Un popolo di navigatori guardoni, che soffre d’invidia del fisco

3 05 2008

 

ultime chiavi di ricerca - statistiche Blogue Pol

Quella in figura è una sezione delle statistiche di questo spazio che elenca le chiavi di ricerca usate più recentemente nella giornata di oggi e che hanno portato a questo blog.

Chiavi di ricerca incentrate su uno stesso tema, quel tema; è un dato che sa un po’ di vergogna collettiva.

Si possono trovare tanti contenuti interessanti sulla Rete ogni giorno e di più alto tasso culturale ma la stragrande maggioranza dei navigatori del web è impegnata da alcuni giorni nella ricerca ossessiva dei files e dei links, più che della notizia, magari delle leggi, recanti i redditi del vicino, dell’amico, del parente. Un popolo di smanettoni della rete, alla ricerca presumibilmente di una giustizia fiscale fai da te, in uno Stato che potrebbe chiamarsi, con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, di “Polizia fiscale partecipativa”. Con Visco a capo promotore delle ronde del fisco.

E’ una vergogna per questo Paese, gli osservatori stranieri ci deridono, poiché in altri paesi le dichiarazioni dei redditi sono protette dalla privacy, contrariamente a quanto affermato da Visco in un primo momento per cercare di riparare alle figure a cui i nostri governanti ci hanno abituati.

E’ un’espressione del decadimento culturale del Paese ed è un problema che necessita di valori. Ma anche l’espressione di un popolo che, è sintomatico, ancora elegge Berlusconi e che si merita Berlusconi per altri 100 anni. (Il suo medico siciliano dichiarò qualche anno fa che illo si è reso quasi immortale grazie allo stress da turbe giudiziarie, va a finire che lo diventi)

Nel post scritto ieri sulla vicenda, volutamente non ho inserito le istruzioni precise (tanto le si possono trovare su tanti blog, siti e, cosa più terribile, sui siti dei quotidiani, che hanno pensato di fare informazione ma che con che qualità) per trovare i files tanto preziosi e scambiarli con gli altri cercatori d’oro, connettendosi con il sistema pireto a pireto, (peer-to-peer) tu mi dai l’elenco dei furbetti delle tasse e io ti do quello dei presumibili onesti. Non ho voluto e non voglio aiutare i visitatori a curare le loro psicosi da reddito inferiore a quello del vicino, cosa che quando scopriranno aiuterà il loro sfogo-bisogno di rosicare. E avevo fatto la scelta giusta prevedendo, con un po’ di raziocinio e un minimo di cultura giuridica, che la Procura avrebbe aperto un’inchiesta. Probabilmente e purtroppo non credo ci saranno conseguenze perché si tratterebbe d’individuare tanti navigatori e si dovrebbero punire anche i giornali che hanno favorito la diffusione dei files dando le dritte per cercarli. Ad ogni modo, la Polizia postale dovrebbe darsi da fare, si spera

Per questi cercatori sguinzagliati nelle loro pulsioni sadomaso dalla mossa furba di Visco e dell’Agenzia delle Entrate, voglio contribuire a rilanciare la richiesta dell’Authority Garante della privacy, che ha precisato che l’accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sé liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».

Intanto, le iniziative giudiziarie non hanno tardato ad arrivare. Il Codacons, associazione dei consumatori che per prima si è resa operativa sulla vicenda realizzando un modello di richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy, ha presentato una denuncia penale in 104 Procure contro il viceministro uscente dell’Economia, Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», ha spiegato il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio”.  

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

La Stampa, come si scriveva, è il quotidiano che meglio ha affrontato la vicenda con competenza e senso di responsabilità, così come riconosciuto in una lettera inviata dal Garante della privacy, Francesco Pizzetti, formulando anche proposte equilibrate sulla cosiddetta operazione trasparenza, come quella di Mario Deaglio.

Il suo esempio mette anche in evidenza la differenza tra chi cerca di fare buona informazione e chi fa un’informazione scorretta, al servizio del proprio potentato politico di riferimento. E’ il caso di Repubblica (on line), che oramai da tempo attua uno stile d’informazione qualitativamente in ribasso, con articoli che pur di contrastare Beppe Grillo si prestano ad essere letti con disgusto. In questo episodio, oltre a fornire le informazioni per i guardoni, ha istituito un sondaggio che nella formulazione delle possibili risposte è scorretto, con un indice di tendenziosità e con un’ incompetenza (ma direi malafede, al fine di difendere un esponente del Pd) nell’uso dello strumento d’indagine d’opinione che evidenzia una “piega” del suo giornalismo davvero negativa.

