La Costituzione è la via maestra

12 10 2013
Costituzione: la via maestra

Costituzione: la via maestra


Il Tg1 RAI delle h. 13:30, per es., non ne ha fatto cenno ma sin dalla mattina di oggi, 12 ottobre, in molti tra residenti e persone provenienti da tutta Italia sono in corteo a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale per la Costituzione: la via maestra, iniziativa promossa da alcuni eminenti giuristi e da altre stimate personalità pubbliche, quali – in ordine alfabetico, Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky.
Ecco un passaggio saliente del loro appello: “La difesa della Costituzione è innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. […] Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.”

Perché la Costituzione repubblicana è la via maestra da seguire, attuare, applicare prima che la sua disponibilità collettiva venga delegata in toto, dall’attuale governo, ad un gruppo ristretto di cosiddetti “saggi” (la Commissione per le riforme costituzionali, da cui si sono dimesse, plauso a loro, Lorenza Carlassare e Nadia Urbinati), i quali nel loro insieme sembra vogliano manometterla in certi punti fino a correre il rischio di cancellarne princìpi fondanti e aspetti fondamentali di garanzia che furono opera dei padri costituenti.

“NO”, per es., alla modifica dell’art. 138 Cost. sulla revisione costituzionale, che derogato o modificato potrebbe portare verso altre forme di Stato e di governo, da quello del Primo Ministro o del “premierato forte” (all’inglese) al (semi)presidenzialismo, con l’indebolimento del profilo della già in parte attualmente esautorata democrazia parlamentare.





S. Berlusconi: dimesso! Che il 12/11/2011 sia l’inizio di una nuova Liberazione!

12 11 2011

Berlusconi cupo in volto

Berlusconi, cupo in volto, lascia Palazzo Grazioli (immagine, cliccabile con link, da: repubblica.it)

Finalmente! Se si può e si potrà anche storicamente affermare.

Alle h. 21:42 del 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri, ponendo fine al Governo Berlusconi IV.


Berlusconi consegna così la sua ‘ritirata’ (?) politica (quantomeno da capo del suo quarto governo), non per via giudiziaria né per meriti di avversari politici ma, per quel che lui potrebbe ammettere, per difficoltà nell’affrontare la crisi economica e dei mercati finanziari e per lo sgretolamento della sua maggioranza di governo. Magari segnasse la sua definitiva “uscita dal campo”; sarebbe auspicabile un suo ritiro a vita ‘privata’ ma è difficile che tale auspicio possa esaudirsi, anzi bisognerà vigilare su una sua possibile strategia legata alle dimissioni e alla preparazione di una nuova campagna elettorale. E divertirebbe, per così dire, una sua nuova e non improbabile, ennesima candidatura. In prima persona o attraverso un suo “delfino”.

Sperando che questo bel giorno per l’Italia segni l’inizio di una nuova Liberazione da una forma di democrazia limitata o di “dittatura subdola” che ha caratterizzato il quasi ventennio del berlusconismo (che però, probabilmente, resta il maggior fardello da debellare) e che porti alla conclusione della cosiddetta “anomalia italiana”, quale sistema politico-economico distorto – basti citare l’irrisolto “conflitto d’interessi” – che ha permesso a un Mister B. di dominare, volgarmente e a scopi privatistici, la scena politica italiana per così tanti anni, grazie anche all’assenza di (validi) competitors tra i cosiddetti “oppositori”, specie sul piano della comunicazione politica, come chi scrive preferisce osservare.

Sarà interessante notare in futuro se chi lo ha sostenuto e votato nel corso di questi anni politicamente “anneriti” per il nostro Paese, “i peggiori anni della nostra vita” (v. video ironico di Crozza che interpreta il Presidente Napolitano), ammetterà di averlo fatto, non tradendo coerenza e senza rinnegarlo e/o fuggire, come invece fanno e faranno certi servi suoi “sudditi”.

È festa in piazza e davanti al Quirinale, eccezionalmente luogo di approdo per il giubilo collettivo. Oggi, particolarmente, mi preme dire e scrivere: viva la Libertà, viva la Democrazia, viva l’Italia, viva la nostra Repubblica!


