– Il 5 per mille all’università (Federico II)

02/05/08


“Le università italiane fanno appello ai cittadini per ridurre le proprie difficoltà finanziarie. Ogni cittadino può decidere di destinare una quota dell’imposta sul reddito (IRPEF) alla Ricerca Scientifica e all’ Università. La legge finanziaria offre, infatti, anche quest’anno, la possibilità di destinare il 5 per mille dell’ IRPEF alle università.

E’ una opportunità in più offerta a tutti, studenti, professori e cittadini, di indirizzare all’Università una quota di un’imposta già dovuta allo Stato.
In questo modo il sistema universitario italiano vuole dare la possibilità ai cittadini di contribuire direttamente alla costruzione di un paese innovativo, giovane e più competitivo. Destinare il 5 per mille alle università significa, infatti, dare il proprio contributo alla crescita del paese sostenendo un settore, come quello della ricerca, che vede l’Italia purtroppo ancora agli ultimi posti della classifica europea per numero dei ricercatori. Con il contributo raccolto attraverso il 5 per mille la Federico II s’ impegna, nello specifico, a potenziare i servizi offerti agli oltre 100 mila studenti iscritti. Maggiori risorse consentiranno inoltre all’Ateneo di destinare più borse di studio ai giovani ricercatori e di incrementare i finanziamenti alla ricerca scientifica. Di diventare, in sostanza, un ateneo migliore.” (fonte testo: unina.it) 
 
Si riportano stralci dell’appello lanciato dal Rettore Trombetti, nonché attuale Presidente della Crui, attraverso Il Mattino del 12/03/06:

La prima considerazione. Perché costringere le istituzioni no profit a farsi concorrenza tra loro? Perché non destinare a priori, con un qualche criterio, una percentuale ad ogni «concorrente»? […] non è elegante provare a convincere i cittadini che è preferibile dar soldi agli Atenei piuttosto che al Teatro San Carlo o a Emergency. Trovo di cattivo gusto mettermi in giro a dire che noi siamo più meritevoli degli altri. Non vendiamo saponette. È in gioco la civiltà del paese. La sua capacità di fare cultura, di investire nella ricerca, di istruire i giovani, di prendersi cura delle persone più svantaggiate. Non mi va di azzuffarmi in una guerra di «morti di fame contro morti di fame». Come i soldatini italiani e austriaci nel film «Uomini contro» di Francesco Rosi. Insomma, niente competizioni dal deteriore sapore mercantile. Seconda considerazione. Questo è il gioco. E non si può non giocare. Perciò chiedo a gran voce ai cittadini di contribuire a finanziare l’Università. E provo a spiegarne le pur ovvie ragioni. Avere più risorse consente di fornire migliori servizi agli studenti. Di assumere un maggior numero di giovani ricercatori. Di bandire più borse di studio. Di sviluppare l’attività di ricerca con straordinario beneficio per il territorio. In queste direzioni investiremo ciò che verrà dal 5 per mille. Mi aspetto una risposta forte di tutti. Singoli cittadini, famiglie, imprenditori, ordini professionali. Una Università senza risorse è una Università destinata al declino. E il declino degli studi e della ricerca anticipa e, per certi versi determina, il declino dell’intero paese. […] La nota tecnica. Se si sceglie di destinare il cinque per mille ad un particolare Ateneo se ne deve indicare il codice fiscale (buracroticopatia acuta?). Pertanto a questo punto dovrei fare uno stacchetto pubblicitario sulla Federico II. E dare al mio cortese lettore il numero di codice fiscale dell’Ateneo. Ma non mi sento pronto a questa mutazione antropologica. Non mi vedo come rettore-testimonial. Scelgo una mediazione che mi appare più elegante. Ricordo al lettore interessato a sostenerci il nostro sito http://www.unina.it. Lì troverà tutte le informazioni necessarie.”[…] Guido Trombetti
Di seguito il codice fiscale della “Federico II”; auspicando che amici, studenti e simpatizzanti se ne facciano portavoci presso altri contribuenti, per sostenere l’ateneo.
Napoli Federico II 00876220633
 

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10 responses

2 03 2009
giuseppe di stefano

Vorrei destinare il 5 per mille dell’IRPEF alla ricerca scientifica dell’Università Federico II di Napoli. A tale scopo vorrei conoscere il codice fiscale. Grazie.

