Politica energ(et)ica del Governo sulla monnezza

26 05 2008

 

Inceneritori e nucleare. Questi sono i cardini della politica energetica e dei rifiuti del Governo Berlusconi. Per rialzare la monnezza e l’Italia.

Hanno stabilito di fare i rilievi tecnici per valutare l’idoneità del sito di Chiaiano ad ospitare una discarica di chissà cosa. Rilievi che furono già fatti, con esiti negativi, da esperti e professori geologi come Franco Ortolani. Ma, forse, vorrebbero (potrebbero?) far in modo che i siti scelti si rivelassero “a forza” idonei, altrimenti “non si sa dove andare”. Se i sondaggi saranno fatti onestamente, i risultati non potranno che portare alla decisione di non fare la discarica, nei pressi di un centro abitato, in città, su un terreno già considerato inadatto.

Altro. Scajola ha annunciato dal palco degli industriali (è questo un particolare che conta) che si darà inizio a lavori, dunque investimenti d’impresa, per la costruzione di centrali nucleari.

Recentemente Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, aveva dichiarato: “Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra“.

“Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da 1gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”. Ma il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta”.

Le imprese ci guadagnerebbero meno e allora che facciamo? Si torna all’antico ripensando al nucleare, che oltre ad essere pericoloso e dannoso per l’ambiente e per la salute è destinato ad esaurirsi e, come già sta avvenendo nei paesi che guardano alla modernità, ad essere sostituito da fonti rinnovabili, come richiesto anche dall’Unione europea. (20% fonti di energia rinnovabile entro il 2020) Si torna indietro anche con i cancrovalorizzatori; (inceneritori, e non termovalorizzatori che è una dicitura scorretta e disconosciuta anche dall’Ue) è la raccolta differenziata il futuro, un ciclo corretto con altri strumenti, sin da adesso, facciamolo “presente”.

E non è che a Napoli e in Campania nessuno abbia delle proposte pulite. Lo scorso anno, fu un consorzio napoletano, l’Anea, a vincere il premio europeo “Energy Globe Award”, grazie ad un progetto sull’uso dei pannelli per l’energia solare.

E stasera, Energy Globe Award 2008, in diretta streaming dalle h.20 dal Parlamento europeo. Chissà che non si possano prendere esempi di buone pratiche..e d’intelligenze innovative.





Princìpi e Istituzioni di politica bipartisan, con un po’ di razzismo

20 05 2008

 

Tre sono i punti focali attorno ai quali si sta sviluppando il dibattito politico e il conseguente flusso informativo degli ultimi giorni; l’uno legato ai prevedibili orientamenti parlamentari della nuova legislatura, a questi si associano altrettanto designati scenari pessimistici sul panorama dell’informazione pubblica, il tutto condito da un crescente clima d’intolleranza proveniente dalla cronaca. Tre questioni che dovrebbero riportare alla mente alcuni temi dell’ultima campagna elettorale che hanno infine contribuito al conseguente esito.

Tanta legna al fuoco da ascrivere al vento politico e all’informazione parziale ad esso legata. Tanto fuoco in Campania, tra rifiuti rovesciati in strada e dati alle fiamme da certi pezzi di popolazione e molotov incendiarie di gentes che, armata da chi sa chi, avrebbe voluto fare carne alla brace dei Rom nel quartiere napoletano di Ponticelli. Un’ondata xenofoba e razzista che dal territorio napoletano sembra montare mediaticamente al punto tale da farla assurgere a “emergenza-nomadi” nazionale e problema principale del Paese. Ma di quale emergenza si parla? Si dovrebbe parlare di emergenza quando fenomeni contingenti si susseguono fino a manifestazioni di diffusione a macchia; un tentativo circoscritto di sequestro di minore non può essere elevato a fenomeno esteso tale da dichiarare un’emergenza. E’ questo uno degli esempi di manipolazione dell’informazione come prodotto di una pessima politica che detta la propria agenda, in parte ancora elettorale, ai media. Un’informazione che, eludendo criteri di notiziabilità giornalistica, quasi non considera che in questi stessi giorni una giovane rumena sia stata violentata a Roma da un italiano. E che neppure precisa che i Rom, il nuovo nemico dell’abominevole via italiana alla legalità, non sono da identificare tout court come rumeni. (Che sono degli immigrati provenienti dallo stato comunitario della Romania)

Nell’innegabile successo della Lega all’ultima tornata elettorale, appare ineludibile il manifestarsi concreto di un sentimento generalizzato di caccia all’immigrato ma, forse, non ci si aspettava, per di più nel periodo post-elettorale, che la “caccia allo straniero” sarebbe stata terreno di propaganda anche per un partito dell’opposizione, di cui i manifesti anti-Rom di una sezione di quartiere del Partito Democratico di Napoli hanno dato prova. Gioco forza l’effetto prende vigore dalle parole di Filippo Penati, esponente del Partito Democratico e presidente della Provincia di Milano, che non appena saputo che il commissario straordinario per l’emergenza-Rom, Gian Valerio Lombardi, avrebbe distribuito i Rom in tanti piccoli campi nell’hinterland ha sbottato: «Così partiamo con il piede sbagliato. Si deve prevedere l’espulsione dei cittadini comunitari indesiderati. Gli elenchi sono già pronti o manca pochissimo. Facciamo pulizia dei delinquenti, questo deve essere il primo impegno del commissario». Diventa più difficile credere che il manifesto piddino resti un pensiero isolato all’interno del partito dopo che anche un manifesto verbale, da Napoli a Milano, reclama l’espulsione perfino di cittadini comunitari, in senso contrario alle norme di libera circolazione dell’Ue e del Trattato di Schengen, ribadite nella loro pienezza dalla Commissione europea. In considerazione della volontà sempre più evidente di negare ruolo e normative dell’Ue, è da accogliere positivamente la proposta formulata dal Pse e appoggiata dai Verdi europei di un dibattito al Parlamento europeo sulle misure europee e sopratutto italiane anti-Rom.

