Laicità e diritti civili. E il riformismo che il Pd “non può fare”

6 04 2008

I temi della laicità e dei diritti civili sono tra i meno trattati in questa campagna elettorale, quantomeno dai due partiti maggiori. L’uno, il Pdl, ha pensato di non farvi quasi mai cenno; l’altro, il Pd, ha fatto di peggio perché quando le suddette issues sono emerse in alcune interviste dei propri candidati, si è trattato di gaffes (ma in verità sono espressioni di pensiero reale) da cui il Pd ha tentato di rifuggire, declassandole a temi extra-elettorali.

L’irrompere, nei giorni scorsi, di una pesante dichiarazione contraria a priori a possibili riconoscimenti legislativi anche per le più semplici coppie di fatto e non solo per le coppie gay, resa in occasione di un’intervista a Ecotv.it dalla Binetti, capostipite dei teodem nell’area confessionale del Partito Democratico e portatrice della cultura del cilicio e della conseguente beatitudine nella mortificazione della carne umana, ha fatto il paio con la polemica suscitata da alcune frasi pronunciate il giorno precedente dal generale Del Vecchio, altro candidato del Pd, che si era espresso sulla non idoneità degli omosessuali nell’esercito e sull’opportunità di istituire bordelli per i militari in missione. Non soddisfacente la controreplica del generale Del Vecchio alle critiche mossegli da più parti: “Vorrei precisare – ha detto Del Vecchio – che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato”. Prendiamo atto che il candidato del Pd sia stato imprudente nel dire ciò che pensa, come un’ammissione d’incapacità nel tenere celati i propri reali pensieri. E la stessa qualità d’eloquio e d’idee abbiamo potuto ravvisarla nella candidata Paola Binetti. Dalle dichiarazioni di replica dell’emittente Ecotv.it si viene a sapere che la Binetti aveva chiesto di non mandare in onda l’intervista perché ‘forse aveva un po’ esagerato’.

 

Veltroni ha cercato timidamente di tamponare le inopportune dichiarazioni di questi giorni affermando pubblicamente: Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori”.

Ma nel programma del Pd i timidi cenni sui diritti civili, a leggi contro le discriminazioni, risultano essere punti di facciata, strumentali al voto e poco credibili in considerazione di tali premesse ideologiche. E dei Cus, che dovrebbero ammorbidire ciò avrebbero dovuto essere i Dico, che a loro volta dovevano ammorbidire ciò che avrebbero dovuto essere i Pacs, non v’è traccia evidente e destino sembra dire che non sarebbero provvedimenti di Governo e/o si spegnerebbero negli iter delle commissioni parlamentari.

 

La semplice presenza dei due personaggi sopraccitati nelle variegate liste del Partito Democratico è sufficiente a far intendere quale sia stata la strategia del Pd nella scelta delle candidature. Però, presentare una pletora indistinta di personaggi, anche lontani dalle competenze di cui necessiterebbe la classe politica dirigente (ricordiamo che la giovane Madia dichiarò subito di essere candidata in quanto non avente alcuna esperienza politica) risulta essere rischioso e alla luce di cui sopra controproducente, perché poi anche loro “parlano”.

Sulla scia di quanto detto, abbiamo anche sentito qualche giorno fa Franceschini, vice-segretario del Pd, annunciare con orgoglio che il Pd porterà in Parlamento circa 120 cattolici. A parte il reiterato concetto di “portare” in Parlamento, secondo il quale il Pd ci ricorda che i cittadini-elettori non svolgeranno una vera funzione “elettiva”, ci si dovrà rallegrare della presenza di politici in Parlamento sulla base del credo religioso? E quanti saranno coloro che si potrebbero tacciare di omofobia? Tra un ex fascista alle amministrative di Roma, il candidato al Campidoglio Rutelli che ha dichiarato il no all’istituzione del Registro delle Unioni civili nella capitale, la Binetti e il generale Del Vecchio, l’antico celodurismo della Lega e la tradizione conservatrice della Destra sembrano lasciare il passo a questo nuovo che avanza. E il riformismo tanto declamato dal nuovo partito fa pietosa fine, virando più verso la Destra americana, come detto da Titti Di Salvo, (la Sinistra l’Arcobaleno) che verso quello europeo.

