2 giugno – Festa della Repubblica italiana. Auguri

2 06 2008


Nella ricorrenza del 2 giugno, celebrazione della Festa Nazionale della Repubblica e data cruciale per la storia del nostro Paese, (il 2 giugno 1946 l’Italia scelse, attraverso un referendum, la Repubblica lasciandosi alle spalle la Monarchia e quest’anno la nostra Costituzione compie 60 anni..non sono pochi coloro che non lo sanno) riporto i passi che reputo più interessanti del messaggio di ieri agli italiani del Presidente Giorgio Napolitano
:

“Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa [..[ Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali : fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica [..]

Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile”[..]

Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità [..]

 

Altri contenuti nel messaggio inviato il giorno precedente ai Prefetti d’Italia:

“L’anniversario della Festa della Repubblica deve rinnovare in tutti noi il forte impegno ad individuare risposte sempre più efficaci a domande e bisogni dei cittadini.
Le scelte e gli interventi, che ciascuno, secondo le proprie responsabilità, è chiamato ad adottare, devono tener conto, in via prioritaria, del crescente disagio di persone e comunità [..] A tal fine, sul territorio, è da valorizzare [..] il massimo coinvolgimento anche delle rappresentanze sociali, [..] quali sedi di confronto, di raccordo e di intese.” [..]

 

Buona festa a tutti, alla Repubblica e alla Costituzione ed auguri a me, è il mio giorno di festa.




Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





Un popolo di navigatori guardoni, che soffre d’invidia del fisco

3 05 2008

 

ultime chiavi di ricerca - statistiche Blogue Pol

Quella in figura è una sezione delle statistiche di questo spazio che elenca le chiavi di ricerca usate più recentemente nella giornata di oggi e che hanno portato a questo blog.

Chiavi di ricerca incentrate su uno stesso tema, quel tema; è un dato che sa un po’ di vergogna collettiva.

Si possono trovare tanti contenuti interessanti sulla Rete ogni giorno e di più alto tasso culturale ma la stragrande maggioranza dei navigatori del web è impegnata da alcuni giorni nella ricerca ossessiva dei files e dei links, più che della notizia, magari delle leggi, recanti i redditi del vicino, dell’amico, del parente. Un popolo di smanettoni della rete, alla ricerca presumibilmente di una giustizia fiscale fai da te, in uno Stato che potrebbe chiamarsi, con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, di “Polizia fiscale partecipativa”. Con Visco a capo promotore delle ronde del fisco.

E’ una vergogna per questo Paese, gli osservatori stranieri ci deridono, poiché in altri paesi le dichiarazioni dei redditi sono protette dalla privacy, contrariamente a quanto affermato da Visco in un primo momento per cercare di riparare alle figure a cui i nostri governanti ci hanno abituati.

E’ un’espressione del decadimento culturale del Paese ed è un problema che necessita di valori. Ma anche l’espressione di un popolo che, è sintomatico, ancora elegge Berlusconi e che si merita Berlusconi per altri 100 anni. (Il suo medico siciliano dichiarò qualche anno fa che illo si è reso quasi immortale grazie allo stress da turbe giudiziarie, va a finire che lo diventi)

Nel post scritto ieri sulla vicenda, volutamente non ho inserito le istruzioni precise (tanto le si possono trovare su tanti blog, siti e, cosa più terribile, sui siti dei quotidiani, che hanno pensato di fare informazione ma che con che qualità) per trovare i files tanto preziosi e scambiarli con gli altri cercatori d’oro, connettendosi con il sistema pireto a pireto, (peer-to-peer) tu mi dai l’elenco dei furbetti delle tasse e io ti do quello dei presumibili onesti. Non ho voluto e non voglio aiutare i visitatori a curare le loro psicosi da reddito inferiore a quello del vicino, cosa che quando scopriranno aiuterà il loro sfogo-bisogno di rosicare. E avevo fatto la scelta giusta prevedendo, con un po’ di raziocinio e un minimo di cultura giuridica, che la Procura avrebbe aperto un’inchiesta. Probabilmente e purtroppo non credo ci saranno conseguenze perché si tratterebbe d’individuare tanti navigatori e si dovrebbero punire anche i giornali che hanno favorito la diffusione dei files dando le dritte per cercarli. Ad ogni modo, la Polizia postale dovrebbe darsi da fare, si spera

