Oxygen, la scienza per tutti. Come comunicare ricerca e innovazione – dal Festival del Giornalismo

11 04 2008


Il grande pubblico, su tutti i media, dimostra un interesse crescente verso le tematiche della scienza e le loro ricadute nella vita quotidiana. Il giornalismo di settore deve dunque permettere anche ai “non addetti ai lavori” di avvicinarsi alla ricerca e all’innovazione, creando un canale di comunicazione diretto fra scienza e società reale. La sfida per il giornalista scientifico sta nel rendere comprensibili le meraviglie del mondo scientifico pur rispettandone la complessità. Il caso della rivista Oxygen.

 

Ne parlano:

 

·         Vittorio Bo, presidente Codice Edizioni e direttore editoriale Oxygen

·         Marco Cattaneo, direttore della rivista Le Scienze

·         Gianluca Comin, direttore relazioni esterne ENEL e direttore responsabile Oxygen

·         Giuseppe O. Longo, professore ordinario di Teoria dell’Informazione all’Università di Trieste

·         Michael Specter, giornalista e inviato scienze e salute del The New Yorker

 


Marco Cattaneo
introduce il dibattito chiarendone i motivi e le finalità: parlare di educazione scientifica, comunicare la scienza in maniera accessibile al grande pubblico ed esporre come questo viene fatto da Oxygen, una rivista di divulgazione scientifica a cura dell’Enel. Le riviste di settore attraversano da anni una crisi, aggravatasi dalla chiusura di alcune tra le più rinomate, come Newton che ha recentemente terminato le pubblicazioni. Lo stesso dicasi per i format televisivi, solo alcuni resistono con difficoltà.

 

Gianluca Comin parte dalla constatazione di un anomalo deficit italiano per spiegare le motivazioni che hanno spinto l’Enel a creare una rivista di divulgazione scientifica, anche in lingua inglese per avere un’apertura internazionale.

In effetti, interviene Vittorio Bo, in Italia dove esiste una tradizione di cultura d’impresa anche nell’ambito dell’editoria, prevalgono pubblicazioni a stampa dal carattere sensazionalistico, il cosiddetto gossip, che risultano essere di più facile lettura ed interesse.

 

Michael Specter spiega che anche negli Usa prevalgono taluni aspetti di sensazionalismo. In America, dice, sarebbe difficile finanziare una rivista di settore di tal genere; le aziende editoriali non sarebbero interessate poiché non crederebbero in un buon ritorno economico. Nell’ambito statunitense esistono comunque riviste che si occupano di scienza ed esistono anche figure particolari di correttori (fact-checkers), come al New Yorker, persone ossessionate dalla ricerca dei fatti reali e che controllano l’esattezza perfino delle singole parole nell’articolo sia scientifico sia di altro genere. Avere i fact-checkers è importante, afferma Specter, ma bisogna tener conto che va lasciato uno spazio a chi scrive, un margine di espressione che non sia costituita solo da precisione ma che possa rivelarsi come informazione interessante, attrattiva per il lettore.

 

Dal punto di vista accademico e culturale, Giuseppe Longo spiega la prevalenza della tecnologia sulla scienza e invita a riflettere sul rapporto tra scienza diffusa e cultura e sull’impatto culturale della scienza. Sta agli esperti esercitare la funzione di divulgazione ma il loro ruolo è contraddittorio perché più il pubblico diventa informato meno crede ipse dixit negli esperti; questo timore frena a volte la vera e più ampia divulgazione scientifica.

 

Certo, la scienza non è mai facile, mai si o no, mai bianco o nero, commenta Specter e un punto fondamentale è che dobbiamo essere meglio educati ad essa, non relegarla acriticamente agli esperti.

 

Anche i Festival della scienza che hanno uno scopo divulgativo non possono supplire ad un’insufficienza di base sulla cultura della scienza, spiega Bo. Il Festival, quando ha successo, è un media ma, sulla base dei dati sull’iscrizione all’università degli ultimi 10 anni, non è sufficiente ad incrementare le immatricolazioni alle facoltà scientifiche, in netto calo tendenziale sia in Italia quanto negli Usa, conferma Specter. La contaminazione tra culture, quella umanistica e quella scientifica si rende necessaria, come una sorta di aggancio. Questo farebbe si che anche la scienza possa divenire comprensibile ai più, se comunicata efficacemente al grande pubblico.