(video di Il Fatto Quotidiano da: youtube.com)





Milano – Napoli: cambiamento; e Berlusconi è stato un danno su tutta la linea

31 05 2011


E’ credibile che la presenza di Berlusconi al fianco dei candidati sindaco per il centrodestra nelle piazze di Milano e Napoli sia stata un boomerang, un danno su tutta la linea dato che oramai viene percepito, anche da parte del suo elettorato, come un fattore perdente. Sintomatico è perfino un video in cui si vede Berlusconi che va a votare nella propria sezione elettorale, per il ballottaggio nella (ora ex) ‘sua’ Milano. La reazione della scrutatrice è un po’ l’aspetto simbolico di queste elezioni amministrative; per lei c’è tutta la mia comprensione e solidarietà. Anche io, peraltro, ho lavorato in un seggio a Napoli nel turno di ballottaggio di domenica 29 e lunedì 30 maggio. Della scrutatrice, è stata poi pubblicata una foto in cui è molto sorridente: in Piazza Duomo, durante i festeggiamenti per l’elezione a sindaco di Giuliano Pisapia.


(video da Youreporter.it via Youtube.com)

Anche a Napoli, è plausibile che la partecipazione di Berlusconi in Piazza del Plebiscito abbia avuto effetti negativi, tanto che Lettieri aveva chiesto che non venisse, dovendo già fronteggiare l’ingombrante figura di Cosentino. Ma qui si è andati oltre Berlusconi. Nella Napoli cosiddetta “liberata”, la vittoria di Luigi de Magistris, da tanti festeggiata davanti al Comune in Piazza Municipio, ha per così dire “scassato” e comunque dimostrato che in una Politica con la “p” maiuscola, in cui i cittadini partecipano attivamente anche e finalmente attraverso il voto d’opinione, può (e secondo me deve) essere premiata l’indipendenza politica del candidato; sperando che i logori meccanismi di nomina partitocratici, locali e nazionali, siano al tramonto, con l’inizio di un vero cambiamento.





‘Festa’ del lavoro. A Napoli, del terrorismo di certi ‘disoccupati’

1 05 2010


‘Festa’ del lavoro, ricordando (come si dovrebbe) soprattutto i caduti e tenendo a mente i non pochi che soffrono lo sfruttamento, la precarietà e la disoccupazione in specie giovanile di cui governi e sindacati poco si preoccupano e soprattutto con scarse capacità di analisi.

In Campania, dati Istat, la situazione è delle peggiori. Inoltre a Napoli “disoccupati” sono chiamati, da molti organi di stampa in questo colpevoli, certi gruppi più o meno organizzati che fanno del terrorismo, della violenza il proprio modo per chiedere vie preferenziali di accesso al lavoro; gente che, forte è il sospetto, sembra inviata e pagata per creare disordini.

A differenza delle moltitudini silenziose di giovani (e meno), tra cui istruiti e competenti, che pur essendo senza lavoro e senza meritevoli prospettive s’impegnano nel rispetto dell’ordine pubblico, preservando il territorio e l’immagine della città anche per il turismo napoletano, che con amara ironia invece può assumere un suo genere specifico fatto di distruzione e impunità.





Liberiamo l’acqua. 24-25 aprile: parte la raccolta firme

24 04 2010

Liberiamo l'acqua - raccolta firme

Liberiamo l'acqua - raccolta firme


In questo fine settimana del 24-25 aprile ha inizio la raccolta di firme per i referendum per l’acqua pubblica; 3 quesiti referendari, depositati presso la Cassazione di Roma il 31 marzo e promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua insieme a tante associazioni culturali e realtà sociali, con il sostegno anche di diverse forze politiche. (v. Comitato promotore).
Una battaglia comune per tante forze che vede assente l’Idv, che ne proporrà uno in proprio che poco cambierebbe la normativa attuale; tale rifiuto ad aderire sembra seguire una logica e un tentativo di mettere un proprio ‘cappello’ partitico sulla battaglia.
Un atteggiamento non nuovo e di cui i cittadini informati sono consapevoli.

E’ da notare che tra gli estensori dei 3 referendum sull’acqua, il cui combinato giuridico permetterebbe una vera ripubblicizzazione, vi sono eminenti costituzionalisti e docenti universitari come Stefano Rodotà e Alberto Lucarelli.

A Napoli, l’evento di lancio si terrà in Piazza Dante dalle h. 18 di oggi; vi saranno banchetti per firmare e relatori e musicisti che accompagneranno la serata.

Proprio al Consiglio Provinciale di Napoli si è fatto nei giorni scorsi un passo avanti con l’approvazione di un documento, presentato dal capogruppo della Federazione della Sinistra Tommaso Sodano, che riconosce l’acqua come bene comune pubblico, ritenendo la gestione idrica come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

C’è tanto impegno da portare avanti, firmando in Campania e nelle altre regioni perché la gestione dell’acqua torni ad essere pubblica e non affidata a gare tra privati.

