Solo il governo italiano non frena sul nucleare e mentre in Giappone è dramma, l’Italia festeggia l’Unità

16 03 2011

(video di “GreenpeaceItaly”, youtube.com)


Allorché il mondo s’interroga sul nucleare e Paesi nostri vicini tra cui Francia, Germania ed altri Paesi europei, preoccupati, si accingono a ripensare programmi e prolungamenti sull’uso di impianti nucleari, sull’esempio dato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il governo italiano berlusconiano, in cattiva compagnia di Enel e Confindustria e in favore delle solite cricche di affaristi senza scrupoli, si ostina cocciutamente a confermare la propria cieca agenda atomica che prevede la costruzione e l’allocazione di centrali nucleari sul nostro territorio, in barba a cosa ne pensano le popolazioni e gli amministratori di molte regioni ed anzi provando a secretare l’individuazione degli impianti.

Per la Campania, il governatore Caldoro si è invece già dichiarato d’accordo a localizzare il nucleare.

Esponenti del Pdl che in certe occasioni sembrano volersi spacciare per esperti, come Cicchitto, Brunetta, <strong<Romani e il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo la quale dice di andare avanti e tenta di rassicurare sul grado di sicurezza delle previste centrali di terza generazione (ma che, secondo più esperti, sarebbero già obsolete alla nascita), aggiungendo acriticamente quale leit-motiv che il programma di governo deve proseguire, anziché provare a riflettere o forse meglio a star zitti, continuano ad affermare l’intenzione di proseguire il piano per l’atomica, arroccandosi in solitudine sull’arretratezza culturale e globale con cui vogliono far affrontare il presente e il futuro energetico e non solo al nostro Paese, unico in controtendenza rispetto ai moderni stati europei.

Questi addetti del Pdl dicono di non allarmarsi e di non farsi prendere dall’emotività del momento ma potremmo o dovremmo pensare che loro si siano fatti prendere e non da ora dall’irresponsabilità e dall’irragionevolezza.

A questi si aggiungono immancabili aperture dialoganti di altre forze politiche, dai centristi al  Pd (Realacci), con il supporto di altri portatori di interessi come Chicco Testa del Forum Nucleare Italiano e Umberto Veronesi, che da buon oncologo presiede l’Agenzia sulla sicurezza nucleare, che naturalmente non ha dato voce a grosse preoccupazioni come hanno fatto invece l’Agenzia internazionale per l’energia atomica IAEA e la corrispettiva Agenzia francese.

Ed è proprio la (in)sicurezza che, per riprendere il game di recenti spot, dovrebbe dare scacco matto al nucleare: “il problema senza la soluzione”, recita l’amaro e ironico spot di Greenpeace non diffuso in televisione come quello, poi riconosciuto (da tutti, studiosi di comunicazione e cittadini prima che dall’Autorità competente) ingannevole e conseguentemente fatto ritirare, del Forum Nucleare Italiano. Dallo smaltimento e stoccaggio delle scorie al reperimento esterno ed esaurimento dell’uranio, alla pericolosità legata alla radiazioni che si è resa ancor più evidente nel dramma che sta colpendo in questi giorni la centrale nucleare di Fukushima (aggiornamenti-diretta) e un Paese, come il Giappone, più attrezzato di noi ad affrontare eventi sismici, non vi dovrebbero essere dubbi sull’opportunità di scegliere programmi alternativi, investendo su fonti di energia rinnovabili, pulite e sicure ed abbandonando anacronistici progetti pro-nucleare.

Nei giorni 12 e 13 giugno 2011 si terrà una consultazione per referendum abrogativi su temi di grande importanza, attraverso cui potremo esprimerci noi cittadini, in una delle rare volte in cui ci è possibile; per abrogare il cosiddetto legittimo impedimento, per il SI all’acqua pubblica e per il SI per fermare il nucleare.

E’ momento di cordoglio, con bandiere a mezz’asta, più che di grandi festeggiamenti!

