Elezioni regionali campane: per l’elezione del presidente, uno qualunque fuorché De Luca

27 03 2010

 
Non che le elezioni nella mia regione, la Campania, dèstino in me grande motivazione all’espressione del voto; ciò malgrado, avendo l’abitudine di seguire anche la politica locale di Napoli e della sua regione (pur scrivendone poco), parlo dell’imminente voto per il rinnovo del Consiglio regionale e per l’elezione del presidente della Giunta.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

In parte si tratterà, in tal caso, di un voto ‘contro’. Per attribuire una preferenza ad uno dei candidati presidente che non sia Vincenzo De Luca.
Per il voto di lista, ho le mie idee che potrò esprimere nel segreto dell’urna. Per l’elezione del presidente, la scelta è più di tipo personale, dunque la mia esclude De Luca.

Intanto, considero negativamente la decisione dell’Idv e di SEL di non presentarsi in proprio ma di sostenere, alleati in coalizione, quel De Luca su cui questi partiti avevano sollevato dubbi e critiche in merito alle inchieste in cui è visto coinvolto. Ma, in primis, la questione politica è e si fonde, inevitabilmente in elezioni di tal genere, nella personalizzazione della politica.
Non è la prima volta, nell’ambito locale campano, che quelle ed altre formazioni politiche predicano bene e razzolano male; un detto che potrebbe piacere a Di Pietro ma che in questa sua scelta di sostenere De Luca gli si può rivolgere contro. De Magistris, invece, si era dichiarato contrario ad appoggiare il sindaco di Salerno. Il compromesso al ribasso ha purtroppo avuto la meglio.

Ma veniamo a colui di cui si parla. Per citare brevi motivazioni contrarie, la prima che mi viene in mente è un’opinione sul suo atteggiamento, sull’arroganza. In campagna elettorale, lo ha più volte reso evidente con espressioni come mi devono pagare, riferendosi ad un eventuale confronto (eluso) con gli altri candidati, specie con Ferrero e Fico.
Percepisce la sua partecipazione ad un confronto politico al pari di una fornitura di un prodotto commerciale?
Sono tanti i maltrattamenti verbali di cui “lo sceriffo”, un soprannome che gli è stato dato, ha usato in questi mesi di campagna elettorale; perfino minacce come quella rivolta a Travaglio con spero di incontrarlo di notte al buio. Considerando che non solo in questi ma anche in più sereni eloqui digrigna i denti, il suo stile mi appare un po’ ‘violento’ e non un semplice decisionismo dell’uomo del fare come egli si ritiene.

Aggiungiamo, non con sorpresa, che non disdegna apprezzamenti verso Berlusconi e che si è dichiarato di destra europea. I commenti che fa su altri sono quasi unicamente tesi non a confrontarsi sugli argomenti ma ad offendere gratuitamente (ma forse vorrebbe essere pagato anche per questo) la persona, che per lui è un ‘nemico’, quando addirittura “non esistente” per cui non può confrontarsi con il “nulla”. Questo modo d’intendere la politica, per certi versi non dissimile da quello di Berlusconi, offende ogni vero democratico. Rinvio, a tal proposito, ad un articolo (“E De Luca offende come il Cavaliere”) di Fabio Ciaramelli.

Questi sono alcuni tratti salienti di un candidato (a ‘Governatore’ si vota una persona-candidato) che i piddini (che lo presentano comunque come proprio e da cui lui si smarca ad ogni occasione) ed altri elettori di centro-sinistra e non identificati potrebbero votare; con quale piacere e convinzione? Non può bastare quella di non essere il candidato di Berlusconi ma quello dell’altra principale parte politica (per così dire). Considererei negativa una scelta automatica e un po’ acritica di elettori di quel partito (Pd) e di altri dello stesso schieramento di associare il loro voto di lista a quello di De Luca. (Ricordiamo che è possibile, direi auspicabile per essi, il voto disgiunto; si può votare una lista e non per forza il candidato da essa sostenuto, contrassegnando anche il nome di un candidato presidente appoggiato da altra o altre liste).