L’acqua è un bene primario pubblico, non una merce di profitto.

Liberiamo l’acqua!

(Senza dimenticare, domani ed ogni giorno, come grazie anche ai partigiani della Resistenza il nostro Paese fu liberato dal nazi-fascismo)





Cossiga e Berlusconi, il metodo fa scuola. Terrorismo di Stato

1 11 2008

berlusconi_cossiga

Nella corrente legislatura, esponenti del Governo e non solo ne stanno dicendo e facendo così tante e di tal maniera che risulta arduo tenerne il conto; tanto più farlo con tempestività, in modo calmo e riflessivo. Siamo in pericolo costante di essere travolti da una frana, da cui si cerca anzitutto di tenersi al riparo per poi provare ad indagare sulle cause, tra le quali le più evidenti nei casi in oggetto: autoritarismo e instaurazione di quello che testi di diritto costituzionale definiscono “Stato di polizia”.

Qualcuno s’illudeva che l’ennesimo Governo Berlusconi, la sua legislatura sarebbe stata diversa rispetto ad un passato recente che troppo presto, invece, c’è chi tende a dimenticare. Gli anni regnanti del berlusconismo hanno dimostrato che molti italiani, purtroppo, hanno la memoria corta.

Qualcuno si aspettava dal Berlusconi IV un maggiore fair play “istituzionale” se si permette il termine (“legislatura costituente” come millantato da alcuni offende il termine prossimo di Costituzione che di per sé già soffre d’inosservanze e trascuratezza quotidiane, di provenienza anche inaspettata) ma, al contrario, non ci si può distrarre un attimo: legge elettorale per le elezioni europee, norma salva-manager, nuova Alitalia sullo sfondo e, naturalmente, scuola e università sugli scudi.

Qui si sta cercando, peraltro, di trattenere l’impeto di taluni propositi estemporanei di commento ai fatti e alle parole di questi giorni riconducendolo nell’alveo del diritto di critica e di opinione, ad evitare conseguenze che seguirebbero su chi dovesse scrivere parole a caldo, sulla scorta di una comprensibile e non anomala onda emotiva.


Arrivati al termine di una settimana terribile, proviamo a riassumere accadimenti e dichiarazioni dei giorni scorsi.

Nel clima di crescente insoddisfazione che attraversa l’intero Paese malgrado l’accecato ottimismo pubblicitario del Cavaliere, la tensione alimentata dallo stesso Governo a cui spetterebbe il compito di attutire il sentiment collettivo con metodi verbali democratici è sfociata in alcune affermazioni che varrà la pena rimarcare; non per soffiare sul fuoco della tensione ma a testimonianza e a futura, auspicabile memoria di un risentimento nel senso di appartenenza ad un Paese in cui ci si sente costretti, anche nella propria piccola parte di cittadinanza attiva, a chiedere quotidianamente il rispetto di princìpi democratici fondamentali che in un cosiddetto Paese normale, democratico, dovremmo dare per scontato.

A questi ultimi ideali princìpi accludiamo il dissenso politico di piazza verso il Governo partito dalla manifestazione dell’11 ottobre dell’Idv e della Sinistra contro il lodo Alfano e le politiche del Governo e proseguito sabato 25 ottobre a Roma con la manifestazione promossa dal Pd di Veltroni.

Premesso il successo di entrambi gli eventi, nella seconda, al di là delle consuete polemiche spicciole sul numero dei presenti al Circo Massimo e sulla partecipazione complessiva nelle strade della Capitale, usanze che fanno parte di una politica dell’annuncio televisivo che poca attenzione merita, speriamo di poter vedere una via di ripresa anche se un po’ tardiva per un partito che è sembrato in più occasioni assente in quello che dovrebbe essere il suo ruolo di opposizione. E’ evidente che la partecipazione avuta, quali che siano i numeri reali, è ulteriore espressione di un dislivello tra la cosiddetta militanza e lo stile verticistico-dirigenziale del Pd.