A questo si è aggiunto il richiamo che sa di censura della Rai a Santoro, per avere fatto informazione libera nella puntata in cui ha trasmesso spezzoni del V2-Day. Un’informazione sempre meno libera. Sempre più, sembra che Grillo abbia ragione.

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25 responses

3 05 2008
mikecas

tu hai proprio capito tutto…..
🙂

3 05 2008
Fab-Blogue Pol

Mi fa piacere che apprezzi le mie riflessioni, grazie 🙂

4 05 2008
salvosimone

Mi trovo abbastanza d’accordo con te, già ieri infatti avevo pubblicato un post simile ma molto più sintetico

4 05 2008
Laura TS

di grillo mi interessa poco
se guadagna bene
tanto meglio per lui
nessuno costringe nessuno a comprare i suoi prodotti e a seguire i suoi spettacoli

quello che invece mi interessava è spronare i cittadini italiani ad un comportamento virtuoso

in una società come la nostra, ove la furbizia viene privilegiata all’onestà, una buona dose choc di trasparenza ci farebbe bene; diciamo che è una questione di educazione sociale.

I controlli fiscali, in questo caso, servono e dovrebbero esserne fatti in quantità; ma molto di più può la pressione sociale.

I paesi con l’evasione fiscale più bassa sono anche i paesi ove non pagare le tasse è considerato molto disdicevole.
La propria ricchezza si dimostra anche da quante tasse si pagano
(pago molte tasse, sono molto ricco).

4 05 2008
Laura TS

oltretutto io non sono neanche andata a guardare gli elenchi
non mi interessa fare la guardona
mi interess ail principio di trasparenza

e poi…
nel momento in cui la porta è aperta
guardare dal buco della serratura è un po’ da cretini

4 05 2008
Fab-Blogue Pol

@ salvosimone:

Con il passare delle ore sto constatando che le ragioni che adduco, già nel post precedente, ricevono sempre più conferme dal punto di vista normativo. Darò un’occhiata al tuo contributo; mi farà piacere se vi troverò elementi di accordo

4 05 2008
Fab-Blogue Pol

@ Laura TS:

Su Grillo, facciamo un’identica riflessione; molti non comprendono che il fatto che sia ricco non è disdicevole; l’importante è che sia onesto nel pagare le sue tasse, coerentemente con le sue denunce/proposte sull’onestà.

Sul concetto in generale di onestà fiscale, c’è un problema che come evidenzi tu è più complesso, che pervade la società italiana. Un atteggiamento che va a scapito dell’onestà e dunque sono importanti sia l’educazione alla legalità sia una cosiddetta pressione sociale che però non deve trasformarsi in Polizia fiscale privata, ma deve mostrarsi come comportamento virtuoso personale di esempio per la collettività. C’è da lavorare socialmente sulle coscienze.

E’ bene rinforzare i controlli fiscali per combattere l’evasione ma è un compito che non può e non deve essere assunto dal cittadino, altrimenti ognuno si sentirebbe legittimato ad arrogarsi la possibilità di farsi giustizia da sé e non solo in campo fiscale e lo Stato perderebbe le proprie funzioni di delega, rappresentanza e responsabilità a nome della collettività.

Purtroppo la ricchezza non si vede da quante tasse si pagano perché molte di quelle che stanno circolando sono dichiarazioni di persone fisiche che potrebbero suddividere le proprie ricchezze reali attraverso società collegate. Dunque non serve neppure andare a curiosare tra le dichiarazioni IRPEF dei contribuenti, come molti stanno facendo violando la legge sulla privacy. La trasparenza è un bene, ma non deve fagocitare la tutela delle informazioni sulla vita privata. Se poi non si ha fiducia nello Stato e nella sua lotta all’evasione è un conto; ma i controlli (che poi cosa farebbero scattare se incongruenti, le denunce anonime di massa?) non spettano al privato cittadino sugli altri privati cittadini, che non sono soggetti pubblici.

