9 maggio, Festa dell’Europa 2012

9 05 2012


(Video “Campagna di comunicazione Festa dell’Europa”, di “affari europei” da YouTube.com)


La giornata di oggi, 9 maggio, rappresenta la Festa dell’Europa 2012, Europe Day.

Se ne parla sempre poco ma quest’anno, grazie al governo Monti che per altre questioni è criticato, non è questo post il luogo, riceve una maggiore attenzione.

Oltre agli eventi celebrativi che puntualmente vengono organizzati, per conoscere i quali si consiglia di navigare nel sito web della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nei giorni scorsi è andato in onda uno spot televisivo (in alto), parte di una campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Dipartimento per le Politiche europee, il quale riassume situazioni derivanti da un’Europa che ci rende “più forti insieme” com’è scritto nello slogan scelto per il manifesto del 2012 (qui in versione fr).

Europe Day 2012, poster smoller image

Europe Day 2012, poster smaller image, © Union européenne 1995-2012, europa.eu

Tra i benefici dell’Ue, piace sottolineare i cambiamenti positivi che un programma di studi quale “Erasmus” ha apportato nelle vite, anche professionali, di tanti giovani. Peraltro, proprio quest’anno se ne festeggiano i 25 anni dalla nascita.

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Elezioni 6 e 7 giugno 2009: al voto !

5 06 2009
Elezioni europee giugno 2009

Elezioni europee giugno 2009

L’impegno personale nel seguire la campagna elettorale per le elezioni europee e in misura minore per la Provincia di Napoli non mi ha lasciato tempo per aggiornare il blog sull’andamento della stessa.

Non volendo usare questo spazio per dare indicazioni precise sul voto, invito semplicemente ad andare alle urne; una possibilità che possiamo usare, come la campagna di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo ci ha suggerito nelle ultime settimane, con il motto “Usa il tuo voto” (“It’s your choice” nella versione inglese). Diversamente dalle ultime politiche, alle elezioni europee possiamo, oltre che barrare un simbolo di partito o di lista, esprimere al suo fianco fino a 3 preferenze, scrivendo i nomi e cognomi o solo i cognomi dei candidati di quella lista o partito.

Il piano di comunicazione istituzionale del Parlamento europeo per l’intera Ue è stato rifiutato e dunque non applicato nel nostro Paese dal Governo Berlusconi che ha invece prodotto propri spot allo scopo, duole pensare, di orientare politicamente la scelta di voto. Uno di questi ha avuto per testimonial una delle ragazze oggetto di note conversazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi. Ci sono anche state polemiche sugli spot per quanto riguarda le informazioni sul diritto di voto, attribuito “ai cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni”; dimenticando di rendere noto che i comunitari residenti nel nostro Paese, cittadini di altri Paesi dell’Ue, se inseriti in tempo negli elenchi elettorali, possono votare in Italia. 

Apprezzabile l’inchiesta partecipativa sulla pratica selvaggia dei manifesti elettorali abusivi, dossier fotografico raccolto sul sito Fai Notizia.

Come ampiamente prevedibile, si è parlato poco di Europa e per lo più da un punto di vista nazionale, con qualche eccezione.

Per gli indecisi, sulla rete è possibile testare la propria affinità con le forze politiche che si presentano alle elezioni europee grazie ad alcuni siti. Segnalo EU Profiler, anche se non l’ho trovato molto convincente perché l’esito, personalmente, mi è sembrato troppo orientato da una singola domanda, secca, sulle intenzioni di voto. Un’altra simulazione è su Vote Match Europe. Le issues sono anche qui piuttosto semplificate ma il test, diversamente dal precedente, indica una scelta che nelle urne non possiamo fare, tra gruppi politici europei. Non dunque sulle formazioni politiche italiane che si presentano alle elezioni europee. E’ interessante però confrontare la propria posizione su ogni tematica con quella di ogni gruppo europeo ed il comparare il proprio risultato con quello, aggregato in percentuale, degli altri internauti partecipanti.

Poi c’è sempre l’Euro-politometro di Repubblica e il suo speciale elezioni 2009 che resta un puntuale riferimento per seguire lo spoglio e i risultati, così come i siti istituzionali del Ministero dell’Interno – Speciale elezioni e quello del Parlamento europeo.

Al voto dunque!