Ricordiamo come un trait d’union che alla manifestazione democratica del 25 ottobre hanno aderito altre forze politiche che fanno opposizione, coerentemente con il proprio ruolo nel panorama politico e civile come l’Italia dei Valori ed il suo Presidente Antonio Di Pietro che hanno condiviso l’iniziativa dei promotori e vi hanno preso parte proseguendo inoltre, con i propri banchetti, nella raccolta di firme contro il lodo Alfano e per terere un referendum abrogativo. Lo strumento referendario è ora invocato dallo stesso Pd a seguito dell’approvazione del decreto legge Gelmini, aggiunto alla prima proposta dell’Idv. D’un tratto, il referendum viene rinobilitato da Veltroni, dopo essere stato da lui trascurato sul lodo Alfano.

Di tutt’altro tenore, dunque anti-democratico, erano state le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nei confronti delle trasversali manifestazioni di piazza contro l’approvazione poi avvenuta il 29/10 al Senato del Ddl 1108 a firma del Ministro Gelmini di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137. Alle parole pronunciate il 22 ottobre da Berlusconi in una conferenza stampa sulle occupazioni delle università, in cui il Premier dichiarava: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e Università [..] Convocherò il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine [..] “ hanno fatto seguito, il giorno successivo 23 ottobre, dichiarazioni-tentativi di smentita di Berlusconi da Pechino, :”Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole”; il caso dovrebbe restare a lungo nei media come esempio di pura falsità e negazione verbale dell’evidenza.

Si dubita che i Tg abbiano riproposto la prima conferenza stampa per sbugiardare i pericolosi propositi affermati; (ad esempio, il Tg1 serale del giorno della smentita rinviò ecumenicamente al proprio sito internet ma Sky Tg24, invece, ne fece la comparazione) sulla rete e qui è possibile trovare le registrazioni per avere conferma di affermazioni chiaramente pronunciate.

E’ scandaloso che un Presidente del Consiglio si permetta di negare ciò che i servizi giornalistici hanno registrato e possono provare insindacabilmente; un atteggiamento non nuovo e che persiste quale presa in giro nei confronti di tutti gli italiani e non solo della categoria dei giornalisti e dei giornali, additati nei giorni successivi come elementi di diffusione di falsità, fomentatori di odio etc. (Certamente non per casi come questo, con registrazioni audio-video di una conferenza stampa; non soffriamo di una sindrome collettiva di allucinazioni)

A fomentare l’odio e motivare i facinorosi si è arrivati ancor più con un articolo pubblicato lo stesso 23 ottobre, presente anche sul sito informativo istituzionale di Rassegna stampa del Governo. Ci riferiamo alle altre parole che lasciano esterrefatti, contenute in un’intervista rilasciata dal senatore a vita ed ex Capo di Stato Francesco Cossiga ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale. La rassegna stampa del Governo che riporta l’intervista a Cossiga differisce (ammorbidisce) in alcuni punti da altre fonti precedentemente diffuse anche dalle agenzie di stampa. E’ operazione lunga ricostruire il giallo delle versioni ritoccate e permane il dubbio che la versione on-line attuale, presente anche in altra pagina dello stesso sito istituzionale, sia stata “corretta”, limata in alcuni punti. In altre versioni c’è un “picchiare a sangue”, frase che nelle pagine web del Governo non è (più?) presente.

Quale che sia la versione integrale ed originale, si possono dare per certi alcuni cosiddetti “consigli” dati da quell’emerito Kossiga al Ministro Maroni, quali il mandare tutti gli studenti in ospedale, picchiare i docenti e le giovani maestre, infiltrare agenti provocatori nelle manifestazioni studentesche, frasi che costituiscono un’evidente istigazione alla violenza ed un’invocazione del terrorismo di Stato. Leggi il seguito di questo post »





L’opposizione è in piazza, contro il Lodo Alfano e le politiche del Governo

11 10 2008
L'opposizione è nelle nostre mani

L'opposizione è nelle nostre mani

contro il Lodo Alfano

contro il Lodo Alfano

(Il Pd ombra a guardare l’Italia, (di calcio) in attesa della propria manifestazione non anti-governativa(?!), di “incoraggiamento e sostegno al Governo”)


11 ottobre, è il giorno delle manifestazioni di piazza
dell’opposizione parlamentare, Italia dei Valori e di quella cosiddetta extraparlamentare, la rediviva Sinistra (ex)Arcobaleno e soprattutto del suo vivo popolo di sinistra, che c’è, resiste. Due eventi che si presentano come distinti sul piano organizzativo ma che appaiono uniti per un obiettivo che è comune, non simbolico e non solo politico: il via alla raccolta di firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano, una legge ad personam introdotta allo scopo di salvare il Premier Silvio Berlusconi da possibili sentenze di condanna penale. Un pezzo del mosaico d’imposizione del potere del Governo sulla democrazia.

