti lo sappiano) e che la cosa da buon genovese l’avrà contrariato, penso abbia ragione Grillo; Leggi il seguito di questo post »





D’Alema contro la “Stampa”

16 06 2007


D’Alema qui, D’Alema lì, un po’ troppo qui e lì negli ultimi tempi. Sui giornali, sugli aerei, tra le barche e al telefono. D’Alema, “facci sognare”: è la sua frase colta in un’intercettazione telefonica che sta diventando il ritornello del chiacchiericcio politico-economico. D’Alema se la prende con i magistrati di Milano come faceva esattamente il Cavaliere quando era sotto inchiesta ed al quale lui rispondeva di smettere di criminalizzare i magistrati. Se la prende per la pubblicazione sui quotidiani delle telefonate con furbetti, banchieri e assicuratori organizzati. Dice che ci sono atti illeciti e che si aspetta provvedimenti giudiziari. Approveranno una legge per impedire la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche? Come se una volta scoperto un male, invece di curarlo, si eliminasse il medico: è la metafora di Di Pietro.
Forse, forse riescono ad essere d’accordo, così l’intreccio immorale tra politica ed economia continuerà, il capitalismo all’italiana. Lui ha liquidato la questione morale: “rileggendole, queste frasi, non trovo nulla di moralmente sconveniente”.

D’Alema è il Ministro degli Esteri e ci rappresenta in giro per il mondo; è l’espressione di un certo modo di essere italiano, col suo baffino strategico e la tenuta da marinaretto. In occasione di un recente summit del Consiglio dei Ministri lui era a Valencia a fare il tifo, (mai termine fu più adeguato) per Luna Rossa, che ha imbarcato 5 sconfitte e se n’è tornata a casa, a danno anche degli scaramantici che avevano notato la presenza del vicepremier. Non so come arrivò a Valencia, se circumnavigando il Mediterraneo con la sua barchetta (non ce l’ha solo Berlusconi!) o con un aereo di Stato. Oggi è a Belgrado, in visita ufficiale.

(da corriere.it) – Al suo seguito ci sono gli inviati accreditati di tv, agenzie di stampa e quotidiani italiani che lo seguono viaggiando con lui sull’aereo di Stato. Tutti tranne uno: quello de La Stampa. Lasciato a terra. Per decisione dello stesso vicepremier. Il quale, in questo modo, ha forse inteso prendersi una rivincita dopo la pubblicazione, da parte del giornale torinese, delle indiscrezioni sul suo presunto conto corrente segreto in Brasile e sulla pubblicazione delle notizie riguardanti le intercettazioni.
Il quotidiano racconta che un primo caso di esclusione da un viaggio organizzato dalla Farnesina si era registrato nei giorni scorsi, in occasione della trasferta del ministro ad Ankara. L’inviato de La Stampa era stato il solo a non essere imbarcato al seguito di D’Alema. «La Farnesina chiariva che l’esclusione non era personalmente rivolta al giornalista – si legge nel comunicato -, ma alla testata per la quale lavora».
Dopo il primo episodio la direzione del quotidiano aveva pensato di soprassedere, «preferendo far rientrare l’accaduto nel vasto capitolo dell’umoralità dei potenti». Ma quando il ministro ha concesso il bis, negando per la seconda volta il «passaggio» all’inviato de La Stampa, la questione non ha più potuto essere presa sottobanco.
A La Stampa precisano di non volere enfatizzare il caso più del necessario. «Ci limitiamo a sottolineare che un uomo delle istituzioni ha pienamente diritto di non far salire persone sui mezzi che gli appartengono, macchine, aerei o barche da diporto. Se però dispone dei beni pubblici come se fossero suoi, apre una questione che va al di là dello stile che il ruolo dovrebbe comportare».

D’Alema facci sognare: ma cosa, la Luna Rossa?  





Missione Afghanistan: salvare il soldato Prodi

27 03 2007


Il secondo episodio della saga thriller nella location del Senato. A poche ore dall’approvazione, salvo sorprese, del copione finale.

D’Alema contestato dagli oppositori all’Università di Firenze, Bertinotti contestato da quelli che di norma sono suoi sostenitori, Berlusconi e le false o veritiere dichiarazioni del Ppe, Mastrogiacomo e gli Usa. Il calderone politico preparatorio c’è stato ed ora al voto. Contrari, astensionisti, dissidenti, maldipancisti, combattuti tra i fatti sul territorio afgano, il desiderio di pace senza concessioni ed i conti con la politica estera di governo nel suo complesso. Si va in Senato a votar.