 

Risulta evidente che non è, non può e non vuol essere il Pd un promotore di diritti civili e di garanzie per le minoranze e che quella nuova stagione di cui vuol farsi portavoce è ben lontana da un certo “I have a dream” di Martin Luther King (di cui ricorreva l’altro ieri il 40° anniversario dalla scomparsa) e dalla sue battaglie per le minoranze ma anche dal Zapatero dei giorni nostri.

 

 

 

Laicità e diritti civili sono sempre stati punti in favore dei movimenti europei che si rifanno ad una cultura socialista e al minimo riformista ma non sono considerati dal Pd come temi degni d’attenzione. Leggi il seguito di questo post »

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Casta, incasto, Chiesa e tasse: l’intricato rebus ad incastro

2 08 2007

Cosimo Mele (repubblica.it)Lorenzo Cesa (udc-camera.it)

Si ha una comprensibile difficoltà nel seguire il ritmo delle notizie sulle cialtronerie dei politici nostrani. Il caldo deve aver picchiato forte alla testa di troppi di loro con la conseguenza che nelle ultime 48 ore si è avuta un’escalation di dichiarazioni e fatti che lascia storditi, sconcertati.

E’ stato il deputato dell’Udc Cosimo Mele (da non confondere con un altro deputato Mele che è di sinistra) ad aprire le danze del sex party gate ammettendo di aver goduto della compagnia di una o due prostitute (la seconda non è chiaro se fosse di compagnia per lui o per un amichetto come qualche indiscrezione supporrebbe). L’ onorevole ha dichiarato di non aver fatto uso di sostanze stupefacenti ma al momento è chiaro che sia stata quantomeno la ragazza in sua compagnia, ricoverata in ospedale per overdose, ad averne abusato. La spiegazione più divertente dell’onorevole dice che ha fatto quel che ha fatto perché era tardi, non si sapeva cosa fare, non sapeva chi fosse e che mestier facesse quella ragazza, per cui la cosa migliore sarebbe stata quella di portarsela in hotel. Ponendo vero che l’onorevole non abbia consumato né visto coca, (è comunque indagato per cessione di stupefacenti) ci si sarebbe aspettato una ramanzina alla giovane, in linea con le dichiarate posizioni antiproibizioniste dal suo partito in Parlamento ma, tant’è, presumo non le abbia impedito né criticato l’uso di quelle sostanze in modo da facilitare la disponibilità della signorina alla sua compagnia. Il caso ha destato un clamore d’ordinanza nell’opinione pubblica perbenista e in parte del mondo politico falso moralista, anche nello stesso partito di appartenenza del povero parlamentare, partito da cui ha dato le dimissioni. Non è sorprendente invece tale condotta per chi considera i parlamentari uomini come altri, con le loro scappatelle e vizi privati.

Qui ritorna ancora una volta, dopo il caso Sircana, il concetto flebile di privacy. Uno spartiacque che divide i mass-media dai politici, la magistratura da Forza Italia e Ds. (Questi ultimi esistono fino alla nascita del Partito Democratico; a nota, il discorso sulle intercettazioni-Gip Forleo è stato rinviato a settembre, così forse alcuni vi porranno minore attenzione, e soprattutto scemerà il battage mediatico). Si tratta pur sempre di fatti privati che in prima istanza non comportano danno per la cosa pubblica, ma nell’immagine del soggetto coinvolto. Qualcuno però sottolinea che i soldi usati per l’hotel e bellezze accluse siano soldi dei contribuenti e che andrebbero anche a favorire la prostituzione. (I giornali parlano di una somma di 500 euro pagati alla giovane per la sua compagnia) Però se andassimo a sindacare come ogni parlamentare spende i suoi emolumenti e le sue notti non se ne uscirebbe più. E la prostituzione? Illegale, finché non arriveremo finalmente a legalizzare il mestiere più antico del mondo e considerarlo professione a tutti gli effetti, con annessi oneri fiscali, come nei paesi europei civili dal punto di vista delle norme sul lavoro e avanzati sul piano culturale. Non condivido pienamente le dimissioni (e infatti il casto della casta conserva la poltrona in Parlamento e abbandona solo il partito) ma sono portato a comprenderle come senso di coerenza personale perduta dal politico. (Il soggetto sarebbe un portatore non sano in Parlamento dei valori cristiano cattolici, quelli del suo partito dei divorziati e risposati vari; ancora una nota: Casini si risposa)