Poco presente nell’agenda politica e in quella, alla prima direttamente conseguente, dell’informazione, la legge “Lodo Alfano” che prende il nome dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano e che permette alle quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato e Presidente del Consiglio dei Ministri) di tenersi al riparo da procedimenti penali in processi per reati non inerenti la carica e che vengono sospesi fino al termine di questa, è tornata alla ribalta nel processo sui diritti televisivi di Mediaset che vede imputato Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Una posizione sospesa quella attuale del Presidente del Consiglio, proprio in virtù del Lodo Alfano.Grazie ad una normale procedura sollevata dal Pm di Milano Fabio De Pasquale, che ritiene il Lodo Alfano in contrasto con la Costituzione, il Tribunale di Milano ha accolto il pronunciamento ed ha presentato la richiesta alla Corte costituzionale che dovrà esprimersi sui legittimi dubbi di costituzionalità di una norma che risulta anomala anche sul piano dell’iter di approvazione perché, al di là del (im)merito, avrebbe dovuto essere approvata con l’iter previsto dall’articolo 138 della Carta costituzionale in quanto conferisce una “garanzia aggiuntiva” in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini. Dunque, per essa si rendeva necessaria una procedura di legge di revisione costituzionale e non una legge ordinaria com’è avvenuto e che ha portato alla sua approvazione il 22 luglio, in un tempo inferiore ad un mese dalla sua presentazione e senza il necessario dibattimento parlamentare. Ci si aspettava che il Capo dello Stato Napolitano avrebbe rinviato la legge alle Camere ma così purtroppo non è stato, aggravando la delusione in merito al suo ruolo di Garante della Costituzione, ricoperto invece con altro piglio da alcuni suoi predecessori. Una norma che non esiste in altri paesi europei, come falsamente affermato da Berlusconi; in nessun altro paese europeo i rappresentanti del Governo godono di tale forma di protezione. In alcuni l’immunità è garantita ai capi di Stato, in altri ai reali ma in nessun caso alle cariche governative.

In attesa del pronunciamento della Consulta che potrebbe avvenire nella prossima primavera, è importante che all’aspetto giuridico si accompagni fin d’ora e nei prossimi mesi un’azione concreta e diffusa di sensibilizzazione, informazione e partecipazione civile. In difesa della democrazia e dei princìpi enunciati nella Costituzione, sempre più disattesa in nome di un’efficienza e celerità dell’azione politica e di Governo che tende, in maniera evidente e pressoché dichiarata, a considerare l’ordinamento giuridico e i princìpi costituzionali superabili de facto per l’affermazione del primato della politica sullo Stato di diritto. Concezione di una deriva autoritaria di questo Governo che comprende anche l’esautoramento del ruolo e delle funzioni del Parlamento attraverso l’abuso della decretazione d’urgenza (Decreti Legge) e un antilegalitarismo da ampliare con il Lodo Consolo sull’immunità parlamentare (dal nome del parlamentare-avvocato del Ministro indagato Matteoli) per sollevare dai problemi con la Giustizia certi parlamentari privilegiati.

E’ così che quest’oggi 11 ottobre comincia la raccolta di firme a Roma e in altre città (e fino a dicembre in oltre 3.500 piazze italiane e in sedi all’estero) proposta da Antonio Di Pietro-Italia dei Valori e presentata martedì 7 ottobre in una conferenza stampa a cui hanno preso parte, per adesione all’iniziativa, l’ulivista Arturo Parisi, (non a nome del Pd ma per i “Democratici per la Democrazia”) il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, Carlo Leoni per Sinistra Democratica e Manuela Palermi per il Pdci.

Gli organizzatori, appoggiati da personalità della società civile e del mondo della cultura come Dario Fo, della Giustizia come diversi costituzionalisti e l’associazione Giuristi Democratici, del giornalismo d’inchiesta come Peter Gomez, da movimenti come quello antimafia di “Ammazzateci tutti” e comitati come “Addio pizzo”, non pongono la questione del raggiungimento del quorum come conditio sine qua non per un impegno partecipativo e democratico. Motivazione che ha invece indotto Veltroni e il Partito Democratico a non aderire, per ammissione del suo segretario nel timore della sconfitta nella consultazione. D’altronde, la manifestazione che il Pd ha in programma non sarà anti-governativa, come dichiarato dal coordinatore Enrico Morando in un’intervista a Il Giornale (vedere link nel sottotitolo), ma di “incoraggiamento e sostegno al Governo per gli sforzi che sta facendo nel fronteggiare l’emergenza” perché “i cittadini hanno un atteggiamento di fiducia nel Governo”.

