9 maggio, Festa dell’Europa 2012

9 05 2012


(Video “Campagna di comunicazione Festa dell’Europa”, di “affari europei” da YouTube.com)


La giornata di oggi, 9 maggio, rappresenta la Festa dell’Europa 2012, Europe Day.

Se ne parla sempre poco ma quest’anno, grazie al governo Monti che per altre questioni è criticato, non è questo post il luogo, riceve una maggiore attenzione.

Oltre agli eventi celebrativi che puntualmente vengono organizzati, per conoscere i quali si consiglia di navigare nel sito web della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nei giorni scorsi è andato in onda uno spot televisivo (in alto), parte di una campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Dipartimento per le Politiche europee, il quale riassume situazioni derivanti da un’Europa che ci rende “più forti insieme” com’è scritto nello slogan scelto per il manifesto del 2012 (qui in versione fr).

Europe Day 2012, poster smoller image

Europe Day 2012, poster smaller image, © Union européenne 1995-2012, europa.eu

Tra i benefici dell’Ue, piace sottolineare i cambiamenti positivi che un programma di studi quale “Erasmus” ha apportato nelle vite, anche professionali, di tanti giovani. Peraltro, proprio quest’anno se ne festeggiano i 25 anni dalla nascita.

Annunci




Cossiga e Berlusconi, il metodo fa scuola. Terrorismo di Stato

1 11 2008

berlusconi_cossiga

Nella corrente legislatura, esponenti del Governo e non solo ne stanno dicendo e facendo così tante e di tal maniera che risulta arduo tenerne il conto; tanto più farlo con tempestività, in modo calmo e riflessivo. Siamo in pericolo costante di essere travolti da una frana, da cui si cerca anzitutto di tenersi al riparo per poi provare ad indagare sulle cause, tra le quali le più evidenti nei casi in oggetto: autoritarismo e instaurazione di quello che testi di diritto costituzionale definiscono “Stato di polizia”.

Qualcuno s’illudeva che l’ennesimo Governo Berlusconi, la sua legislatura sarebbe stata diversa rispetto ad un passato recente che troppo presto, invece, c’è chi tende a dimenticare. Gli anni regnanti del berlusconismo hanno dimostrato che molti italiani, purtroppo, hanno la memoria corta.

Qualcuno si aspettava dal Berlusconi IV un maggiore fair play “istituzionale” se si permette il termine (“legislatura costituente” come millantato da alcuni offende il termine prossimo di Costituzione che di per sé già soffre d’inosservanze e trascuratezza quotidiane, di provenienza anche inaspettata) ma, al contrario, non ci si può distrarre un attimo: legge elettorale per le elezioni europee, norma salva-manager, nuova Alitalia sullo sfondo e, naturalmente, scuola e università sugli scudi.

Qui si sta cercando, peraltro, di trattenere l’impeto di taluni propositi estemporanei di commento ai fatti e alle parole di questi giorni riconducendolo nell’alveo del diritto di critica e di opinione, ad evitare conseguenze che seguirebbero su chi dovesse scrivere parole a caldo, sulla scorta di una comprensibile e non anomala onda emotiva.


Arrivati al termine di una settimana terribile, proviamo a riassumere accadimenti e dichiarazioni dei giorni scorsi.

Nel clima di crescente insoddisfazione che attraversa l’intero Paese malgrado l’accecato ottimismo pubblicitario del Cavaliere, la tensione alimentata dallo stesso Governo a cui spetterebbe il compito di attutire il sentiment collettivo con metodi verbali democratici è sfociata in alcune affermazioni che varrà la pena rimarcare; non per soffiare sul fuoco della tensione ma a testimonianza e a futura, auspicabile memoria di un risentimento nel senso di appartenenza ad un Paese in cui ci si sente costretti, anche nella propria piccola parte di cittadinanza attiva, a chiedere quotidianamente il rispetto di princìpi democratici fondamentali che in un cosiddetto Paese normale, democratico, dovremmo dare per scontato.

