Razzismo, tifo politicizzato o violento sono realtà di questo Paese. A volte, invece, c’è disinformazione: il caso Napoli (calcio e non solo)

16 10 2008

 

In questo audiovideo:

“Tifo e informazione. La bufala campana”. Di Enzo Cappucci.

Tifo violento o disinformazione?
L’inchiesta di Rainews24 sulle “violenze” prima di Roma-Napoli del 31 agosto 2008 e sul modo in cui i media hanno raccontato la vicenda.

Il servizio dura 20 minuti circa ed è da seguire interamente. Per una più corretta informazione


 
Nello scorso weekend, il campionato di calcio di serie A ha osservato un turno di riposo a causa del doppio impegno della Nazionale negli incontri di qualificazione ai prossimi Mondiali.

Nel primo di questi, un gruppo di sostenitori-estremisti italiani a Sofia recatisi per il match contro la Bulgaria si è segnalato per comportamenti deprecabili e cori inneggianti al fascismo.

Nell’indignazione generale che ne ha fatto seguito, in cui anche La Russa ha detto che si sarebbe vergognato, fa eccezione qualcuno come Domenico Mazzilli, direttore dell’Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive il quale ha detto di non condannare il comportamento di costoro, non trattandosi di reato in quel Paese; affermazione che non fornisce segnali positivi sul piano dell’educazione morale. Deve forse aver anche pensato che si sia trattato di poca cosa rispetto all’ampiezza del fenomeno dell’estremismo di destra nell’ambito delle manifestazioni calcistiche e al più generale e crescente numero di episodi di razzismo e xenofobia di cui le cronache italiane ci aggiornano ad un ritmo quasi quotidiano, come quello di pochi giorni fa di una 15enne di origine marocchina picchiata a Varese da un gruppo per un posto in un autobus. Oramai risulta difficile tenere il conto.

In merito ad un altro episodio recente che ha visto protagonista una donna di origine somala maltrattata, secondo le dichiarazioni della diretta interessata, all’aeroporto di Ciampino da agenti della polizia di frontiera, il Ministro dell’Interno Maroni parlò di una “clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo”[..] ..è veramente incredibile che i giornali – sottolineò il ministro leghista – diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia”.

Razzismo, intolleranza, estremismo del tifo politicizzato sono tendenze in crescita nello sport e nel quotidiano del nostro Paese e sembrano sempre più realtà coperte e sostenute da potere e volontà politica.

Qui però si vuol soprattutto prendere spunto da queste vicende, pur importanti, per far luce anche su un altro aspetto che pure rappresenta un problema nel nostro Paese ed è quello dell’informazione. Non si vuol stabilire una scala di priorità sui temi dell’informazione e del razzismo ma il discorso sulla montatura fatta dalla stampa e che ha portato Maroni all’annuncio di costituirsi, come Ministero, parte civile contro la donna somala, fornisce lo spunto per introdurre una diversa questione che il Ministro sembra aver giudicato in maniera opposta, fidandosi ciecamente dei racconti dei giornali, dei Tg in base ai quali scaturì una decisione di un certo peso. Sarà evidente, dunque, di come il Ministro leghista Maroni giudichi e agisca in maniera incoerente.

E varrà a dimostrazione di come esista davvero una questione sul potere d’influenza dell’informazione che in taluni casi può manipolare un evento aumentandone e distorcendone la portata, così come esiste davvero nel Paese un clima crescente d’intolleranza verso lo straniero e che sfocia in un’emergenza razzismo.

Razzismo che esiste, ribadiamo, anche nell’ambiente del calcio o che in taluni casi può quantomeno definirsi pregiudizio su base geografica, territoriale, come quello che andremo a vedere nella sua applicazione tutta italiana.

Una questione in particolare che, riemersa nei giorni scorsi, non è stata sufficientemente trattata da molti importanti organi di informazione sportiva e non: quella che tuttora vieta ai tifosi del Napoli di poter seguire la propria squadra in occasione delle trasferte su tutti i campi, divieto stabilito dopo la prima giornata del torneo a valere per l’intero campionato, secondo le valutazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive del Ministero dell’Interno di Maroni e del Casms. (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) Tali organi, anche in occasione della più recente giornata di campionato, “sbagliarono” (?) valutazione classificando con il massimo indice di pericolo per la sicurezza la partita Genoa-Napoli, le cui tifoserie hanno da tempo un esemplare gemellaggio da vero spot positivo per il calcio. Uno striscione critico nei confronti dell’Osservatorio sulle manifestazioni, comparso all’inizio della gara tra Genoa-Napoli del 5 ottobre sulle gradinate della Nord, cuore del tifo rossoblù genoano recitava così: “Osservatorio: il vostro continuo monitoraggio ha dimenticato 26 anni di gemellaggio, vergogna”.