4 05 2008
Laura TS

“non spettano al privato cittadino sugli altri privati cittadini, che non sono soggetti pubblici.”

ni…
so che ci sono dei rischi
ma vorrei che anche i singoli cittadini comprendessero che bisogna prima di tutto responsabilizzare s estessi
per esempio
perchè bisogna accettare passivamente il fatto che un commerciante non faccia lo scontrino…?

4 05 2008
Smanauz

Ebbene sì, c’ho invidia del vostro fisco bestiale.

4 05 2008
Fab-Blogue Pol

@ Laura TS:

oltre ai rischi, è anche questione di un ruolo istituzionale che non possiamo confondere..non ci possiamo sostituire di nostra iniziativa allo Stato, altrimenti si creerebbe un far west.

Poi, nel caso specifico che si discute, la differenza tra soggetto pubblico e privato è fondamentale. Possiamo adottare un comportamento virtuoso, questo si, come nel buon esempio pratico che hai fatto, in modo da responsabilizzare l’altro.

4 05 2008
Fab-Blogue Pol

@ Smanauz: ci vuole un fisco bestiale..
che attui i controlli dovuti, non lasciando il compito ai cittadini lanciandoli in una caccia al tesoro (degli altri).

4 05 2008
VTummi

Ho scritto a FAB in un altro blog, ma ripropongo il tema in questo.

L’incredibile vicenda di questi giorni è probabilmente molto più seria e complessa di quanto potrebbe apparire. Mi pongo due domande:

1. Ma perché è stato fatto?

In Italia, ancora oggi, dovrebbe essere in vigore la democrazia; uno dei pilastri che la sostiene è l’Opinione Pubblica; non certo quella che si occupa del calcio o del tempo, ma quella con le lettere maiuscole, ovvero quella che ha per oggetto il bene e l’interesse di tutti, come afferma efficacemente il Prof. Sartori (La Democrazia in Trenta Lezioni – Lezione n° 5). Pertanto un avvenimento storico e sconvolgente come la pubblicazione su un sito internet (con tutto ciò che ne consegue, come la cronaca sta riportando) delle dichiarazioni dei redditi di TUTTO il popolo italiano avrebbe meritato preventivamente un SERIO dibattito pubblico e successivamente un annuncio circa la decisione presa di diffondere i dati. Questi ultimi due passaggi non sono accaduti. Perché ? Vista l’enormità di quanto accaduto non si può liquidare la faccenda con qualche battuta o con qualche irritazione raccolta nelle solite interviste di rito. Perché un Ministro della Repubblica ha disposto o permesso un atto del genere ? E’ stato solo un atto superficiale ? Oppure si è trattato di un atto politicamente cercato ? E perché ? Per danneggiare l’avversario entrante (“hanno avvelenato i pozzi”); per punire la propria parte politica e gli elettori (muoia Sansone e tutti i filistei); per danneggiare l’avversario emergente (Grillo) che viene, almeno nelle intenzioni, squalificato o ridimensionato ? D’altra parte non c’è giornale che non riporti, quasi con soddisfazione, l’indignazione che una parte del popolo della rete avrebbe manifestato, fino ad arrivare all’insulto ed alla delegittimazione di commentatori come Mughini, che si domanda “com’è che uno che dichiara al fisco 4 milioni di euro vestisse come un pezzente e avesse addosso la divisa del pezzente. Forse perché sapeva di stare ragionando come un pezzente e di stare rivolgendosi a pezzenti mentali” (Libero, sabato 3 maggio).