A questi ultimi ideali princìpi accludiamo il dissenso politico di piazza verso il Governo partito dalla manifestazione dell’11 ottobre dell’Idv e della Sinistra contro il lodo Alfano e le politiche del Governo e proseguito sabato 25 ottobre a Roma con la manifestazione promossa dal Pd di Veltroni.

Premesso il successo di entrambi gli eventi, nella seconda, al di là delle consuete polemiche spicciole sul numero dei presenti al Circo Massimo e sulla partecipazione complessiva nelle strade della Capitale, usanze che fanno parte di una politica dell’annuncio televisivo che poca attenzione merita, speriamo di poter vedere una via di ripresa anche se un po’ tardiva per un partito che è sembrato in più occasioni assente in quello che dovrebbe essere il suo ruolo di opposizione. E’ evidente che la partecipazione avuta, quali che siano i numeri reali, è ulteriore espressione di un dislivello tra la cosiddetta militanza e lo stile verticistico-dirigenziale del Pd.

Ricordiamo come un trait d’union che alla manifestazione democratica del 25 ottobre hanno aderito altre forze politiche che fanno opposizione, coerentemente con il proprio ruolo nel panorama politico e civile come l’Italia dei Valori ed il suo Presidente Antonio Di Pietro che hanno condiviso l’iniziativa dei promotori e vi hanno preso parte proseguendo inoltre, con i propri banchetti, nella raccolta di firme contro il lodo Alfano e per terere un referendum abrogativo. Lo strumento referendario è ora invocato dallo stesso Pd a seguito dell’approvazione del decreto legge Gelmini, aggiunto alla prima proposta dell’Idv. D’un tratto, il referendum viene rinobilitato da Veltroni, dopo essere stato da lui trascurato sul lodo Alfano.

Di tutt’altro tenore, dunque anti-democratico, erano state le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nei confronti delle trasversali manifestazioni di piazza contro l’approvazione poi avvenuta il 29/10 al Senato del Ddl 1108 a firma del Ministro Gelmini di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137. Alle parole pronunciate il 22 ottobre da Berlusconi in una conferenza stampa sulle occupazioni delle università, in cui il Premier dichiarava: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e Università [..] Convocherò il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine [..] “ hanno fatto seguito, il giorno successivo 23 ottobre, dichiarazioni-tentativi di smentita di Berlusconi da Pechino, :”Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole”; il caso dovrebbe restare a lungo nei media come esempio di pura falsità e negazione verbale dell’evidenza.

Si dubita che i Tg abbiano riproposto la prima conferenza stampa per sbugiardare i pericolosi propositi affermati; (ad esempio, il Tg1 serale del giorno della smentita rinviò ecumenicamente al proprio sito internet ma Sky Tg24, invece, ne fece la comparazione) sulla rete e qui è possibile trovare le registrazioni per avere conferma di affermazioni chiaramente pronunciate.

E’ scandaloso che un Presidente del Consiglio si permetta di negare ciò che i servizi giornalistici hanno registrato e possono provare insindacabilmente; un atteggiamento non nuovo e che persiste quale presa in giro nei confronti di tutti gli italiani e non solo della categoria dei giornalisti e dei giornali, additati nei giorni successivi come elementi di diffusione di falsità, fomentatori di odio etc. (Certamente non per casi come questo, con registrazioni audio-video di una conferenza stampa; non soffriamo di una sindrome collettiva di allucinazioni)

A fomentare l’odio e motivare i facinorosi si è arrivati ancor più con un articolo pubblicato lo stesso 23 ottobre, presente anche sul sito informativo istituzionale di Rassegna stampa del Governo. Ci riferiamo alle altre parole che lasciano esterrefatti, contenute in un’intervista rilasciata dal senatore a vita ed ex Capo di Stato Francesco Cossiga ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale. La rassegna stampa del Governo che riporta l’intervista a Cossiga differisce (ammorbidisce) in alcuni punti da altre fonti precedentemente diffuse anche dalle agenzie di stampa. E’ operazione lunga ricostruire il giallo delle versioni ritoccate e permane il dubbio che la versione on-line attuale, presente anche in altra pagina dello stesso sito istituzionale, sia stata “corretta”, limata in alcuni punti. In altre versioni c’è un “picchiare a sangue”, frase che nelle pagine web del Governo non è (più?) presente.

