Napoli: il sondaggio ‘fantasma’, con menzogna, del Comitato Lettieri

24 05 2011

menzogna Comitato Lettieri

menzogna Comitato Lettieri

(screenshot dal sito giannilettieri.it)


L’antefatto. Napoli, sabato 21 maggio; un po’ di cittadini napoletani, tra cui lo scrivente, vengono contattati telefonicamente a nome della nota società di sondaggi e ricerche SWG, per un sondaggio relativo all’orientamento e alle intenzioni di voto per il sindaco in vista del ballottaggio del 29 e 30 maggio. Il contenuto del sondaggio/intervista prende una piega che per i più risulta particolare, sensazione che viene diffusa su Facebook da alcuni dichiaratisi intervistati; le domande, infatti, riguardano le proposte del solo candidato Lettieri tra cui, per esempio, una non (ancora?) annunciata, forse in fase di studio: l’abolizione del pedaggio sulla Tangenziale di Napoli, che personalmente considererei una di quelle solite bolle elettorali che vengono lanciate negli ultimi giorni di una campagna, elettorale per l’appunto.

Alla fine dell’intervista, l’operatrice dichiara che il sondaggio è “per scopi statistici” e non dice il nome del committente. Bisogna dire che gli operatori non sono autorizzati a dire il committente per non condizionare le risposte ma ad intervista terminata, per quanto mi riguarda, mi aspetterei diversamente, per non dare adito a dubbi e in favore della trasparenza.

Domenica 22 maggio. Pongo la questione su tale sondaggio lasciando un commento, anche ‘provocatorio’ ma lecito, ad un post sul sito del Comitato elettorale Gianni Lettieri; tale commento resta con mia sorpresa (comincio a temere una censura a cui ogni tanto e solo per ‘scomodità’ di contenuti vengo sottoposto) in moderazione, dunque non pubblicato per un giorno intero (il tempo trascorso è indicativo di un qualcosa di poco chiaro, considerando che commenti pervenuti successivamente al mio, anche nella stessa giornata di domenica, vengono regolarmente pubblicati).

Lunedì 23 maggio. Per sciogliere un dubbio sulla veridicità del sondaggio, una persona di mia conoscenza e fiducia contatta telefonicamente la società SWG (sede di Trieste), i cui uffici erano chiusi nel weekend (ma non i call center, spiegheranno). L’addetta di segreteria, ascoltata la richiesta di chiarimenti, risponde di averla sottoposta alla Responsabile Field, Carlotta Martinelli, la quale conferma l’esistenza del sondaggio in questione.

Di seguito, risponde il Research Director della SWG, Rado Fonda, che serenamente dichiara che il committente di quel sondaggio è il Comitato elettorale Gianni Lettieri. (Ecco spiegato perché le domande erano solo su Lettieri; il mio commento, in figura, era stato un po’ provocatorio perché il sondaggio uscisse allo scoperto)

Intanto, il mio commento sul sito del Comitato Lettieri viene, dopo mio sollecito via mail, finalmente pubblicato seguito da una risposta, pubblica, della redazione: (screenshot in alto a questo post)

Redazione:
“@Fab: grazie per la segnalazione. Il comitato elettorale Gianni Lettieri non ha autorizzato sondaggi di alcun tipo”
.

Ora, delle due l’una. Se crediamo ed è la mia ipotesi, nella serietà e nella veridicità delle dichiarazioni rese dalla società SWG, (quali motivi potrebbero avere, loro, diversamente?) si evince che il Comitato elettorale Gianni Lettieri, contrariamente a quanto affermato sul proprio sito, abbia autorizzato e commissionato un sondaggio elettorale alla SWG, attraverso interviste telefoniche raccolte il 21 maggio.

Sondaggio lecito (ne è vietata solo la pubblicazione dei risultati, in questo periodo) come tutti quelli che vengono fatti per uso interno di una parte politica ma per certi versi è sembrato un sondaggio ‘fantasma’ e poco trasparente che mostra lo scopo reale del Comitato Lettieri, di propagandare le proposte del candidato attraverso un uso strumentale del sondaggio; è politicamente inaccettabile che un candidato sindaco utilizzi ancora i sondaggi, a pochissimi giorni dal voto, come metodo per diffondere le proprie proposte e per cercarne altre dell’ultimo minuto e di accattivanti (bolle elettorali) al solo scopo di prendere voti.

