Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum

20 06 2009

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni

Astensione sul referendum elettorale Guzzetta-Segni


Trascorse due settimane dalle elezioni europee e dal primo turno delle amministrative, urne nuovamente aperte il 21 e 22 giugno per il referendum elettorale e per i ballottaggi che riguarderanno elezioni Provinciali come a Milano e Torino ed elezioni Comunali in capoluoghi come Bari, Bologna e Firenze, tutti di rilevanza politica nazionale.

Non riuscendo o non volendo ammettere il calo di consensi e il fallimento elettorale delle loro aspirazioni sul bipartitismo, i due partiti numericamente più consistenti continuano a pensare ad altro. Al Pdl si sono impegnati, nei giorni scorsi, nell’approvazione, in un ramo del Parlamento, del Ddl Alfano sulle intercettazioni; noti giornalisti lo contrastano con un appello contro quella che definiscono legge-bavaglio alla libertà dell’informazione e che considerano come un duro colpo alla giustizia penale, come spiegano il Procuratore a Torino, Caselli e il sostituto Procuratore a Palermo, Ingroia.

Al Pd si è aperta la corsa per gli aspiranti segretari, con dichiarazioni di chi sta con chi che ancora una volta mostrano il proverbiale tempismo strategico (è un’ironia, serve specificarlo?) dei suoi dirigenti.

Berlusconi intanto è nervoso per le penose vicende e rivelazioni che lo riguardano, comprese le registrazioni audio della D’Addario a Palazzo Grazioli (“vai ad aspettarmi nel letto grande”) di cui fonti diverse riferiscono a Repubblica.

Non è un caso né un complotto che venga fischiato ad ogni incontro pubblico; tra chi va in piazza c’è chi lo fa con delle ragioni e non per semplice acclamazione. Sono segno che il Premier non ha il consenso che crede nel Paese: i suoi numeri elettorali sono frutto, come sanno gli analisti, del voto subliminale dei telespettatori, non dunque di quello degli elettori informati. Viene da pensare alla sua apprensione alla notizia che a Roma e in altri comuni del Lazio, dove vi è stato qualche giorno fa il passaggio sul digitale terrestre di RaiDue e Retequattro, ancora tanti anziani non abbiano il decoder che ne permetta la visione. La disinformazione diffusa da quelle Tv, infatti, è essenziale per i voti al Pdl e a Berlusconi.

E’ pur vero che ci pensa la rete ammiraglia a lavorare in modo favorevole al Governo ed al suo Premier, con il suo Tg1 che tende a nascondere notizie come quelle che riguardano la protesta degli abruzzesi davanti Montecitorio e l’inchiesta barese sugli ormai celebri festini; quelli in cui Berlusconi sarebbe, “eventualmente” come precisato dal suo avvocato, l’utilizzatore finale (delle ragazze invitate a partecipare). I Tg hanno poi mostrato il Presidente del Consiglio che, commentando tale vicenda da Bruxelles, promette di “far fuori anche questa spazzatura (l’informazione?) come ha fatto per quella di Napoli”. Infatti l’ha fatta fuori dal Centro della città e spostata in zone meno visibili del napoletano. Ha anche detto, a Cinisello Balsamo, che “in un Paese democratico la maggioranza governa”; il problema è che tale sistema non calza per l’Italia causa fallacia del suo presupposto.

Ma veniamo all’altro elemento di questa tornata elettorale: il referendum; 3 quesiti referendari proposti dal comitato presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni.

A tal proposito ritorna d’attualità quanto da me scritto nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona soluzione”

Resto contrario, per usare parte del titolo di un articolo di Giovanni Sartori, a queste proposte referendarie.

Così come sono contrarie altre voci, autorevoli, come quelle di Stefano Rodotà, Asor Rosa, Furio Colombo (3 audio) e di Gustavo Zagrebelsky. Per quanto riguarda politici e partiti, Berlusconi e France­schini sono per il sì ma nei ri­spettivi partiti non mancano i contrari. Nel centrodestra la Lega è fortemente critica, nell’opposizione sono contrari, tra gli altri, l’Idv-Lista Di Pietro (articolo di Pancho Pardi), i Radicali (dichiarazione di Pannella), Sinistra e Libertà (il suo antiquorum e Claudio Fava dal sito di Sd)

I referendum sono abrogativi e in questo caso finirebbero addirittura per peggiorare la legge elettorale vigente perché attribuirebbero il 55% dei seggi ad una sola lista (o partito) che abbia solo ottenuto più voti delle altre, quale che sia lo score totale e in percentuale. E con la conferma di uno sbarramento eccessivo, del 4% alla Camera e dell’8% al Senato che è contrario ai principi del pluralismo.

Solo la proposta riportata sulla scheda referendaria di colore verde, in cui si chiede di abrogare la possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura, per la Camera dei Deputati, in più di una circoscrizione, è facilmente sostenibile ma non risolve il cuore del problema: le candidature calate dall’alto delle gerarchie di partito e l’impossibilità per i cittadini di esprimere le preferenze.

Ricordiamo, per chi si recasse alle urne per i ballottaggi, che è possibile rifiutare le tre schede di referendum oppure, per coloro che proprio non riescono a fare a meno di andare al seggio, è possibile accettarne una soltanto e dunque esprimersi su quella (la verde citata poc’anzi e che sembra godere di un consenso generalizzato).

Meglio scongiurare quella che apparentemente sembra essere l’opzione più semplice, l’accettazione di ogni scheda. E’ invece altrettanto semplice e più consapevole l’esercitare il diritto di rifiutare le schede referendarie, dicendo di non volerle e che venga annotato nei verbali del seggio.

La differenza tra il voto per il “NO” e il non votare è importante e sta nel calcolo dei votanti. Perché votare “NO” ai quesiti, come pur suggerito da alcuni, contribuirebbe al raggiungimento del quorum del 50%+1 degli aventi diritto e potrebbe rivelarsi controproducente per gli stessi contrari al contenuto delle proposte.

Per ottenere l’obiettivo di non far approvare le proposte referendarie, la scelta strategica è quella del non voto: rifiutare le schede referendarie, (per chi vota ai ballottaggi) oppure quella di non andare alle urne (a Napoli per esempio non ci saranno che quelle schede), scegliendo di battere il referendum – Porcellum 2 facendo astensionismo attivo e consapevole.


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2 responses

20 06 2009
Masmo

quoto “E’ invece altrettanto semplice e più consapevole l’esercitare il diritto di rifiutare le schede referendarie”

certo, molto consapevole rimanere a casa seduti sulla poltrona invece di esercitare un diritto, peraltro sfruttando a proprio favore coloro che non andrebbero a votare a prescindere..
attenti, chè morirete per “eccesso di democrazia”!

21 06 2009
Fab (Blogue Pol)

E’ esercitare un diritto, ripeto, anche il rifiutare le schede o non il recarsi alle urne. Quell’ “invece” non tiene conto di questo diritto.

E’ una scelta consapevole, nel merito di queste proposte referendarie, quella di astenersi e/o non votare. Le motivazioni spiegano l’astensionismo attivo; che è cosa diversa, anche dal punto di vista dell’analisi elettorale e politologica, da quello di coloro che non andrebbero a votare a prescindere. Il fatto che si sommino (“sfruttando”) è un fattore in primis numerico, non per forza strategico.

Non so perché l’uso del plurale ma siamo ben lontani, nel nostro Paese, dalla possibilità di un “eccesso di democrazia”. Piuttosto, si rischia la fine della stessa, nella sorta di dittatura subdola che viviamo!

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