2. E’ veramente un’operazione di trasparenza ed in quanto tale aiuta a combattere l’evasione?

Eccezion fatta per il quotidiano Italia Oggi che ha dichiarato di essere in possesso dei dati scaricati direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate (ma sarà veramente così?, chi può certificarlo? Sono riusciti a scaricare in così poco tempo i dati di 40 milioni di contribuenti o meglio della totalità dei Comuni italiani?), i dati che circolano sulla rete ed anche quelli che stanno pubblicando diversi giornali come Libero (che non cita la sua fonte) o Il Sole 24 Ore (che dice esplicitamente che i dati sono ottenuti tramite peer to peer) NON SONO PER NULLA ATTENDIBILI, per cui sono buoni ed utili sono per darli in pasto a chi voglia soddisfare la propria curiosità e, soprattutto, per aumentare le tirature dei giornali, inventandosi l’allegato “Dichiarazioni dei Redditi 2005” in alternativa al CD musicale, o all’ultima serie di Montalbano. I dati ottenuti attraverso la rete, infatti, possono essere (e lo saranno stati certamente) ampiamente alterati. I files, così, si trasformano in una vera e propria arma e come tutte le armi possono essere utilizzati sia per offendere, come arma di ricatto se in possesso di gente priva di scrupoli, sia come arma di difesa, dal momento che possono essere modificati a piacimento da chi desideri evitare una sovraesposizione della sua persona; e questo può farlo tanto chi voglia evitare che si pensi che abbia evaso, ritoccando verso l’alto il dato, tanto chi, volendo davvero tutelare la sua privacy, non gradisca che i colleghi, i parenti, gli amici, i vicini e la criminalità non organizzata conoscano l’ammontare esatto dei suoi redditi. Escludo quella organizzata perché quest’ultima, come si affannano a ripetere tanti pregevoli commentatori, ha altre fonti informative, per cui, ci dicono e rassicurano i bene informati, è impossibile che abbia necessità di questi dati. Ma se i dati, almeno potenzialmente, non sono più attendibili, allora il web si dimostra una sorta di medicina omeopatica, dal momento che paradossalmente nel negare la privacy di tutti i cittadini, visto che i dati rimangono in rete contro la volontà della loro diffusione, contemporaneamente finisce per sancirla, dal momento che oggi nessuno può garantire sull’attendibilità di quei dati. Se dico che tizio ha il cancro ed è vero, sto violando la sua privacy, ma se dico la stessa cosa e non è così, allora non sto violando la sua privacy, ma sto riferendo una menzogna.

Visto che tanti stanno insorgendo a tutela della trasparenza, mi chiedo: in funzione e nel nome di quale trasparenza si stanno diffondendo questi dati ? Della trasparenza mirata ad incentivare la delazione sulla base di un dato non ufficiale ? Della trasparenza mirata al commercio, più o meno lecito ? Ma la vera trasparenza è indispensabile verso il Fisco, non verso gli altri cittadini. La lotta all’evasione non si fa con il “controllo sociale” basato, a sua volta, sull’invidia sociale; è un pericoloso strumento che riporta e ricorda regimi di stampo dittatoriale. Esprimere un giudizio sul singolo solo sulla base di una dichiarazione dei redditi peraltro non attendibile è totalmente fuorviante. Se trasparenza deve essere, meglio autorizzare l’Agenzia delle Entrate a ripubblicare i dati. Meglio ancora: se trasparenza deve essere, diffondiamo anche i dati della Centrale rischi, di CRIF, dell’anagrafe dei rapporti finanziari, del catasto degli immobili e dei terreni, del pubblico registro degli automezzi e chi più ne ha più ne metta. Allora potremo avere un quadro attendibile per sentenziare se tizio è un evasore o se caio è veramente ricco. Ma se non sbaglio questi dati e questi compiti spettano all’Agenzia delle Entrate e non ai privati cittadini. Ed allora ritorno al primo quesito: ma perché è stato fatto?

5 05 2008
Fab-Blogue Pol

Grazie per essere passata/o di qui. E’ un po’ lungo come commento, sembra un post vero e proprio. Hai tanto da esprimere evidentemente e sarebbe forse opportuno se avessi un tuo blog, magari ci fai un pensiero.

Nell’orario in cui lo hai inviato avevo il pc spento. Considerando la sostanziosità del contenuto, cercherò di ritagliare del tempo in giornata per leggerlo tutto e rispondere, magari in maniera più breve.

Naturalmente, essendo questo uno spazio pubblico, se altri lettori vogliono commentare nel merito anche del tuo contributo, il loro apporto alla discussione è gradito.

5 05 2008
Fab-Blogue Pol

Le osservazioni poste da VTummi,

sia nell’impianto complessivo sia nel particolare delle questioni, mi appaiono tutte degne d’attenzione.
Cercherò di esprimere in maniera possibilmente concisa alcune personali ipotesi, atte anche a suffragare mie posizioni precedentemente espresse.

