Il “post” elezioni in Francia. Cronaca posticcia della vittoria di Sarkozy

8 05 2007


Oggi ho allentato la presa informativa sull’elezione presidenziale francese
, dopo aver “divorato” on line i quotidiani d’oltralpe, in minor parte quelli italiani, (un comprensibile divario quantitativo in merito alla copertura dell’evento) con un’occhiata al resto della stampa internazionale. Comincio a considerarmi in via di ripresa dallo stress emotivo-mediatico che mi aveva tenuto incollato allo schermo del pc dal primo pomeriggio della domenica elettorale. Ora, forse, dopo aver scritto tanto in francese riuscirò a dare spazio a commenti in lingua madre su ciò che è avvenuto nelle ore più calde di quella giornata elettorale, con piccole note in termini di riflessione ed analisi post-elettorale.

Il successo del web. La prima annotazione va a quel grande osservatorio permanente globale che è stato il web. La Toile (in francese, la rete internet) non è mai stata così protagonista sia nell’utilizzo che ne hanno fatto gli apparati di comunicazione dei principali candidati sia come terreno di confronto, di formazione e soprattutto di informazione per l’opinione pubblica. I blog francesi hanno avuto una visibilità preziosa ed i video tra il serio ed il faceto hanno impazzato fino all’ultimo. (Ultimo quello in cui la Royal con la maglia della Francia colpisce l’avversario con maglia italiana Sarkozy, che non ho riportato per rispetto da tifoso verso un eroe mondiale del successo azzurro, Marco Materazzi). Il live blogging e le dirette web di France 24 (che seguiva il tutto anche riportando post della blogosfera, con commenti ed un’apposita blogroom internazionale) hanno ritenuto la mia costante attenzione. Nel secondo turno anche Rainews24 per l’Italia si è distinta per l’informazione associata, traducendo in italiano ed in video ciò che perveniva dalla consociata francese.

In occasione del primo turno la ricerca spasmodica da parte degli interessati francesi e di tutta la rete dei blogger e dei media tradizionali francesi, diffidati per legge (parlo anche dei blog francesi, e questo porterebbe molte riflessioni sul potere d’influenza che possono avere, addirittura si era chiesto ai blogger di eliminare i link ai siti stranieri) dal diffondere informazioni prima della chiusura degli ultimi seggi, (nelle grandi città chiudevano 2 ore più tardi provocando così uno sfasamento ed una fibrillazione ulteriore) si era rivolta ai siti d’informazione esteri ed in special modo al quotidiano svizzero Le Temps e a quello belga Le soir. Provai anche io a collegarmi ai due siti ma, come tanti, senza ottenerne risultato; si erano intasati per troppi tentativi di contatto simultaneo, dalle h.18 alle h.19.

In occasione di questo secondo turno l’attacco informativo ai suddetti siti è stato di minor portata ma ad ogni modo alcuni media, fiutando la possibilità del business visto l’eccezionale traffico generato quindici giorni prima, offrivano le informazioni solo attraverso SMS a pagamento, (come la Tribune de Genève o La Libre Belgique, due quotidiani che già conoscevo, rispettabilissimi) mentre quelli letteralmente bloccati dal traffico degli internauti il 22 aprile erano corsi ai ripari potenziando i loro servizi. (Nota personale: i limiti giga di traffico delle connessioni internet in Belgio mi hanno sempre fatto innervosire)

Il faccia a faccia Tv. Non è mancato il confronto televisivo, il faccia a faccia tra M. Sarkozy e Mme Royal tra primo e secondo turno che, non per attribuirgli un accreditamento retrospettivo, aveva finito per giovare al candidato già dato in vantaggio da tutti i sondaggi. La sera stessa del dibattito avevo accordato il “successo” di Sarkozy nel duello tv e i sondaggi condotti dopo la diretta televisiva lo confermavano. I sondaggi in Italia dopo il confronto tra Prodi e Berlusconi alle ultime elezioni politiche furono fatti con molto ritardo, dopo che i giornali vi avevano lavorato su per sedimentare un’opinione più favorevole al Prodi vincitore “televisivo”. (P.s. vanno fatte le telefonate a casa cinque minuti dopo la diretta tv, altrimenti i media possono modellare l’opinione) Ancora, molti giornali italiani filo-Royal ed anche alcuni quotidiani francesi continuavano a considerare meglio o alla pari la candidata, forse per svolgere un ruolo di supporters strategici; era evidente, per un osservatore attento, che Sarkozy ne fosse uscito calmo e sicuro vincitore. E’ da notare, a torto o a ragione, che si era scelto di adottare un metodo con contraddittorio diretto, che prevedeva di rispondere per le rime ed immediatamente all’avversario politico (e di interromperlo).