 

Tornando al tema dell’approccio della rivista al mondo editoriale, Comin sottolinea che pur essendo questa il prodotto di un’azienda e che potrebbe essere considerato di parte e a scopo promozional-aziendale, non è per il solo credo aziendale che essa si presenta. La credibilità e l’apprezzamento che va incontrando è dovuto anche alla preparazione specifica dei vari contributori, che non provengono tutti dal mondo tecno-scientifico in senso stretto. 

Lo scienziato che contribuisce con un suo scritto alla divulgazione deve essere capace, per effetto della contaminazione di cui sopra, di parlare ad un pubblico di non addetti ai lavori ed ecco l’utilità di un approccio di contaminazione tra la cultura scientifica e quella umanistica.

 

Longo ribadisce che bisogna fare uno sforzo per contaminare queste culture.

E critica gli specialisti che credono che la divulgazione sia una perdita di tempo. Spesso la tecnoscienza è percepita come un soggetto arido ed il compito di comunicarla è utile proprio per renderla più leggibile da tutti, in modo da combattere l’analfabetismo scientifico di massa.

Specter denuncia che l’analfabetismo scientifico in America è molto basso, più di quanto si credi al di qua dell’Atlantico e che gli scienziati sono spesso chiusi nel proprio sapere, il che costituisce l’approccio contrario al concetto di divulgazione.

 

Seguono interventi sulla presentazione e la qualità della rivista, che cerca un linguaggio non paludoso, avvalendosi anche di immagini e di uno stile grafico apprezzato dai lettori.

 

Il linguaggio e lo stile comunicativo sono le carte vincenti per comunicare scienza, ricerca e innovazione, utilizzando la comunicazione di tipo divulgativo non per indottrinare accademicamente ma per condividere conoscenza, incontrando così l’interesse del grande pubblico anche dei non addetti ai lavori.





24 ore sulle notizie, 24 ore sui fatti? – dal Festival del Giornalismo

10 04 2008


I canali all news. Opportunità, problemi e punti di vista dell’informazione continua.

Su questo tema conferenza con:

 

·         Roberto Chinzari, giornalista Rai Tg2 (moderatore)

·         Nicola Lombardo, caporedattore Sky Tg24

·         Corradino Mineo, direttore RaiNews 24

·         José Maria Pedrero, vice direttore Canal 24 Horas

·         Barbara Serra, conduttrice di Al Jazeera International

 

Introduce Chinzari narrando come la CNN sia stata la capostipite dei canali all news; spesso questi canali offrono una visione del mondo e gli ospiti illustreranno il loro punto di vista sui problemi e sui meriti dei canali che rappresentano.

 

Barbara Serra, che parla benissimo in italiano con un fascinoso accento anglosassone, espone l’importanza di un canale del mondo arabo in lingua inglese, per essere internazionale e affiancare Al Jazeera araba, divenuto famoso dopo l’ 11 settembre.

 

Pedrero spiega che Horas 24 vuol divulgare l’informazione dove si parla spagnolo nel mondo; grazie alla legislatura di Zapatero, i canali come il suo sono indipendenti dal potere politico, dice.

 

Nicola Lombardo spiega che,dopo RaiNews 24, da 5 anni c’è Sky tg24. Sottolinea che si è scelto di investire sui giovani anche con poca esperienza.

Lombardo spiega che i canali all news richiedono anche resistenza fisica, oltre che mentale e che lo spazio per una maggiore diffusione in un mercato competitivo esiste, ma conviene solo a chi può appoggiarsi ad una struttura di base già grande (come Sky e la Rai) e chi può investire dunque del denaro senza aspettarsi un grande ritorno economico.

 

Corradino Mineo dirige il primo canale all news italiano, nato 9 anni fa ma meno potente nei mezzi rispetto a Sky, RaiNews è la seconda rete all news più seguita.

 

Chinzari pone una questione ai relatori che operano in Italia, chiedendo se davvero si è mai creduto in questi progetti. Mineo risponde che c’è un generale disinteresse; non si sa per esempio chi si debba occupare di Rai Med. In Francia c’è maggiore attenzione, come nel caso di France 24, anche se lì si vuol imporre il proprio punto di vista (francese) rendendolo in tutte le lingue.