I promotori della giornata odierna in Piazza Navona pongono invece l’iniziativa sul piano della moralità, della legalità (di fatto la giornata di oggi è la “1° Giornata Nazionale della Legalità”) e del rispetto costituzionale che, all’art.3, recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La condizione personale pertanto, riferibile alla carica politica rivestita, non può essere causa per porsi al di sopra del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e per assicurarsi l’impunità nei confronti della giurisdizione penale, cancellando il principio della responsabilità personale. E i promotori del corteo della Sinistra sono partecipi di un desiderio di essere ed interpretare un proprio ruolo di opposizione a questo Governo, per un’altra Italia e un’altra politica, come recita lo slogan che ne accompagna la piattaforma.

Tanti sono i cittadini che avvertono come impellente il dovere morale di aderire e partecipare, per poter esprimere la propria voce anch’essa custode dello Stato di diritto e della Costituzione.

 

– Aggiornamento:

I link alla diretta tv/streaming delle due manifestazioni, precedentemente pubblicati e diretti al blog di Di Pietro e al sito di Sinistra Democratica, sono eliminati.

Il dossier Referendum Lodo Alfano di liberacittadinanza.it

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano a Napoli e nel resto della Campania

Banchetti dove firmare contro il Lodo Alfano in tutta Italia

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano per gli italiani all’estero





Percezione di sicurezza o realtà: morti bianche, corruzione..

7 08 2008

 

Post sessantottini. O ladri, delinquenti, stupratori. Rientrano in tali definizioni, secondo il Ministro della Difesa La Russa, i contrari alla presenza dei militari nelle città, presenti da lunedì scorso in 21 province italiane. Il Sindacato Italiano Lavoratori della Polizia Locale ha espresso contrarietà verso il provvedimento e verso l’involuzione creata a  discapito dei suoi rappresentati dal famigerato pacchetto sicurezza. Comuni e onesti cittadini non convinti della bontà dell’iniziativa scrivono post sessantottini sui blog. Questi eversivi sovvertitori dell’Ordine pubblico.

 
Tant’è, i militari sono giunti anche a Napoli, dove il bisogno di sicurezza è molto sentito; qui ne sono arrivati “ben” 179, neppure fossero i berretti verdi. Saranno impiegati per 6 mesi (rinnovabili, devono avere un contratto a progetto o in qualche modo precario come piace al Governo) in compiti di pattugliamento congiunto con le sminuite Forze dell’Ordine, nella sorveglianza di “obiettivi sensibili” di un fantomatico terrorismo e nel controllo esterno dei Centri per gli immigrati. Sperando non possano dare man forte ad iniziative come quella recente in cui, dopo che un gruppo di migranti e richiedenti asilo era stato deportato da un complesso abitativo nel quartiere napoletano di Pianura (zona Trencia) senza aver individuato una destinazione, ha fatto seguito un increscioso episodio di botte nei pressi del Duomo di Napoli. E’ consigliabile a tal proposito un manuale di formazione alla nonviolenza per le Forze dell’Ordine, da tenere a mente nelle situazioni di tensione.Quasi non passa giorno nella città partenopea senza che le tensioni (in)civili si acuiscano, determinando il crescere di un clima d’intolleranza e di razzismo sempre più forte. Berlusconi ha recentemente dichiarato che Napoli è tornata in occidente, dopo la fine dell’emergenza rifiuti; se è questo l’occidente che intende, la sua civiltà è in grande declino. Si respira un clima di cui cittadini, istituzioni, partiti e associazioni criminali hanno responsabilità trasversali. Note la politica di propaganda anti-immigrati del Governo, accusato di razzismo a più riprese da organismi europei e istituzioni dell’Ue, i movimenti anti-rom d’ignoranza popolare in diversi quartieri, i manifesti anti-rom del Partito Democratico a Ponticelli, non ultima in questo filone è stata la presa in carico su base etnica, da parte del Comune di Napoli, dello sgombero della palazzina sopraccitata a Pianura, avvenuta diversamente per i locali e per gli immigrati, di cui se ne sono occupati due diversi assessori, trovando un alloggio immediato per i primi e lasciando all’addiaccio i secondi. Quella napoletana e italiana non sembrano affatto democrazie occidentali.