Il primo punto su cui concordo è costituito dall’opportunità di una legittimazione sociale (e non solo la legittimità giuridica) per un provvedimento di tal genere, una condivisione che non è data dai sondaggi post-facto. Su tale aspetto, sono da chiamare in causa gli organi responsabili della vicenda, vale a dire l’Agenzia delle Entrate e l’ex viceministro Visco. Inoltre, la proceduta corretta prevedeva la consultazione preventiva del Garante, l’organo istituzionale che presiede alla tutela dei dati personali, ancor più per un’iniziativa così sensibilmente innovativa da attuare sulla Rete web, la cui giurisprudenza in materia non sembra avere nel senso comune un quadro normativo fondante. Il fatto che non sia stato richiesto il parere dell’Authority è grave, una superficialità non so quanto non voluta, irrispettosa dei diritti di tutti.

Due sono le spiegazioni che mi vengono in mente: la prima è che Visco e il suo entourage non abbiano una conoscenza sufficiente del mezzo di diffusione internet, come per molti appartenenti alla sua classe politica e che la decisione si sia dunque macchiata di superficialità. La seconda è una motivazione di tipo politico per la quale l’ex viceministro, non avendo attualmente nulla da perdere, abbia pensato di lasciare in eredità al governo entrante una tensione popolare sulle disparità di redditi e fisco, il che potrebbe portare delle difficoltà al nuovo governo sul tema dell’abbassamento delle tasse, un cavallo di battaglia di Berlusconi. Da questo punto di vista, la strategia di Visco mi appare politicamente aggressiva; non so quanto possa risultare efficace perché siamo un popolo di corta memoria e la cosa passerà come tante altre.

Per quanto riguarda Grillo, non credo che l’atto sia stato concepito per colpire il singolo personaggio, anche se viene additato come il leader dell’antipolitica. (Ma su questa definizione non sono d’accordo) I giornali, piuttosto, hanno cavalcato l’onda per poter attaccare Grillo , per poter perseverare in una battaglia anti-Grillo. (Repubblica.it sembra farne una propria crociata)

Per quanto concerne il concetto di trasparenza, premesso che le pubblicazioni ad opera dei giornali come Libero e Il Sole 24 ore, avvenute per giunta dopo lo stop del Garante della privacy, (dunque negando sensibilità e rispetto per un organo istituzionale) sarebbero configurabili come istigazione al reato, (di diffusione di dati personali acquisiti in maniera fraudolenta) penso che questo principio non possa giustificare il superamento (violazione) delle norme sulla tutela dei dati personali. Se frutto di una strategia politica, questa non ha esitato ad imporsi sul cittadino-contribuente pur di contrastare l’avversario politico e questo aspetto è da giudicarsi molto nocivo per la collettività.

Naturalmente, i dati possono essere modificati (e questo penso lo sapessero tutti prima della decisione) e ciò può portare a conseguenze sul piano sociale e della veridicità delle informazioni personali. Spero che l’ipotesi che i giornali pubblichino in allegato o al proprio interno i dati dei contribuenti resti tesa a scongiurare l’ipotesi stessa. E’ interessante l’osservazione sul paradosso diffusione-alterabilità-privacy “di ritorno” sancita, ma di molteplice lettura.

Infine, queste osservazioni rendono evidente che il concetto di trasparenza così come lo si è forse concepito risulta puramente illusorio, proprio perché sembra che i dati possano essere modificati dagli utenti della Rete. Ecco perché esiste una differenza tra la disponibilità dei dati fiscali presso i Comuni, come prevede la normativa e la loro immissione indiscriminata in Internet, che non permette d’identificare chiaramente il richiedente, come invece vuole la normativa che molti continuano ad ignorare. Dispiace immaginare che possano essere modificati i dati di un ignaro contribuente, che potrebbero accompagnarlo in ricerche sulla rete in tutto il mondo, bene o male che sia.

Perché sia stato fatto non è semplice da affermare ma sono convinto che non sia stata un’iniziativa ragionevole. Tendo comunque a vederla su un piano politico.

6 05 2008
nevevalenti

Ennesimo elemento che non valuteranno quando continueranno a chiedersi ‘le ragioni della sconfitta’ :/

6 05 2008
Fab-Blogue Pol

Plausibile..tendono a nascondere a sé stessi le ragioni della sconfitta, facendo finta di niente sulle proprie insufficienze e sui propri errori. Forse bisognerebbe aggiungere anche questo elemento..

6 05 2008
franco

mi pare abbia troppe certezze….
“ricerca ossessiva dei files e dei links, più che della notizia, magari delle leggi, recanti i redditi del vicino”
magari cercare il proprio? visto che l’elenco non e’ affatto completo (si dice…) e magari impegnarsi in qualche modo legalmente (tipo class action)?????????
…. beato lei che ha di queste certezze….