2 03 2009
Fab-Blogue Pol

Ottimo proposito.

Per scegliere di destinare alla ricerca scientifica e all’Università Federico II di Napoli il 5 per mille dell’IRPEF, occorre firmare la voce “Finanziamento della ricerca scientifica e dell’Università” e, nell’apposito riquadro che compare nei moduli IRPEF, (CUD, UNICO o 730) inserire il codice fiscale d’Ateneo: 00876220633

23 05 2009
CARLA ORILIA

consiglierò a tutti i miei clienti (sono fiscalista) di destinare il 5% al Finanziamento della ricerca scientifica e dell’Università”, in particolare alla Federico II, poichè risiedo a Napoli. Ritengo che di fronte alle difficoltà finanziarie in cui versano le università pubbliche, causate dall’insipienza dei nostri governarti, bisogna dare un qualche segnale.

23 05 2009
Fab-Blogue Pol

Chiedere consiglio al proprio studio fiscale su come e a chi destinare il 5 per mille è d’uso; è dunque molto apprezzabile che chi è nel ruolo possa consigliare con tali motivazioni.

Considerando, in questo caso, che già il Fondo di finanziamento ordinario per le università subisce tagli ogni anno.

Farsene più che portavoci è un ottimo segnale.

1 07 2011
Anonimo

Egregio Trombetti,
volevo destinare il mio “5 per mille” alla “Federico ii”, ma dal momento che vendo saponette, non vedo perché dovrei aiutare chi mi disprezza.

GIU’ LA SPOCCHIA, SE VOLETE I SOLDI!!!!!

Vi piace consumare i prodotti, però trovate così “grossier” quelli che producono…..vero?

1 07 2011
Fab (Blogue Pol)

Questo blog, malgrado la considerazione, non è luogo deputato a rivolgersi direttamente alla persona nominata.
Peraltro, il presente post originale non è recente e quella persona non riveste più la carica di Rettore della “Federico II”.
Ad ogni modo, penso vi siano altre e più importanti motivazioni, come l’acquisizione e la diffusione di cultura, per destinare il 5 per mille a questo ateneo e in genere all’università

1 07 2011
Anonimo

Vedo che non sono riuscito ad esprimere il mio pensiero.

Fino a quando gli “accademici” continueranno a ritenere il resto del mondo di categoria “B” tanto da sentire il bisogno da distinguersi da chi “vende saponette” (ciò è una grande massa di persone che lavorano per portare avanti una famiglia e cose del genere), difficilmente questi lavoratori saranno contenti di contribuire.
Una cosa è la cultura, altra chi gestisce la cultura o le università.
Si tratta di una espressione infelice, non difendibile, figlia di una mentalità elitaria dura a morire.

La ringrazio per la attenzione prestatami e torno a vendere le saponette!

2 07 2011
Fab (Blogue Pol)

Sono d’accordo con la sua osservazione ma nell’intervista di cui sopra, che va contestualizzata, sono convinto che l’ex Rettore non intendesse denigrare chi vende saponette o fa rispettabili mestieri simili.

Il senso di quell’espressione e del distinguersi è un altro: un certo disagio, avvertito da chi rappresenta(va) un’istituzione culturale non profit, di doverla pubblicizzare sul mercato alla pari di un prodotto di consumo, al fine di ottenere risorse e ponendosi in competizione anche con altre istituzioni non profit.

Abbiamo entrambi chiarito e buon lavoro!

2 07 2011
Anonimo

Grazie, buon lavoro anche a Lei

2 07 2011
Fab (Blogue Pol)

Grazie, a lei

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