A Roma, il sindaco Alemanno (oggi protagonista di una proposta di divieto di rovistare nei cassonetti) ha specificato che i militari avranno un ruolo defilato, poco visibile e soprattutto non saranno presenti sui percorsi d’interesse turistico. A Napoli è stato definito un solo obiettivo sensibile, il consolato americano ma a molti, da queste parti, la questione terrorismo rammenta la barzelletta diffusa in rete sul tentativo di attentato da parte degli inviati di Osama. Ieri si è appreso della prima condanna del tribunale militare statunitense per l’ attentato terroristico dell’11 settembre ed è nei confronti dell’autista di Bin Laden (!)

Non si vuol nutrire la fantasia del Governo, per tale scenario; se esso dovesse diffondere la percezione di un pericolo, come fa per la questione sicurezza tutta, si potrebbe pensare che lo spunto provenga da qui. Ancora non si ha notizia, infatti e come in genere in questo periodo, dell’arresto di presunti terroristi intenti a progettare attentati sul territorio italico. Ora che ci sono anche i soldati, la notizia potrebbe essere “creata” per rinforzare la percezione indotta dell’utilità di questi nelle città.

Dalle nostre parti, digiamolo a La Russa, il vero obiettivo sensibile è costituito dalla monnezza e gli attentatori non sono né iracheni né talebani. Leggi il seguito di questo post »





Una bella Piazza Navona, solo un po’ “sporcata”. E letta a due piazze

11 07 2008

 

Foto prelevabili e riproducibili su indicazione dell’autore e della fonte, come da Licenza. Per casi specifici, contattare l’autore

 

I media l’hanno ribattezzata “No-Cav Day” e molti commentatori hanno ripreso questa definizione: un primo effetto domino informativo che, per (ir)responsabilità giornalistica, ne ha già fatto oggetto di un sensazionalismo di rete.

E così che occorre fare un po’ di chiarezza su quella che con un flusso variegato di commenti è oramai e-leggibile come manifestazione a due piazze, anche se di Piazza Navona a Roma e di manifestazione di cui si parla, ve n’è in realtà una sola.

Ora che si ha modo di farlo ed in prima persona, abbandonando l’abituale affidarsi (e non fidarsi) ai racconti romanzati dei grandi media.

Ho partecipato alla manifestazione dell’8 luglio indetta dalla rivista Micromega e che ha visto tra gli organizzatori e promotori il suo direttore Paolo Flores D’Arcais, il senatore del Pd Furio Colombo, i deputati dell’Idv Francesco Pardi e Antonio Di Pietro e a cui hanno aderito diversi partiti politici (Italia dei Valori, sempre più unica opposizione in Parlamento, poi Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani) e loro singoli esponenti e sostenitori, (tra cui il Pd) movimenti come quello dei girotondi, intellettuali e comici.

Una manifestazione non solo politico-partitica come qualcuno vorrebbe far credere per scopi strumentali ma una piazza eterogenea di condivisione dei princìpi della legalità, della legge uguale per tutti, generale e astratta, come dovrebbe essere. Un moto d’indignazione verso le iniziative del Governo Berlusconi in materia di giustizia.

Ho partecipato in quanto provo ad essere, riuscendovi in parte, un cittadino attivo ed informato. Per questo credo che leggi come la cosiddetta “blocca-processi” (oggi emendata in quanto non più necessaria a Berlusconi grazie al rapido passaggio del lodo Alfano approvato alla Camera) contenuta nel pacchetto sicurezza (che contiene anche la norma sulle impronte ai Rom bocciata dal Parlamento europeo in quanto misura xenofoba su base etnica, contraria ai diritti fondamentali dell’uomo) e il cosiddetto “lodo Alfano” (lo scudo per le alte cariche dello Stato) siano dannose per il Paese. Se consideriamo siano proposte dal Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il quale riveste un’alta carica istituzionale per cui chiede impunità ed è imputato in un processo di cui vuole il congelamento, trascinandone altri riguardanti “reati minori” (classificazione discutibile) allora il dovere del senso civico e morale e il principio del rispetto della legalità, le due questioni cruciali e problematiche del nostro Paese, sostengono il peso e rovesciano la critica di definizioni giornalistiche erronee sui manifestanti come semplicisticamente “anti-berlusconiani” e “giustizialisti”.