Quale che sia la versione integrale ed originale, si possono dare per certi alcuni cosiddetti “consigli” dati da quell’emerito Kossiga al Ministro Maroni, quali il mandare tutti gli studenti in ospedale, picchiare i docenti e le giovani maestre, infiltrare agenti provocatori nelle manifestazioni studentesche, frasi che costituiscono un’evidente istigazione alla violenza ed un’invocazione del terrorismo di Stato. Leggi il seguito di questo post »





Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





Convegno “Il Parlamento europeo e la democrazia nell’Unione”

12 05 2008

 

Presso “Città della Scienza” a Napoli, nell’ambito di una tre giorni di attività ed eventi rivolti in particolare al mondo scolastico e giovanile e dedicati alla celebrazione della Festa dell’Europa del 9 Maggio, sabato 10 maggio l’incontro dal titolo “Il Parlamento Europeo e la democrazia nell’Unione”, con la partecipazione di gruppi di studenti delle scuole superiori, docenti e visitatori interessati alla tematiche europee.

 

Il programma del convegno, organizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, con i patrocini della Regione Campania, Europe Direct Napoli e Unione Europea:

 

 

Programma convegno (mezzogiornoeuropa.it) 

 

Dopo il saluto di presentazione dell’iniziativa, affidato al direttore della Fondazione IDIS, Luigi Amodio, seguìto dall’introduzione al tema da parte del Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e coordinatore della giornata, Andrea Geremicca, gli interventi dei relatori invitati.

 

  • Clara Albani, Responsabile dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, espone per prima il tema che fa da cornice al dibattito. In considerazione di una platea costituita prevalentemente da giovani studenti, legge un documento personale attraverso il quale illustrata le origini, le funzioni e lo sviluppo storico del Parlamento Europeo, sottolineando come esso sia l’unica grande istituzione europea ad essere legittimata dal voto del popolo e che il concetto di democrazia nell’Unione che essa tende a sviluppare sia quello originario del demos, il governo del popolo.

 

  • Vittorio Calaprice, presentatosi come “semplice” funzionario della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dicendosi lieto di essere stato invitato al dibattito con altri rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ricorda come l’edizione 2008 della Festa dell’ Europa ricorra nell’anno europeo del dialogo interculturale e che per l’anno prossimo il tema scelto dall’Europa verterà sulla creatività e l’innovazione.  Calaprice mette in evidenza quali saranno le prossime sfide dell’Europa, citandone in particolare quattro: quella di essere un soggetto capace di reggere l’economia della globalizzazione; quella di affrontare i problemi dell’energia e del cambiamento climatico; i problemi dell’immigrazione e quello dell’ordine mondiale, a stretto giro con la lotta al terrorismo internazionale. Rammenta l’importanza e la necessità che le istituzioni europee siano fatte oggetto di conoscenza da parte dei giovani e a questo proposito rende nota la prossima realizzazione di un Centro Europeo per i giovani che nascerà a Roma.