Vota SI per fermare il nucleare

simbolo Comitato Promotore "Fermiamo il nucleare"

(immagine da facebook.com/votasiperfermareilnucleare)





Eppur si oppone. E dunque, “nun se po’ fà”

29 05 2008


Chi la riteneva improbabile, ma anche plausibile. L’ha potuta fare, l’opposizione.

 

Anche con il Pd alla battaglia parlamentare a cui l’Italia dei Valori per prima aveva dato inizio nei giorni scorsi, ieri le opposizioni hanno colto un successo nel costringere il Governo a fare un passo indietro nel modificare l’emendamento altrimenti noto come “salva Rete 4”, contenuto nel decreto, oggi approvato alla Camera, recante misure urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari.

 

Il comma sulle frequenze tv era stato inserito in tutta fretta, a denotare in chiave strumentale gli interessi personali e aziendali del Premier, all’interno del decreto in scadenza l’8 giugno, ed è stato oggetto di due modifiche facenti seguito al pressing di una vera opposizione.

 

Inoltre, il giorno precedente, il Governo era andato sotto su un emendamento riguardante fauna e flora selvatica e nidi di riproduzione degli uccelli; sappiamo invece che sulla caccia, quella ai Rom, allo straniero, all’immigrato e ad altri, il Governo sta andando sopra.

 

Ciò che più dovrebbe esercitare la memoria alla consapevolezza delle contraddizioni governative sono state le dichiarazioni dei vari Fede, Gasparri e Bocchino, i quali avevano detto che sono altri i temi più urgenti di cui si dovrebbe occupare l’opposizione. Non si capiva allora il perché dell’urgenza di tale emendamento presentato dal Governo.

 

Certo, il congelamento dello status quo persiste, come specifica Giuseppe Giulietti di Articolo 21, e le possibili, salate, sanzioni comunitarie che ci costerebbero a causa della mancata attuazione delle sentenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia europea. Resta in piedi anche la possibilità del deferimento dell’Italia. E’ passato quasi un anno da quando l’Ue ha emesso un parere motivato sul sistema berlusconiano dell’assegnazione delle frequenze televisive ed ha chiesto di modificare la normativa introdotta dalla Legge Gasparri, riportandola in linea con le disposizioni europee. Ma la strada è ancora lunga da percorrere, quanto l’irrisolto conflitto d’interessi del quattro volte Presidente del Consiglio.

 

Inoltre, il problema basilare del settore, sottolineato da diversi europarlamentari in un comunicato comune, è l’assenza della possibilità per altri operatori di poter partecipare ad una corretta distribuzione delle frequenze, che restano assegnate a chi le ha già e vorrebbe solo “convertirle” nel passaggio al digitale, annullando la libera e pluralistica informazione.

 

Il Premier ha così dovuto incassare una battuta d’arresto. A Silvio, “nun se pò fà” (da Di Pietro) alle prime due iniziative legislative ad personam e ad aziendam (l’altra era costituita dal tentato inserimento di una norma sul patteggiamento nel pacchetto sulla sicurezza) e, in questo caso, anche in considerazione del prossimo rinnovo del Cda della Rai, che necessiterà di una maggioranza dei 2/3 del Parlamento. Bisognerà anche tener a mente che il Governo, attraverso le dichiarazioni di Cicchitto, sembra non voler attribuire, come da prassi istituzionale, il ruolo di garanzia della Commissione di Vigilanza Rai ad un nome scelto dalle opposizioni, già convenuto su un esponente dell’Idv. Segnale che rende ancor più esplicita la concezione di questo Governo della libertà negata all’informazione. D’altronde non esiste più il Ministero delle Comunicazioni, cosa di cui quasi nessuno ne aveva dato conto. E Santoro è stato spostato al venerdì.

 

 

A detta dell’esecutivo, della questione(frequenze tv) si potrà ritornare a parlare con più calma in un prossimo futuro”.

Il tiro alla democrazia dell’informazione e dei media è stato solo respinto, è un segnale a cui andrà data corrente.

 

Mura contro, l’opposizione può essere dura. E certi fannulloni, che il giorno prima erano assenti dall’aula, sono “caduti sull’uccello”.