Percezione di sicurezza o realtà: morti bianche, corruzione..

7 08 2008

 

Post sessantottini. O ladri, delinquenti, stupratori. Rientrano in tali definizioni, secondo il Ministro della Difesa La Russa, i contrari alla presenza dei militari nelle città, presenti da lunedì scorso in 21 province italiane. Il Sindacato Italiano Lavoratori della Polizia Locale ha espresso contrarietà verso il provvedimento e verso l’involuzione creata a  discapito dei suoi rappresentati dal famigerato pacchetto sicurezza. Comuni e onesti cittadini non convinti della bontà dell’iniziativa scrivono post sessantottini sui blog. Questi eversivi sovvertitori dell’Ordine pubblico.

 
Tant’è, i militari sono giunti anche a Napoli, dove il bisogno di sicurezza è molto sentito; qui ne sono arrivati “ben” 179, neppure fossero i berretti verdi. Saranno impiegati per 6 mesi (rinnovabili, devono avere un contratto a progetto o in qualche modo precario come piace al Governo) in compiti di pattugliamento congiunto con le sminuite Forze dell’Ordine, nella sorveglianza di “obiettivi sensibili” di un fantomatico terrorismo e nel controllo esterno dei Centri per gli immigrati. Sperando non possano dare man forte ad iniziative come quella recente in cui, dopo che un gruppo di migranti e richiedenti asilo era stato deportato da un complesso abitativo nel quartiere napoletano di Pianura (zona Trencia) senza aver individuato una destinazione, ha fatto seguito un increscioso episodio di botte nei pressi del Duomo di Napoli. E’ consigliabile a tal proposito un manuale di formazione alla nonviolenza per le Forze dell’Ordine, da tenere a mente nelle situazioni di tensione.Quasi non passa giorno nella città partenopea senza che le tensioni (in)civili si acuiscano, determinando il crescere di un clima d’intolleranza e di razzismo sempre più forte. Berlusconi ha recentemente dichiarato che Napoli è tornata in occidente, dopo la fine dell’emergenza rifiuti; se è questo l’occidente che intende, la sua civiltà è in grande declino. Si respira un clima di cui cittadini, istituzioni, partiti e associazioni criminali hanno responsabilità trasversali. Note la politica di propaganda anti-immigrati del Governo, accusato di razzismo a più riprese da organismi europei e istituzioni dell’Ue, i movimenti anti-rom d’ignoranza popolare in diversi quartieri, i manifesti anti-rom del Partito Democratico a Ponticelli, non ultima in questo filone è stata la presa in carico su base etnica, da parte del Comune di Napoli, dello sgombero della palazzina sopraccitata a Pianura, avvenuta diversamente per i locali e per gli immigrati, di cui se ne sono occupati due diversi assessori, trovando un alloggio immediato per i primi e lasciando all’addiaccio i secondi. Quella napoletana e italiana non sembrano affatto democrazie occidentali.

A Roma, il sindaco Alemanno (oggi protagonista di una proposta di divieto di rovistare nei cassonetti) ha specificato che i militari avranno un ruolo defilato, poco visibile e soprattutto non saranno presenti sui percorsi d’interesse turistico. A Napoli è stato definito un solo obiettivo sensibile, il consolato americano ma a molti, da queste parti, la questione terrorismo rammenta la barzelletta diffusa in rete sul tentativo di attentato da parte degli inviati di Osama. Ieri si è appreso della prima condanna del tribunale militare statunitense per l’ attentato terroristico dell’11 settembre ed è nei confronti dell’autista di Bin Laden (!)

Non si vuol nutrire la fantasia del Governo, per tale scenario; se esso dovesse diffondere la percezione di un pericolo, come fa per la questione sicurezza tutta, si potrebbe pensare che lo spunto provenga da qui. Ancora non si ha notizia, infatti e come in genere in questo periodo, dell’arresto di presunti terroristi intenti a progettare attentati sul territorio italico. Ora che ci sono anche i soldati, la notizia potrebbe essere “creata” per rinforzare la percezione indotta dell’utilità di questi nelle città.