Al fatto in sé (libere interpretazioni) ha fatto seguito l’intervento in sua difesa del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che non mi era sembrato finora un politico da casta ma che a modo suo è entrato nel giro affermando che bisognerebbe dare più soldi ai parlamentari per favorire il ricongiungimento familiare. Si perché poveracci: tra indennità, diarie e rimborsi per essere fuori sede (non residenti a Roma) con oltre 12.000 euro mensili non ce la fanno ad arrivare contenti a fine mese, per cui chiedono tutta la comprensione di cui hanno bisogno e possono trovarla nella dolce compagnia di giovani signorine. E’ dura la vita di un parlamentare fuori sede, come quella dei giovani precari sfruttati, degli studenti fuori sede disperati che fanno la colletta per avere qualcosa in frigo e quelli che prendono ogni giorno i treni della disperazione, (si scassano non raramente, abbiamo un sistema di trasporti in Italia in stato eccezionale) per andare ad essere sfruttati in zone dove si riesce ad essere pagati per sopravvivere e ad essere sfruttati meglio e bene. Anch’essi fuori sede, hanno una vita favolosa e per loro non c’è bisogno di prostitute: arrivati a fine giornata, se riescono a prendere un po’ di sonno è già tanto e pensare di usare energie per altre cose più attraenti è nella maggior parte dei giorni una comprensibile chimera. Cesa, ma mi faccia il favore, la sua proposta è oscena!! Dichiarazione oscena in cosa pubblica.

Veniamo alle più recenti. Leggi il seguito di questo post »





12 maggio – vinse il NO all’abolizione della legge sul divorzio. Orgoglio laico

11 05 2007

Non mi voglio troppo prestare alle polemiche sulle manifestazioni di piazza previste per domani a Roma. Sono già in troppi a farne: giornalisti, politici, opinionisti di tutte le latitudini. Ho scritto qualcosa in recenti post ed ora preferisco riportare la lettera aperta di Marco Travaglio indirizzata a Camillo Ruini, letta ieri durante la trasmissione Anno Zero per la sua rubrica “Posta Prioritaria”.

L’ex presidente della Cei Camillo Ruini da quando ha lasciato a Bagnasco la guida dell’episcopato sta perdendo popolarità. In compenso, come i grandi che mettono la firma, ha scritto l’introduzione di un documento-volantino che è stato diffuso oggi nelle chiese di Roma e Firenze in cui s’invita a partecipare al “Family Day”.

Voglio superare le dichiarazioni di questo o quel politico e che finiscono tutte per presentare i due eventi come contrapposti. Oso però pensare che il Family Day nasca per contrastare la manifestazione del coraggio (orgoglio) laico, che partirà dalle h. 15 in Piazza Navona a Roma e proseguirà fino a notte inoltrata. Stasera il Tg2 Rai ha annunciato che seguirà il Family Day con “collegamenti” all’altra manifestazione. Il mondo dell’informazione ufficiale si è poco preoccupato di diffondere la notizia sulla manifestazione laica. Ma i blog sono liberi e stanno riportando notizie sulla “seconda manifestazione”.