Cittadini europei. Lontani dall’Europa del Trattato

30 06 2008

 

Sono giorni in cui il Paese del pallone assorbe la delusione provocata dall’anziana Nazionale agli Europei, per opera di rigore dei vicini spagnoli poi vincitori del torneo conclusosi ieri. Alcuni giorni fa anche l’Eurostat, l’ufficio statistico europeo, ha contribuito al confronto affondando il coltello acquistato da Berlusconi alla televendita e diffondendo stime preoccupanti che evidenziano la posizione dell’Italia tra le ultime della “vecchia Europa” (vale a dire prendendo in considerazione i primi 15 Paesi Ue pre-allargamento) per il valore del prodotto interno lordo pro-capite, che per il 2007 ha visto aumentare il divario dalla Spagna arrivando a 6 punti percentuali, (107 a 101, fatta base 100 la media dell’Ue) lasciandoci alle spalle solo la Grecia e il Portogallo.

 

Segnali plurimi di arretramento in Europa. Ma le riflessioni che da alcune settimane più si concentrano sulla tematica europea, spesso trascurata nel dibattito pubblico e dei media, riguardano il suo piano istituzionale e politico. A seguito di una nuova frenata, stavolta pervenuta dall’Irlanda, al processo di ratifica del Trattato europeo di Lisbona e dell’impatto sul suo prosieguo. Il celebre motto “uniti nella diversità” sembrerebbe al momento declinabile in “divisi sulle difficoltà”.     

 

 

Focalizzare l’attenzione sulle reazioni al no irlandese del 12 giugno, giorno in cui il 53,4% dei votanti il referendum si è espresso contro la ratifica del Trattato di Lisbona, invita inevitabilmente a leggere non solo il tentativo, da parte dei principali leaders istituzionali europei, di minimizzare e considerare l’outcome negativo come un incidente di percorso, circoscritto all’1% della popolazione europea ma anche il rinfocolare di un sentimento, più diffuso di quanto gli alti gradi vogliano lasciar credere, o credere loro stessi, di contrarietà al compimento di un processo costituzionale europeo che vede nell’entrata in vigore della sua Carta fondamentale il momento della sua realizzazione. La seconda lettura ci indica l’esistenza di un respiro più ampio del polmone irlandese e che consiste in dubbi permanenti e sottesi verso il riconoscimento di un Trattato di regole non sufficientemente chiare, quantomeno non pienamente legittimate secondo il senso della partecipazione più democratica. Perplessità rimaste temporaneamente sospese negli ultimi due anni, dopo il doppio no referendario di Francia e Olanda del 2005 e il conseguente periodo di riflessione e che si sono potute riaffacciare alla prima, nuova misurazione del consenso diretto da parte di un popolo e non dunque attraverso la delega dei suoi rappresentanti.

 

L’esito del referendum irlandese non ha colto di sorpresa gli analisti; è però plausibile pensare che anche le istituzioni europee avessero coscienza di tale possibilità e che a questi timori fondati non sapessero far fronte se non con la scelta di un metodo di ratifica in sordina, per via parlamentare. Difficile seguire altre vie più partecipate e condivise, devono aver pensato, data la priorità all’imponenza dell’impianto giuridico-istituzionale europeo di ben 27 Paesi. Significativa la difficoltà e oggetto di polemica una dichiarazione, resa nei giorni precedenti la consultazione popolare, dal Commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy secondo il quale il testo sarebbe di difficile lettura per il cittadino comune, in ammissione di averlo letto personalmente solo per sommi capi.

 

Tenuto al confine di un ambito territoriale nazionale (qui una contraddizione dal sapore nazionalistico maggioritario nell’ambito altrimenti ideale comunitario espresso generalmente dall’Unione) il timore, pur coscienzioso, del rigetto di un referendum, di un Paese sui Ventisette, non aveva mosso le alte gerarchie istituzionali all’elaborazione di un piano B forse perché decise nel voler perseguire il piano stabilito ad ogni costo, fino anche al sacrificio, probabile e plausibile, del criterio dell’unanimità della ratifica. Pur comprensibile perché, dopo l’arrendevolezza manifestata nei compromessi al ribasso raggiunti in sede di stesura del documento, come le clausole opt-out rese a Gran Bretagna e Polonia sul valore giuridico altrimenti vincolante della Carta dei diritti fondamentali e i tanti protocolli aggiuntivi tesi a soddisfare i vari interessi nazionali, come ancora per la Polonia il sistema di voto con clausola compromissoria cosiddetta di Ioannina, i rappresentanti europei non ritenevano opportuna l’elaborazione di nuovi ed ulteriori piani alternativi, con il rischio di minare la riuscita e l’immagine dell’impianto complessivo del progetto.

Lecito pensare ora e in tempi meno sospetti, che la modalità di ratifica en passant per via parlamentare sia stata frutto di un ragionamento strategico teso a celare e respingere le sacche di contrarietà che albergano in non pochi Paesi.

