Rimborsi elettorali: un’informazione scorretta su “Voglio Scendere”

11 06 2009


Leggendo il noto blog “Voglio Scendere” (P. Corrias, P. Gomez, M. Travaglio) , come d’abitudine nella mia rassegna quotidiana, vi ho trovato un breve scritto di Pino Corrias dal titolo Suicidi a sinistra che, oltre a presentare un contenuto insulso, riporta un’informazione scorretta in merito ai rimborsi elettorali. I rimborsi elettorali, chiariamo, andranno solo alle forze che hanno superato il 4% alle europee, non il 2%. Attraverso miei commenti, (comprensivi di alcuni riferimenti legislativi) a cui poi hanno fatto seguito quelli di altri, sono stato il primo a farlo notare, sperando in una rettifica.


E’ deludente trovare un post di quella pochezza argomentativa, politicamente strumentale e di disinformazione (in buona fede?) sul blog su cui scrivono anche Marco Travaglio e Peter Gomez e che è candidato come miglior blog giornalistico al Premio Ischia 2009.

Politicamente strumentale perché il giornalista aveva dichiarato, nei giorni scorsi, la sua scelta di voto (per il Pd) e il post in oggetto cerca di corroborarne a posteriori la scelta, pur avendo avuto anche il Pd un calo, dunque una sconfitta che Corrias forse non vuol vedere; pochezza argomentativa perché, pur considerandone la brevità, fa una semplicistica lettura del mancato raggiungimento del quorum da parte delle formazioni di sinistra che non si sono presentate tutte assieme.

Claudio Fava, stimato europarlamentare uscente che come altri non è stato rieletto a causa della soglia di sbarramento, decisa dai partiti maggiori per tener fuori anche dall’Europa tutte le altre forze di sinistra e non solo, aveva spiegato nei giorni scorsi le ragioni, gli obiettivi, le distinzioni dei progetti delle varie anime della sinistra, di Sinistra e Libertà e dei Comunisti.

 

Di seguito, il mio secondo commento lasciato ieri sul blog “Voglio Scendere” (ne avevo lasciato un altro in precedenza, primo a notare l’errore) :

Questo blog sarebbe il mio preferito se non vi trovassi, a volte, taluni articoli di Corrias a mio parere di poco conto come il presente. Ciò che mi sorprende non è la pochezza dell’argomentazione portata in questo post, sulla quale neppure mi esprimo proprio sulla base di tale considerazione ma il fatto che Lei, Corrias, non sia informato sulla seconda questione.

I contributi elettorali non saranno percepiti dalle forze di sinistra e dalle altre che abbiano superato (o raggiunto) il 2%. La Camera dei deputati soppresse l’articolo, inserito in prima lettura dal Senato, che consentiva l’accesso al rimborso elettorale a tutti i partiti che avessero raggiunto almeno il 2 per cento dei suffragi. Dopo un ulteriore passaggio al Senato, si è tornati al testo originario del decreto, che ne prevede la distribuzione tra le sole forze politiche che abbiano superato la soglia di sbarramento del 4% e abbiano avuto almeno un eletto al Parlamento europeo.

Alcuni riferimenti legislativi:

Resoconto sommario della seduta del Senato n. 174 del 18/03/2009, esame del Disegno di Legge S.1341-B in cui l’emendamento 1.0.1 che mirava a reintrodurre l’articolo eliminato dalla Camera dei deputati viene respinto, con votazione nominale elettronica

Lo stesso 18 marzo avviene la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento nell’anno 2009 delle consultazioni elettorali e referendarie. Approvato definitivamente, diventa Legge 26/09 del 25 marzo 2009


Aggiornamento:

Claudio Fava ha scritto una risposta a Pino Corrias, da questi pubblicata come rettifica al post. Corrias precisa di essersi affidato ad un Senatore della Repubblica come fonte. Ho nuovamente commentato:
“Lei dovrebbe saperlo, un Senatore della Repubblica non è miglior fonte giornalistica rispetto alle fonti documentali, come quelle che Le avevo segnalato io tramite una semplice ricerca sul web”.