Ciò che ha un valido motivo per essere celebrato è quel successo al referendum sul divorzio che si affermò il 12 maggio 1974 e che rappresentò un’importante conquista civile. Ora la lettera promessa. Leggi il seguito di questo post »





Chi difende la laicità?

4 05 2007


Quello che segue è l’estratto di un articolo pubblicato oggi su l’Unità, a firma del Prof. Carlo Flamigni membro del Comitato Nazionale per la Bioetica.
Ho arbitrariamente tagliato (ma non modificato) alcune parti dell’articolo per abbreviarlo e per metterne in evidenza i punti centrali.

di Carlo Flamigni

Non entrerò nel nuovo partito democratico per molte ragioni. Una di queste ragioni, però, è così importante che, quando ne ho scritto, proprio su questo giornale, alcuni giorni prima del congresso di Firenze ero convinto che  avrebbe fatto discutere. Non è stato così, e la mia curiosità e i miei dubbi sono ancora aumentati. Perciò non seccatevi se ritorno su quell’argomento. Il Pontefice, scrivevo, sta cercando di imporre un’etica molto conflittuale e perentoria, quella della verità..Per lui esiste, naturalmente, solo una verità, quella rivelata dalla sua fede: su questa verità non è possibile discutere; a questa verità non è possibile sottrarsi. A chi lo richiama alla opportunità di confrontare questa verità con quella degli altri, il papa risponde e risponderà non possumus. Ebbene, il mio timore era ed è tuttora che almeno una parte dei cattolici della Margherita (una buona parte, a dir il vero), risponderà nello stesso modo a quanti volessero ragionare, nel nuovo partito, sui temi che vengono definiti come eticamente sensibili : non  possumus.

L’etica laica sostiene il principio della qualità della vita, in contrasto con il principio cattolico della sacralità, e si ispira all’ideale di una esistenza accettabile per qualità e per valori, il che vuol dire umanamente vivibile. Ritiene che ogni individuo abbia pari dignità e che non possano essere tollerate autorità superiori che possano arrogarsi il diritto di scegliere per lui in tutte le questioni che riguardano la sua salute e la sua vita. Nel rispetto più assoluto delle convinzioni religiose dei singoli individui rifiuta l’imposizione di valori “superiori” e vuol garantire a ognuno il diritto di scelte e decisioni personali e ponderate. Il pensiero laico sostiene la tesi della completa umanità della morale, respinge la nozione ontologico- normativa di natura  e difende il principio della disponibilità di ogni singola esistenza, fino alle scelte personali più estreme.  Essa considera la scienza e la ricerca scientifica come le fonti fondamentali del progresso della società, della quale rappresentano il maggior investimento; i confini dell’autonomia della ricerca scientifica non possono, di conseguenza, essere tracciati da morali religiose ossificate e obsolete ,ma debbono dipendere, in modo dialettico, dalla morale di senso comune, il senso collettivo di bene e di male che ci appartiene come esseri umani. L’etica laica rifiuta ogni mistica della sofferenza e del sacrificio, e non crede nel valore salvifico del dolore; sostiene un concetto funzionalista del concetto di persona umana e ritiene che sia corretto separare, di principio e di fatto, essere umano e persona. Essa accetta il pluralismo come valore ed è ostile ad ogni limitazione delle libertà individuali e a ogni confusione tra morale e diritto. Infine, oltre a rifiutare ogni ricorso a principi deontologici assoluti, ritiene pienamente legittime pratiche come l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione assistita, la donazione di gameti, le indagini genetiche sugli embrioni. ( E, se volete continuare, la pillola abortiva, il preservativo, l’educazione sessuale, la pillola del giorno dopo, il riconoscimento delle famiglie di fatto, la ricerca sulle cellule staminali embrionali,….)