 

Alla luce del no irlandese e del deludente vertice europeo del 19 e 20 giugno, in cui si è deciso di non decidere, le attuali prospettive del Trattato mostrano dunque elementi d’inquietudine. Leggi il seguito di questo post »





Eppur si oppone. E dunque, “nun se po’ fà”

29 05 2008


Chi la riteneva improbabile, ma anche plausibile. L’ha potuta fare, l’opposizione.

 

Anche con il Pd alla battaglia parlamentare a cui l’Italia dei Valori per prima aveva dato inizio nei giorni scorsi, ieri le opposizioni hanno colto un successo nel costringere il Governo a fare un passo indietro nel modificare l’emendamento altrimenti noto come “salva Rete 4”, contenuto nel decreto, oggi approvato alla Camera, recante misure urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari.

 

Il comma sulle frequenze tv era stato inserito in tutta fretta, a denotare in chiave strumentale gli interessi personali e aziendali del Premier, all’interno del decreto in scadenza l’8 giugno, ed è stato oggetto di due modifiche facenti seguito al pressing di una vera opposizione.

 

Inoltre, il giorno precedente, il Governo era andato sotto su un emendamento riguardante fauna e flora selvatica e nidi di riproduzione degli uccelli; sappiamo invece che sulla caccia, quella ai Rom, allo straniero, all’immigrato e ad altri, il Governo sta andando sopra.

 

Ciò che più dovrebbe esercitare la memoria alla consapevolezza delle contraddizioni governative sono state le dichiarazioni dei vari Fede, Gasparri e Bocchino, i quali avevano detto che sono altri i temi più urgenti di cui si dovrebbe occupare l’opposizione. Non si capiva allora il perché dell’urgenza di tale emendamento presentato dal Governo.

 

Certo, il congelamento dello status quo persiste, come specifica Giuseppe Giulietti di Articolo 21, e le possibili, salate, sanzioni comunitarie che ci costerebbero a causa della mancata attuazione delle sentenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia europea. Resta in piedi anche la possibilità del deferimento dell’Italia. E’ passato quasi un anno da quando l’Ue ha emesso un parere motivato sul sistema berlusconiano dell’assegnazione delle frequenze televisive ed ha chiesto di modificare la normativa introdotta dalla Legge Gasparri, riportandola in linea con le disposizioni europee. Ma la strada è ancora lunga da percorrere, quanto l’irrisolto conflitto d’interessi del quattro volte Presidente del Consiglio.

 

Inoltre, il problema basilare del settore, sottolineato da diversi europarlamentari in un comunicato comune, è l’assenza della possibilità per altri operatori di poter partecipare ad una corretta distribuzione delle frequenze, che restano assegnate a chi le ha già e vorrebbe solo “convertirle” nel passaggio al digitale, annullando la libera e pluralistica informazione.

 

Il Premier ha così dovuto incassare una battuta d’arresto. A Silvio, “nun se pò fà” (da Di Pietro) alle prime due iniziative legislative ad personam e ad aziendam (l’altra era costituita dal tentato inserimento di una norma sul patteggiamento nel pacchetto sulla sicurezza) e, in questo caso, anche in considerazione del prossimo rinnovo del Cda della Rai, che necessiterà di una maggioranza dei 2/3 del Parlamento. Bisognerà anche tener a mente che il Governo, attraverso le dichiarazioni di Cicchitto, sembra non voler attribuire, come da prassi istituzionale, il ruolo di garanzia della Commissione di Vigilanza Rai ad un nome scelto dalle opposizioni, già convenuto su un esponente dell’Idv. Segnale che rende ancor più esplicita la concezione di questo Governo della libertà negata all’informazione. D’altronde non esiste più il Ministero delle Comunicazioni, cosa di cui quasi nessuno ne aveva dato conto. E Santoro è stato spostato al venerdì.

 

 

A detta dell’esecutivo, della questione(frequenze tv) si potrà ritornare a parlare con più calma in un prossimo futuro”.

Il tiro alla democrazia dell’informazione e dei media è stato solo respinto, è un segnale a cui andrà data corrente.

 

Mura contro, l’opposizione può essere dura. E certi fannulloni, che il giorno prima erano assenti dall’aula, sono “caduti sull’uccello”.





Politica energ(et)ica del Governo sulla monnezza

26 05 2008

 

Inceneritori e nucleare. Questi sono i cardini della politica energetica e dei rifiuti del Governo Berlusconi. Per rialzare la monnezza e l’Italia.