Aggiornamento: resoconto del dibattito tenutosi al Parlamento europeo sulla situazione dei Rom in Italia e in Europa.

Misure e discussioni che continuano a riscuotere critiche dalla stampa internazionale e dal Governo spagnolo. “Il governo spagnolo, ha sottolineato il numero due dell’esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo on line, respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Il Ministro degli Esteri italiano Frattini, nell’intento di non attirare scontri tra diplomazie e ulteriori critiche, ha parlato di un chiarimento aggiungendo che le dichiarazioni del vice-premier spagnolo “non hanno mai voluto riferirsi direttamente alle misure del governo italiano in materia di regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non volevano esprimere nessun elemento critico rispetto al pacchetto-sicurezza che il governo si appresta a varare”. Ma l’articolo di stampa, nella versione originale o nella sua traduzione, risulta più credibile e che l’esponente del Governo spagnolo si fosse espressa propriamente sull’Italia lo si poteva intendere del tentativo di correzione dell’informazione attuato anche dalla Farnesina. Ad ulteriore conferma, le frasi pronunciate da un altro Ministro spagnolo, Celestino Corbacho, Ministro del Lavoro e dell’Immigrazione: “Le politiche sull’immigrazione del governo italiano pongono l’accento piu’ sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Il governo italiano, dice Corbacho, vuole criminalizzare il diverso mentre io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno”. Ricordiamo che era stato in un primo tempo Berlusconi, durante la campagna elettorale, ad esprimersi negativamente sulla composizione a suo parere troppo rosa del Governo spagnolo, suscitando critiche già da parte del Ministro dell’Uguagliana, Bibiana Aido, che si era detta disposta a pagare uno psichiatra per il premier italiano, forse ascoltando Grillo e il suo “psiconano”.

Cercando di delineare un quadro di riferimento, le questioni di questi giorni sembrano essere in parte riconducibili ai comuni denominatori espressi dal titolo, ossia ai princìpi che stanno ispirando le rinnovate istituzioni. Da una parte, princìpi d’istituzione di un clima nuovo, di buonismo tra il Governo, presieduto da Berlusconi e parte dell’opposizione, guidata dal segretario del Pd, Veltroni e da un’altra, princìpi di un malcelato razzismo e d’intolleranza. Leggi il seguito di questo post »





Un popolo di navigatori guardoni, che soffre d’invidia del fisco

3 05 2008

 

ultime chiavi di ricerca - statistiche Blogue Pol

Quella in figura è una sezione delle statistiche di questo spazio che elenca le chiavi di ricerca usate più recentemente nella giornata di oggi e che hanno portato a questo blog.

Chiavi di ricerca incentrate su uno stesso tema, quel tema; è un dato che sa un po’ di vergogna collettiva.

Si possono trovare tanti contenuti interessanti sulla Rete ogni giorno e di più alto tasso culturale ma la stragrande maggioranza dei navigatori del web è impegnata da alcuni giorni nella ricerca ossessiva dei files e dei links, più che della notizia, magari delle leggi, recanti i redditi del vicino, dell’amico, del parente. Un popolo di smanettoni della rete, alla ricerca presumibilmente di una giustizia fiscale fai da te, in uno Stato che potrebbe chiamarsi, con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, di “Polizia fiscale partecipativa”. Con Visco a capo promotore delle ronde del fisco.

E’ una vergogna per questo Paese, gli osservatori stranieri ci deridono, poiché in altri paesi le dichiarazioni dei redditi sono protette dalla privacy, contrariamente a quanto affermato da Visco in un primo momento per cercare di riparare alle figure a cui i nostri governanti ci hanno abituati.