Non c’è dubbio che questo sia un modo diverso di considerare l’esistenza: si contrappongono, ad esempio, il principio di garantire agli individui la miglior qualità di vita possibile e quello che fa della mera durata della vita il criterio dominante delle cure mediche.  Ammettere che l’esistenza non è nostra significa assistere impotenti al disfacimento del proprio corpo, nel dolore e nell’angoscia più miserevoli, accettando persino la disgregazione della propria dignità. Due concezioni del tutto diverse della vita e dell’esistenza di ciascuno di noi,  accettare l’una o l’altra significa prenotarsi per percorsi completamente diversi e che in molti casi ci allontaneranno dal resto del mondo.

Come laico ho in grande antipatia il proselitismo, non sto cercando di convincere nessuno. Mi chiedo però per quale ragione, visto che non voglio convincere nessuno a vivere come me, ci siano persone alle quali è consentito costringermi a vivere come loro. Mi chiedo per quale ragione, di questo, non mi sia consentito discutere, nemmeno all’interno di un partito al quale dovrei liberamente aderire.

Al congresso di Firenze, alla fine, piangevano un po’ tutti. Avrei potuto farlo anch’io, non c’ero poi così lontano. Ma era un funerale, il funerale del mio vecchio partito laico e di sinistra.

Carlo Flamigni   





Lo strascico polemico del Vaticano sulla manifestazione del 1° maggio

2 05 2007

Ancora non riesco a fare il paio tra l’ intervento del conduttore Andrea Rivera e le accuse a lui rivolte dall’ Osservatore Romano di “terrorismo”. Non mi capacito della diversità di approccio, ma mi rendo conto da chi davvero provengano le parole fuori luogo, gli accostamenti arditi, impossibili ed offensivi. 

Il Vaticano si offende. Al punto da definire “terrorismo” le parole del conduttore del concertone del primo maggio a Piazza San Giovanni a Roma. L’Osservatore Romano commenta esattamente con un “anche questo è terrorismo“. Per la seconda volta utilizza questo termine inappropriato.

Il “terrorismo” di Rivera è ironia, sarcasmo e critica che pur potendo essere considerata forte non può essere equiparata ad un linguaggio che usa “terrorismo” senza averne evidentemente una coscienza pratica. L’artista si è espresso sull’evoluzionismo dicendo: “Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta“. E’ chiaro che non abbia voluto fare un discorso profondo sull’evoluzionismo con queste parole, non sarebbe stato il caso di far discorsi di alto profilo accademico in quell’ambito.

Si è trattato di opinioni. Va rispettata la libertà di espressione e d’opinione.

Il conduttore ha poi aggiunto: “Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet e Franco “(celebri dittatori). Anche questa è un’opinione personale, ma non può di certo essere tacciata di “terrorismo”, che è da cosa ben diversa da ogni altra frase pronunciata dal conduttore.

Invece l’ Osservatore Romano di oggi : “E’ terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo”. Davvero la Chiesa Cattolica parla sempre in nome dell’amore? E di quale amore parla? Esistono varie forme di amore, non solo quello maggioritario. L’amore per l’uomo dovrebbe rispettare le sue scelte personali, sessuali e di vita. A preoccupare l’Osservatore non sono tanto la “sconcertante superficialità” e gli “argomenti risibili “, ma la “pericolosità” di attacchi mossi da un palco così illuminato dai riflettori dei media. Ma la pericolosità (che già di per sé indica una non chiara concezione della differenza tra ciò che è verbalmente pericoloso) sta nel diffondere ai media dichiarazioni fuorvianti ed accostamenti verbali spropositati sui quali la Chiesa sta insistendo, (coppie di fatto/pedofilia docet) anche nell’esprimere la sua critica come in quest’ultima occasione. La superficialità sta nel rispondere alle opinioni diverse con termini come “terrorismo”e “furori ciechi”. Dove sta l’argomentare intelligente? Bisognerebbe analizzare le frasi esatte dei vertici ecclesiastici, che dovrebbero essere perlomeno capaci di argomentare le proprie ragioni in maniera “distinta” da un artista.

