I soliti tre partiti scelgono i propri nominati per le Authority

6 06 2012

(Conferenza stampa di alcuni tra i contrari, video di antefattoblog” da YouTube.com)


I soliti tre partiti Pd, Pdl, Udc hanno perso l’ennesima occasione, oggi alla Camera e al Senato, di recuperare un po’ di consenso nell’opinione pubblica. I controllati hanno infatti scelto i propri controllori, nominando i nuovi componenti della “Agcom” (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e della c.d. “Authority per la Privacy” (Autorità garante per la protezione dei dati personali) attraverso il consueto uso partitocratico della lottizzazione e spartizione di poltrone.
Un accordo su un voto tripartisan a cui, bene specificarlo, non hanno partecipato alcuni parlamentari tra cui Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto e portavoce di Articolo 21), Pancho Pardi (Idv), Arturo Parisi (Pd), Ignazio Marino (Pd), altre forze politiche pur presenti in Parlamento come l’Idv e i Radicali. Anche al di fuori, altri hanno espresso il loro dissenso, tra cui Beppe Grillo e Nichi Vendola per SEL.

Pur avendo avuto la possibilità di cambiare logica, hanno adottato quella dell’arrocco e inciucio a difesa del proprio potere. Accettando di ricevere i curricula di ‘possibili’ candidati, hanno persino preso in giro i cittadini, la società civile, le associazioni riunitesi in iniziative come “Open Media Coalition” che avevano chiesto, in nome anche della trasparenza e dell’auspicata indipendenza delle figure professionali da individuare, un diverso metodo di scelta, slegato dall’appartenenza politica, di coloro che per sette anni (in carica quanto il presidente della Repubblica) avranno un importante ruolo di controllo sulla correttezza e sulla libertà dell’informazione anche in Rete, dei media, dei dati personali.

Tale decisione rende questi partiti ancor più avulsi dalle istanze di democraticità e partecipazione civica di chi ha cuore le sorti del Paese. Forse, meglio, saranno maggiormente soggetti ad essere spazzati via.

Stefano Rodotà, professionalità di livello indiscutibile sul tema, su repubblica.it: “Mi pare sia stato fatto un gravissimo errore considerando l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema delle candidature. Non ascoltare i cittadini produce sempre danni alla democrazia”.

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Elezioni regionali campane: per l’elezione del presidente, uno qualunque fuorché De Luca

27 03 2010

 
Non che le elezioni nella mia regione, la Campania, dèstino in me grande motivazione all’espressione del voto; ciò malgrado, avendo l’abitudine di seguire anche la politica locale di Napoli e della sua regione (pur scrivendone poco), parlo dell’imminente voto per il rinnovo del Consiglio regionale e per l’elezione del presidente della Giunta.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

In parte si tratterà, in tal caso, di un voto ‘contro’. Per attribuire una preferenza ad uno dei candidati presidente che non sia Vincenzo De Luca.
Per il voto di lista, ho le mie idee che potrò esprimere nel segreto dell’urna. Per l’elezione del presidente, la scelta è più di tipo personale, dunque la mia esclude De Luca.

Intanto, considero negativamente la decisione dell’Idv e di SEL di non presentarsi in proprio ma di sostenere, alleati in coalizione, quel De Luca su cui questi partiti avevano sollevato dubbi e critiche in merito alle inchieste in cui è visto coinvolto. Ma, in primis, la questione politica è e si fonde, inevitabilmente in elezioni di tal genere, nella personalizzazione della politica.
Non è la prima volta, nell’ambito locale campano, che quelle ed altre formazioni politiche predicano bene e razzolano male; un detto che potrebbe piacere a Di Pietro ma che in questa sua scelta di sostenere De Luca gli si può rivolgere contro. De Magistris, invece, si era dichiarato contrario ad appoggiare il sindaco di Salerno. Il compromesso al ribasso ha purtroppo avuto la meglio.

Ma veniamo a colui di cui si parla. Per citare brevi motivazioni contrarie, la prima che mi viene in mente è un’opinione sul suo atteggiamento, sull’arroganza. In campagna elettorale, lo ha più volte reso evidente con espressioni come mi devono pagare, riferendosi ad un eventuale confronto (eluso) con gli altri candidati, specie con Ferrero e Fico.
Percepisce la sua partecipazione ad un confronto politico al pari di una fornitura di un prodotto commerciale?
Sono tanti i maltrattamenti verbali di cui “lo sceriffo”, un soprannome che gli è stato dato, ha usato in questi mesi di campagna elettorale; perfino minacce come quella rivolta a Travaglio con spero di incontrarlo di notte al buio. Considerando che non solo in questi ma anche in più sereni eloqui digrigna i denti, il suo stile mi appare un po’ ‘violento’ e non un semplice decisionismo dell’uomo del fare come egli si ritiene.

Aggiungiamo, non con sorpresa, che non disdegna apprezzamenti verso Berlusconi e che si è dichiarato di destra europea. I commenti che fa su altri sono quasi unicamente tesi non a confrontarsi sugli argomenti ma ad offendere gratuitamente (ma forse vorrebbe essere pagato anche per questo) la persona, che per lui è un ‘nemico’, quando addirittura “non esistente” per cui non può confrontarsi con il “nulla”. Questo modo d’intendere la politica, per certi versi non dissimile da quello di Berlusconi, offende ogni vero democratico. Rinvio, a tal proposito, ad un articolo (“E De Luca offende come il Cavaliere”) di Fabio Ciaramelli.

Questi sono alcuni tratti salienti di un candidato (a ‘Governatore’ si vota una persona-candidato) che i piddini (che lo presentano comunque come proprio e da cui lui si smarca ad ogni occasione) ed altri elettori di centro-sinistra e non identificati potrebbero votare; con quale piacere e convinzione? Non può bastare quella di non essere il candidato di Berlusconi ma quello dell’altra principale parte politica (per così dire). Considererei negativa una scelta automatica e un po’ acritica di elettori di quel partito (Pd) e di altri dello stesso schieramento di associare il loro voto di lista a quello di De Luca. (Ricordiamo che è possibile, direi auspicabile per essi, il voto disgiunto; si può votare una lista e non per forza il candidato da essa sostenuto, contrassegnando anche il nome di un candidato presidente appoggiato da altra o altre liste).

Infine, per chi non lo conoscesse bene, il candidato De Luca ha espresso in svariate occasioni più lontane nel tempo (non ultimamente, per ragioni di convenienza elettorale) sentimenti e dichiarazioni contro Napoli e i napoletani, a volte in via sottesa altre volte in modo palese. E si candida a governare una regione di cui Napoli è il capoluogo, oltre ad essere la cosiddetta ‘capitale’ del Mezzogiorno.

Chiudo dunque questo breve intervento personale, così dovuto al poco tempo a disposizione, con un video in cui De Luca, tifoso della Salernitana, si compiace di certi cori contro i napoletani.
Secondo qualcuno, non è buona politica utilizzare il calcio come elemento di propaganda (negativa in questo caso) ma penso si adatti a quel modo d’intendere la politica.

Da Bassolino a De Luca, non credo si possa “cambiare tutto”, come recita uno scontato slogan della sua campagna..per cambiare davvero, meglio scegliere un altro tra i candidati presidente.
Uno qualunque fuorché De Luca.