E’ un’espressione del decadimento culturale del Paese ed è un problema che necessita di valori. Ma anche l’espressione di un popolo che, è sintomatico, ancora elegge Berlusconi e che si merita Berlusconi per altri 100 anni. (Il suo medico siciliano dichiarò qualche anno fa che illo si è reso quasi immortale grazie allo stress da turbe giudiziarie, va a finire che lo diventi)

Nel post scritto ieri sulla vicenda, volutamente non ho inserito le istruzioni precise (tanto le si possono trovare su tanti blog, siti e, cosa più terribile, sui siti dei quotidiani, che hanno pensato di fare informazione ma che con che qualità) per trovare i files tanto preziosi e scambiarli con gli altri cercatori d’oro, connettendosi con il sistema pireto a pireto, (peer-to-peer) tu mi dai l’elenco dei furbetti delle tasse e io ti do quello dei presumibili onesti. Non ho voluto e non voglio aiutare i visitatori a curare le loro psicosi da reddito inferiore a quello del vicino, cosa che quando scopriranno aiuterà il loro sfogo-bisogno di rosicare. E avevo fatto la scelta giusta prevedendo, con un po’ di raziocinio e un minimo di cultura giuridica, che la Procura avrebbe aperto un’inchiesta. Probabilmente e purtroppo non credo ci saranno conseguenze perché si tratterebbe d’individuare tanti navigatori e si dovrebbero punire anche i giornali che hanno favorito la diffusione dei files dando le dritte per cercarli. Ad ogni modo, la Polizia postale dovrebbe darsi da fare, si spera

Per questi cercatori sguinzagliati nelle loro pulsioni sadomaso dalla mossa furba di Visco e dell’Agenzia delle Entrate, voglio contribuire a rilanciare la richiesta dell’Authority Garante della privacy, che ha precisato che l’accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sé liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».

Intanto, le iniziative giudiziarie non hanno tardato ad arrivare. Il Codacons, associazione dei consumatori che per prima si è resa operativa sulla vicenda realizzando un modello di richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy, ha presentato una denuncia penale in 104 Procure contro il viceministro uscente dell’Economia, Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», ha spiegato il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio”.  

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

La Stampa, come si scriveva, è il quotidiano che meglio ha affrontato la vicenda con competenza e senso di responsabilità, così come riconosciuto in una lettera inviata dal Garante della privacy, Francesco Pizzetti, formulando anche proposte equilibrate sulla cosiddetta operazione trasparenza, come quella di Mario Deaglio.

Il suo esempio mette anche in evidenza la differenza tra chi cerca di fare buona informazione e chi fa un’informazione scorretta, al servizio del proprio potentato politico di riferimento. E’ il caso di Repubblica (on line), che oramai da tempo attua uno stile d’informazione qualitativamente in ribasso, con articoli che pur di contrastare Beppe Grillo si prestano ad essere letti con disgusto. In questo episodio, oltre a fornire le informazioni per i guardoni, ha istituito un sondaggio che nella formulazione delle possibili risposte è scorretto, con un indice di tendenziosità e con un’ incompetenza (ma direi malafede, al fine di difendere un esponente del Pd) nell’uso dello strumento d’indagine d’opinione che evidenzia una “piega” del suo giornalismo davvero negativa.

A questo si è aggiunto il richiamo che sa di censura della Rai a Santoro, per avere fatto informazione libera nella puntata in cui ha trasmesso spezzoni del V2-Day. Un’informazione sempre meno libera. Sempre più, sembra che Grillo abbia ragione.





Festa della privacy dei contribuenti

1 05 2008

 

Oggi, 1° maggio, giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori, ci si sofferma sulla triste constatazione che il bollettino dei caduti sul lavoro nel nostro Paese si aggiorna quotidianamente.

Da non trascurare, oltre al grave problema delle morti bianche, anche quello legato alle difficoltà di coloro che hanno un lavoro precario, che precarizza la vita stessa; a questo proposito, anche quest’anno in tante piazza d’Europa la manifestazione EuroMayDay.

 

L’altra notizia più titolata sui media tradizionali e che ha acceso anche la Rete, riguarda la decisione di ieri di Vincenzo Visco, viceministro uscente dell’Economia, di disporre con decreto il provvedimento di pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a firma del suo direttore Massimo Romano, dei nominativi e dei redditi dichiarati, con le imposte versate, di tutti i contribuenti italiani, relativi al 2005 e accessibili a tutti. Il sito, dopo alcune ore durante le quali è stato preso d’assalto dai curiosi amanti del gossip, è stato bloccato dallo stop del Garante della privacy, Francesco Pizzetti ma in queste ore si stanno diffondendo i dati attraverso il peer-to-peer di Emule e probabilmente attraverso altre possibilità come le cache dei motori di ricerca e chissà quanto altro.

Per alcune ore è stato possibile e molto semplice sbirciare sulle informazioni personali, sui redditi e le imposte sia di personaggi pubblici famosi, (ci sono giornali che subito ne hanno fatto una notizia carica di dati sui vip) sia di cittadini comuni, che si sono così visti spiati dal proprio vicino di casa, tenendo conto che lo spettegolare in casa d’altri e a questo punto perfino nelle tasche, è un’arte italiana ben sviluppata, segno di un decadimento culturale e di valori.

 

La polemica nasce dal problema della violazione della privacy. (Legge 196/2003) Mentre è infatti vero, come ha spiegato con un comunicato l’Agenzia delle Entrate, che una legge stabilisce la pubblicità dei dati e che la predisposizione degli elenchi dei nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall’articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973, e che tali elenchi erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia che nei Comuni, è una novità inquietante che si sia deciso di renderli pubblici on line, senza darne un’informativa specifica nelle dichiarazioni e dunque rendendoli così accessibili, senza richiesta motivata, a qualunque curioso.  