Hanno stabilito di fare i rilievi tecnici per valutare l’idoneità del sito di Chiaiano ad ospitare una discarica di chissà cosa. Rilievi che furono già fatti, con esiti negativi, da esperti e professori geologi come Franco Ortolani. Ma, forse, vorrebbero (potrebbero?) far in modo che i siti scelti si rivelassero “a forza” idonei, altrimenti “non si sa dove andare”. Se i sondaggi saranno fatti onestamente, i risultati non potranno che portare alla decisione di non fare la discarica, nei pressi di un centro abitato, in città, su un terreno già considerato inadatto.

Altro. Scajola ha annunciato dal palco degli industriali (è questo un particolare che conta) che si darà inizio a lavori, dunque investimenti d’impresa, per la costruzione di centrali nucleari.

Recentemente Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, aveva dichiarato: “Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra“.

“Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da 1gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”. Ma il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta”.

Le imprese ci guadagnerebbero meno e allora che facciamo? Si torna all’antico ripensando al nucleare, che oltre ad essere pericoloso e dannoso per l’ambiente e per la salute è destinato ad esaurirsi e, come già sta avvenendo nei paesi che guardano alla modernità, ad essere sostituito da fonti rinnovabili, come richiesto anche dall’Unione europea. (20% fonti di energia rinnovabile entro il 2020) Si torna indietro anche con i cancrovalorizzatori; (inceneritori, e non termovalorizzatori che è una dicitura scorretta e disconosciuta anche dall’Ue) è la raccolta differenziata il futuro, un ciclo corretto con altri strumenti, sin da adesso, facciamolo “presente”.

E non è che a Napoli e in Campania nessuno abbia delle proposte pulite. Lo scorso anno, fu un consorzio napoletano, l’Anea, a vincere il premio europeo “Energy Globe Award”, grazie ad un progetto sull’uso dei pannelli per l’energia solare.

E stasera, Energy Globe Award 2008, in diretta streaming dalle h.20 dal Parlamento europeo. Chissà che non si possano prendere esempi di buone pratiche..e d’intelligenze innovative.





Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





Convegno “Il Parlamento europeo e la democrazia nell’Unione”

12 05 2008

 

Presso “Città della Scienza” a Napoli, nell’ambito di una tre giorni di attività ed eventi rivolti in particolare al mondo scolastico e giovanile e dedicati alla celebrazione della Festa dell’Europa del 9 Maggio, sabato 10 maggio l’incontro dal titolo “Il Parlamento Europeo e la democrazia nell’Unione”, con la partecipazione di gruppi di studenti delle scuole superiori, docenti e visitatori interessati alla tematiche europee.

 

Il programma del convegno, organizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, con i patrocini della Regione Campania, Europe Direct Napoli e Unione Europea:

 

 

Programma convegno (mezzogiornoeuropa.it) 

 

Dopo il saluto di presentazione dell’iniziativa, affidato al direttore della Fondazione IDIS, Luigi Amodio, seguìto dall’introduzione al tema da parte del Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e coordinatore della giornata, Andrea Geremicca, gli interventi dei relatori invitati.

 

  • Clara Albani, Responsabile dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, espone per prima il tema che fa da cornice al dibattito. In considerazione di una platea costituita prevalentemente da giovani studenti, legge un documento personale attraverso il quale illustrata le origini, le funzioni e lo sviluppo storico del Parlamento Europeo, sottolineando come esso sia l’unica grande istituzione europea ad essere legittimata dal voto del popolo e che il concetto di democrazia nell’Unione che essa tende a sviluppare sia quello originario del demos, il governo del popolo.

 

  • Vittorio Calaprice, presentatosi come “semplice” funzionario della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dicendosi lieto di essere stato invitato al dibattito con altri rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ricorda come l’edizione 2008 della Festa dell’ Europa ricorra nell’anno europeo del dialogo interculturale e che per l’anno prossimo il tema scelto dall’Europa verterà sulla creatività e l’innovazione.  Calaprice mette in evidenza quali saranno le prossime sfide dell’Europa, citandone in particolare quattro: quella di essere un soggetto capace di reggere l’economia della globalizzazione; quella di affrontare i problemi dell’energia e del cambiamento climatico; i problemi dell’immigrazione e quello dell’ordine mondiale, a stretto giro con la lotta al terrorismo internazionale. Rammenta l’importanza e la necessità che le istituzioni europee siano fatte oggetto di conoscenza da parte dei giovani e a questo proposito rende nota la prossima realizzazione di un Centro Europeo per i giovani che nascerà a Roma.