Silvio Berlusconi sembra aver scelto: il gruppo di Forza Italia dovrebbe astenersi dal voto sul decreto per le missioni all’estero. Al Senato, l’astensione ha lo stesso valore di un voto contrario e se da un punto di vista istituzionale e degli addetti ai lavori si percepisce la differenza, non è lo stesso sul versante politico e rischia di non essere ben compreso dall’opinione pubblica. O meglio, compreso e disapprovato. Anche An e Lega hanno annunciato una probabile astensione. E così la coalizione di centrodestra che sbandiera tanto l’interesse nazionale, il ruolo internazionale dell’Italia nella Nato ed il rapporto con gli alleati americani, dopo aver votato per il “si” alla Camera molto recentemente, sembra orientata a negare il suo appoggio alle missioni italiane all’estero. Adducendo, in maniera che non può facilmente discostarsi dall’accusa di essere strumentale, motivi riguardanti regole d’ingaggio (che sono decise collettivamente dalla Nato e non dai singoli governi, per cui il nostro non le può cambiare a suo piacimento) e apparati militari insufficienti. Motivi che si prestano ad essere giudicati giochetti di bassa politica per fini politici interni nazionali, costruiti sulla politica estera del Paese.

Con la giusta eccezione dell’Udc di Casini che promette un “si” pur con alcuni emendamenti presentati ed un proprio Odg che è risultato pervenuto fuori tempo regolamentare, si andrà ora a conteggiare il numero dei dissidenti all’interno della coalizione di governo. Un no annunciato, (Turigliatto) un no previsto ma forse assente dall’aula, (Rossi) un altro no forse assente per indisposizione, (Bulgarelli) alcuni indecisi. (Rame e De Gregorio, quest’ultimo verso l’astensione) A scanso di decisioni impreviste di alcuni elementi difficili (Dini, Fisichella) e considerando l’appoggio di 5 senatori a vita (Ciampi, Montalcini, Colombo, Scalfaro e Andreotti, ma mai fidarsi troppo di quest’ultimo) e con Cossiga ammalato e dato per assente, Prodi dovrebbe salvare la pelle.

Poche ore al verdetto. Chi c’è c’è, gli altri si accomodino fuori.





Berlusconi a “L’Incudine”

30 01 2006


Sabato è andato in onda L’incudine, programma condotto da Claudio Martelli, ospite Silvio Berlusconi.

Micidiale l’arguzia di Oscar Giannino, vice-direttore di Mercati e finanza, che tra le altre cose ha fatto notare al premier un qualcosa di semplice ma che pur va ricordato, il fatto che i due aspiranti alla carica sono sempre gli stessi da 10 anni: “Berlusconi e Prodi, siete sempre voi i migliori?!”

E’ da notare che il programma non ha avuto un contraddittorio politico in senso stretto bensì un’intervista a Berlusconi ed interventi critici di alcuni giornalisti tra i quali Mario Orfeo, direttore de Il Mattino di Napoli che ha rivelato tre nomi di papabili del centrosinistra alla carica di Presidente della Repubblica in caso di vittoria: D’Alema, Amato, Ciampi-bis. L’attuale presidente non si è mostrato molto disponibile ad un eventuale secondo mandato. Su D’Alema sembra persistere una relegazione come già avvenuto quando è stato nominato presidente dei Ds; forse preferirebbe essere maggiormente in campo e si prospetta di più l’incarico alla Farnesina, (Ministero degli Esteri) destinazione sulla quale il presidente Ds ha già espresso un buon grado di apprezzamento.

Il conduttore Claudio Martelli, ex Ministro di Grazia e Giustizia, è stato un ottimo esempio di intervistatore-giornalista senza manie da star, misurato e capace. Giannino un po’ un assist-man per il Cavaliere, soprattutto per quanto riguarda i discorsi sull’atteggiamento liberale, la giornalista di La 7 Rula Jebreal una piacevole scoperta..





Berlusconi irride l’avversario

30 01 2006


Continua l’offensiva mediatica di Berlusconi che ironizza sull’impatto di Prodi in Tv:

“Quando lui va in tv guadagna moltissimi voti, ha grande presenza televisiva, grande chiarezza espositiva, sorriso conquistatore, profilo straordinario. Lo temo molto”.

Per ora Prodi, conscio di un eventuale confronto impari sul piano della comunicazione, ha evitato gli inviti del Cavaliere per un faccia a faccia sul teleschermo; magari sta prendendo tempo per prepararsi ed ha comunque dichiarato che andrà in tv solo per esporre le sue idee programmatiche, dunque bisognerà attendere presumibilmente almeno lo scioglimento delle camere.

Sarebbe interessante anche un dibattito Berlusconi-D’Alema, non so se si prospetta.

Berlusconi attacca anche sulla cultura, o meglio sui titoli accademici: “Quasi tutti i miei avversari non sono neanche laureati. Io, invece, ho un curriculum di studi rilevantissimo”.