L’opposizione è in piazza, contro il Lodo Alfano e le politiche del Governo

11 10 2008
L'opposizione è nelle nostre mani

L'opposizione è nelle nostre mani

contro il Lodo Alfano

contro il Lodo Alfano

(Il Pd ombra a guardare l’Italia, (di calcio) in attesa della propria manifestazione non anti-governativa(?!), di “incoraggiamento e sostegno al Governo”)


11 ottobre, è il giorno delle manifestazioni di piazza
dell’opposizione parlamentare, Italia dei Valori e di quella cosiddetta extraparlamentare, la rediviva Sinistra (ex)Arcobaleno e soprattutto del suo vivo popolo di sinistra, che c’è, resiste. Due eventi che si presentano come distinti sul piano organizzativo ma che appaiono uniti per un obiettivo che è comune, non simbolico e non solo politico: il via alla raccolta di firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano, una legge ad personam introdotta allo scopo di salvare il Premier Silvio Berlusconi da possibili sentenze di condanna penale. Un pezzo del mosaico d’imposizione del potere del Governo sulla democrazia.

Poco presente nell’agenda politica e in quella, alla prima direttamente conseguente, dell’informazione, la legge “Lodo Alfano” che prende il nome dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano e che permette alle quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato e Presidente del Consiglio dei Ministri) di tenersi al riparo da procedimenti penali in processi per reati non inerenti la carica e che vengono sospesi fino al termine di questa, è tornata alla ribalta nel processo sui diritti televisivi di Mediaset che vede imputato Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Una posizione sospesa quella attuale del Presidente del Consiglio, proprio in virtù del Lodo Alfano.Grazie ad una normale procedura sollevata dal Pm di Milano Fabio De Pasquale, che ritiene il Lodo Alfano in contrasto con la Costituzione, il Tribunale di Milano ha accolto il pronunciamento ed ha presentato la richiesta alla Corte costituzionale che dovrà esprimersi sui legittimi dubbi di costituzionalità di una norma che risulta anomala anche sul piano dell’iter di approvazione perché, al di là del (im)merito, avrebbe dovuto essere approvata con l’iter previsto dall’articolo 138 della Carta costituzionale in quanto conferisce una “garanzia aggiuntiva” in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini. Dunque, per essa si rendeva necessaria una procedura di legge di revisione costituzionale e non una legge ordinaria com’è avvenuto e che ha portato alla sua approvazione il 22 luglio, in un tempo inferiore ad un mese dalla sua presentazione e senza il necessario dibattimento parlamentare. Ci si aspettava che il Capo dello Stato Napolitano avrebbe rinviato la legge alle Camere ma così purtroppo non è stato, aggravando la delusione in merito al suo ruolo di Garante della Costituzione, ricoperto invece con altro piglio da alcuni suoi predecessori. Una norma che non esiste in altri paesi europei, come falsamente affermato da Berlusconi; in nessun altro paese europeo i rappresentanti del Governo godono di tale forma di protezione. In alcuni l’immunità è garantita ai capi di Stato, in altri ai reali ma in nessun caso alle cariche governative.

In attesa del pronunciamento della Consulta che potrebbe avvenire nella prossima primavera, è importante che all’aspetto giuridico si accompagni fin d’ora e nei prossimi mesi un’azione concreta e diffusa di sensibilizzazione, informazione e partecipazione civile. In difesa della democrazia e dei princìpi enunciati nella Costituzione, sempre più disattesa in nome di un’efficienza e celerità dell’azione politica e di Governo che tende, in maniera evidente e pressoché dichiarata, a considerare l’ordinamento giuridico e i princìpi costituzionali superabili de facto per l’affermazione del primato della politica sullo Stato di diritto. Concezione di una deriva autoritaria di questo Governo che comprende anche l’esautoramento del ruolo e delle funzioni del Parlamento attraverso l’abuso della decretazione d’urgenza (Decreti Legge) e un antilegalitarismo da ampliare con il Lodo Consolo sull’immunità parlamentare (dal nome del parlamentare-avvocato del Ministro indagato Matteoli) per sollevare dai problemi con la Giustizia certi parlamentari privilegiati.

E’ così che quest’oggi 11 ottobre comincia la raccolta di firme a Roma e in altre città (e fino a dicembre in oltre 3.500 piazze italiane e in sedi all’estero) proposta da Antonio Di Pietro-Italia dei Valori e presentata martedì 7 ottobre in una conferenza stampa a cui hanno preso parte, per adesione all’iniziativa, l’ulivista Arturo Parisi, (non a nome del Pd ma per i “Democratici per la Democrazia”) il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, Carlo Leoni per Sinistra Democratica e Manuela Palermi per il Pdci.