 

  • Gianni Pittella, Deputato Europeo e Capo della Delegazione italiana del PSE al Parlamento Europeo, pone questioni di natura più politica domandando come mai, di fronte a problemi sempre più sovranazionali, non si comprenda la necessità di trovare soluzioni sovranazionali; annota infatti quanto, di fronte a tante questioni, si sviluppino reazioni di chiusura nei confini nazionalistici.                                                                                                       Pittella riconosce propri meriti per aver contribuito all’ampliamento del programma Erasmus, non più destinato come fino a qualche anno fa ai soli studenti universitari ma esteso a quelli delle scuole superiori e agli impiegati, del settori pubblico e di quello privato. Un problema su cui chiede maggiore sensibilità è legato alle risorse e al bilancio dell’ Ue. Noi tutti, spiega Pittella, chiediamo programmi e risorse all’ Unione Europea ma non le forniamo un sostegno economico sufficiente per renderla più forte e capace fintanto che il contributo di ognuno di noi ammonta a circa 50 centesimi al giorno.                                                                                                                       Il discorso politico-economico tocca alcune proposte che non solo di recente sono state formulate anche da Tremonti e dal nuovo governo e l’eurodeputato si dichiara d’accordo, al di là dell’appartenenza politica, a dar vita agli Eurobond e all’utilizzo delle riserve auree nazionali delle banche centrali allo scopo di creare un Fondo d’integrazione al bilancio europeo. Il discorso più generale riporta alla percezione e alla considerazione dell’ Europa, con la constatazione di come l’Europa non sia stata quasi mai citata durante l’ultima campagna elettorale e che solo più recentemente sembra ricevere attenzione al fine primario di modificare la legge elettorale per averne un effetto anche in Europa.

 

  • Matteo Pizzigallo, Professore Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università “Federico II” di Napoli, lancia diverse critiche costruttive e ragionate sulla democrazia nell’ Unione Europea. Agganciandosi ad un’osservazione precedente di Pittella afferma come spesso, su molti problemi, si facciano solo dichiarazioni propagandistiche poco utili alla loro risoluzione e mette in luce un problema di legittimazione popolare di alcune istituzioni come la Commissione Europea, espressione di nomine fatte dalle maggioranze politiche nazionali e non da un vero governo sovranazionale. Bisognerebbe pertanto rafforzare la partecipazione democratica alla vita politica comunitaria del PE e per esteso dell’ Ue e ciò potrebbe costituire una vera svolta rivoluzionaria.                                                                                       La stessa essenza dei partiti europei mostra dei deficit e resta affidata, per un funzionamento complessivo, all’azione di singoli entusiasti parlamentari che s’impegnano nel mediare tra interessi e questioni nazionali, ma pur sempre nell’ambito di un sistema partitico europeo che risulta espressione di proiezioni nominalistiche ristrette. Gli stessi poteri reali del Parlamento Europeo andrebbero rafforzati in un’ottica di “utopia mite” e quelli della Commissione Europea dovrebbero conquistare la fiducia del PE, oltre che quella dei cittadini.

 

  • Umberto Ranieri, già Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, è chiamato a concludere il giro d’interventi. Nel suo discorso, sottopone all’attenzione alcune criticità incontrate dal processo di costruzione europea, a partire dal progetto di Trattato di Costituzione europea fino al Trattato di Lisbona. Anch’egli sottolinea il ruolo essenziale del PE su un equilibrio istituzionale originale dell’Europa e ribadisce che il problema della democraticità del complesso comunitario è universalmente sentito, così come il bisogno di una valorizzazione delle componenti parlamentari come garanti della legittimità su base popolare. Un processo di costruzione europea che viene anche sfavorito da campagne mediatico-politiche locali tese soltanto a distruggere e che andrebbero invece contrastate da atteggiamenti equilibrati e tesi a sopperire al deficit di democraticità. In molti casi, la logica delle contrapposizioni politiche nazionali incide negativamente sul lavoro comunitario ed è questa una pratica nociva da contrastare più efficacemente. Anche attraverso la diffusione del Trattato di Lisbona che potrà consentire all’ Ue di giocare un ruolo maggiore e cruciale nella direzione della politica estera e di sicurezza comune e in altri ambiti in cui si avverte da tempo la necessità di un impegno comune, un impegno europeo.




9 maggio – E’ anche la Festa dell’Europa

9 05 2008

 

Oggi, 9 maggio, è il giorno in cui si ricorda l’uccisione di Aldo Moro, lo statista il cui cadavere fu trovato il 9 maggio 1978, esattamente 30 anni fa. Questa data ha assunto una valenza simbolica per commemorare le vittime del terrorismo ed oggi si celebra per la prima volta, al Quirinale, il «Giorno della memoria», istituito lo scorso anno “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”.