La manifestazione di Roma non è stata un insuccesso; è riuscita e di successo, con alcune fuoriuscite che l’hanno sporcata ma non scalfita nella sua pienezza. Se i grandi media non lo fanno, è opportuno che che vi abbia partecipato faccia opportune precisazioni. Fare di tutta l’erba un fascio, come fanno i più importanti quotidiani ed editorialisti distorcendo l’informazione complessiva, non serve che a riempire colonne e a disconoscere la bontà di un giudizio veritiero. Leggi il seguito di questo post »





Festa della privacy dei contribuenti

1 05 2008

 

Oggi, 1° maggio, giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori, ci si sofferma sulla triste constatazione che il bollettino dei caduti sul lavoro nel nostro Paese si aggiorna quotidianamente.

Da non trascurare, oltre al grave problema delle morti bianche, anche quello legato alle difficoltà di coloro che hanno un lavoro precario, che precarizza la vita stessa; a questo proposito, anche quest’anno in tante piazza d’Europa la manifestazione EuroMayDay.

 

L’altra notizia più titolata sui media tradizionali e che ha acceso anche la Rete, riguarda la decisione di ieri di Vincenzo Visco, viceministro uscente dell’Economia, di disporre con decreto il provvedimento di pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a firma del suo direttore Massimo Romano, dei nominativi e dei redditi dichiarati, con le imposte versate, di tutti i contribuenti italiani, relativi al 2005 e accessibili a tutti. Il sito, dopo alcune ore durante le quali è stato preso d’assalto dai curiosi amanti del gossip, è stato bloccato dallo stop del Garante della privacy, Francesco Pizzetti ma in queste ore si stanno diffondendo i dati attraverso il peer-to-peer di Emule e probabilmente attraverso altre possibilità come le cache dei motori di ricerca e chissà quanto altro.

Per alcune ore è stato possibile e molto semplice sbirciare sulle informazioni personali, sui redditi e le imposte sia di personaggi pubblici famosi, (ci sono giornali che subito ne hanno fatto una notizia carica di dati sui vip) sia di cittadini comuni, che si sono così visti spiati dal proprio vicino di casa, tenendo conto che lo spettegolare in casa d’altri e a questo punto perfino nelle tasche, è un’arte italiana ben sviluppata, segno di un decadimento culturale e di valori.

 

La polemica nasce dal problema della violazione della privacy. (Legge 196/2003) Mentre è infatti vero, come ha spiegato con un comunicato l’Agenzia delle Entrate, che una legge stabilisce la pubblicità dei dati e che la predisposizione degli elenchi dei nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall’articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973, e che tali elenchi erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia che nei Comuni, è una novità inquietante che si sia deciso di renderli pubblici on line, senza darne un’informativa specifica nelle dichiarazioni e dunque rendendoli così accessibili, senza richiesta motivata, a qualunque curioso.  

 

Molte sono le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, che stanno ragionando su azioni legali da intraprendere per permettere ai cittadini di chiedere il risarcimento dei danni di violazione della privacy (in primis il Codacons ha predisposto un modulo on line per promuovere una causa collettiva) e, naturalmente e immancabilmente, è scoppiata la polemica politica. A questa ha contribuito una dichiarazione alla stampa di Visco, inopportuna come le seguenti fornite dallo stesso ex vice-ministro nel corso delle ore dopo l’accadimento.

 

Tra le reazioni irretite, molto evidenziata dai quotidiani è stata quella di Beppe Grillo, che in post sul blog dal titolo “La colonna infame” si è espresso duramente sulla vicenda. Alcune sue frasi:

 

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’Agenzia delle Entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.

 

Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti.

 

Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.”

 

Navigando in rete si trovano commenti di chi manifesta stupore sulle esternazioni di Grillo e qualche giornale ne ha approfittato per continuare la propria battaglia anti-Grillo mettendo in evidenza come vi siano, tra gli stessi frequentatori del blog di Grillo e tra i suoi sostenitori giornalisticamente noti come “grillini”, coloro che si sono dichiarati d’accordo su una cosiddetta operazione di trasparenza (secondo le affermazioni difensive di Visco) e contrari alla critica di Grillo.

 

Ma, indipendentemente dal fatto che sulla rete siano circolati anche i numeri sui suoi redditi (che siano cospicui credo molti lo sappiano) e che la cosa da buon genovese l’avrà contrariato, penso abbia ragione Grillo; Leggi il seguito di questo post »