Gli organizzatori, appoggiati da personalità della società civile e del mondo della cultura come Dario Fo, della Giustizia come diversi costituzionalisti e l’associazione Giuristi Democratici, del giornalismo d’inchiesta come Peter Gomez, da movimenti come quello antimafia di “Ammazzateci tutti” e comitati come “Addio pizzo”, non pongono la questione del raggiungimento del quorum come conditio sine qua non per un impegno partecipativo e democratico. Motivazione che ha invece indotto Veltroni e il Partito Democratico a non aderire, per ammissione del suo segretario nel timore della sconfitta nella consultazione. D’altronde, la manifestazione che il Pd ha in programma non sarà anti-governativa, come dichiarato dal coordinatore Enrico Morando in un’intervista a Il Giornale (vedere link nel sottotitolo), ma di “incoraggiamento e sostegno al Governo per gli sforzi che sta facendo nel fronteggiare l’emergenza” perché “i cittadini hanno un atteggiamento di fiducia nel Governo”.

I promotori della giornata odierna in Piazza Navona pongono invece l’iniziativa sul piano della moralità, della legalità (di fatto la giornata di oggi è la “1° Giornata Nazionale della Legalità”) e del rispetto costituzionale che, all’art.3, recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La condizione personale pertanto, riferibile alla carica politica rivestita, non può essere causa per porsi al di sopra del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e per assicurarsi l’impunità nei confronti della giurisdizione penale, cancellando il principio della responsabilità personale. E i promotori del corteo della Sinistra sono partecipi di un desiderio di essere ed interpretare un proprio ruolo di opposizione a questo Governo, per un’altra Italia e un’altra politica, come recita lo slogan che ne accompagna la piattaforma.

Tanti sono i cittadini che avvertono come impellente il dovere morale di aderire e partecipare, per poter esprimere la propria voce anch’essa custode dello Stato di diritto e della Costituzione.

 

– Aggiornamento:

I link alla diretta tv/streaming delle due manifestazioni, precedentemente pubblicati e diretti al blog di Di Pietro e al sito di Sinistra Democratica, sono eliminati.

Il dossier Referendum Lodo Alfano di liberacittadinanza.it

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano a Napoli e nel resto della Campania

Banchetti dove firmare contro il Lodo Alfano in tutta Italia

Dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano per gli italiani all’estero





25 aprile. Il V2-Day continua la Liberazione

25 04 2008

25 aprile, giornata di celebrazioni per il 63esimo anniversario della Lotta di Liberazione italiana dal nazifascismo. Una data ed un successo importante che, come ricordato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita che era stata sognata durante tutto lo scuro periodo del nazifascismo e della guerra ma anche e soprattutto una promessa: la promessa di un’Italia nuova, di una vera costituzione dei cittadini, di una democrazia reale, una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese”. Il Capo dello Stato ha poi aggiunto che “la storia sembra assegnare ad ogni generazione una missione”: quella dei giovani di oggi è di contrastare “i nuovi autoritarismi e integralismi che rappresentano la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la liberazione”.

Speriamo che molti giovani comprendano l’importanza di quei giorni di lotta per uno Stato libero, in cui anche la libertà d’espressione e d’informazione venne soffocata dalla propaganda e dal controllo del regime. Vorremmo anche che tra le voci che si levano oggi in nome della libertà dello Stato ci sia anche quella di Papa Benedetto XVI e/o di alti ed altri gerarchi ecclesiastici che, sovente pronti nell’esprimere la propria opinione su tematiche civili, storiche e politiche, anche lo scorso anno non fecero sentire affatto la propria presenza in questa giornata, lasciando campo aperto a riflessioni per qualcuno tendenziose per altri inevitabilmente constatatorie. Il Pontefice tedesco Joseph Ratzinger fu un iscritto alle giovani SS naziste e ci si aspetterebbe che rilasciasse dichiarazioni e discorsi atti a smarcarsi da quel periodo buio per la democrazia, ammettendone la natura distruttiva.