Sembra doveroso ricordarle.

 

Ma oggi, 9 maggio, è anche una giornata celebrativa “al positivo” e di cui gli organi di informazione parlano poco, la “Giornata dell’ Europa”, che quest’anno è incentrata sul dialogo interculturale, un concetto preso male alla lettera dal Ministro Bossi in una querelle con la Libia.   

 

Europe Day

On the 9th of May 1950, Robert Schuman presented his proposal on the creation of an organised Europe, indispensable to the maintenance of peaceful relations. This proposal, known as the “Schuman declaration“, is considered to be the beginning of the creation of what is now the European Union. Today, the 9th of May has become a European symbol (Europe Day) which, along with the flag, the anthem, the motto and the single currency (the euro), identifies the political entity of the European Union. Europe Day is the occasion for activities and festivities that bring Europe closer to its citizens and peoples of the Union closer to one another. (fonte: European-agenda.com)

 

Cade oggi la ricorrenza della dichiarazione Schuman, atto progenitore del processo d’integrazione comunitaria che ha dato vita all’Unione europea.

 

Un tema molto trascurato nel dibattito pubblico e politico più provincialistico, anche pre-elettorale, un’istituzione a volte denigrata, più o meno esplicitamente, nelle parole del di nuovo premier Silvio Berlusconi, che vede spesso l’Unione europea come un ostacolo alla sua concezione limitata della politica estera e internazionale. D’altronde lo stesso panorama dell’informazione dà prevalenza alle notizie sulla formazione dei nomi del governo e la lista dei ministri del Berlusconi IV o sul “governo ombra” del Pd, segno che la politica e l’informazione in Italia sono ben lontane dall’assumere un profilo più alto e di cultura moderna al di fuori dei propri confini.

 

Per cenni storici che hanno preceduto l’istituzione della Festa dell’Europa, rinvio al post dello scorso anno su questo spazio.

 

Qui voglio segnalare gli eventi nazionali messi a punto per la giornata europea e gli eventi locali organizzati per oggi e per i prossimi giorni dalle antenne d’informazione sul territorio “Europe Direct“.

 

Per spirito di condivisione europea, essendo una Festa celebrata in tutti gli Stati dell’Ue, reputo interessante indicare anche un sito in lingua francese sulla Journée de l’Europe, “Fête l’Europe”, in cui si riportano eventi continentali.

 

E, a livello locale, il convegno per la Festa dell’Europa che si terrà domani a Napoli: “Il Parlamento Europeo e la Democrazia nell’Unione”, presso Città della Scienza, promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dalla Fondazione IDIS con il sostegno delle istituzioni regionale e europea.





Workshop: Nuovi modelli di Comunicazione Istituzionale

28 02 2008


Il workshop di apertura dei lavori, dal tema “Nuovi modelli di Comunicazione Istituzionale”, vede gli interventi di: 
 

ClaraAlbani                                                                                                                                                                                                                                                            Direttrice dell’Ufficio d’Informazione per l’Italia del Parlamento Europeo

Lelio Alfonso
Responsabile per la Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Rossana Longo 
Dirigente del Servizio per le Relazioni Internazionali e per i Rapporti con le Autonomie Locali del DIE della PCM

Carlo Gambalonga
Vicedirettore Vicario ANSA                                                                                                                                                                                                                                           
 

Paolo Gambescia
Giornalista, già direttore de Il Mattino e Il Messaggero                                                                                                                                                                                       
 

IvanoRusso                                                                                                                                                                                                                                                              Presidente dell’Assemblea dei Soci Fondatori della Fondazione Mezzogiorno Europa

 

 

 

L’inizio dei lavori è affidato al Dott. Ivano Russo, Presidente dell’Assemblea dei Soci della Fondazione Mezzogiorno Europa, il quale dopo aver illustrato lo sviluppo delle attività della Fondazione Mezzogiorno Europa, introduce il tema principale su cui verteranno le giornate, un tema trasversale: il ruolo delle istituzioni e il compito di coinvolgere i cittadini sulla propria attività, che deve essere al servizio del cittadino per configurarsi come “comunicazione buona”. Nel più ampio concetto di comunicazione pubblica incerto è il confine tra comunicazione istituzionale, che sta cambiando anche con l’avvento dell’innovazione tecnologica e che deve assumere una funzione d’informazione, ad esempio sui programmi europei poco conosciuti al grande pubblico e la comunicazione politica, che si lega invece alla persuasione.
 
