Cossiga e Berlusconi, il metodo fa scuola. Terrorismo di Stato

1 11 2008

berlusconi_cossiga

Nella corrente legislatura, esponenti del Governo e non solo ne stanno dicendo e facendo così tante e di tal maniera che risulta arduo tenerne il conto; tanto più farlo con tempestività, in modo calmo e riflessivo. Siamo in pericolo costante di essere travolti da una frana, da cui si cerca anzitutto di tenersi al riparo per poi provare ad indagare sulle cause, tra le quali le più evidenti nei casi in oggetto: autoritarismo e instaurazione di quello che testi di diritto costituzionale definiscono “Stato di polizia”.

Qualcuno s’illudeva che l’ennesimo Governo Berlusconi, la sua legislatura sarebbe stata diversa rispetto ad un passato recente che troppo presto, invece, c’è chi tende a dimenticare. Gli anni regnanti del berlusconismo hanno dimostrato che molti italiani, purtroppo, hanno la memoria corta.

Qualcuno si aspettava dal Berlusconi IV un maggiore fair play “istituzionale” se si permette il termine (“legislatura costituente” come millantato da alcuni offende il termine prossimo di Costituzione che di per sé già soffre d’inosservanze e trascuratezza quotidiane, di provenienza anche inaspettata) ma, al contrario, non ci si può distrarre un attimo: legge elettorale per le elezioni europee, norma salva-manager, nuova Alitalia sullo sfondo e, naturalmente, scuola e università sugli scudi.

Qui si sta cercando, peraltro, di trattenere l’impeto di taluni propositi estemporanei di commento ai fatti e alle parole di questi giorni riconducendolo nell’alveo del diritto di critica e di opinione, ad evitare conseguenze che seguirebbero su chi dovesse scrivere parole a caldo, sulla scorta di una comprensibile e non anomala onda emotiva.


Arrivati al termine di una settimana terribile, proviamo a riassumere accadimenti e dichiarazioni dei giorni scorsi.

Nel clima di crescente insoddisfazione che attraversa l’intero Paese malgrado l’accecato ottimismo pubblicitario del Cavaliere, la tensione alimentata dallo stesso Governo a cui spetterebbe il compito di attutire il sentiment collettivo con metodi verbali democratici è sfociata in alcune affermazioni che varrà la pena rimarcare; non per soffiare sul fuoco della tensione ma a testimonianza e a futura, auspicabile memoria di un risentimento nel senso di appartenenza ad un Paese in cui ci si sente costretti, anche nella propria piccola parte di cittadinanza attiva, a chiedere quotidianamente il rispetto di princìpi democratici fondamentali che in un cosiddetto Paese normale, democratico, dovremmo dare per scontato.

A questi ultimi ideali princìpi accludiamo il dissenso politico di piazza verso il Governo partito dalla manifestazione dell’11 ottobre dell’Idv e della Sinistra contro il lodo Alfano e le politiche del Governo e proseguito sabato 25 ottobre a Roma con la manifestazione promossa dal Pd di Veltroni.

Premesso il successo di entrambi gli eventi, nella seconda, al di là delle consuete polemiche spicciole sul numero dei presenti al Circo Massimo e sulla partecipazione complessiva nelle strade della Capitale, usanze che fanno parte di una politica dell’annuncio televisivo che poca attenzione merita, speriamo di poter vedere una via di ripresa anche se un po’ tardiva per un partito che è sembrato in più occasioni assente in quello che dovrebbe essere il suo ruolo di opposizione. E’ evidente che la partecipazione avuta, quali che siano i numeri reali, è ulteriore espressione di un dislivello tra la cosiddetta militanza e lo stile verticistico-dirigenziale del Pd.

Ricordiamo come un trait d’union che alla manifestazione democratica del 25 ottobre hanno aderito altre forze politiche che fanno opposizione, coerentemente con il proprio ruolo nel panorama politico e civile come l’Italia dei Valori ed il suo Presidente Antonio Di Pietro che hanno condiviso l’iniziativa dei promotori e vi hanno preso parte proseguendo inoltre, con i propri banchetti, nella raccolta di firme contro il lodo Alfano e per terere un referendum abrogativo. Lo strumento referendario è ora invocato dallo stesso Pd a seguito dell’approvazione del decreto legge Gelmini, aggiunto alla prima proposta dell’Idv. D’un tratto, il referendum viene rinobilitato da Veltroni, dopo essere stato da lui trascurato sul lodo Alfano.