Speriamo anche che tanti giovani non condividano soltanto il desiderio di trascorrere una giornata di festa e di ricordo di un obiettivo conseguito dalle generazioni precedenti ma s’impegnino in prima persona nella lotta contro i diversi fattori che ostacolano attualmente l’affermazione di una piena e compiuta democrazia. Oggi non si parla più di liberarsi da una dittatura feroce ma da una nuova forma, subdola, di dittatura dolce per dirla come Di Pietro. Ed a questo proposito il titolo vuol ricordare che un fattore fondante della democrazia, da difendere quotidianamente contro i pericoli che ci ricordano il triste passato, è costituito dalla libertà dell’informazione e dalla liberazione dal cosiddetto fascismo dell’informazione. Essa è infatti molti casi assoggettata al dominio degli interessi economici e politici e non vede il giusto riconoscimento d’informazione libera e democratica, al servizio dei cittadini e della verità dei fatti, spesso stravolti ad uso e consumo del potente di turno. (E non ci riferiamo solo a Berlusconi, che pure non si fa sentire in occasione di ogni 25 aprile e che è proprietario di gran parte dell’informazione che circola in Italia)

Per questo 25 aprile si terranno incontri in tante piazze, celebrative della Liberazione dal nazifascismo e in tante altre piazze, la presenza di cittadini che vorranno impegnarsi non solo per la memoria ma per la democrazia nell’informazione di oggi, da diffondere nel secondo Vaffa-Day o V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Tante sono le adesioni, anche da parte di operatori dell’informazione e questa giornata non sarà da intendere contro tutta la stampa come vogliono lasciar credere alcuni giornali pronti a denigrare, pronti a difendersi vicendevolmente come una Casta. Certo, ve sono di quelli che non sembrano sentire l’esigenza di un’informazione libera e cito l’esempio di Massimo Milone, giornalista Rai per tanti anni e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) nonché docente di etica dell’informazione (!) che recentemente disse durante un workshop a cui ho partecipato che la “lottizzazione Rai se fatta bene è garanzia di pluralismo”. Poi ci sono quelli come Marco Travaglio, autore con Peter Gomez di “Se li conosci li eviti” (qui uno stralcio dal libro sulla vicenda Rete4) che ha scritto della sua adesione e sarà sul palco con Grillo. Né contro tutti i politici (Antonio Di Pietro con l’organizzazione dell’Italia dei Valori parteciperà, come anche l’europarlamentare Giulietto Chiesa, primo firmatario di un appello per la nascita collettiva di un media d’informazione democratica, canale zero) e non si potrà definire semplicisticamente ed erroneamente un’azione di anti-politica, come tende a descriverla chi non s’intende di vera politica partecipativa e tende a derubricarla. In questa seconda occasione di mobilitazione, l’appello di Beppe Grillo sarà dedicato al problema dei media, con l’obiettivo di mettere in luce e possibilmente di migliorare il modo di fare informazione in Italia, attraverso una raccolta di firme per tre referendum abrogativi:

  • abolizione dell’Ordine dei giornalisti, (oramai superato dai tempi, fu istituito durante la dittatura di Mussolini per tenere sotto controllo l’informazione e renderla di regime ed oggi limita la libertà d’espressione, che non si può ridurre ad un tesserino)
  • abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, (specie quella diretta ai giornali organi di partito, usati per la propaganda con i soldi dei cittadini e istituiti a volte in maniera fittizia allo scopo di ricevere finanziamenti e favori fiscali)
  • abolizione della legge Gasparri (sotto il cui ombrello Rete4 continua ad occupare abusivamente una frequenza che spetta ad un’altra rete, nonostante la Corte di Giustizia Europea abbia già condannato l’Italia su questa legge che Berlusconi si è fatto per l’assegnazione delle frequenze televisive, nonostante la Corte Costituzionale abbia ribadito che questa legge è incostituzionale)

Alcuni giornali e giornalisti in questi giorni si sono esercitati, populisticamente e strumentalmente, nel diffondere nell’opinione pubblica l’immagine non vera di una contrapposizione tra le piazze della Liberazione e le piazze del V2-Day di Grillo ma non è questo il motivo né lo scopo dell’opinion-leader genovese. Bensì quello di sensibilizzare sullo stato dell’informazione nel nostro Paese e di raccogliere le firme per le tre proposte di referendum di iniziativa popolare. (Ne occorrono 500.000 affinché possa tenersi il referendum) Anche alcuni intellettuali e politici, mossi da un appello di un deputato del Partito Democratico, (non meraviglia) si stanno esercitando nell’arte della mistificazione degli eventi e cercano di far passare il messaggio che le piazze di Grillo siano contro quelle della Liberazione. Un esempio di pessima politica e di pessimo giornalismo.

