Studenti all’estero/Erasmus. La volontà di (non) facilitare il loro voto

23 01 2013
Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni

“Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni” (immagine da www.facebook.com/studentiesclusidalvoto)


Piuttosto che colmare il vuoto legislativo per cui alcune categorie di connazionali temporaneamente all’estero, tra cui gli studenti Erasmus, non sono contemplate dalle disposizioni per le elezioni politiche 2013 per votare nel Paese ospitante, il Governo dimissionario Monti – avvezzo come altri a ‘decretini’-legge e voti di fiducia – ha motivato l’impossibilità di intervenire per “difficoltà insuperabili…soprattutto, di costituzionalità”. Quando manca la volontà di facilitare loro il voto.

Non è ad esso che spetta il giudizio ultimo di costituzionalità e inoltre, s’intenda il voto a distanza (per es. presso le ambasciate, i consolati, per corrispondenza) per tutti coloro che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di studio, con borsa Erasmus, senza, da free mover ecc. E c’è anche la difficoltà degli studenti fuori sede nei nostri confini. Si dovrebbe parlare di inclusione ed estensione, non di selezione di una categoria; il Governo, dunque, riferendosi solo agli Erasmus, inventa scuse che non stanno in piedi. E nel comunicato al seguito del Consiglio dei ministri si trova anche l’indecenza di un rinvio della discussione ad una riforma elettorale, quella che non hanno voluto fare pressoché tutte le forze politiche al momento presenti in Parlamento.

Gli studenti italiani all’estero sono da considerarsi inoltre in cosiddetta “missione internazionale” più di altri, Forze armate e Forze di polizia che sono categorie aventi tale diritto al voto. Rappresentando un’avanguardia culturale, cercano di “salvare la faccia”, se ancora possibile, a questo paese tra le macerie. Ma il Governo italiano in scadenza, non diverso da quelli che lo hanno preceduto e da quelli che potrebbero seguirlo, diciamo anche lo Stato italiano li discrimina (potrebbe almeno concedere il volo a/r? Piuttosto ha acquistato gli aerei caccia F-35, al tempo con il sostegno anche del Partito democratico di Bersani che ora, in campagna elettorale, ne chiede lo stop) e gli fa anche comodo che non votino, considerato il timore nazionale dei loro cervelli all’estero, non inscatolati nella televisione.

Crescono sempre più le vergogne di questo arretrato paese (apposta scritto e riscritto con la minuscola). Già il voto in sé del corpo elettorale in Italia conta poco e spesso non è rispettato; questo ulteriore, persistente deficit di democrazia e di diritti per gli studenti italiani che non potranno votare per le prossime elezioni (di fatto) dovrebbe far riflettere ancor più, tra chi potrebbe farlo in Italia, per decidere cosa (simbolo) e perfino se ha valore votare.





9 maggio, Festa dell’Europa 2012

9 05 2012


(Video “Campagna di comunicazione Festa dell’Europa”, di “affari europei” da YouTube.com)


La giornata di oggi, 9 maggio, rappresenta la Festa dell’Europa 2012, Europe Day.

Se ne parla sempre poco ma quest’anno, grazie al governo Monti che per altre questioni è criticato, non è questo post il luogo, riceve una maggiore attenzione.

Oltre agli eventi celebrativi che puntualmente vengono organizzati, per conoscere i quali si consiglia di navigare nel sito web della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nei giorni scorsi è andato in onda uno spot televisivo (in alto), parte di una campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Dipartimento per le Politiche europee, il quale riassume situazioni derivanti da un’Europa che ci rende “più forti insieme” com’è scritto nello slogan scelto per il manifesto del 2012 (qui in versione fr).

Europe Day 2012, poster smoller image

Europe Day 2012, poster smaller image, © Union européenne 1995-2012, europa.eu

Tra i benefici dell’Ue, piace sottolineare i cambiamenti positivi che un programma di studi quale “Erasmus” ha apportato nelle vite, anche professionali, di tanti giovani. Peraltro, proprio quest’anno se ne festeggiano i 25 anni dalla nascita.