 

Molte sono le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, che stanno ragionando su azioni legali da intraprendere per permettere ai cittadini di chiedere il risarcimento dei danni di violazione della privacy (in primis il Codacons ha predisposto un modulo on line per promuovere una causa collettiva) e, naturalmente e immancabilmente, è scoppiata la polemica politica. A questa ha contribuito una dichiarazione alla stampa di Visco, inopportuna come le seguenti fornite dallo stesso ex vice-ministro nel corso delle ore dopo l’accadimento.

 

Tra le reazioni irretite, molto evidenziata dai quotidiani è stata quella di Beppe Grillo, che in post sul blog dal titolo “La colonna infame” si è espresso duramente sulla vicenda. Alcune sue frasi:

 

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’Agenzia delle Entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.

 

Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti.

 

Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.”

 

Navigando in rete si trovano commenti di chi manifesta stupore sulle esternazioni di Grillo e qualche giornale ne ha approfittato per continuare la propria battaglia anti-Grillo mettendo in evidenza come vi siano, tra gli stessi frequentatori del blog di Grillo e tra i suoi sostenitori giornalisticamente noti come “grillini”, coloro che si sono dichiarati d’accordo su una cosiddetta operazione di trasparenza (secondo le affermazioni difensive di Visco) e contrari alla critica di Grillo.

 

Ma, indipendentemente dal fatto che sulla rete siano circolati anche i numeri sui suoi redditi (che siano cospicui credo molti lo sappiano) e che la cosa da buon genovese l’avrà contrariato, penso abbia ragione Grillo; Leggi il seguito di questo post »





Il primo giorno, il bacio, benedetto – 16° legislatura

29 04 2008

Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri (Inside)

Si è insediata oggi la 16° legislatura. Suggellata da un saluto, con bacio, tra Totò Cuffaro (a sinistra nella foto) e Marcello Dell’Utri (a destra).

 

L’ immagine. Simbolica. Significativa.


p.s. ma i “Masaniello colti”, i Grillo, i Di Pietro e tanti cittadini, sembra siano loro i condannabili, o per aver chiesto il rispetto della legge, una Giustizia e un po’ di morale.




Il post – V2-Day

26 04 2008


Contributi:

 

Ecco le foto che ho realizzato alla “microcittà dell’informazione libera” allestita ieri in Piazza Dante a Napoli in occasione del V2-Day organizzato da Beppe Grillo:

 

V2-Day Napoli. Fila ai banchetti per le firme

 

V2-Day Napoli. Cartelloni d\'informazione sui referendum 


Sarà possibile firmare ancora per i referendum; per tenersi al corrente su dove, come e quando, visitare lo spazio web del
Meetup-Amici di Beppe Grillo di Napoli.

Non ho preso molte foto perché impegnato in una discussione sugli aspetti giuridici della raccolta delle firme e, successivamente, in un colloquio che mi ha fatto scoprire il “progetto SCEC”, che promuove i Buoni Locali di Solidarietà SCEC (Solidarietà ChE Cammina). Sotto  l’ombrello dell’ArcipelagoSCEC, l’iniziativa è a carattere nazionale e a Napoli e provincia è a cura dell’Associazione ONLUS Masaniello

SCEC da 10 euro (progettoscec.com)

Tra i vari contributi sulla giornata del V2-Day, una dichiarazione resa dall’europarlamentare Giulietto Chiesa ai microfoni di Ecotv.it  L’emittente riferisce di aver avuto problemi con il funzionamento del suo numero verde Telecom durante la diretta della manifestazione, che strana coincidenza (!)

Naturalmente linko il post di oggi di Beppe Grillo e il post sulla partecipazione ammirevole di Antonio Di Pietro da seguire anche in audiovideo:   Di Pietro firma al V2-Day

 
Leggendo opinioni e commenti sulla rete, ho constatato come vi sia chi confonde concetti politici, populismo e demagogia, interpreti in modo errato l’impegno di Beppe Grillo che non è di fare il demagogo ma quello di rivestire, grazie alla sua notorietà, una funzione di megafono per i desiderata democratici dei cittadini e chi trascuri l’importanza della raccolta delle firme per i referendum, un istituto di democrazia diretta e partecipativa, uno dei pochi strumenti con cui i cittadini possono esprimere le proprie istanze, in questo caso utile al miglioramento dell’informazione in Italia.  

Riporto parte di miei contributi sulla rete: Leggi il seguito di questo post »





25 aprile. Il V2-Day continua la Liberazione

25 04 2008

25 aprile, giornata di celebrazioni per il 63esimo anniversario della Lotta di Liberazione italiana dal nazifascismo. Una data ed un successo importante che, come ricordato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita che era stata sognata durante tutto lo scuro periodo del nazifascismo e della guerra ma anche e soprattutto una promessa: la promessa di un’Italia nuova, di una vera costituzione dei cittadini, di una democrazia reale, una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese”. Il Capo dello Stato ha poi aggiunto che “la storia sembra assegnare ad ogni generazione una missione”: quella dei giovani di oggi è di contrastare “i nuovi autoritarismi e integralismi che rappresentano la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la liberazione”.