Ma tant’è, anche quest’anno come nel precedente, la trasferta ai tifosi napoletani è stata vietata e ad essa è stata aggiunta una classificazione del pericolo in modo tale da evitare che si possa trasmettere, agli occhi degli italiani tutti e non solo, un’immagine positiva di Napoli e dei (tifosi) napoletani, quale sarebbe scaturita dagli spalti del Marassi tra genoani e napoletani. Risulta talmente macroscopica l’incoerenza della decisione di classificare con il massimo grado di pericolo per la sicurezza la partita più pacifica del campionato da non riuscire a credere che in chi decide nell’Osservatorio ci possa essere un tale grado d’incompetenza e non conoscenza del mondo del tifo ma, piuttosto, risulta più credibile un’ipotesi di malafede e di un atteggiamento studiato e voluto.

Dopo la prima giornata di campionato, come molti sanno, fu presa la drastica decisione di vietare tutte le trasferte ai tifosi partenopei, sulla base di un’onda emotiva che oggi appare più chiara nella sua forma non di verità bensì di una tempesta o bolla mediatica. Leggi il seguito di questo post »





Napoli? “Napul’è tutto ‘nu suonn’…

3 11 2006


Ora tante parole, solo parole? Si sprecano in questi giorni, dopo un’ondata di violenza che non mi sorprende: morti ammazzati, immondizia vera e versatatagli sopra e gli importanti uomini politici che vengono a far visita. A vedere lo stato della situazione? A mostrare il proprio interesse, la propria comprensione ai cittadini? Andiamoli a trovare nel giorno dei morti, hanno pensato. Venite a porgere i vostri fiori della compassione alla città morente.

C’è chi dice: “sono con voi napoletani”. Grazie compà leghista, il tuo grido ci trasmette una vicinanza d’emozione enorme, viene voglia così di ringraziarti. “Bisogna educare i giovani alla legalità”. Si perché si deve sempre partire da questi poveri giovani, sono loro che dovrebbero risolvere tutto; l’età giovanile prevede l’uso di bacchetta magica, possono fare tutto il buono possibile, sono la speranza, sono il tutto. Affidiamoci a loro, sapranno come fare senza avere niente per farlo. Presidente del Consiglio: dire “educhiamo i giovani alla legalità” è una frase tra le più facili che potesse venire in mente; venga a visitare il terreno, tra lo sterco abbandonato troverà una moltitudine di laureati, educati alla legalità come pochi altri al mondo, Napoli ne è così piena! Dunque cerchi il premier qualcosa di concreto, risorse per lo sviluppo economico; vedrà che se la disoccupazione giovanile dovesse diminuire lo stesso accadrebbe per il “fenomeno” criminalità. E il lavoro è la chiave di (s)volta.

E viene a parlare con la sindaca; spero non abbiano approfittato dell’incontro per parlare anche del progetto ”importantissimo” del Partito Democratico, che vorrebbe essere per la sinistra lo stare un po’ più uniti sul balcone elettorale, con i tralicci che cadono. Ma qui non siamo mica in America, democratici e repubblicani e via. E non siamo neppure in Germania dove l’unione, grossa coalizione, fa la forza; da noi l’Unione fa litigare tra le proprie mura. Si facciano promotori di un nuovo partito: il partito del rispetto del cittadino e del suo diritto a vivere la propria vita nel contesto di nascita.

La sindaca ha evidenziato l’importanza delle politiche culturali e sociali. Napoli ne ha; ci sono iniziative sociali e giovanili, culturali ed educative, lodevoli organizzazioni contro la camorra però non c’è abbastanza lavoro onesto per i giovani onesti, che vorrebbero o si impegnano nel tessuto sociale. E’ cosa buona e giusta ma dove dovranno prendere i mezzi legali per “tirare a campare” non si sa.

Non so se l’esercito in città sia la giusta soluzione. Parziale, palliativa, bisogna forse provare, provarle tutte; non ho mai sognato la militarizzazione del territorio. Ma poi, se stiamo sempre alla riflessione indefessa e non mettiamo mano al portafoglio del welfare e non pensiamo allo sviluppo economico, non facciamo passi avanti concreti. Che ben vengano le iniziative, gli investimenti vanno aiutati e protetti, altrimenti ogni giovane che ha il solo peccato di aver studiato un po’, che si è arrangiato con qualche lavoretto di bassa paga pur di riuscire ad incassare un titolo, una laurea, sarà costretto (e lo vediamo sempre più) a dare il proprio apporto ad altri popoli, ad altre nazioni, ad altri contesti. E si va via anche se non si vorrebbe perché per ogni giovane Napoli è bella ed il consiglio è: “vedi Napoli e poi muori” ma sembra anche di confondere l’augurio con un paura concreta; la frase ha un sapore sarcastico, muove la crescita di un sentimento parallelo: “vivi a Napoli e ti senti morire”. Sai che la speranza è sempre il motivo che suona di più ma resta solo come speranza nell’anima di chi vorrebbe semplicemente vivere la propria vita senza pagare questo tributo al niente; perché è del niente che si parlerà se non ci sarà niente di concreto che si voglia fare davvero. E quanto temo che questa sia ancora a lungo la realtà più penso ai giovani che vanno via, in cerca di ciò che è negato dall’amore infame della loro, nostra città.