Per questi cercatori sguinzagliati nelle loro pulsioni sadomaso dalla mossa furba di Visco e dell’Agenzia delle Entrate, voglio contribuire a rilanciare la richiesta dell’Authority Garante della privacy, che ha precisato che l’accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sé liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».

Intanto, le iniziative giudiziarie non hanno tardato ad arrivare. Il Codacons, associazione dei consumatori che per prima si è resa operativa sulla vicenda realizzando un modello di richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy, ha presentato una denuncia penale in 104 Procure contro il viceministro uscente dell’Economia, Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», ha spiegato il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio”.  

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

La Stampa, come si scriveva, è il quotidiano che meglio ha affrontato la vicenda con competenza e senso di responsabilità, così come riconosciuto in una lettera inviata dal Garante della privacy, Francesco Pizzetti, formulando anche proposte equilibrate sulla cosiddetta operazione trasparenza, come quella di Mario Deaglio.

Il suo esempio mette anche in evidenza la differenza tra chi cerca di fare buona informazione e chi fa un’informazione scorretta, al servizio del proprio potentato politico di riferimento. E’ il caso di Repubblica (on line), che oramai da tempo attua uno stile d’informazione qualitativamente in ribasso, con articoli che pur di contrastare Beppe Grillo si prestano ad essere letti con disgusto. In questo episodio, oltre a fornire le informazioni per i guardoni, ha istituito un sondaggio che nella formulazione delle possibili risposte è scorretto, con un indice di tendenziosità e con un’ incompetenza (ma direi malafede, al fine di difendere un esponente del Pd) nell’uso dello strumento d’indagine d’opinione che evidenzia una “piega” del suo giornalismo davvero negativa.

A questo si è aggiunto il richiamo che sa di censura della Rai a Santoro, per avere fatto informazione libera nella puntata in cui ha trasmesso spezzoni del V2-Day. Un’informazione sempre meno libera. Sempre più, sembra che Grillo abbia ragione.





Festa della privacy dei contribuenti

1 05 2008

 

Oggi, 1° maggio, giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori, ci si sofferma sulla triste constatazione che il bollettino dei caduti sul lavoro nel nostro Paese si aggiorna quotidianamente.

Da non trascurare, oltre al grave problema delle morti bianche, anche quello legato alle difficoltà di coloro che hanno un lavoro precario, che precarizza la vita stessa; a questo proposito, anche quest’anno in tante piazza d’Europa la manifestazione EuroMayDay.

 

L’altra notizia più titolata sui media tradizionali e che ha acceso anche la Rete, riguarda la decisione di ieri di Vincenzo Visco, viceministro uscente dell’Economia, di disporre con decreto il provvedimento di pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a firma del suo direttore Massimo Romano, dei nominativi e dei redditi dichiarati, con le imposte versate, di tutti i contribuenti italiani, relativi al 2005 e accessibili a tutti. Il sito, dopo alcune ore durante le quali è stato preso d’assalto dai curiosi amanti del gossip, è stato bloccato dallo stop del Garante della privacy, Francesco Pizzetti ma in queste ore si stanno diffondendo i dati attraverso il peer-to-peer di Emule e probabilmente attraverso altre possibilità come le cache dei motori di ricerca e chissà quanto altro.

Per alcune ore è stato possibile e molto semplice sbirciare sulle informazioni personali, sui redditi e le imposte sia di personaggi pubblici famosi, (ci sono giornali che subito ne hanno fatto una notizia carica di dati sui vip) sia di cittadini comuni, che si sono così visti spiati dal proprio vicino di casa, tenendo conto che lo spettegolare in casa d’altri e a questo punto perfino nelle tasche, è un’arte italiana ben sviluppata, segno di un decadimento culturale e di valori.