 

Per quanto concerne l’interesse che questi canali suscitano, Chinzari chiede se vi è spazio per notizie che non siano le solite 10 più trattate nei Tg. In generale lo spazio c’è dice B. Serra, Pedrero aggiunge che comunque, il canale sembra interessare di più sotto elezioni.

 

La questione che si pone maggiormente è l’uso delle fonti informative e la possibilità di sviluppare un network. La rete spagnola ha dei corrispondenti e non si affida solo alle agenzie internazionali come la Reuters. Barbara Serra dice che costa avere corrispondenti e che i canali all news, come sottolineato da tutti, non consentono un buon rendimento economico. Le agenzie sono usate anche da Al Jazeera, bilanciando questa fonte con i corrispondenti inviati. Sottolinea anche come in Al Jazeera International vi siano tante donne, anche in posizioni direttive e di caporedattori. Lombardo aggiunge che l’uso di fonti di agenzia sia indispensabile e spesso opportuno anche per le immagini che sono frutto di un buon lavoro. Anche Mineo considero buono il lavoro delle agenzie e che spesso l’inviato si trova in situazioni, come la zona verde di Baghdad, dove non si può muovere e non può quindi avere una quantità di notizie pari a quelle che la stessa redazione può avere in maniera molto più semplice. Di fatto, in molti casi, all’inviato viene detto cosa deve dire perché questi non possiede informazioni a sufficienza. Pedrero dice che Horas 24 ha anche inviato giornalisti a Pechino ma ammette le difficoltà di luoghi complicati per un inviato. Barbara Serra pone anche il problema dei tempi stretti dalle dirette, che non permettono di fare del giornalismo di approfondimento.

 

L’ultimo tema affrontato dai relatori su input del moderatore riguarda l’innovazione tecnologica e come questa cambi le all news. Sky Tg 24 ha avviato l’esperienza del Reporter diffuso. Al Jazeera utilizza molto youtube per diffondere l’informazione di network e Barbara Serra crede in un’ipotesi che in futuro veda i tg tradizionali sul web e non più in tv, ma Mineo non crede in questo cambiamento in riferimento al nostro Paese. Pedrero parla di compatibilità tra i tg tradizionali e dei canali all news con le nuove tecnologie, come il web. Ammette la difficoltà di fare approfondimenti e mette in evidenza infine che nei Tg è importante l’audience, nei canali all news non è così.

 

Dunque se non si insegue l’audience e non si riesce a fare approfondimento, qual è il posto dei canali all news, con quale futuro..





Media e potere – dal Festival del Giornalismo

10 04 2008


Se Alastair Campbell fosse stato lo spin doctor del Presidente Richard Nixon, Carl Bernstein con l’inchiesta sul Watergate sarebbe riuscito a costringere Nixon alle dimissioni? Il rapporto tra media e potere è cambiato e come negli ultimi 40 anni?


Su queste domande, conferenza con:

  • Franco Arcuti, portavoce della Presidente Regione Umbria (introduce)
  • Carl Bernstein, insieme a Woodward con il caso Watergate ha segnato la storia del giornalismo americano e mondiale
  • Alastair Campbell, chief press secretary e spin doctor del Primo Ministro britannico Tony Blair dal 1997 al 2003
  • Marcello Foa, inviato speciale Il Giornale
  • Angelo Mellone, editorialista Il Messaggero (moderatore)

 

Partiamo dalla domande iniziali: oggi gli apparati di comunicazione dei governi, dotandosi anche di spin-doctors, sono più attenti nel tentare di non far arrivare i giornalisti alla verità.

Bernstein nota come non sia più possibile, non più tollerabile sbagliare, semplicemente, senza avere conseguenze disastrose ed ecco un motivo di tanta attenzione alla gestione dell’informazione dei governi. Ciò che più conta è il denaro, prosegue Bernstein, non la veridicità della notizia. Ciò che il giornalista vorrebbe o dovrebbe è rendere l’informazione di dominio pubblico, non rovesciare i governi, questo è il ruolo dei giornalisti.