Di tutt’altro tenore, dunque anti-democratico, erano state le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nei confronti delle trasversali manifestazioni di piazza contro l’approvazione poi avvenuta il 29/10 al Senato del Ddl 1108 a firma del Ministro Gelmini di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137. Alle parole pronunciate il 22 ottobre da Berlusconi in una conferenza stampa sulle occupazioni delle università, in cui il Premier dichiarava: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e Università [..] Convocherò il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine [..] “ hanno fatto seguito, il giorno successivo 23 ottobre, dichiarazioni-tentativi di smentita di Berlusconi da Pechino, :”Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole”; il caso dovrebbe restare a lungo nei media come esempio di pura falsità e negazione verbale dell’evidenza.

Si dubita che i Tg abbiano riproposto la prima conferenza stampa per sbugiardare i pericolosi propositi affermati; (ad esempio, il Tg1 serale del giorno della smentita rinviò ecumenicamente al proprio sito internet ma Sky Tg24, invece, ne fece la comparazione) sulla rete e qui è possibile trovare le registrazioni per avere conferma di affermazioni chiaramente pronunciate.

E’ scandaloso che un Presidente del Consiglio si permetta di negare ciò che i servizi giornalistici hanno registrato e possono provare insindacabilmente; un atteggiamento non nuovo e che persiste quale presa in giro nei confronti di tutti gli italiani e non solo della categoria dei giornalisti e dei giornali, additati nei giorni successivi come elementi di diffusione di falsità, fomentatori di odio etc. (Certamente non per casi come questo, con registrazioni audio-video di una conferenza stampa; non soffriamo di una sindrome collettiva di allucinazioni)

A fomentare l’odio e motivare i facinorosi si è arrivati ancor più con un articolo pubblicato lo stesso 23 ottobre, presente anche sul sito informativo istituzionale di Rassegna stampa del Governo. Ci riferiamo alle altre parole che lasciano esterrefatti, contenute in un’intervista rilasciata dal senatore a vita ed ex Capo di Stato Francesco Cossiga ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale. La rassegna stampa del Governo che riporta l’intervista a Cossiga differisce (ammorbidisce) in alcuni punti da altre fonti precedentemente diffuse anche dalle agenzie di stampa. E’ operazione lunga ricostruire il giallo delle versioni ritoccate e permane il dubbio che la versione on-line attuale, presente anche in altra pagina dello stesso sito istituzionale, sia stata “corretta”, limata in alcuni punti. In altre versioni c’è un “picchiare a sangue”, frase che nelle pagine web del Governo non è (più?) presente.

Quale che sia la versione integrale ed originale, si possono dare per certi alcuni cosiddetti “consigli” dati da quell’emerito Kossiga al Ministro Maroni, quali il mandare tutti gli studenti in ospedale, picchiare i docenti e le giovani maestre, infiltrare agenti provocatori nelle manifestazioni studentesche, frasi che costituiscono un’evidente istigazione alla violenza ed un’invocazione del terrorismo di Stato. Leggi il seguito di questo post »





Giustizia per Gabriele

16 11 2007

 striscione Giustizia per Gabriele (immagine agoramagazine.it) 

Si attende l’ufficializzazione del nuovo capo di imputazione per l’agente di Polizia che domenica scorsa ha ucciso il giovane tifoso della Lazio Gabriele Sandri. La posizione giudiziaria del piedipiatti superpiù, che con un colpo da distanza considerevole ha ammazzato il ragazzo in auto si aggraverà in omicidio volontario.*

Nella giornata di ieri ed in queste ore si cerca di far luce sull’episodio ricostruendo gli attimi di colluttazione tra i gruppi di tifosi, gli amici del giovane Gabriele e l’intervento un po’ alla cieca della Polizia Stradale. A freddo ho detto altrove, cioè senza sapere il come e il perché. Sono ore in cui le strumentalizzazioni si moltiplicano e in concomitanza con l’aggravarsi della posizione del poliziotto si tenta di infangare l’immagine del ragazzo ucciso, dei suoi amici, dei tifosi tutti, allo scopo di alleggerire quello che è stato il compimento di un atto becero, errato, come se si potesse ridurre la colpa di quell’atto considerando la presenza di ombrelli sulla scena del delitto. 

L’insistenza delle indagini sul ritrovamento di oggetti che potrebbero essere o essere stati destinati ad offendere va in questa direzione,defilare l’attenzione su che è avvenuto, al fatto più grave: un poliziotto ha estratto (non dovrebbe farlo in tali situazioni) dalla fondina un’arma da fuoco ed ha sparato ad altezza d’uomo, assassinando un ragazzo. Il resto conta poco, e conta certamente molto meno.

Non sembra esente dall’accusa di malafede il Questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe. Il legale di Sandri ha dichiarato a suo proposito: “Alle 18 di domenica scorsa, ancora parlava di due colpi di pistola sparati in aria. Sembrava che il ragazzo fosse stato ucciso da qualcun altro. Giacobbe ha mentito sapendo di mentire, e per giunta davanti alle telecamere, così come ha fatto il poliziotto che ha sparato. Molte e gravi bugie sono state dette su questa storia”. “Dalle 9,30 di mattina si sapeva con esattezza la traiettoria del colpo. Affermazione confermata anche da Luigi Conti, l’avvocato che nel corso della conferenza stampa ha detto di aver assistito al rilievo della polizia scientifica, la quale ha riscontrato che il colpo è stato sparato “in orizzontale e parallelo alla strada”.