Altra voce distorta è stata quella dei sindacati, critici verso Rivera ma autori di una clamorosa autorete. Per Raffaele Bonanni della Cisl, “il concerto del primo maggio non è il luogo adatto per fare politica“. Ma non venga a dire che gli interventi dei leaders sindacali non abbiano contenuti politici, non è mai stato così. Forse vuol essere l’unico abilitato a farlo per il suo ruolo? (E con lui gli altri leaders sindacali)

Ad ogni modo, raggiunto nel backstage subito dopo la sua esibizione, Rivera ha dichiarato che gli erano giunte voci che qualcuno si era risentito per le sue dichiarazioni: “Non trovo giusto che qualcuno mandi i proiettili a Bagnasco, ma la Chiesa in cui mi riconosco è quella di San Francesco” ed in seguito ha chiarito sul suo sito e da cattolico il contenuto delle espressioni pronunciate sul palco:

Io credo nei preti che combattono il degrado nelle periferie, nei preti antimafia, nei missionari che rischiano la vita per renderla migliore agli altri ma credo anche nella libertà di coscienza che un uomo di fede deve mantenere all’interno della Chiesa stessa. La mia satira vuol invitare a riflettere e non certo a creare un clima di odio e istigazione inutile. Se alcune battute sono state ritenute fuori luogo anche anche l’articolo 21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed altri mezzi di diffusione) è da ritenersi fuori luogo nella nostra Costituzione“.  





Il dissenso a Bagnasco. Un appello per il no all’ 8 per mille alla Chiesa cattolica

30 04 2007

Mi sembra doveroso dissociarmi da chi continua ad esprimere il proprio dissenso verso le posizioni espresse dalla Chiesa cattolica e dal presidente della CEI, Angelo Bagnasco, nella modalità che comprende lettere di minacce, bossoli e simboli ideologici.

Pur nella condivisione della criticità delle prese di posizione della Chiesa cattolica negli ultimi tempi, in special modo gli accostamenti fuorvianti espressi dall’alto porporato su temi come Dico e pedofilia, affermazioni queste si gravi da poter giustificare frasi denigratorie figlie della libertà d’espressione non violenta. (“Bagnasco vergogna”, la diffusa scritta apparsa sui muri di diverse città italiane) 

Esistono però altre forme di espressione del dissenso (oltre che magari una grande manifestazione per la laicità da farsi) che potrebbero portare un risultato in termini prettamente concreti e simbolicamente significativi. E’ emersa nei giorni scorsi un’idea concepita da un gruppo di intellettuali ed artisti italiani, riportata anche dal quotidiano francese conservatore Le Figaro, che mi sembra degna d’attenzione. I nostri intellettuali si fanno promotori di una proposta che mira a negare al potere ecclesiastico maggioritario, rappresentato dalla Chiesa cattolica, il sostegno dell’ 8 per mille IRPEF, a cui saranno chiamati ad esprimersi i contribuenti italiani nelle dichiarazioni dei redditi delle prossime settimane. I promotori dell’iniziativa propongono di destinare l’8 per mille alla Chiesa Valdese, comunità che gode di una reputazione di tolleranza e di rispetto dei diritti civili e che si è sempre distinta nell’utilizzo dei proventi delle dichiarazioni fiscali per opere sociali.

Due sono gli appelli pubblicati dalla rivista Micromega; uno lanciato da intellettuali cattolici tra i quali Don Mazzi ed appunto l’appello degli intellettuali laici, che punta il dito verso la Chiesa cattolica per la sua espressione retrograda contraria al dispiegarsi delle libertà e dei diritti civili degli individui e per la sua offensiva d’ingerenza sull’attività legislativa dello Stato e nella vita politica del paese.

Tra i sostenitori: Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo,  Ferzan Ozpetek e Mario Monicelli.

Quale che sia la scelta molti non sono informati sul come funziona l’8 per mille, per cui riporto una breve sintesi: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: una è lo Stato (va indicato espressamente), poi le varie confessioni: Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che non fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

(Fonte: sito web ufficiale dell’UAAR – http://www.uaar.it)


8 per mille