 

  • Gianni Pittella, Deputato Europeo e Capo della Delegazione italiana del PSE al Parlamento Europeo, pone questioni di natura più politica domandando come mai, di fronte a problemi sempre più sovranazionali, non si comprenda la necessità di trovare soluzioni sovranazionali; annota infatti quanto, di fronte a tante questioni, si sviluppino reazioni di chiusura nei confini nazionalistici.                                                                                                       Pittella riconosce propri meriti per aver contribuito all’ampliamento del programma Erasmus, non più destinato come fino a qualche anno fa ai soli studenti universitari ma esteso a quelli delle scuole superiori e agli impiegati, del settori pubblico e di quello privato. Un problema su cui chiede maggiore sensibilità è legato alle risorse e al bilancio dell’ Ue. Noi tutti, spiega Pittella, chiediamo programmi e risorse all’ Unione Europea ma non le forniamo un sostegno economico sufficiente per renderla più forte e capace fintanto che il contributo di ognuno di noi ammonta a circa 50 centesimi al giorno.                                                                                                                       Il discorso politico-economico tocca alcune proposte che non solo di recente sono state formulate anche da Tremonti e dal nuovo governo e l’eurodeputato si dichiara d’accordo, al di là dell’appartenenza politica, a dar vita agli Eurobond e all’utilizzo delle riserve auree nazionali delle banche centrali allo scopo di creare un Fondo d’integrazione al bilancio europeo. Il discorso più generale riporta alla percezione e alla considerazione dell’ Europa, con la constatazione di come l’Europa non sia stata quasi mai citata durante l’ultima campagna elettorale e che solo più recentemente sembra ricevere attenzione al fine primario di modificare la legge elettorale per averne un effetto anche in Europa.

 

  • Matteo Pizzigallo, Professore Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università “Federico II” di Napoli, lancia diverse critiche costruttive e ragionate sulla democrazia nell’ Unione Europea. Agganciandosi ad un’osservazione precedente di Pittella afferma come spesso, su molti problemi, si facciano solo dichiarazioni propagandistiche poco utili alla loro risoluzione e mette in luce un problema di legittimazione popolare di alcune istituzioni come la Commissione Europea, espressione di nomine fatte dalle maggioranze politiche nazionali e non da un vero governo sovranazionale. Bisognerebbe pertanto rafforzare la partecipazione democratica alla vita politica comunitaria del PE e per esteso dell’ Ue e ciò potrebbe costituire una vera svolta rivoluzionaria.                                                                                       La stessa essenza dei partiti europei mostra dei deficit e resta affidata, per un funzionamento complessivo, all’azione di singoli entusiasti parlamentari che s’impegnano nel mediare tra interessi e questioni nazionali, ma pur sempre nell’ambito di un sistema partitico europeo che risulta espressione di proiezioni nominalistiche ristrette. Gli stessi poteri reali del Parlamento Europeo andrebbero rafforzati in un’ottica di “utopia mite” e quelli della Commissione Europea dovrebbero conquistare la fiducia del PE, oltre che quella dei cittadini.

 

  • Umberto Ranieri, già Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, è chiamato a concludere il giro d’interventi. Nel suo discorso, sottopone all’attenzione alcune criticità incontrate dal processo di costruzione europea, a partire dal progetto di Trattato di Costituzione europea fino al Trattato di Lisbona. Anch’egli sottolinea il ruolo essenziale del PE su un equilibrio istituzionale originale dell’Europa e ribadisce che il problema della democraticità del complesso comunitario è universalmente sentito, così come il bisogno di una valorizzazione delle componenti parlamentari come garanti della legittimità su base popolare. Un processo di costruzione europea che viene anche sfavorito da campagne mediatico-politiche locali tese soltanto a distruggere e che andrebbero invece contrastate da atteggiamenti equilibrati e tesi a sopperire al deficit di democraticità. In molti casi, la logica delle contrapposizioni politiche nazionali incide negativamente sul lavoro comunitario ed è questa una pratica nociva da contrastare più efficacemente. Anche attraverso la diffusione del Trattato di Lisbona che potrà consentire all’ Ue di giocare un ruolo maggiore e cruciale nella direzione della politica estera e di sicurezza comune e in altri ambiti in cui si avverte da tempo la necessità di un impegno comune, un impegno europeo.