Carlo Gambalonga
, Vicedirettore Vicario dell’Ansa, spiega che la più grande agenzia di stampa italiana ha da sempre caratterizzazione istituzionale dovuta anche ad un assetto societario, e nel suo ruolo di tradizionale affiancamento delle istituzioni. Sottolinea il ruolo internazionale dell’Ansa, di osservazione della politica estera. L’ultimo modello di sviluppo della comunicazione dell’Ansa è Ansamed, un Agenzia per il Mediterraneo sotto forma di network. Un modello nuovo, di comunicazione orizzontale e non verticale come da tradizione, per rafforzare l’indipendenza in partnership con altre 16 agenzie. Ansamed vuol raccontare le notizie e i fatti del Mediterraneo agli stessi paesi convolti, al fine di avvicinarli tra loro nel contesto culturale e informativo. Una funzione non da osservatore esterno e non solo da un punto di vista italiano, aumentando in tal modo la democrazia dell’informazione. Bisogna sottolineare che l’Ansa ha aperto sedi nei Balcani e a Tirana, sedi non attrattive per i grandi gruppi editoriali e svolge ormai funzione di driver per le piccole agenzie internazionali.Gambalonga sottolinea che la comunicazione è spesso autoreferenziale e che dovrebbe essere più improntata verso i cittadini che sono gi utenti finali, utilizzando un linguaggio sobrio e comprensibile per tutti; è questa, dice, una corretta comunicazione istituzionale.
 

Rossana Longo
, Dirigente del Servizio per le Relazioni Internazionali e per i Rapporti con le Autonomie Locali del Dipartimento Informazione e Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, parla dell’importanza di nuovi modelli di comunicazione che non siano un fine, ma uno strumento specifico per una comunicazione “a rete”, una rete comunicativa circolare.La sua illustrazione del funzionamento del Dipartimento e del Servizio è a carattere esplicativo, sulla riorganizzazione più recente del DIE, in particolare dell’Ufficio I e sul piano di comunicazione strategica che ha previsto la realizzazione del nuovo logo della PCM con il simbolo del tricolore e riportante  la dicitura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il piano di comunicazione visto come processo si configura secondo lo schema che prevede la concertazione, la raccolta dei dati, la progettazione e l’approvazione. Da non sottovalutare l’impegno nella sinergia con gli Enti locali, con un’ipotesi di procedura redatta per costruire una rete Regioni-Enti locali, per un buon meccanismo di governance pubblica.

Clara Albani
, Direttrice dell’Ufficio d’Informazione per l’Italia del Parlamento Europeo, sottolinea anch’ella la necessità di comunicare direttamente con il cittadino. L’Europa è un’entità complessa, molteplice, per target e linguaggi e mezzi importanti da utilizzare per diffonderne il funzionamento sono gli uffici periferici, il sito web realizzato in 22 lingue, il centro per visitatori al PE e la prossima realizzazione di una web-tv, che prevede 4 canali, uno per specialisti, uno per i giovani, uno più di “colore” sulla vita parlamentare e uno di spazio interattivo, che si chiamerà “la tua voce al PE” e che permetterà di interagire con i MEP. Sottolinea l’importanza della trasparenza, obiettivo principale della comunicazione del PE, la sinergia con i forum cittadini e l’avvicinarsi alla stampa regionale e locale per lavorare con gli enti locali, al quale scopo lavorano gli uffici Europe Direct. Il problema che pone è quello sullo scarso spazio dedicato ai canali tradizionali come la Rai all’informazione sull’Ue, che costituisce solo il 3% dell’informazione complessiva dell’azienda di Stato, (dato dell’osservatorio di Pavia) sulla quale non di rado sono confuse le informazioni sulle diverse istituzioni europee. Il problema riguarda anche i contenuti e l’attrattiva, poiché la comunicazione sull’Europa sembra non interessare, non attirare l’attenzione e il PE, così come le altre istituzioni, sono percepiti come distanti dall’opinione pubblica. Il PE lavora principalmente sulla trasparenza e la neutralità non persuasiva, mentre la Commissione europea lavora molto nella presentazione dei risultati dei processi europei.
 
