La Rifondazione che non c’è

28 07 2008

 

Il progetto di una “Costituente per la Sinistra”, già ferito dalla proposta presentata dai partiti di sinistra alle elezioni dello scorso aprile, risultata essere più sommatoria e di cartello che programmatica, appare adesso definitivamente tramortito. All’indomani dell’elezione dell’ex ministro Paolo Ferrero alla segreteria di Rifondazione Comunista, in termini numerici il partito maggiore di quella Sinistra Arcobaleno del 3% scivolata fuori dal Parlamento, gli esiti dei congressi di tre delle quattro componenti originarie (fa eccezione Sinistra Democratica, movimento promotore della Sinistra unitaria) sembrano segnare l’interruzione definitiva di un percorso accidentato nonché scarico di una necessaria convinzione e partecipazione dal basso.

Il successo della mozione di Ferrero, preferita a quella dell’altro candidato Nichi Vendola, esprime un senso di chiusura verso le ipotesi unitarie e, dunque, il ripiegamento su un sentimento di appartenenza ideologica e identitaria che la sconfitta elettorale di quest’anno ha reso non più proponibile nella società politica attuale e che potrebbe portare, a fronte di un effimero scatto d’orgoglio nominale “comunista” e simbolico nella falce e martello, al tramonto definitivo dell’idea di cambiare la società proponendosi come parte decisoria e di governo.

Molti parlano di morte della Sinistra, chi della fine di Rifondazione. Comunque, una scelta della maggioranza di un partito di rinchiudersi nel proprio recinto, già fuori dall’arco parlamentare. Una dichiarazione di resa alla possibilità di poter (ri)costruire una piattaforma comune per la nascita di una Sinistra più moderna, post-ideologica e plurale, in un blocco politico e sociale. Restano le polveri di un avamposto che sembra rinunciare a guardare in prospettiva e che, relegandosi a baluardo del passato, in futuro rischia d’incidere davvero poco sulle sorti del Paese, senza poterne attraversare le aule parlamentari.

Restano anche le ipotesi di scissione, i problemi locali e le contraddizioni. Da quella del neo segretario Ferrero che, pur affermando un’essenza comunista netta e indipendente, ha dichiarato che il partito non uscirà automaticamente dai governi locali condivisi con altre forze del centrosinistra (qui si fa l’esempio critico di Napoli e della giunta regionale della Campania) a quella dello sconfitto Vendola che, scegliendo per ora di restare, sul piano nazionale, all’interno di un partito residuale per guidarne una corrente minoritaria (che prenderà il nome di “Rifondazione per la Sinistra” e che sembra voglia muoversi autonomamente) non mostra le auspicabili doti di una guida che possa rendersi protagonista di una modernizzazione politica da sinistra del Paese.

Quale sole per l’avvenire? Soli, i nostalgici di una rifondazione che non c’è.

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30 07 2008
Fab-Blogue Pol

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