“Workshop – Comunicare l’Europa: progetti, valori, opportunità”

29 02 2008

 


La seconda giornata della Winter School si apre con il workshop dal tema: “Comunicare l’Europa: progetti, valori, opportunità”, con relatori:

Piervirgilio Dastoli
Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

Ginevra Del Vecchio
Antenna Europea – Europe Direct Caserta

CorradinoMineo                                                                                                                                                                                 Direttore RaiNews 24

Gianni Pittella
Deputato al Parlamento Europeo 

Coordina Ivano Russo 


Ginevra Del Vecchio
, responsabile Europe Direct Caserta, comincia con lo spiegare in che cosa consiste il lavoro dei punti d’informazione europea Europe Direct, antenna delle istituzioni sul territorio, creati per essere al servizio della gente. Il ruolo degli Europe Direct è quello di promuovere strumenti di partecipazione democratica venendo incontro al cittadino, grazie alla presenza capillare sul territorio di regioni e città dell’ Unione europea. Il compito degli Europe Direct, facenti parte del piano di comunicazione stabilito dalla Commissione europea nel 2005 per diffondere maggiori conoscenze sulle istituzioni europee e sulla loro attività, non è stato subito chiaro alla cittadinanza. Vengono citati alcuni esempi di rapporto e di disinformazione del cittadino nei confronti di tali uffici, considerati inizialmente alla stregua di copisterie (!) o come presunti servizi di catering. L’antenna di Caserta è un punto informativo di più antica nascita, attivo anche nell’organizzazione di eventi per il pubblico.  
 

Piervirgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, parla della cultua amministrativa europea, mettendo in evidenza come sia prevalsa per lungo tempo la cultura della non trasparenza nell’amministrazione pubblica europea. Specie nell’utilizzo del linguaggio giuridico si sono avuti però dei cambiamenti, il linguaggio è migliorato allorché il Parlamento europeo è divenuto co-legislatore con il Consiglio dell’ Ue, che svolgeva precedentemente gran parte del compito. Per quanto concerne la visione delle istituzioni europee, il modo in cui sono percepite dall’opinione pubblica, esse sembrano essere ritenute, in base ai sondaggi eurobarometro, come più apprezzate di quelle nazionali. Bisogna però superare un persistente gap informativo e di relazione tra le istituzioni europee e i cittadini. Ad esempio, la comunicazione politica nell’ambito delle elezioni europee (che si terranno nel giugno 2009) è carente e abitualmente i candidati fanno campagna elettorale parlando d’altro, magari rifacendosi alle tematiche nazionali, per cui spesso il voto del cittadino è un voto ignaro, non basato su una sufficiente informazione e comunicazione. Recentemente la Commissione europea ha deciso di venire incontro maggiormente alla società civile e imprenditoriale, elaborando libri bianchi e libri verdi sui piani di comunicazione e introducendo la cultura delle consultazioni, specie con gli stakeholders. (Portatori d’interesse)

Gianni Pittella, Deputato al Parlamento Europeo, apre subito il suo intervento mettendo a nudo un problema: quello del contenuto della comunicazione sull’Europa. Esiste un deficit di vicinanza tra il cittadino e l’Europa, fondamentalmente da attribuire alla natura in divenire, permanente, della stessa Europa. Altro elemento di difficoltà, più squisitamente sul piano politico, riguarda il potere non definito dell’ Unione europea in politica estera, sulla quale spesso non è in grado di dare risposte unitarie e adeguate agli eventi internazionali. Esiste ad ogni modo anche qui una mancanza di corretta informazione, anche erroneamente veicolata dai media; i giornali spesso parlano di Europa come un tema di politica estera.  Anche i partiti politici parlano poco di Europa, e, dice l’europarlamentare del PSE, solo Veltroni ne ha recentemente fatto cenno nei programmi, parlando di spazio europeo. Nuove opportunità importanti sono offerte dall’Europa come l’ampliamento del programma Erasmus, che potrà essere applicato anche agli studenti della scuola secondaria superiore. Sono importanti inoltre i nuovi strumenti di comunicazione per diffondere conoscenza europea, quali YouTube, i blog, le mailing list e tutti gli spazi di opinione offerti dalle piattaforme in rete.