Speriamo che molti giovani comprendano l’importanza di quei giorni di lotta per uno Stato libero, in cui anche la libertà d’espressione e d’informazione venne soffocata dalla propaganda e dal controllo del regime. Vorremmo anche che tra le voci che si levano oggi in nome della libertà dello Stato ci sia anche quella di Papa Benedetto XVI e/o di alti ed altri gerarchi ecclesiastici che, sovente pronti nell’esprimere la propria opinione su tematiche civili, storiche e politiche, anche lo scorso anno non fecero sentire affatto la propria presenza in questa giornata, lasciando campo aperto a riflessioni per qualcuno tendenziose per altri inevitabilmente constatatorie. Il Pontefice tedesco Joseph Ratzinger fu un iscritto alle giovani SS naziste e ci si aspetterebbe che rilasciasse dichiarazioni e discorsi atti a smarcarsi da quel periodo buio per la democrazia, ammettendone la natura distruttiva.

Speriamo anche che tanti giovani non condividano soltanto il desiderio di trascorrere una giornata di festa e di ricordo di un obiettivo conseguito dalle generazioni precedenti ma s’impegnino in prima persona nella lotta contro i diversi fattori che ostacolano attualmente l’affermazione di una piena e compiuta democrazia. Oggi non si parla più di liberarsi da una dittatura feroce ma da una nuova forma, subdola, di dittatura dolce per dirla come Di Pietro. Ed a questo proposito il titolo vuol ricordare che un fattore fondante della democrazia, da difendere quotidianamente contro i pericoli che ci ricordano il triste passato, è costituito dalla libertà dell’informazione e dalla liberazione dal cosiddetto fascismo dell’informazione. Essa è infatti molti casi assoggettata al dominio degli interessi economici e politici e non vede il giusto riconoscimento d’informazione libera e democratica, al servizio dei cittadini e della verità dei fatti, spesso stravolti ad uso e consumo del potente di turno. (E non ci riferiamo solo a Berlusconi, che pure non si fa sentire in occasione di ogni 25 aprile e che è proprietario di gran parte dell’informazione che circola in Italia)

Per questo 25 aprile si terranno incontri in tante piazze, celebrative della Liberazione dal nazifascismo e in tante altre piazze, la presenza di cittadini che vorranno impegnarsi non solo per la memoria ma per la democrazia nell’informazione di oggi, da diffondere nel secondo Vaffa-Day o V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Tante sono le adesioni, anche da parte di operatori dell’informazione e questa giornata non sarà da intendere contro tutta la stampa come vogliono lasciar credere alcuni giornali pronti a denigrare, pronti a difendersi vicendevolmente come una Casta. Certo, ve sono di quelli che non sembrano sentire l’esigenza di un’informazione libera e cito l’esempio di Massimo Milone, giornalista Rai per tanti anni e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) nonché docente di etica dell’informazione (!) che recentemente disse durante un workshop a cui ho partecipato che la “lottizzazione Rai se fatta bene è garanzia di pluralismo”. Poi ci sono quelli come Marco Travaglio, autore con Peter Gomez di “Se li conosci li eviti” (qui uno stralcio dal libro sulla vicenda Rete4) che ha scritto della sua adesione e sarà sul palco con Grillo. Né contro tutti i politici (Antonio Di Pietro con l’organizzazione dell’Italia dei Valori parteciperà, come anche l’europarlamentare Giulietto Chiesa, primo firmatario di un appello per la nascita collettiva di un media d’informazione democratica, canale zero) e non si potrà definire semplicisticamente ed erroneamente un’azione di anti-politica, come tende a descriverla chi non s’intende di vera politica partecipativa e tende a derubricarla. In questa seconda occasione di mobilitazione, l’appello di Beppe Grillo sarà dedicato al problema dei media, con l’obiettivo di mettere in luce e possibilmente di migliorare il modo di fare informazione in Italia, attraverso una raccolta di firme per tre referendum abrogativi:

  • abolizione dell’Ordine dei giornalisti, (oramai superato dai tempi, fu istituito durante la dittatura di Mussolini per tenere sotto controllo l’informazione e renderla di regime ed oggi limita la libertà d’espressione, che non si può ridurre ad un tesserino)
  • abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, (specie quella diretta ai giornali organi di partito, usati per la propaganda con i soldi dei cittadini e istituiti a volte in maniera fittizia allo scopo di ricevere finanziamenti e favori fiscali)
  • abolizione della legge Gasparri (sotto il cui ombrello Rete4 continua ad occupare abusivamente una frequenza che spetta ad un’altra rete, nonostante la Corte di Giustizia Europea abbia già condannato l’Italia su questa legge che Berlusconi si è fatto per l’assegnazione delle frequenze televisive, nonostante la Corte Costituzionale abbia ribadito che questa legge è incostituzionale)

Alcuni giornali e giornalisti in questi giorni si sono esercitati, populisticamente e strumentalmente, nel diffondere nell’opinione pubblica l’immagine non vera di una contrapposizione tra le piazze della Liberazione e le piazze del V2-Day di Grillo ma non è questo il motivo né lo scopo dell’opinion-leader genovese. Bensì quello di sensibilizzare sullo stato dell’informazione nel nostro Paese e di raccogliere le firme per le tre proposte di referendum di iniziativa popolare. (Ne occorrono 500.000 affinché possa tenersi il referendum) Anche alcuni intellettuali e politici, mossi da un appello di un deputato del Partito Democratico, (non meraviglia) si stanno esercitando nell’arte della mistificazione degli eventi e cercano di far passare il messaggio che le piazze di Grillo siano contro quelle della Liberazione. Un esempio di pessima politica e di pessimo giornalismo.