Posto che la SWG, credibile, abbia svolto regolarmente il proprio lavoro, l’iniziativa mostra un metodo discutibile del committente e la risposta della redazione sul sito del Comitato elettorale Gianni Lettieri si rende, all’evidenza di questa ricostruzione dei fatti e delle prove verbali e scritte raccolte, una menzogna.





Un popolo di navigatori guardoni, che soffre d’invidia del fisco

3 05 2008

 

ultime chiavi di ricerca - statistiche Blogue Pol

Quella in figura è una sezione delle statistiche di questo spazio che elenca le chiavi di ricerca usate più recentemente nella giornata di oggi e che hanno portato a questo blog.

Chiavi di ricerca incentrate su uno stesso tema, quel tema; è un dato che sa un po’ di vergogna collettiva.

Si possono trovare tanti contenuti interessanti sulla Rete ogni giorno e di più alto tasso culturale ma la stragrande maggioranza dei navigatori del web è impegnata da alcuni giorni nella ricerca ossessiva dei files e dei links, più che della notizia, magari delle leggi, recanti i redditi del vicino, dell’amico, del parente. Un popolo di smanettoni della rete, alla ricerca presumibilmente di una giustizia fiscale fai da te, in uno Stato che potrebbe chiamarsi, con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, di “Polizia fiscale partecipativa”. Con Visco a capo promotore delle ronde del fisco.

E’ una vergogna per questo Paese, gli osservatori stranieri ci deridono, poiché in altri paesi le dichiarazioni dei redditi sono protette dalla privacy, contrariamente a quanto affermato da Visco in un primo momento per cercare di riparare alle figure a cui i nostri governanti ci hanno abituati.

E’ un’espressione del decadimento culturale del Paese ed è un problema che necessita di valori. Ma anche l’espressione di un popolo che, è sintomatico, ancora elegge Berlusconi e che si merita Berlusconi per altri 100 anni. (Il suo medico siciliano dichiarò qualche anno fa che illo si è reso quasi immortale grazie allo stress da turbe giudiziarie, va a finire che lo diventi)

Nel post scritto ieri sulla vicenda, volutamente non ho inserito le istruzioni precise (tanto le si possono trovare su tanti blog, siti e, cosa più terribile, sui siti dei quotidiani, che hanno pensato di fare informazione ma che con che qualità) per trovare i files tanto preziosi e scambiarli con gli altri cercatori d’oro, connettendosi con il sistema pireto a pireto, (peer-to-peer) tu mi dai l’elenco dei furbetti delle tasse e io ti do quello dei presumibili onesti. Non ho voluto e non voglio aiutare i visitatori a curare le loro psicosi da reddito inferiore a quello del vicino, cosa che quando scopriranno aiuterà il loro sfogo-bisogno di rosicare. E avevo fatto la scelta giusta prevedendo, con un po’ di raziocinio e un minimo di cultura giuridica, che la Procura avrebbe aperto un’inchiesta. Probabilmente e purtroppo non credo ci saranno conseguenze perché si tratterebbe d’individuare tanti navigatori e si dovrebbero punire anche i giornali che hanno favorito la diffusione dei files dando le dritte per cercarli. Ad ogni modo, la Polizia postale dovrebbe darsi da fare, si spera

Per questi cercatori sguinzagliati nelle loro pulsioni sadomaso dalla mossa furba di Visco e dell’Agenzia delle Entrate, voglio contribuire a rilanciare la richiesta dell’Authority Garante della privacy, che ha precisato che l’accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sé liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».

Intanto, le iniziative giudiziarie non hanno tardato ad arrivare. Il Codacons, associazione dei consumatori che per prima si è resa operativa sulla vicenda realizzando un modello di richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy, ha presentato una denuncia penale in 104 Procure contro il viceministro uscente dell’Economia, Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», ha spiegato il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio”.  