6 05 2008
Fab-Blogue Pol

Su cosa le sembra io abbia troppe certezze? Vi sono senz’altro coloro che cercano anche i dati sul proprio nominativo, fa parte della curiosità di ognuno vedere il proprio nome pubblicato.

Potrebbero voler impegnarsi legalmente per fare una class action? Va fatta, la causa collettiva contro l’Agenzia delle Entrate. Poco fa ho letto che il Garante ha ribadito che la diffusione dei dati è illegale; se le è sembrato che io abbia certezze è perché basta avere un minimo di buon senso per rendersi conto che la diffusione dei dati è stata fatta contro la legge sulla privacy.

6 05 2008
clark kent

come non essere d’accordo 🙂

6 05 2008
Fab-Blogue Pol

Mi fa piacere 🙂 Ciò che più mi preme evidenziare su questa vicenda sono le ragioni giuridiche riguardanti la violazione della privacy, che sono state dichiarate in queste ore dall’Authority Garante e che avevo già illustrato sin dai primi momenti dell’iniziativa.

6 05 2008
Daniele Lussana

Credo che la cosa più assurda sta, non solo nella indignazione del “paladino della trasparenza” (GRILLO) ma nella morbosità con cui gli italiani si sono messi alla ricerca dei redditi dei vicini di casa, senza contare quelli che lo hanno fatto e lo faranno per dolo, ovvero per fini illeciti. Grazie Visco ci hai lasciato l’ultima perla ora per qualche decennio facci il piacere di non farti vedere…

7 05 2008
Fab-Blogue Pol

La possibilità di manipolazione dei dati è una delle conseguenze negative di quest’iniziativa. Già la semplice diffusione e scambio di queste informazioni, nella loro forma originaria o modificata, costituisce reato. Spero che tali cercatori d’oro abbiano ascoltato/letto la decisione di ieri del Garante sul fatto che non si possono più diffondere, così come spiegato nei Tg da esperti di diritto dell’informazione. (Ma era sufficiente un minimo di cultura giuridica per saperlo sin dall’inizio, come ho fatto io non divulgando le informazioni su elenchi di privati, come fatto anche da La Stampa)

Da buon genovese, a Grillo non avrà fatto piacere la pubblicazione dei propri redditi ma la sua indignazione è comprensibile. Grillo si fa paladino casomai dell’onestà e di una trasparenza che non si traduce nell’immettere sulla rete tutto della vita privata dei cittadini.

7 05 2008
pangea blu

stavolta non siamo d’accordo e, se ti va, passa da noi a leggere il post sull’argomento che abbiamo scritto oggi.

7 05 2008
Fab-Blogue Pol

Non siamo d’accordo però farebbe piacere saperne le ragioni..io ho espresso le mie, sostenute da una minima nozione delle norme giuridiche, che sono poi state tutte confermate dalla risoluzione del Garante che ha dichiarato l’illegittimità dell’iniziativa. Forse non si è d’accordo perché si pensa che io non voglia favorire il concetto della trasparenza? Non è così, ma resta il primato della legge sulla privacy, che è stata violata.

17 05 2008
Fab-Blogue Pol

Ancora in giorni recenti, ho notato come un po’ di utenti della rete siano alla ricerca degli elenchi on line dei contribuenti.
Nei giorni caldi della vicenda mi erano perfino stati chiesti, privatamente via mail, da un visitatore con il quale scambiai alcune opinioni in forma personale e che non intendeva manifestarsi attraverso i commenti pubblici e al quale naturalmente non diedi indicazioni per non incorrere nel reato ed alimentarlo collettivamente.

Voglio ricordare che l’iniziativa dell’ Agenzia delle Entrate, il cui direttore è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, è stata dichiarata «illegittima», in base a quanto stabilito dal Garante per la privacy, perché «la decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia».

L’avviso d’istruttoria del Garante ricorda anche che l’ulteriore diffusione on line delle dichiarazioni dei redditi «può esporre a conseguenze di carattere civile e penale». Secondo l’Autorità, «va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Web dell’Agenzia». Anche indirettamente significa anche attraverso i canali di scambio e condivisione di files peer-to-peer come Emule; dunque consiglio a tutti di non infrangere ulteriormente la legge e di abbandonare la propria sete da guardoni del web.

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