Dalle nostre parti, digiamolo a La Russa, il vero obiettivo sensibile è costituito dalla monnezza e gli attentatori non sono né iracheni né talebani. Leggi il seguito di questo post »





Eppur si oppone. E dunque, “nun se po’ fà”

29 05 2008


Chi la riteneva improbabile, ma anche plausibile. L’ha potuta fare, l’opposizione.

 

Anche con il Pd alla battaglia parlamentare a cui l’Italia dei Valori per prima aveva dato inizio nei giorni scorsi, ieri le opposizioni hanno colto un successo nel costringere il Governo a fare un passo indietro nel modificare l’emendamento altrimenti noto come “salva Rete 4”, contenuto nel decreto, oggi approvato alla Camera, recante misure urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari.

 

Il comma sulle frequenze tv era stato inserito in tutta fretta, a denotare in chiave strumentale gli interessi personali e aziendali del Premier, all’interno del decreto in scadenza l’8 giugno, ed è stato oggetto di due modifiche facenti seguito al pressing di una vera opposizione.

 

Inoltre, il giorno precedente, il Governo era andato sotto su un emendamento riguardante fauna e flora selvatica e nidi di riproduzione degli uccelli; sappiamo invece che sulla caccia, quella ai Rom, allo straniero, all’immigrato e ad altri, il Governo sta andando sopra.

 

Ciò che più dovrebbe esercitare la memoria alla consapevolezza delle contraddizioni governative sono state le dichiarazioni dei vari Fede, Gasparri e Bocchino, i quali avevano detto che sono altri i temi più urgenti di cui si dovrebbe occupare l’opposizione. Non si capiva allora il perché dell’urgenza di tale emendamento presentato dal Governo.

 

Certo, il congelamento dello status quo persiste, come specifica Giuseppe Giulietti di Articolo 21, e le possibili, salate, sanzioni comunitarie che ci costerebbero a causa della mancata attuazione delle sentenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia europea. Resta in piedi anche la possibilità del deferimento dell’Italia. E’ passato quasi un anno da quando l’Ue ha emesso un parere motivato sul sistema berlusconiano dell’assegnazione delle frequenze televisive ed ha chiesto di modificare la normativa introdotta dalla Legge Gasparri, riportandola in linea con le disposizioni europee. Ma la strada è ancora lunga da percorrere, quanto l’irrisolto conflitto d’interessi del quattro volte Presidente del Consiglio.

 

Inoltre, il problema basilare del settore, sottolineato da diversi europarlamentari in un comunicato comune, è l’assenza della possibilità per altri operatori di poter partecipare ad una corretta distribuzione delle frequenze, che restano assegnate a chi le ha già e vorrebbe solo “convertirle” nel passaggio al digitale, annullando la libera e pluralistica informazione.

 

Il Premier ha così dovuto incassare una battuta d’arresto. A Silvio, “nun se pò fà” (da Di Pietro) alle prime due iniziative legislative ad personam e ad aziendam (l’altra era costituita dal tentato inserimento di una norma sul patteggiamento nel pacchetto sulla sicurezza) e, in questo caso, anche in considerazione del prossimo rinnovo del Cda della Rai, che necessiterà di una maggioranza dei 2/3 del Parlamento. Bisognerà anche tener a mente che il Governo, attraverso le dichiarazioni di Cicchitto, sembra non voler attribuire, come da prassi istituzionale, il ruolo di garanzia della Commissione di Vigilanza Rai ad un nome scelto dalle opposizioni, già convenuto su un esponente dell’Idv. Segnale che rende ancor più esplicita la concezione di questo Governo della libertà negata all’informazione. D’altronde non esiste più il Ministero delle Comunicazioni, cosa di cui quasi nessuno ne aveva dato conto. E Santoro è stato spostato al venerdì.

 

 

A detta dell’esecutivo, della questione(frequenze tv) si potrà ritornare a parlare con più calma in un prossimo futuro”.

Il tiro alla democrazia dell’informazione e dei media è stato solo respinto, è un segnale a cui andrà data corrente.

 

Mura contro, l’opposizione può essere dura. E certi fannulloni, che il giorno prima erano assenti dall’aula, sono “caduti sull’uccello”.