Dimesso Veltroni, si dismetterà il Pd ?

20 02 2009
D'Alema-Veltroni

D'Alema-Veltroni

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’ informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (“Tangenti alla Guardia” di finanza e “All Iberian”) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.


L’informazione nostrana si adegua
e contrariamente ai giornali stranieri, che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’ Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.

Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.

D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, risulta al momento favorita quella di Franceschini; altre di più lungo raggio portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) ma il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Leggi il seguito di questo post »





C’è sorpresa per le primarie del Pd. Ha vinto Veltroni ! (!!)

15 10 2007

Prodi primarie Pd (foto Ap per libero.it)

Ha vinto Veltroni (!) E’ la notizia del giorno, una notizia nata vecchia; se l’avessimo scritta mesi fa non saremmo stati abili preveggenti ma semplici informatori del già si sa come andrà.

Molti giornali si adoperano per farla passare come notizia di attualità e sul piano emotivo come sorpresa per la partecipazione popolare. Hanno potuto così riempire le pagine anche oggi e portare avanti in formazione compatta il proprio compitino di mini-informazione, nella solita salsa al collateralismo. Oltre 3 milioni di elettori si sono recati alle urne, in certi luoghi improvvisate, per eleggere il leader, il segretario del Pd. Nelle precedenti primarie dell’Ulivo, che videro la nomina a leader di Prodi, si parlò di più di 4 milioni. Questo è il dato comparativo; gli elettori delle primarie sono della stessa tipologia, allora come ieri, dall’Ulivo al Partito Democratico, ma sono un milione in meno. Si tratta pur sempre di elettori del centrosinistra, delusi, e se si vuol leggere correttamente il senso della partecipazione, il consenso del centrosinistra cala. E’ solo Walter Veltroni casomai che sale nel borsino dei politici.

Girando tra gli articoli dei quotidiani on line capita di leggere, oltre che quelli delle maggiori firme dei quotidiani più importanti, alcuni articoli su Affari Italiani, il quotidiano on line only che alberga sul portale libero.it. E’ tutto un dire per l’immagine del giornalismo on line che trasmette. Il direttore chiude il suo pezzo con un Forza Walter che, detto così, fa tornare alla mente il ’94, anno in cui tanti gridavano Forza Italia. Cambia il soggetto ma non molto lo slogan, come se si volesse costituire sul versante sinistro (sia chiaro, non a sinistra) del centro-destra un nuovo partito contenitore, com’è stato spesso definito dagli analisti politici il partito del Cavaliere. Stiamo a vedere l’effetto che fa. 

Tra gli amanti del lessico della vecchia politica, non pochi giornalisti ascrivono al Partito Democratico il termine riformismo, ma molti cittadini non hanno in chiaro cosa sia nella realtà. Riformare, riforme, formare di nuovo, formare il nuovo. Ma è il nuovo la somma di due partiti vecchi? (Ds+Margherita) Riformare appare un termine superato nonché svuotato di un significato comune e le riforme restano in pentola. A sinistra non avrebbero detto Forza Walter, magari un viva Walter sarebbe più adatto, ma Angelo Maria Perrino (il direttore di Affari Italiani) non credo simpatizzi per la sinistra ed ha fatto la sua scelta lessicale. In un altro articolo, non firmato come di pessima abitudine per certi articoli che appaiono su Affari Italiani, si presenta nel titolo un “vaffa” a GrilloQui si dice che la politica lascia l’ultima parola ai cittadini; basta mettere la croce, ecco la parola. La croce è la parola? Si dovrebbe supporre, infine e di converso, che non ci sia posto per l’ultima parola dei cittadini nel popolo del Vaffa.

Si dice e si commenta una bellissima sorpresa del 14 ottobre. Ha vinto Veltroni, sorpresa! Secondo un certo giornalismo di serie B l’elezione, scontata, di Veltroni a segretario del Pd, o addirittura la nascita stessa del Pd costituirebbe una risposta al Vaffa di Grillo. Non hanno capito niente; non hanno capito lo scenario civile e politico che attraversiamo. Dire che si è data una risposta all’antipolitica come ha affermato Veltroni è mostrare la vera antipolitica, quella che vuol tenere lontano il cittadino dalla gestione della cosa pubblica, lasciandogli la sola possibilità di delega, il segno di una croce. Quello di ieri è stato casomai il V-Day veltroniano, il Veltroni-Day. 3 milioni di italiani hanno puntato denaro (contributo minimo di 1 euro, ma ci sono stati gaudenti personaggi dello spettacolo con bigliettone da 100) su un cavallo già vincitore, deciso dagli apparati di due vecchi partiti. Ricorda il tempo in cui si nominava (nella sostanza, non nella forma, è più corretto di eleggeva) il capoclasse a scuola, colui che doveva anche contrattare con i professori per avere un assegno non troppo pesante di compiti da svolgere a casa. Anche lì si usavano i bigliettini, scrutinio segreto con vincitore prenotato.