I modi e toni di Beppe Grillo posso piacere o meno (è pur sempre un comico per cui un linguaggio a volte colorito va inteso anche in questo senso, ciò che più conta sono i contenuti le azioni intraprese) ma chi vorrà dedicarsi al ricordo di ieri e ad un impegno concreto nel percorso di Liberazione di oggi potrà farlo partecipando ai due eventi in tante città italiane, anche a Torino dove si terrà sia un’importante manifestazione per celebrare la Liberazione (in piazza Castello) sia l’evento-clou della giornata per l’informazione libera con la presenza di Beppe Grillo, (in piazza San Carlo). Lo si potrà fare per riconoscenza verso le generazioni precedenti e per dimostrare che anche quelle attuali si pongono compiti e impegni concreti, firmando le tre proposte di referendum per un’informazione e, di conseguenza, una democrazia migliore.  

 

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Segui la diretta da Torino dalle h.15 alle h.22 su eco.tv

Il video realizzato dal Meetup Amici di Beppe Grillo di Napoli  Spot V2-Day Meetup Napoli

Uno dei banchetti a Napoli dove firmare  V2day
 

Leggi anche il post “Il finanziamento quotidiano





Giornalismo investigativo e ricerca della verità – dal Festival del Giornalismo

12 04 2008


Quali requisiti richiede il giornalismo investigativo? Coraggio, tenacia, tempo e soldi, contatti, fortuna? E davvero può fare la differenza? L’incontro parte dal lavoro investigativo dei due giornalisti americani Eisner e Royce autori del libro The Italian Letter che ha svelato il ruolo dei servizi segreti italiani nella preparazione del documento (rivelatosi poi un falso) che ha in parte scatenato la guerra in Iraq.

 
Ne discutono:

  • Peter Eisner, vice caposervizio esteri The Washington Post
  • Duilio Gianmaria, inviato speciale Tg1
  • Peter Gomez, inviato speciale L’Espresso
  • Dennis Redmont, docente della Scuola di Giornalismo Radio Televisivo di Perugia (moderatore)
  • Knut Royce, vincitore per 3 volte del Premio Pulitzer

 


L’introduzione di Redmont
lancia un’affermazione-appello di speranza, di sopravvivenza. Il giornalismo d’inchiesta è vivo e vegeto, perlomeno in America. Certo, non si può dire che allo stato attuale goda dello stessa attenzione ricevuta in passato su particolari vicende, ma certamente non è scomparso. In Italia uno dei problemi è dato dalla scarsità di mezzi a disposizione e dalla concorrenza su internet, dove spesso le notizie si rincorrono, a volte provocando un flusso disordinato quando non fuorviante.

Il lavoro investigativo di Eisner e Royce, autori del libro “The Italian Letter” è stato di estrema importanza per tale settore e per ciò che ha svelato e ha reso noto agli occhi di tutti. Il lavoro ruota intorno a 16 parole pronunciate da Bush in un discorso del 2003 sullo stato dell’Unione (degli Stati Uniti d’America) e in un documento nel quale si diceva che Saddam Hussein aveva comprato uranio dall’Africa. La pista delle indagini portò in Italia e si è scoperto poi che a quel documento avevano contribuito i servizi segreti italiani (Sismi). L’obiettivo del giornalismo investigativo è quello di trovare i fatti, reali, la ricerca della verità e il libro in questione ha aperto un vaso di Pandora, creando un calo di popolarità per il Presidente Bush e facendo scorgere le responsabilità di altri governi e di alti funzionari nella falsificazione di prove, allo scopo di giustificare l’intervento armato in Iraq dell’amministrazione Bush e dei governi alleati.


Peter Eisner
parla del libro incontrando difficoltà nel distinguere tra giornalismo d’inchiesta e giornalismo di reporting; si può parlare di una sorta di giornalismo narrativo. L’obiettivo di quel lavoro era dimostrare, semplicemente, che quell’affermazione di Bush era una menzogna. Le fonti d’intelligence dell’amministrazione Bush si basavano solo su una lettera del Presidente del Niger che avallava la vendita di uranio all’Iraq. Ma il documento era falso, individuato prima dell’invasione dell’Iraq e molti responsabili della stessa intelligence americana dichiararono successivamente che non c’erano armi di distruzione di massa.


L’Iraq aveva già delle discrete forniture di uranio e questo era noto all’intelligence americana.
Furono manipolati i documenti per far credere di più di quanto ci fosse. Inoltre si disse che il governo britannico e la sua intelligence avesse più informazioni sugli apparati iracheni ma non è dimostrato vero, non era vero.

L’intelligence italiana (Sismi) si è rifiutata di collaborare, dicono i due autori ed è sembrata inoltre avere poche informazioni. In Italia è difficile ottenere informazioni che le istituzioni non vogliono far avere.