Sembra che il problema fondamentale, insiste Bernstein, sia la pigrizia, che fa dimenticare che la responsabilità del giornalista è d’illuminare e decidere cos’è una notizia.


E la funzione dello spin-doctor? Non è un portavoce classico ma un professionista della manipolazione dell’informazione, uno stregone della notizia
. Campbell dice che lo spin-doctor è nato come risultato dei dibattiti televisivi americani e che è una figura diversa dal portavoce, il quale cerca di far capire le idee da comunicare. Ma cosa è legittimo e cosa illegittimo, chiede Mellone a Campbell, sull’attività dello spin-doctor. Legittimo è comunicare l’informazione, illegittimo è il mentire ai media che veicolano il messaggio falso al pubblico, risponde. Molti giornalisti inoltre, cercano oggi di esporre incessantemente il mal operato dei politici.

Ci si chiede allora quale rapporto esista tra giornalisti e spin-doctors e Foa dice che spesso i migliori spin-doctors sono ex giornalisti e conoscono le dinamiche dei media e a cosa è interessato un giornalista ma lo stesso non si può dire nel senso inverso. I portavoce poi, anch’essi come gli spin-doctors, non necessariamente possono dire sempre la verità. E per quanto riguarda il ruolo della comunicazione politica, Foa aggiunge che essa è divenuta predominante nei nostri dipartimenti per l’informazione dei governi.

Il giro finale di domande poste ai relatori da Mellone.  


A Campbell, che giornalista sarebbe se tornasse a farlo, tenendo in considerazione la sua notoriamente scarsa simpatia verso la categoria. “Non ne ho idea”, risponde il più considerato spin-doctor a livello mondiale, perché lui, dice, anche quando scriveva articoli per i giornali, e lo fa ancora, ha sempre scritto per orientare politicamente il lettore in favore dei laburisti. Un’ammissione di partigianeria schietta, aggiungiamo.


A Bernstein, se si è mai sentito sfruttato da una fonte d’informazione. “Sicuramente”, chiosa Bernstein, ma non è accaduto spesso; comunque ci provano spesso ha aggiunto.


A Foa, postulando la contiguità con il potere, il collateralismo etc., com’è la situazione della spin industry in Italia. Secondo Foa, che fa i suoi interventi in inglese e che si dichiara ammiratore degli Usa in tutti i suoi aspetti e in specie considerandoli la democrazia migliore al mondo, in Italia le coalizioni non favoriscono, a differenza dei sistemi a bipolarismo perfetto, lo sviluppo di una gestione della comunicazione di spin sul modello anglosassone, a causa del livello di litigiosità dei partiti.


Foa, la massima rappresentazione della democrazia è costituita dal sistema di differenziazione partitica; ridurla a due, quasi indifferenziati, è renderla semi-democrazia, povera e limitata.





Sono al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia

9 04 2008

Festival Internazionale del Giornalismo

Da oggi fino a domenica sono a Perugia per partecipare al Festival Internazionale del Giornalismo.

Giornalisti e operatori dei media da tutto il mondo si confronteranno sui grandi temi dell’informazione, dal 9 al 13 aprile.

In programma circa 50 eventi tutti ad ingresso libero, tra dibattiti, interviste, workshop, mostre, proiezioni di documentari e presentazioni di libri che coinvolgeranno oltre 150 ospiti italiani e stranieri. Un’occasione, anche per i non addetti ai lavori, per conoscere da vicino una professione di grande fascino e di grande responsabilità.

Libertà di stampa e diritti umani, l’importanza della comunicazione ambientale, l’informazione economico-finanziaria, come comunicare scienza e innovazione, il fenomeno dei blog e il giornalismo partecipativo, la crisi in Medio Oriente e l’informazione dai fronti di guerra, il giornalismo investigativo e di denuncia, il futuro dei giornali di carta, come è cambiato l’accesso alla professione, il rapporto satira e informazione. Queste alcune delle tematiche al centro dei dibattiti.

(stralcio comunicato stampa festivaldelgiornalismo.com)

Il programma completo su www.festivaldelgiornalismo.com
 
 
 Buon giornalismo a tutti ma..resto in stato d’attenzione, seppur con minor tempo a disposizione, sull’approssimarsi delle elezioni.