L’elezione. Leggi il seguito di questo post »





Le jour J delle Presidenziali francesi. Tra la poltrona e la rete

22 04 2007

Nous y sommes. Ci siamo. Tutta l’Europa guarda oggi al primo turno delle Presidenziali francesi. Mai l’attesa si era fatta così carica di aspettative per chi, guardando ai nostri vicini, s’interessa non solo alla politica di un singolo paese ma alle sorti dell’intero processo d’integrazione europea. Dopo il no scaturito dal referendum sul Trattato Costituzionale europeo, la campagna per l’elezione alla presidenza francese ha tenuto in stand-by la presidenza di turno tedesca dell’Ue, la precedente presidenza finlandese e tutto l’ambiente istituzionale di Bruxelles, in fervida attesa di un nuovo interlocutore. Ed ora, non si aspetta che una nuova presidenza sullo scranno del vecchio Chirac per riprendere il discorso interrotto.

Non ci si può esimere dal guardare a queste elezioni con un occhio da e per l’Unione europea. Quel soggetto costituzionale sempre in fieri ma mai considerato fino in fondo, non raramente lasciato al pensiero esclusivo degli eurocrati di Bruxelles. Perché la Francia, terreno fertile di temi come l’immigrazione ed il cosiddetto “protezionismo economico patriottico”, asse incisivo delle relazioni intra-Ue, deve ora esprimere agli occhi degli osservatori europei il ruolo che potrà svolgere e la direzione politica che vorrà prendere nel vecchio continente. Sulla base di queste considerazioni, si potrebbe supporre che l’Europa abbia avuto un ruolo cruciale nella campagna elettorale. Ma c’è stato ben poco. Forse proprio per lo sguardo più attento della comunità internazionale, i candidati si sono ben visti dall’esprimere posizioni forti e chiare sul tema allo scopo di non correre troppi rischi di consenso. Certo, si sono susseguite alcune dichiarazioni sui generis, su un’altra Europa possibile, su un’Europa più sociale (fattore determinante del fu “non”) ma non è questo il tema che si è imposto come fattore chiave nella campagna elettorale francese ed i pochi cenni non hanno cambiato gli equilibri politici ed i possibili schieramenti. Così, dopo le proposte di un mini trattato costituzionale (Sarkozy) e quelle di un possibile nuovo referendum su un trattato più o meno modificato ma non nella sostanza (Royal e Bayrou) si potrebbe ora supporre che i candidati si siano misurati più sul terreno della quotidianità nazionale, sugli affitti, sullo stato sociale, sui salari e gli impieghi per i giovani. Tutti “problemi”in aumento.

Ma, ancora una volta, l’immagine ha preso il sopravvento. Bandiere, suoni, colori legati a pochi, classici temi di campagna. E qui è entrato in gioco il web. Molti esperti concordano sul fatto che, in linea con la diffusione delle comunità virtuali e dei social networks, i principali candidati abbiano affilato le “armi” per diffondere la loro presenza new mediatica. Perfino Second Life è stato terreno di battaglia per i cacciatori di voto. Sarkozy ha saputo ben utilizzare il mezzo per scrollarsi di dosso un’immagine un po’ troppo severa verso i giovani, adottando uno stile che attraverso filmati video ha fatto dell’autoironia un modo per mitigare una certa durezza agli occhi dell’elettorato giovanile e perfino degli immigrati, che in lui vedevano un nemico ai tempi della rivolta delle banlieues parigine. Non ha goduto dello stesso benefico effetto Madame Royal. In più occasioni il web ha fatto da cassa di risonanza per alcune sue gaffes, (da ultima, a campagna elettorale conclusa, quella di un suo assistente che distribuiva volantini ai passanti durante le 24 ore di silenzio elettorale) alle quali si sono soprattutto aggiunte  didascalie irriverenti sulla sua figura giovane e femminile. E qualche web-intoppo tecnico non è stato molto gradito dai visitatori del suo sito elettorale. Mai un candidato, di destra o di sinistra, aveva subito un’esplorazione così attenta dei propri discorsi alla ricerca di falle logiche e concettuali. Il segno che un certo sessismo in politica tarda ad essere superato, anche nella società francese.