Redmont chiede se si paga un prezzo in Italia per avere informazioni. Ci sono colleghi e giornali che pagano l’informazione, risponde Gomez.
Lui stesso ha ricevuto offerte in qualche caso, spiega, ma ha sempre rifiutato di pagare denaro. Pagare è anche un sistema per lavorare poco, oltre che un atteggiamento scorretto, non professionale.


Gomez
poi comincia un excursus molto interessante sulle vicende che hanno visto coinvolti uomini del Sismi, nei loro rapporti sottobanco con uomini politici, soprattutto del centrodestra e in primis di Berlusconi. Parla del Generale Pollari che nel 2001, al vertice del Sismi, si avvaleva della collaborazione di Pio Pompa. Con l’avvento di queste due figure il metodo prevede che le informazioni false vengano fornite direttamente alla stampa. Il vecchio capo dei servizi segreti italiano venne sostituito perché durante il suo periodo sembrava si volesse diffondere la notizia che durante il G8 di Genova 2001 ci fossero estremisti di destra infiltrati tra i black block.

Renato Farina è un personaggio chiave della vicenda e andrà in Parlamento, eletto nelle file, ovviamente dice Gomez, del centrodestra. Ci sono rapporti particolari, privilegiati e scorretti tra alcuni giornalisti, che scrivono anche sui periodici di proprietà di Berlusconi e uomini dei servizi segreti, ribadisce. Emergono tante figure di giornalisti e personaggi come Farina che erano d’accordo con i servizi segreti.


Nel 2007 Renato Farina ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. Farina, attivato dal Sismi per depistare le indagini con notizie false e persino per scoprire che cosa sapesse del sequestro la Procura di Milano accetta di andare a «intervistare» i due procuratori aggiunti che se ne occupano, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. Non per pubblicare le loro risposte sul suo giornale, ma per carpire loro informazioni utili sull’inchiesta e metterli fuori strada nelle indagini. Per questi fatti e per i compensi in denaro (almeno 20 mila euro) ricevuti dal Sismi, Farina è stato anche espulso dall’Ordine dei giornalisti, ma continua a scrivere su Libero con un contratto da impiegato
. (Le informazioni su Renato Farina sono tratte dal libro “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez)


Gianmaria
mette in evidenza come il sistema politico italiano non arrivi a un sistema di sanzioni verso il ruolo sociale del giornalista. E spiega quali sono i nemici del giornalismo investigativo in tv: la velocità, l’emozione, la ripetitività. Amici invece sono il tempo, (più se ne ha a disposizione e meglio è per il giornalismo d’inchiesta) il ragionamento che non si lega al ritmo televisivo emozionale del momento, l’esclusività, la memoria. Si avverte la necessità di un meccanismo virtuoso tra la politica e l’informazione ma il loro rapporto, come si sa, è distorto.


Royce
conviene sul fatto che il giornalismo d’indagine richieda tempo e denaro, per cui ai direttori e agli editori non piace molto sviluppare questo settore perché lo vedono con scarso ritorno economico. Inoltre in America i freni sono dovuti alle molte cause in corso verso i giornalisti d’inchiesta, con costi legali sostenuti e che non invogliano all’impegno verso quest’attività.


Eisner
dice che il giornalismo d’indagine vuol trovare modalità che spingano la gente a capire di più le problematiche. C’è debolezza negli Usa anche nell’andare indietro a storie, nel seguirle fino in fondo. E le “storie” dice Gomez nascono propriamente dal giornalismo investigativo. Il settore resta una nicchia che un editore che sappia vedere lontano potrà far sopravvivere.

Infine Gianmaria, riprendendo auspici anche di Gomez, si appella al bisogno di creare gruppi di giornalisti con anticorpi ed educare il pubblico alla critica sociale. Nei servizi pubblici, nella Rai prima di tutto e più in generale nel mondo dell’informazione, ci vuole responsabilità sociale.


L’excursus di Gomez, la sua narrazione dei fatti reali nascosti al grande pubblico sono esemplari, per un giornalismo libero non vincolato all’editore né al servizio di potentati. Gli applausi ripetuti che la platea gli dedica sono meritati, segno che la speranza di un giornalismo non assoggettato ai poteri forti ma libero nelle idee e alla ricerca della verità, come richiesto anche da Grillo (citato da Gomez per le sue iniziative per la verità ed anche per la prossima prevista per il 25 aprile) può ancora essere forte.