I modi e toni di Beppe Grillo posso piacere o meno (è pur sempre un comico per cui un linguaggio a volte colorito va inteso anche in questo senso, ciò che più conta sono i contenuti le azioni intraprese) ma chi vorrà dedicarsi al ricordo di ieri e ad un impegno concreto nel percorso di Liberazione di oggi potrà farlo partecipando ai due eventi in tante città italiane, anche a Torino dove si terrà sia un’importante manifestazione per celebrare la Liberazione (in piazza Castello) sia l’evento-clou della giornata per l’informazione libera con la presenza di Beppe Grillo, (in piazza San Carlo). Lo si potrà fare per riconoscenza verso le generazioni precedenti e per dimostrare che anche quelle attuali si pongono compiti e impegni concreti, firmando le tre proposte di referendum per un’informazione e, di conseguenza, una democrazia migliore.  

 

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Sostieni il V2-Day Scarica il volantino di presentazione del V2-Day

Segui la diretta da Torino dalle h.15 alle h.22 su eco.tv

Il video realizzato dal Meetup Amici di Beppe Grillo di Napoli  Spot V2-Day Meetup Napoli

Uno dei banchetti a Napoli dove firmare  V2day
 

Leggi anche il post “Il finanziamento quotidiano





E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda Leggi il seguito di questo post »





Laicità e diritti civili. E il riformismo che il Pd “non può fare”

6 04 2008

I temi della laicità e dei diritti civili sono tra i meno trattati in questa campagna elettorale, quantomeno dai due partiti maggiori. L’uno, il Pdl, ha pensato di non farvi quasi mai cenno; l’altro, il Pd, ha fatto di peggio perché quando le suddette issues sono emerse in alcune interviste dei propri candidati, si è trattato di gaffes (ma in verità sono espressioni di pensiero reale) da cui il Pd ha tentato di rifuggire, declassandole a temi extra-elettorali.

L’irrompere, nei giorni scorsi, di una pesante dichiarazione contraria a priori a possibili riconoscimenti legislativi anche per le più semplici coppie di fatto e non solo per le coppie gay, resa in occasione di un’intervista a Ecotv.it dalla Binetti, capostipite dei teodem nell’area confessionale del Partito Democratico e portatrice della cultura del cilicio e della conseguente beatitudine nella mortificazione della carne umana, ha fatto il paio con la polemica suscitata da alcune frasi pronunciate il giorno precedente dal generale Del Vecchio, altro candidato del Pd, che si era espresso sulla non idoneità degli omosessuali nell’esercito e sull’opportunità di istituire bordelli per i militari in missione. Non soddisfacente la controreplica del generale Del Vecchio alle critiche mossegli da più parti: “Vorrei precisare – ha detto Del Vecchio – che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato”. Prendiamo atto che il candidato del Pd sia stato imprudente nel dire ciò che pensa, come un’ammissione d’incapacità nel tenere celati i propri reali pensieri. E la stessa qualità d’eloquio e d’idee abbiamo potuto ravvisarla nella candidata Paola Binetti. Dalle dichiarazioni di replica dell’emittente Ecotv.it si viene a sapere che la Binetti aveva chiesto di non mandare in onda l’intervista perché ‘forse aveva un po’ esagerato’.

 

Veltroni ha cercato timidamente di tamponare le inopportune dichiarazioni di questi giorni affermando pubblicamente: Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori”.

Ma nel programma del Pd i timidi cenni sui diritti civili, a leggi contro le discriminazioni, risultano essere punti di facciata, strumentali al voto e poco credibili in considerazione di tali premesse ideologiche. E dei Cus, che dovrebbero ammorbidire ciò avrebbero dovuto essere i Dico, che a loro volta dovevano ammorbidire ciò che avrebbero dovuto essere i Pacs, non v’è traccia evidente e destino sembra dire che non sarebbero provvedimenti di Governo e/o si spegnerebbero negli iter delle commissioni parlamentari.

 

La semplice presenza dei due personaggi sopraccitati nelle variegate liste del Partito Democratico è sufficiente a far intendere quale sia stata la strategia del Pd nella scelta delle candidature. Però, presentare una pletora indistinta di personaggi, anche lontani dalle competenze di cui necessiterebbe la classe politica dirigente (ricordiamo che la giovane Madia dichiarò subito di essere candidata in quanto non avente alcuna esperienza politica) risulta essere rischioso e alla luce di cui sopra controproducente, perché poi anche loro “parlano”.