 

La polemica nasce dal problema della violazione della privacy. (Legge 196/2003) Mentre è infatti vero, come ha spiegato con un comunicato l’Agenzia delle Entrate, che una legge stabilisce la pubblicità dei dati e che la predisposizione degli elenchi dei nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall’articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973, e che tali elenchi erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia che nei Comuni, è una novità inquietante che si sia deciso di renderli pubblici on line, senza darne un’informativa specifica nelle dichiarazioni e dunque rendendoli così accessibili, senza richiesta motivata, a qualunque curioso.  

 

Molte sono le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, che stanno ragionando su azioni legali da intraprendere per permettere ai cittadini di chiedere il risarcimento dei danni di violazione della privacy (in primis il Codacons ha predisposto un modulo on line per promuovere una causa collettiva) e, naturalmente e immancabilmente, è scoppiata la polemica politica. A questa ha contribuito una dichiarazione alla stampa di Visco, inopportuna come le seguenti fornite dallo stesso ex vice-ministro nel corso delle ore dopo l’accadimento.

 

Tra le reazioni irretite, molto evidenziata dai quotidiani è stata quella di Beppe Grillo, che in post sul blog dal titolo “La colonna infame” si è espresso duramente sulla vicenda. Alcune sue frasi:

 

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’Agenzia delle Entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.

 

Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti.

 

Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.”

 

Navigando in rete si trovano commenti di chi manifesta stupore sulle esternazioni di Grillo e qualche giornale ne ha approfittato per continuare la propria battaglia anti-Grillo mettendo in evidenza come vi siano, tra gli stessi frequentatori del blog di Grillo e tra i suoi sostenitori giornalisticamente noti come “grillini”, coloro che si sono dichiarati d’accordo su una cosiddetta operazione di trasparenza (secondo le affermazioni difensive di Visco) e contrari alla critica di Grillo.

 

Ma, indipendentemente dal fatto che sulla rete siano circolati anche i numeri sui suoi redditi (che siano cospicui credo molti lo sappiano) e che la cosa da buon genovese l’avrà contrariato, penso abbia ragione Grillo; Leggi il seguito di questo post »





12 maggio – vinse il NO all’abolizione della legge sul divorzio. Orgoglio laico

11 05 2007

Non mi voglio troppo prestare alle polemiche sulle manifestazioni di piazza previste per domani a Roma. Sono già in troppi a farne: giornalisti, politici, opinionisti di tutte le latitudini. Ho scritto qualcosa in recenti post ed ora preferisco riportare la lettera aperta di Marco Travaglio indirizzata a Camillo Ruini, letta ieri durante la trasmissione Anno Zero per la sua rubrica “Posta Prioritaria”.

L’ex presidente della Cei Camillo Ruini da quando ha lasciato a Bagnasco la guida dell’episcopato sta perdendo popolarità. In compenso, come i grandi che mettono la firma, ha scritto l’introduzione di un documento-volantino che è stato diffuso oggi nelle chiese di Roma e Firenze in cui s’invita a partecipare al “Family Day”.

Voglio superare le dichiarazioni di questo o quel politico e che finiscono tutte per presentare i due eventi come contrapposti. Oso però pensare che il Family Day nasca per contrastare la manifestazione del coraggio (orgoglio) laico, che partirà dalle h. 15 in Piazza Navona a Roma e proseguirà fino a notte inoltrata. Stasera il Tg2 Rai ha annunciato che seguirà il Family Day con “collegamenti” all’altra manifestazione. Il mondo dell’informazione ufficiale si è poco preoccupato di diffondere la notizia sulla manifestazione laica. Ma i blog sono liberi e stanno riportando notizie sulla “seconda manifestazione”.

Ciò che ha un valido motivo per essere celebrato è quel successo al referendum sul divorzio che si affermò il 12 maggio 1974 e che rappresentò un’importante conquista civile. Ora la lettera promessa. Leggi il seguito di questo post »