 

Paolo Gambescia
, giornalista, ex direttore de Il Mattino e Il Messaggero, parlamentare, è docente di comunicazione politica. E’ il quid da cui comincia il dibattito teso a mettere in risalto la difficile linea di confine tra la comunicazione istituzionale “neutra” e la comunicazione politica persuasiva e di parte. La sua analisi critica parte dal chiedersi come sia cambiata la comunicazione negli ultimi 20 anni. La prima risposta che si potrebbe dare è quella della circolarità. C’è infatti da denunciare il problema delle istituzioni che parlano per parti separate, in modo unidirezionale. Il bisogno è invece quello di far partecipare, quello di un raccordo tra le istituzioni e la collettività. Non sono esenti da critiche il giornalismo, che risulta appiattito sul potere, superficiale e la politica, che lascia prevalere l’immagine sui contenuti. La comunicazione istituzionale finisce per essere messa al servizio del committente, un assessore, un politico e le strutture di comunicazione si occupano di far prevalere l’immagine del referente e sono piegate a questa esigenza.  Il sistema della comunicazione non è molto diverso dal sistema politico della cooptazione, nella gestione del potere ed il problema è esso stesso politico, anche di polarizzazione politica.
   
 

Lelio Alfonso
, Responsabile per la Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, apre il suo discorso con un’amara constatazione: raccontare il day by day del Governo è stato un rituale di comunicazione di crisi. Le difficoltà del lavoro consistono nella insufficiente comunicazione diretta al cittadino-utente finale, nella mediazione dei media e nel loro compito di trovare la notizia per arrivare al cittadino. Inevitabilmente, aggiunge, si corre il rischio di essere di parte nella comunicazione istituzionale di un Governo, una difficoltà intrinseca alla distinzione tra comunicazione di servizio e comunicazione politica. La comunicazione istituzionale è in balia degli eventi si può dire, non è autonoma e i suoi tempi non sono rapidi quanto i cicli della politica.

 

 

 

Considerazioni

Come accennato nell’apprezzato intervento di Gambescia, che ha vivacizzato il dibattito suscitando reazioni e questioni diffuse a più riprese tra i partecipanti, esiste un meccanismo perverso nel rapporto tra media, politica e dunque il potere che permette che la “cattiva politica” s’inserisca nella produzione di comunicazione istituzionale. Anche Clara Albani ha espresso il suo disappunto per un certo tipo di giornalismo diffuso in Italia che risulta essere viziato (collaterale) con il sistema di potere. (Dei grandi gruppi editoriali direi, che sono pochi e per di più composti da editori non in attività esclusiva) La spiegazione da parte di Lelio Alfonso delle difficoltà di fare comunicazione istituzionale per un Governo, che è sempre di parte, potrebbe prestarsi alla considerazione consapevole di un tipo di comunicazione istituzionale poco credibile o a rischio nella sua neutralità. La stessa figura del giornalista, specie se orientato politicamente, parrebbe mettere in evidenza la possibilità e l’opportunità di un comunicatore istituzionale non per forza giornalista.





EU tube – video (sexy?) di promozione del cinema europeo

13 07 2007


Da pochi giorni la Commissione europea ha lanciato il proprio spazio-account “EUtube” sul celebre sito youtube.com
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Un’iniziativa lodevole per avvicinare i cittadini europei a saperi e programmi delle istituzioni comunitarie, in certi casi poco conosciuti al grande pubblico dei non addetti ai lavori e/o percepiti lontani dall’opinione pubblica.

Tra i primi video pubblicati, il maggior numero di visitatori è associato ad uno spot di promozione del programma “Media”, un progetto di sostegno, anche finanziario, al cinema europeo. Non sono mancate però critiche espresse in alcuni quotidiani, da rappresentanti delle istituzioni (in special modo un parlamentare polacco) e da cosiddetti “perbenisti” vari portanti lamentele per lo stile scelto e per le scene d’amore in esso contenute. Non mi sembra proprio che si tratti di pornografia e giustamente la Commissaria alla Comunicazione Margot Wallstrom ha difeso il video discusso. (“It‘s been a funny few days, with the usual suspects engaging in an unusual line of attack. Isn‘t it rather ironic to face the full collective moral censure of the Daily Mail and the Sunday Times over a rather innocent compilation of short love scenes from European art house movies? Do they honestly think that EUtube is the first place on the internet that people will search for pornography?”) 

Nel video, sono riportate alcune scene di amplessi tratte da film di successo, non film porno, della durata di pochi istanti e ben note tra gli appassionati di cinema. Tra i film citati in “Film lovers will love this”: “Il favoloso mondo di Amelie” del francese Jean-Pierre Jeunet, “La mala educacion” dello spagnolo Pedro Almodovar, “Le onde del destino” del regista danese Lars von Trier e gli italiani “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana e “The Dreamers” di Bertolucci.

Title: “Film lovers will love this”- Let’s come together