Sulla scia di quanto detto, abbiamo anche sentito qualche giorno fa Franceschini, vice-segretario del Pd, annunciare con orgoglio che il Pd porterà in Parlamento circa 120 cattolici. A parte il reiterato concetto di “portare” in Parlamento, secondo il quale il Pd ci ricorda che i cittadini-elettori non svolgeranno una vera funzione “elettiva”, ci si dovrà rallegrare della presenza di politici in Parlamento sulla base del credo religioso? E quanti saranno coloro che si potrebbero tacciare di omofobia? Tra un ex fascista alle amministrative di Roma, il candidato al Campidoglio Rutelli che ha dichiarato il no all’istituzione del Registro delle Unioni civili nella capitale, la Binetti e il generale Del Vecchio, l’antico celodurismo della Lega e la tradizione conservatrice della Destra sembrano lasciare il passo a questo nuovo che avanza. E il riformismo tanto declamato dal nuovo partito fa pietosa fine, virando più verso la Destra americana, come detto da Titti Di Salvo, (la Sinistra l’Arcobaleno) che verso quello europeo.

 

Risulta evidente che non è, non può e non vuol essere il Pd un promotore di diritti civili e di garanzie per le minoranze e che quella nuova stagione di cui vuol farsi portavoce è ben lontana da un certo “I have a dream” di Martin Luther King (di cui ricorreva l’altro ieri il 40° anniversario dalla scomparsa) e dalla sue battaglie per le minoranze ma anche dal Zapatero dei giorni nostri.

 

 

 

Laicità e diritti civili sono sempre stati punti in favore dei movimenti europei che si rifanno ad una cultura socialista e al minimo riformista ma non sono considerati dal Pd come temi degni d’attenzione. Leggi il seguito di questo post »





Le conferenze stampa di Veltrusconi, per parti separate

2 04 2008

 Berlusconi e Veltroni-Conferenza stampa (repubblica.it)

Ieri sera Conferenza Stampa” (Audiovideo) su Rai Due con Berlusconi e Veltroni, dunque Veltrusconi per parti separate. In due tempi di egual durata, (la par condicio ieri sera era in vigore e veniva rispettata per l’evento speciale) i due leader hanno avuto 46 minuti ognuno per illustrare, di fronte al pubblico televisivo di Rai Due e ad alcuni giornalisti in studio, le proprie proposte a meno di due settimane dal voto.

Tralasciando i contenuti dei programmi elettorali abbastanza noti ai più, annotiamo qualche particolare sull’atteggiamento e su qualche tema toccato dei due candidati premier.
 
BERLUSCONI 
Berlusconi-Conferenza stampa (repubblica.it)

Il primo ad entrare in studio è stato Berlusconi, per sorteggio. I più attenti (una minoranza) avranno notato i non pochi errori grammaticali, di scelta lessicale e di consecutio temporum, commessi dal Cavaliere nelle sue risposte, come nell’accenno al “rinnovamento” dei contratti co.co.pro. Segno di una certa stanchezza dell’anziano ex premier, giunto alla sua quinta candidatura nell’arco di 14 anni di attività politica e con un sentimento interiore di inimicizia nei suoi confronti. Sarà anche per questo che finora ha rifiutato il confronto diretto vis-à-vis con il più giovane Veltroni.

Nel suo intervento parte con l’appello sul voto, su cui è tornato a rimarcare l’utilità, per una polarizzazione su sé stesso e sul candidato del Pd. “E’ opportuno che i cittadini italiani, quando diventino elettori, votino per pochi grandi partiti.” Già, quando “diventino elettori”, cosa alquanto difficile non solo quando per limiti anagrafici non possibile, ma anche quando il concetto di cittadino-elettore ha perso il suo significato più stretto, per diventare espressione di semplice conferimento di un potere ad un eletto nominato, non votato ma scelto dalle segreterie di partito. L’appello di Berlusconi è poi proseguito, rivolgendosi agli elettori del “centrodestra” (ancora non se ne fa una ragione che il centro non c’è più, Berlusconi ha perso Casini, gli manca ed ha dichiarato “Se volessero tornare con noi, le porte non sono aperte, ma spalancate” riferendosi all’ Udc) chiedendo un “voto efficace”; una variante, sempre in stile aziendale, al tormentone del voto utile.

Da annotare, sul piano delle proposte e dei meriti auto-attribuiti, alcune dichiarazioni:

  • la falsa professione di fede europeista convinta, (sappiamo invece che tante volte ha sparato sull’Euro e sull’ Unione Europea quando non esprimeva giudizi lusinghieri sul suo operato al Governo)
  • la parte di merito che si è auto-attribuito sull’assegnazione dell’ Expo 2015 a Milano, “merito anche mio per aver fatto cambiare opinione a molti capi di Stato miei amici” (chi sarebbero ci si domanda; eccetto i pessimi Bush e Putin, i leader che plausibilmente hanno il più basso livello mondiale di consenso, gli altri non lo sopportano)
  • la consapevolezza di un’alta evasione fiscale e il suo desiderio di combatterla, (del Governo Berlusconi è la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, attuato dalle società per evadere il fisco) pur nella sua giustificazione.