Pensano forse che dare un nuovo nome ad un partito, contenitore di due vecchi partiti e declinato all’americana, sia la panacea dei mali del Paese? Dobbiamo allora aspettarci un nuovo “miracolo italiano”? Come quello che si è avuto dal ’94 ad oggi?!  

Ciò che colpisce, tra ieri ed oggi, e qui sta l’effetto di pulitura delle notizie, è che in diversi articoli di ieri si parlava di caos, di schede contraffatte, fotocopiate, perse, rispuntate dal nulla, seggi improvvisati. Chissà quante irregolarità. Alcune verranno fuori e si vedrà che le cifre dei votanti saranno state ampiamente gonfiate. Sono già emersi casi di giovani ed immigrati che hanno votato più volte. (Una testimonianza audiovideo) Oggi non se ne trova quasi più notizia. Tutto bene quel che finisce bene si potrà dire. Tutto come previsto.

Alcune dichiarazioni e chicche da annotare

    • Lo stile comunicativo della conferenza stampa (audiovideo) a caldo di Veltroni: il tono ricorda il lettore dell’omelia ecclesiastica.
    • Le sopracciglia aggrottate (audiovideo) di Veltroni alla rassicurazione di Prodi sul fatto che “il Governo non ha nulla da temere da questo passaggio”.
    • Veltroni ringrazia i 16enni e gli immigrati che sono andati a votare: in un mare di antipolitica a descrizione del nostro Paese, davvero i 16enni e gli immigrati sono i maggiormente informati sulla pro-politica?
    • Bindi (audiovideo): “se non fossi stata candidata, avrei votato Veltroni”. La Bindi è andata al seggio, è un’implicita ammissione di aver votato sé stessa?
    • Letta: (audiovideo) “se non ci fosse stata gara non ci sarebbe stato un risultato così positivo”. Se questa è stata una vera competizione, Letta non sembra avere grandi doti di competitor.
    • Eugenio Scalfari, (audiovideo) il fondatore di Repubblica, confonde il fatto che la gente non è ancora andata a votare un partito, non si è trattato di elezioni politiche ma, più correttamente, ha indicato con una croce il politico-leader preferito tra i 5 candidati (scheda voti) alla guida di quel partito. Non è la stessa cosa.





L’Italia..bolle

25 07 2007

Fa tanto caldo e sono poco attivo qui. Il caldo afoso mi fiacca e lascia il mio blog in stato semi-vacanziero. In realtà continuo a leggere, a informarmi; c’è tanta pastetta che bolle in pentola ma il desiderio di un po’ di necessario riposo estivo mi suggerisce di non impegnarmi troppo nello scrivere. Ci può scappare qualcosa ma intanto ecco qualche osservazione sugli ultimi accadimenti della politica del Belpaese.

Dovremmo essere tutti con Clementina Forleo, il Gip di Milano. Forza Clementina, come dice in un suo post Beppe Grillo. Clementina facci sognare, tu si. E’ il personaggio pubblico del momento e va sostenuto da noi che abbiamo a cuore la giustizia nel paese, il rispetto della legge, la morale in politica, la trasparenza dell’operato dei nostri “dipendenti”. La giovane giudice di Milano che si è dichiarata soggetta solo alla legge (e non alle beghe destra-sinistra e via dicendo) va allo scontro con la Casta, chiedendo al Parlamento l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche nell’indagine sulle scalate bancarie, le immorali commistioni tra politica e affari. Tra i personaggi politici coinvolti, 3 parlamentari di Forza Italia e 3 dei DS. Non ad esprimere giudizi sulla rilevanza penale delle loro telefonate con banchieri e furbetti del quartierino ma quel “complici di un disegno criminoso”, espressione usata dal Gip, non la metterei così alla frusta, come anche qualche alta carica istituzionale sorprendentemente si è affrettata a fare. Intanto Bertinotti sembra avere uno scatto di reni per i cittadini, sarebbe ora. Esiste una questione morale e politicamente rilevante. Vogliamo sapere. Vogliamo l’informazione libera, non imbavagliata da leggi anti-pubblicazione. Ai nostri rappresentanti in Parlamento non abbiamo dato mandato per saperli impegnati nel gioco della conquista di banche, assicurazioni ed apparati economici. 3 di Forza Italia e 3 dei DS (D’Alema, Fassino e La Torre per i Ds, dunque Partito Democratico), i due partiti maggiori che vogliono accaparrarsi potere, poltrone ed appoggio economico. Ricordiamocene quando andremo a votare, ad ogni livello. Per casi come questi, si tratta di partiti maggiori.

Altro tema caldo degli ultimi giorni è stato quello delle pensioni. Leggi il seguito di questo post »