NO all’abolizione del valore legale del titolo di studio

23 04 2012

"La cultura si mangia!" (vignetta di Vauro tratta da "MetropoLiS")

"La cultura si mangia!" (vignetta di Vauro tratta da "MetropoLiS", click link immagine)


Ultime ore, fino a domani 24 aprile 2012, per partecipare alla consultazione pubblica sul valore legale del titolo di studio.

Il questionario da compilare online sul sito del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca può essere fatto oggetto di critiche sulla tendenziosità di alcune domande, sull’insufficienza del quadro documentale, su difetti riguardanti le semplici(stiche) modalità di accesso, queste ultime sulla base di quanto riportato da chi ha provato ad accedervi usando uno pseudonimo.

Malgrado tali criticità e benché sia stato poco pubblicizzato, pressoché soltanto al momento del lancio dell’iniziativa da parte del governo Monti e del ministro Profumo, ad avviso di chi scrive è utile esprimere il proprio orientamento, in specie da parte degli addetti ai lavori e tra questi gli studenti, rispondendo da subito – con il proprio vero nome – anche in semplice accordo/disaccordo alle principali domande (per le quali occorre poco tempo – nda); a tal fine si consiglia di consultare le indicazioni fornite dalla “Rete della Conoscenza”, che ha redatto un prontuario di aiuto su “come rispondere al questionario del Ministero” (ad uso dei contrari all’abolizione, sia chiaro).

Inoltre, da alcuni giorni e fino alle h. 23:59 del 15 Maggio 2012 (questo è il modo corretto d’indicare le scadenze, non come fanno in maniera superficiale al Miur) è presente in rete anche un contro-questionario, ispirato dall’“Assemblea per l’Università Bene Comune/”Convenzione per una scuola bene comune”, che non s’intende segnalare a scopo di alternativa a scapito di quella del Ministero ma come elemento di confronto e di partecipazione.

L’autore del presente scritto sostiene una posizione di contrarietà all’abolizione del valore legale del titolo di studio, eventualità che determinerebbe effetti di discriminazione in ambito pubblico tra chi consegue (o abbia conseguito) per es. una laurea presso un’università cosiddetta “di serie A”, classificata come tale sulla base di calcoli e fattori la cui oggettività risulterebbe sempre fortemente opinabile; avrebbero più peso le finanze dell’ateneo dunque i probabili maggiori costi delle tasse d’iscrizione di chi potrebbe permetterseli, in molti casi per censo familiare, a scapito di una stessa laurea conseguita presso un’università considerata “di serie B”, dal costo più contenuto, accessibile ma plausibilmente penalizzata da un ranking inferiore. La valutazione delle università esiste già ma qui si avrebbero risvolti negativi diversi. Gli effetti di tale differenziazione tra titoli che oggi sono uguali per legge si riverserebbero, per quella che è la proposta del Governo ora sottoposta a discussione, nell’accesso ai concorsi pubblici, che vedrebbero posizioni di privilegio per i portatori di un titolo di università A piuttosto che B e anche in ordine all’accesso alle professioni e alle progressioni di carriera nella PA, per le quali non sarebbe più necessario uno specifico titolo di studi di livello superiore.

Un altro tema in discussione, a questo collegato, è la sciagurata ipotesi di sminuire il valore del voto di laurea, sempre nel settore del pubblico impiego, nel quale non sarebbe considerato il suo punteggio.

Tali elementi, insieme alla considerazione ideale che a parità di titolo si dovrebbero avere uguali opportunità lavorative post-laurea di partenza, non discriminate sulla base della provenienza di università (e Regione) ma basate su merito e impegno personale in un percorso di titolo definito, all’importanza di un riconoscimento giuridico dei titoli di studio seguendo anche l’impegno dell’Ue nel riconoscere un sistema comune d’istruzione superiore e di accesso professionale, fanno “gridare” senza dubbi il NO all’abolizione del valore legale del titolo di studio.