La questura di Arezzo si era inoltre distinta in scorrettezza comunicativa, convocando una conferenza stampa senza dare la possibilità ai giornalisti di porre domande. Sarebbe stato meglio, date queste premesse restrittive, emettere un comunicato stampa.

Il tentativo di mitigare la gravità dell’accaduto, una penosa strategia propria anche dei corpi istituzionali quando un evento assume tragicità e piena evidenza di negligenza e colpevolezza da parte propria, si rende sempre più nota come tecnica elusiva agli occhi della società civile. La puntata di AnnoZero di ieri, in cui si sono resi noti ulteriori documenti inediti sulla sospensione dello Stato di diritto e della democrazia avvenuta in occasione del G8 di Genova 2001, sulle violenze compiute dal corpo dell’Arma a danno di manifestanti autorizzati, ne costituisce esempio gravoso. Si continua a chiedere Verità e Giustizia. E una Commissione parlamentare d’inchiesta che accerti le responsabilità politiche della catena di comando di quei giorni e della Questura di Genova dov’erano presenti diversi esponenti di Alleanza Nazionale e dove arrivò anche Gianfranco Fini.

Ma davvero ci sarà Giustizia? Davvero pagherà chi ha commesso quei reati, chi ha assassinato quel ragazzo, Carlo Giuliani e questo ragazzo, Gabriele Sandri? O il colpevole, essendo parte del corpo di Polizia dello Stato, resterà come spesso accade impunito ed il tutto finirà in prescrizione, assoluzione, non sussistenza, indulto, negazione della verità evidente?    


* Il reato di omicidio è previsto dall’art. 575 del codice penale ed è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni. Sulla volontarietà dell’omicidio, il dolo eventuale serve a distinguere dal dolo diretto: mentre in questa seconda dizione s’intende l’intenzione di chi, ad esempio, spara un colpo di pistola con il fine di uccidere, il caso dell’omicidio con dolo eventuale corrisponde alla persona che “abbia accettato il rischio del suo avverarsi (uccidere) pur di portare a termine l’azione criminogena”. In altre parole, chi impugna un’arma e spara ad altezza d’uomo su un gruppo di persone senza mirare ad una in particolare mette comunque in conto di poter colpire qualcuno e questo si configura come “dolo eventuale”.





Uccisione di un giovane tifoso. A freddo

13 11 2007

striscione tifosi  

A freddo, se davvero riusciamo ad allontanare i nostri pensieri più tristi e intensi e la forte ondata emotiva dettata dalla scomparsa del giovane Gabriele Sandri, dj e tifoso della Lazio. Riflessioni sulla vicenda, su accadimenti reali e stati d’animo di tifosi, in rapporto alle forze dell’ordine e da semplici cittadini informati. Riflessioni lunghe in termini di spazio per un post, ma necessarie a porre ordine dopo la mole travolgente di commenti, opinioni, proposizioni. (Il suggerimento per quelli che hanno poco tempo è quello di leggere per paragrafi/neretto) 

Nella giornata di ieri le emozioni del momento e la cronaca dei fatti, peraltro non ancora chiara, hanno preso il sopravvento su giornali, televisioni, blog e abbiamo letto e ascoltato opinioni a largo raggio, alcune di queste fuorvianti. Associazioni improprie, mistificazioni e strumentalizzazioni. (Quelle di natura politica non mancano mai e a quelle di altro genere, di natura sportiva, potrebbe soccombere prossimamente anche il sottoscritto, ma solo per un senso di Giustizia, con la G maiuscola, quella che non c’è)

Abbiamo letto accostamenti ad altri episodi di violenza, come la morte dell’ispettore di Polizia Raciti a Catania e i fatti del G8 di Genova 2001. Una digressione. Quel G8 fu qualcosa di diverso. Lì i gruppi di violenti furono “evitati” dalla Polizia e lasciati negligentemente alle scorribande e alle devastazioni, per colpire invece i manifestanti pacifisti e mostrare di aver fatto il proprio lavoro. Colpire i più deboli e indifesi, scansare i veri pericoli. Questa fu la scelta delle forze di Polizia in quell’occasione. A Genova non c’erano tifosi di calcio, non almeno nelle vesti altrimenti riconoscibili e ciò che si può mettere in comune con l’episodio di Arezzo è che la Polizia, nei suoi rappresentanti sul campo, ha sbagliato ancora, ha sbagliato di nuovo.

Ancora non mi capacito Leggi il seguito di questo post »