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

La Stampa, come si scriveva, è il quotidiano che meglio ha affrontato la vicenda con competenza e senso di responsabilità, così come riconosciuto in una lettera inviata dal Garante della privacy, Francesco Pizzetti, formulando anche proposte equilibrate sulla cosiddetta operazione trasparenza, come quella di Mario Deaglio.

Il suo esempio mette anche in evidenza la differenza tra chi cerca di fare buona informazione e chi fa un’informazione scorretta, al servizio del proprio potentato politico di riferimento. E’ il caso di Repubblica (on line), che oramai da tempo attua uno stile d’informazione qualitativamente in ribasso, con articoli che pur di contrastare Beppe Grillo si prestano ad essere letti con disgusto. In questo episodio, oltre a fornire le informazioni per i guardoni, ha istituito un sondaggio che nella formulazione delle possibili risposte è scorretto, con un indice di tendenziosità e con un’ incompetenza (ma direi malafede, al fine di difendere un esponente del Pd) nell’uso dello strumento d’indagine d’opinione che evidenzia una “piega” del suo giornalismo davvero negativa.

A questo si è aggiunto il richiamo che sa di censura della Rai a Santoro, per avere fatto informazione libera nella puntata in cui ha trasmesso spezzoni del V2-Day. Un’informazione sempre meno libera. Sempre più, sembra che Grillo abbia ragione.





I media che “costruiscono” il vincitore

18 03 2006


Ho lasciato intendere nei post precedenti che a mio parere dal confronto tv tra Berlusconi e Prodi non sia uscito un vero vincitore. Ho trovato una certa comunanza di giudizio tra gli spettatori sul chi fosse il perdente: i cittadini elettori, spettatori di una serata televisiva poco utile a farsi un’idea, o a sostanziarla, qualora si avesse già un orientamento tra i due candidati premier.

Subito dopo il duello tv, ho ascoltato pareri piuttosto equilibrati tra chi sosteneva che fosse andato meglio l’uno o l’altro e non mi sarebbe dispiaciuta una telefonata a casa di un qualche istituto di sondaggio, (ma erano le 22:30) per un commento a caldo. Dopo pochi minuti dalla fine del match sono cominciati i programmi di commento, da Porta a Porta ad uno speciale di Studio Aperto su Italia 1 e l’impressione che ne scaturiva, ascoltando i commenti dei giornalisti di alcuni quotidiani anche importanti ma non i maggiori, era che fosse stato più efficace Berlusconi, di poco. Ma ho notato in breve tempo che, a parte alcune eccezioni, quali il direttore dell’Unità ed il miglior intervento di quello che sto giudicando il più lucido e corretto giornalista “politico” del momento, Claudio Martelli del programma “L’incudine”, le altre voci erano tutte faziosamente filoberlusconiane. (Specialmente Studio Aperto stava diventando un feudo del Cavaliere con le uniche presenze in studio del direttore de “Il Giornale” e quello de “La Padania”)

L’indomani sono scesi in pista, nelle edicole, i più forti quotidiani nazionali decretando una vittoria ai punti (è testualmente il titolo di “Repubblica”) di Prodi. Poi per 2 giorni la stampa ci ha ricamato su, attivando un circolo virtuoso che desse un risultato più netto a favore del Professore ed ecco che ieri, vedendo “Ballarò” ci sono stati resi noti i dati del sondaggio sul vincitore mostrati da Nando Pagnoncelli, direttore dell’ Ipsos-Abacus, in cui si è arrivati alla conclusione, affermata da alcuni politici ospiti, di una netta vittoria di Prodi. Pagnoncelli ha precisato che il sondaggio era stato posto due giorni dopo la sfida tv per far sedimentare le opinioni degli intervistati. Sarebbe stato più opportuno ed interessante, invece, fare anche un sondaggio telefonico subito dopo la visione del duello tv e confrontare le opinioni del momento con quelle scaturite dal sondaggio “sedimentato”, presentandole al pubblico televisivo di Ballarò in versione comparativa. Invece la scelta effettuata fa capire come il vincitore sia stato “messo in circolo”, costruito dalla stampa ed abbia determinato l’onda successiva. Questa è una piccola osservazione costruttiva sull’istituto del sondaggio da chi ne ha appreso qualche competenza anche con il sopracitato Prof. Nando Pagnoncelli