Una bella Piazza Navona, solo un po’ “sporcata”. E letta a due piazze

11 07 2008

 

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I media l’hanno ribattezzata “No-Cav Day” e molti commentatori hanno ripreso questa definizione: un primo effetto domino informativo che, per (ir)responsabilità giornalistica, ne ha già fatto oggetto di un sensazionalismo di rete.

E così che occorre fare un po’ di chiarezza su quella che con un flusso variegato di commenti è oramai e-leggibile come manifestazione a due piazze, anche se di Piazza Navona a Roma e di manifestazione di cui si parla, ve n’è in realtà una sola.

Ora che si ha modo di farlo ed in prima persona, abbandonando l’abituale affidarsi (e non fidarsi) ai racconti romanzati dei grandi media.

Ho partecipato alla manifestazione dell’8 luglio indetta dalla rivista Micromega e che ha visto tra gli organizzatori e promotori il suo direttore Paolo Flores D’Arcais, il senatore del Pd Furio Colombo, i deputati dell’Idv Francesco Pardi e Antonio Di Pietro e a cui hanno aderito diversi partiti politici (Italia dei Valori, sempre più unica opposizione in Parlamento, poi Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani) e loro singoli esponenti e sostenitori, (tra cui il Pd) movimenti come quello dei girotondi, intellettuali e comici.

Una manifestazione non solo politico-partitica come qualcuno vorrebbe far credere per scopi strumentali ma una piazza eterogenea di condivisione dei princìpi della legalità, della legge uguale per tutti, generale e astratta, come dovrebbe essere. Un moto d’indignazione verso le iniziative del Governo Berlusconi in materia di giustizia.

Ho partecipato in quanto provo ad essere, riuscendovi in parte, un cittadino attivo ed informato. Per questo credo che leggi come la cosiddetta “blocca-processi” (oggi emendata in quanto non più necessaria a Berlusconi grazie al rapido passaggio del lodo Alfano approvato alla Camera) contenuta nel pacchetto sicurezza (che contiene anche la norma sulle impronte ai Rom bocciata dal Parlamento europeo in quanto misura xenofoba su base etnica, contraria ai diritti fondamentali dell’uomo) e il cosiddetto “lodo Alfano” (lo scudo per le alte cariche dello Stato) siano dannose per il Paese. Se consideriamo siano proposte dal Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il quale riveste un’alta carica istituzionale per cui chiede impunità ed è imputato in un processo di cui vuole il congelamento, trascinandone altri riguardanti “reati minori” (classificazione discutibile) allora il dovere del senso civico e morale e il principio del rispetto della legalità, le due questioni cruciali e problematiche del nostro Paese, sostengono il peso e rovesciano la critica di definizioni giornalistiche erronee sui manifestanti come semplicisticamente “anti-berlusconiani” e “giustizialisti”.

La manifestazione di Roma non è stata un insuccesso; è riuscita e di successo, con alcune fuoriuscite che l’hanno sporcata ma non scalfita nella sua pienezza. Se i grandi media non lo fanno, è opportuno che che vi abbia partecipato faccia opportune precisazioni. Fare di tutta l’erba un fascio, come fanno i più importanti quotidiani ed editorialisti distorcendo l’informazione complessiva, non serve che a riempire colonne e a disconoscere la bontà di un giudizio veritiero. Leggi il seguito di questo post »





Il dissenso a Bagnasco. Un appello per il no all’ 8 per mille alla Chiesa cattolica

30 04 2007

Mi sembra doveroso dissociarmi da chi continua ad esprimere il proprio dissenso verso le posizioni espresse dalla Chiesa cattolica e dal presidente della CEI, Angelo Bagnasco, nella modalità che comprende lettere di minacce, bossoli e simboli ideologici.

Pur nella condivisione della criticità delle prese di posizione della Chiesa cattolica negli ultimi tempi, in special modo gli accostamenti fuorvianti espressi dall’alto porporato su temi come Dico e pedofilia, affermazioni queste si gravi da poter giustificare frasi denigratorie figlie della libertà d’espressione non violenta. (“Bagnasco vergogna”, la diffusa scritta apparsa sui muri di diverse città italiane) 

Esistono però altre forme di espressione del dissenso (oltre che magari una grande manifestazione per la laicità da farsi) che potrebbero portare un risultato in termini prettamente concreti e simbolicamente significativi. E’ emersa nei giorni scorsi un’idea concepita da un gruppo di intellettuali ed artisti italiani, riportata anche dal quotidiano francese conservatore Le Figaro, che mi sembra degna d’attenzione. I nostri intellettuali si fanno promotori di una proposta che mira a negare al potere ecclesiastico maggioritario, rappresentato dalla Chiesa cattolica, il sostegno dell’ 8 per mille IRPEF, a cui saranno chiamati ad esprimersi i contribuenti italiani nelle dichiarazioni dei redditi delle prossime settimane. I promotori dell’iniziativa propongono di destinare l’8 per mille alla Chiesa Valdese, comunità che gode di una reputazione di tolleranza e di rispetto dei diritti civili e che si è sempre distinta nell’utilizzo dei proventi delle dichiarazioni fiscali per opere sociali.

Due sono gli appelli pubblicati dalla rivista Micromega; uno lanciato da intellettuali cattolici tra i quali Don Mazzi ed appunto l’appello degli intellettuali laici, che punta il dito verso la Chiesa cattolica per la sua espressione retrograda contraria al dispiegarsi delle libertà e dei diritti civili degli individui e per la sua offensiva d’ingerenza sull’attività legislativa dello Stato e nella vita politica del paese.

Tra i sostenitori: Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo,  Ferzan Ozpetek e Mario Monicelli.

Quale che sia la scelta molti non sono informati sul come funziona l’8 per mille, per cui riporto una breve sintesi: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: una è lo Stato (va indicato espressamente), poi le varie confessioni: Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che non fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

(Fonte: sito web ufficiale dell’UAAR – http://www.uaar.it)


8 per mille