Ma quali sono stati allora gli argomenti che hanno tirato la volata? Non argomenti vicini alla gente, ma ideali e concetti di cui il cittadino medio poco s’interesserebbe. Se non fosse che in Francia potrebbero “funzionare”: l’ideale di nazione, la difesa dell’identità. L’aspetto che più sorprende, in sfavore della candidata Royal, è che i tradizionali temi sociali di cui la sinistra dovrebbe farsi tradizionale portabandiera siano stati messi da parte per una rincorsa verso la sicurezza, l’identità della nazione e l’immigrazione. Temi su cui Sarkozy ha costruito la sua corsa presidenziale e sui quali, Le Pen a parte, anche la Royal è rimasta impigliata. Il tentativo di rinnovare il pensiero di sinistra con un innesto di idee di destra potrebbe rivelarsi una trappola e favorire gli altri 6 candidati di sinistra. Come accadde a Lionel Jospin nel 2002, quando però la sorpresa Le Pen fu ancor più decisiva per le sorti del 1° turno. Basti pensare al clamore suscitato dalla Royal tra gli stessi sostenitori della sua parte politica, per aver auspicato un’educazione militare in campi di addestramento per i giovani autori di reati e, sul piano simbolico, alla proposta di dispiegare il tricolore su ogni balcone, facendo suonare la Marsigliese agli incontri pubblici con gli elettori. La fiertè nazionale funziona sempre si dice, ma se voleva misurarsi a destra qualche rischio su una perdita di consenso a sinistra era prevedibile. Tanto che non pochi elettori socialisti si sono schierati per Bayrou e per il cosiddetto voto utile anti-Sarkozy. Infatti, dove sarebbe finito il socialismo francese? Sembra riprenderlo solo Sarkozy che, riuscendo a parlare all’elettorato popolare, ha ricordato in campagna elettorale alcuni grandi nomi, da Jean Jaurès a Léon Blum. Una decomposizione dei due tradizionali schieramenti c’è. Fino agli anni ’70 i quadri e le professioni intellettuali votavano a destra. Dagli anni ’80 i francesi che hanno superato il bac (la maturità) votano piuttosto a sinistra. E l’elettorato popolare è andato nella direzione opposta. La sinistra francese di oggi ed il suo candidato forte Royal sembra aver loro voltato le spalle, non difende più i lavoratori e lo strato popolare sembra stia ascoltando le parole di Sarkozy, figlio d’immigrati, linguaggio fermo e diretto, liberale ma non troppo, viscerale ma colloquiale, al punto tale da poter accaparrarsi i lepenisti e conquistare coloro che non vedono più iin lui il bullo descritto dagli avversari.

Su questo s’inserisce il terzo uomo, quello che cavalcando una tendenza non solo francese di superamento di una tradizionale dicotomia destra-sinistra e di un bipolarismo che continua ad avere falle, quel François Bayrou possibile sorpresa. E’il più apprezzato sull’Europa, dalle istituzioni Ue, dalla classe media e potrebbe catturare il voto degli indecisi, degli anti-Sarkozy e dei socialisti delusi.  Stavolta potrebbe essere il centro a poter rappresentare il nuovo che avanza, e di qui le comparazioni con i nostri Partito Democratico, o con il posizionamento possibile di Casini. Secondo molti sondaggi, Bayrou potrebbe vincere un confronto diretto al 2° turno con Sarkozy. Con appelli al voto utile, oggi 44 milioni di elettori sono chiamati al voto, con un 30% stimato di indecisi fino a venerdì. Ciò che più è evidente è che quanto più i cittadini elettori hanno potuto seguire dibattiti televisivi e la campagna su web, tanto più sembrano essere indecisi. Più ne sappiamo, meno convinzione abbiamo. O forse vogliono presentarcela così.

Intanto, occhio alla blogosfera. I blog potrebbero essere i primi a dire chi sta vincendo. La notizia potrebbe essere lanciata postando online le proiezioni di quelle sezioni elettorali che chiuderanno per prime i seggi, alle 18.00, in anticipo di due ore sulla scadenza prevista per le grandi città, fissata per le 20.00. I sondaggisti utilizzano i dati delle sezioni che chiudono per prime, trasmettendo i dati ai giornalisti. La legge non ammette nessuna diffusione prima della chiusura di tutte le sezioni elettorali, cioè delle 20.00. E i blog? I blog francesi saranno anch’essi, come i siti, sorvegliati dalla commissione elettorale, che ha già chiesto ai bloggers la disattivazione dei loro link verso siti stranieri (!). La rete è vista come un pericolo tendente a scardinare le leggi. Ma è la chiusura differenziata delle sezioni elettorali che può mandare in crisi il sistema. Perché non stabilire una chiusura unificata? Colpa della frenesia informativa dei blog oppure di leggi non più al passo con i tempi? Che si debba scegliere tra informazione e democrazia?