Corradino Mineo, Direttore di RaiNews 24, cita esempi concreti di trattamento dell’informazione su varie notizie d’attualità, mettendo in evidenza l’importanza della presenza di un canale informativo-comunicazionale che copra gli eventi in maniera efficace e critica, riallacciandosi ai discorsi sull’informazione in ambito europeo. 


Considerazioni
I punti toccati dai relatori hanno messo in evidenza delle criticità nello stato dell’informazione europea e della comunicazione Leggi il seguito di questo post »





Telefonia mobile: tariffe meno care in Europa prima dell’estate

25 05 2007

tariffe estero (ec.europa.eu) 

Da troppo tempo i consumatori europei sono esposti a costi eccessivi per l’uso del cellulare all’estero con il proprio operatore nazionale. Riportai l’esito di un sondaggio Eurobarometro e la notizia della proposta di riduzione delle tariffe in un precedente post.

Due giorni fa, nel corso della sessione plenaria di Strasburgo il Parlamento europeo ha votato, ad ampia maggioranza, a favore di un regolamento dell’UE volto a ridurre sostanzialmente le tariffe applicate per l’utilizzo all’estero dei telefoni cellulari. Il regolamento, proposto dalla Commissione europea il 12 luglio 2006, ha ricevuto pieno sostegno dai rappresentanti dei 27 Stati membri dell’UE.

“Quella di oggi è una data importante per i consumatori e per le imprese dell’UE”, ha dichiarato Viviane Reding, Commissaria europea per le telecomunicazioni. “Nel tempo record di soli dieci mesi è stato raggiunto un accordo politico sul regolamento dell’UE in materia di roaming, grazie al massiccio sostegno del Parlamento europeo. Già dalla prossima estate, quindi, gli utenti della telefonia mobile potranno beneficiare di tariffe di roaming nettamente più convenienti durante i loro spostamenti in Europa. Il mercato interno europeo sarà finalmente senza frontiere, anche per quanto riguarda i costi della telefonia mobile.”

Ha anche aggiunto: “Invito tutti gli operatori di telefonia mobile a fare a gara a chi offre il pacchetto di roaming più allettante, magari andando al di sotto dei massimali tariffari stabiliti dall’Unione europea”. Leggi il seguito di questo post »





Aboliti i costi di ricarica per cellulari

4 03 2007

D'Ambra-Bersani (aboliamoli.eu)

no costi di ricarica, obiettivo raggiunto (aboliamoli.eu)

La vignetta illustra l’iter dell’iniziativa, promossa da un cittadino del napoletano attraverso una petizione on line e sottoposta all’Autority di Garanzia nelle Comunicazioni e alla Commissione europea. In seguito all’indagine di quest’ultima si è appurata l’iniquità di quest’anomalia tutta italiana ed il governo ha inserito nel decreto Bersani sulle liberalizzazioni l’obbligo di abolizione di questo costo fisso che finiva nelle tasche delle compagnie telefoniche.

La vignetta ironicamente mette in evidenza l’impegno portato avanti dal nostro cittadino (raffigurato in basso a sinistra) sostenuto da coloro che hanno firmato la petizione e dalla collaborazione di altre personalità, tra le quali Beppe Grillo. La petizione è stata lanciata prima delle elezioni politiche del 2006. Il Ministro Bersani (raffigurato a destra nella vignetta) è sembrato talvolta assumersi meriti dell’iniziativa, che invece sono da attribuire unicamente a coloro che ne sono stati i veri artefici, nominati in precedenza.