Infine, in merito al giudizio sulla parte separata, (vale a dire Veltroni, che lui chiama genericamente “sinistra”, evidentemente per confusione sullo stato moderno e attuale dello scacchiere politico) ha espresso le difficoltà nel caso andasse al Governo di convivere con corpi istituzionali dello Stato (Csm, Corte Costituzionale, Magistratura in genere, Capo dello Stato) a lui tutti avversi. (Chissà perché) A Veltroni ha riconosciuto essere un bravissimo comunicatore, sottolineato due volte ma di essere espressione di un illusionismo di sinistra, per di più apparentato con il “peggio del peggio del peggio”, cioè Di Pietro. (Un’ ulteriore dichiarazione onorifica per Tonino)

Non sono mancati momenti di ilarità, quando in conclusione del suo intervento ha ringraziato i giornalisti definendoli “gentili domandatori”, ha accarezzato il viso della moderatrice Giuliana Del Bufalo (che per tutto il tempo in cui ha anche interloquito con Berlusconi, si è prodigata in sorrisi velati di gentilezza distratta e che non ha saputo evitare l’ironia spicciola sul fatto che neanche lei, sfortunatamente, ha seguito il consiglio di sposare un miliardario) e ha paragonato le modalità del suo intervento e di quello di Veltroni che lo avrebbe seguito come “essere dal dentista”. Nell’opinione comune l’andare dal dentista assume tratti di timore, a cui possono essere associati in Berlusconi stati d’animo di svogliatezza e insofferenza nel dover intervenire al programma tv. A qualcuno non è sfuggito che un operatore è intervenuto dopo l’uscita di Berlusconi dallo studio per rimuovere il cuscino (video) di rialzo sul quale l’ex premier era seduto.

VELTRONI

Veltroni-Conferenza stampa (repubblica.it)

Un po’ più energico e sentito è stato l’intervento di Veltroni. Bypassando le sue prime parole, in risposta alla domanda della moderatrice su come avrebbe dovuto chiamarlo, “Eccellenza” è stata la sua ecumenica battuta di spirito, il segretario del Pd è entrato in studio salutando in modo molto cordiale e troppo amichevole i quattro giornalisti invitati, chiamando per nome come vecchi amici coloro che dovrebbero stimolarlo in vesti più critiche dovute al ruolo.

Il terreno sul quale ha voluto rispondere indirettamente a colui che Veltroni chiama “il principale esponente della parte avversa” (in realtà esistono anche altre parti avverse tra i candidati alle elezioni e non solo l’altro invitato di ieri) è stato quello del precariato, considerato giustamente come un problema serio. La precarietà “non è il male assoluto della nostra gioventù” aveva detto Berlusconi. “È il dramma più grande di questo paese” gli ha risposto a distanza Veltroni, che poi si è speso nell’ illustrare il suo approccio alla politica, che vuole diverso da com’è stato negli ultimi 14-15 anni, desideroso di uscire dalle logiche logore del periodo preso in esame. Tra i temi ricorrenti, la volontà di produrre “uno shock d’innovazione”, attraverso il mezzo e non il fine della vittoria alle elezioni e l’appello al voto per aprire un ciclo politico, con un candidato anagraficamente nella media europea dei capi di Governo.

Il suo approccio gentile si è concesso un’unica critica più velenosa verso l’avversario citando l’episodio della telefonata chiarificatrice tra Berlusconi e il Presidente Napolitano, in seguito alle sue polemiche sul Quirinale.
Tra le dichiarazioni da ritenere, la sua “chi prende un voto in più governa”, con la quale ha cercato di distogliere le ipotesi di larghe intese e di grande coalizione dopo le elezioni. Ha specificato che le riforme sulle regole vanno fatte insieme all’opposizione, come ricordato anche da Berlusconi.

Tra i punti in chiaroscuro:

 

  • E’ sembrato sminuire il ruolo della concertazione sindacale, considerata più o meno a chiare lettere come fuori dal terreno reale del lavoro e non spettante dunque di un ruolo da protagonista nel processo decisorio.
  • L’affermazione sui nuovi candidati che saranno portati in Parlamento. L’espressione lascia intendere il modo di percepire le candidature, una sorta di scelta dei propri giocatori da portare in nazionale, ma è comune in base alla legge elettorale con cui si andrà a votare. Contraddittorio l’esempio riportato della candidatura di Umberto Veronesi, già Ministro della Salute e da molti ritenuto in conflitto d’interessi tra la sua non avversità alle centrali nucleari e l’istituto di lotta ai tumori da lui presieduto. E le titubanze sulla situazione di Bassolino in Campania.
  • Il non voler adeguare la tassazione sulle rendite finanziarie alla media europea, una presa di posizione lontana dalla sinistra.

Apprezzabili le domande poste da quattro cavalli di razza (così gratificati dalla moderatrice) del giornalismo, in ordine di apparizione Stefano Folli editorialista de Il Sole 24 ore,  Mauro Mazza direttore del Tg2, Gianni Riotta direttore del Tg1 e Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa. Un po’ meno gli interventi della moderatrice, Giuliana Del Bufalo, direttrice della Testata Servizi Parlamentari della Rai, peraltro apparsa meno sorridente durante l’intervento di Veltroni e poco apprezzabile in alcuni interventi a sminuire la capacità di giudizio e d’impegno dei giovani, “generazione di ragazzi viziati” , “parcheggiati all’ Università” e la competenza delle donne in politica (“essendo donna farò domande diverse da quelle di grande politica dei giornalisti presenti”).

Noia e distanza continuano ad essere i “cavalli di battaglia” di questa corsa elettorale.