Infine, per chi non lo conoscesse bene, il candidato De Luca ha espresso in svariate occasioni più lontane nel tempo (non ultimamente, per ragioni di convenienza elettorale) sentimenti e dichiarazioni contro Napoli e i napoletani, a volte in via sottesa altre volte in modo palese. E si candida a governare una regione di cui Napoli è il capoluogo, oltre ad essere la cosiddetta ‘capitale’ del Mezzogiorno.

Chiudo dunque questo breve intervento personale, così dovuto al poco tempo a disposizione, con un video in cui De Luca, tifoso della Salernitana, si compiace di certi cori contro i napoletani.
Secondo qualcuno, non è buona politica utilizzare il calcio come elemento di propaganda (negativa in questo caso) ma penso si adatti a quel modo d’intendere la politica.

Da Bassolino a De Luca, non credo si possa “cambiare tutto”, come recita uno scontato slogan della sua campagna..per cambiare davvero, meglio scegliere un altro tra i candidati presidente.
Uno qualunque fuorché De Luca.





Convegno “Il Parlamento europeo e la democrazia nell’Unione”

12 05 2008

 

Presso “Città della Scienza” a Napoli, nell’ambito di una tre giorni di attività ed eventi rivolti in particolare al mondo scolastico e giovanile e dedicati alla celebrazione della Festa dell’Europa del 9 Maggio, sabato 10 maggio l’incontro dal titolo “Il Parlamento Europeo e la democrazia nell’Unione”, con la partecipazione di gruppi di studenti delle scuole superiori, docenti e visitatori interessati alla tematiche europee.

 

Il programma del convegno, organizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, con i patrocini della Regione Campania, Europe Direct Napoli e Unione Europea:

 

 

Programma convegno (mezzogiornoeuropa.it) 

 

Dopo il saluto di presentazione dell’iniziativa, affidato al direttore della Fondazione IDIS, Luigi Amodio, seguìto dall’introduzione al tema da parte del Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e coordinatore della giornata, Andrea Geremicca, gli interventi dei relatori invitati.

 

  • Clara Albani, Responsabile dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, espone per prima il tema che fa da cornice al dibattito. In considerazione di una platea costituita prevalentemente da giovani studenti, legge un documento personale attraverso il quale illustrata le origini, le funzioni e lo sviluppo storico del Parlamento Europeo, sottolineando come esso sia l’unica grande istituzione europea ad essere legittimata dal voto del popolo e che il concetto di democrazia nell’Unione che essa tende a sviluppare sia quello originario del demos, il governo del popolo.

 

  • Vittorio Calaprice, presentatosi come “semplice” funzionario della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dicendosi lieto di essere stato invitato al dibattito con altri rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ricorda come l’edizione 2008 della Festa dell’ Europa ricorra nell’anno europeo del dialogo interculturale e che per l’anno prossimo il tema scelto dall’Europa verterà sulla creatività e l’innovazione.  Calaprice mette in evidenza quali saranno le prossime sfide dell’Europa, citandone in particolare quattro: quella di essere un soggetto capace di reggere l’economia della globalizzazione; quella di affrontare i problemi dell’energia e del cambiamento climatico; i problemi dell’immigrazione e quello dell’ordine mondiale, a stretto giro con la lotta al terrorismo internazionale. Rammenta l’importanza e la necessità che le istituzioni europee siano fatte oggetto di conoscenza da parte dei giovani e a questo proposito rende nota la prossima realizzazione di un Centro Europeo per i giovani che nascerà a Roma.

 

  • Gianni Pittella, Deputato Europeo e Capo della Delegazione italiana del PSE al Parlamento Europeo, pone questioni di natura più politica domandando come mai, di fronte a problemi sempre più sovranazionali, non si comprenda la necessità di trovare soluzioni sovranazionali; annota infatti quanto, di fronte a tante questioni, si sviluppino reazioni di chiusura nei confini nazionalistici.                                                                                                       Pittella riconosce propri meriti per aver contribuito all’ampliamento del programma Erasmus, non più destinato come fino a qualche anno fa ai soli studenti universitari ma esteso a quelli delle scuole superiori e agli impiegati, del settori pubblico e di quello privato. Un problema su cui chiede maggiore sensibilità è legato alle risorse e al bilancio dell’ Ue. Noi tutti, spiega Pittella, chiediamo programmi e risorse all’ Unione Europea ma non le forniamo un sostegno economico sufficiente per renderla più forte e capace fintanto che il contributo di ognuno di noi ammonta a circa 50 centesimi al giorno.                                                                                                                       Il discorso politico-economico tocca alcune proposte che non solo di recente sono state formulate anche da Tremonti e dal nuovo governo e l’eurodeputato si dichiara d’accordo, al di là dell’appartenenza politica, a dar vita agli Eurobond e all’utilizzo delle riserve auree nazionali delle banche centrali allo scopo di creare un Fondo d’integrazione al bilancio europeo. Il discorso più generale riporta alla percezione e alla considerazione dell’ Europa, con la constatazione di come l’Europa non sia stata quasi mai citata durante l’ultima campagna elettorale e che solo più recentemente sembra ricevere attenzione al fine primario di modificare la legge elettorale per averne un effetto anche in Europa.

 

  • Matteo Pizzigallo, Professore Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università “Federico II” di Napoli, lancia diverse critiche costruttive e ragionate sulla democrazia nell’ Unione Europea. Agganciandosi ad un’osservazione precedente di Pittella afferma come spesso, su molti problemi, si facciano solo dichiarazioni propagandistiche poco utili alla loro risoluzione e mette in luce un problema di legittimazione popolare di alcune istituzioni come la Commissione Europea, espressione di nomine fatte dalle maggioranze politiche nazionali e non da un vero governo sovranazionale. Bisognerebbe pertanto rafforzare la partecipazione democratica alla vita politica comunitaria del PE e per esteso dell’ Ue e ciò potrebbe costituire una vera svolta rivoluzionaria.                                                                                       La stessa essenza dei partiti europei mostra dei deficit e resta affidata, per un funzionamento complessivo, all’azione di singoli entusiasti parlamentari che s’impegnano nel mediare tra interessi e questioni nazionali, ma pur sempre nell’ambito di un sistema partitico europeo che risulta espressione di proiezioni nominalistiche ristrette. Gli stessi poteri reali del Parlamento Europeo andrebbero rafforzati in un’ottica di “utopia mite” e quelli della Commissione Europea dovrebbero conquistare la fiducia del PE, oltre che quella dei cittadini.

 

  • Umberto Ranieri, già Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, è chiamato a concludere il giro d’interventi. Nel suo discorso, sottopone all’attenzione alcune criticità incontrate dal processo di costruzione europea, a partire dal progetto di Trattato di Costituzione europea fino al Trattato di Lisbona. Anch’egli sottolinea il ruolo essenziale del PE su un equilibrio istituzionale originale dell’Europa e ribadisce che il problema della democraticità del complesso comunitario è universalmente sentito, così come il bisogno di una valorizzazione delle componenti parlamentari come garanti della legittimità su base popolare. Un processo di costruzione europea che viene anche sfavorito da campagne mediatico-politiche locali tese soltanto a distruggere e che andrebbero invece contrastate da atteggiamenti equilibrati e tesi a sopperire al deficit di democraticità. In molti casi, la logica delle contrapposizioni politiche nazionali incide negativamente sul lavoro comunitario ed è questa una pratica nociva da contrastare più efficacemente. Anche attraverso la diffusione del Trattato di Lisbona che potrà consentire all’ Ue di giocare un ruolo maggiore e cruciale nella direzione della politica estera e di sicurezza comune e in altri ambiti in cui si avverte da tempo la necessità di un impegno comune, un impegno europeo.