Festa della privacy dei contribuenti

1 05 2008

 

Oggi, 1° maggio, giornata internazionale del lavoro e dei lavoratori, ci si sofferma sulla triste constatazione che il bollettino dei caduti sul lavoro nel nostro Paese si aggiorna quotidianamente.

Da non trascurare, oltre al grave problema delle morti bianche, anche quello legato alle difficoltà di coloro che hanno un lavoro precario, che precarizza la vita stessa; a questo proposito, anche quest’anno in tante piazza d’Europa la manifestazione EuroMayDay.

 

L’altra notizia più titolata sui media tradizionali e che ha acceso anche la Rete, riguarda la decisione di ieri di Vincenzo Visco, viceministro uscente dell’Economia, di disporre con decreto il provvedimento di pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a firma del suo direttore Massimo Romano, dei nominativi e dei redditi dichiarati, con le imposte versate, di tutti i contribuenti italiani, relativi al 2005 e accessibili a tutti. Il sito, dopo alcune ore durante le quali è stato preso d’assalto dai curiosi amanti del gossip, è stato bloccato dallo stop del Garante della privacy, Francesco Pizzetti ma in queste ore si stanno diffondendo i dati attraverso il peer-to-peer di Emule e probabilmente attraverso altre possibilità come le cache dei motori di ricerca e chissà quanto altro.

Per alcune ore è stato possibile e molto semplice sbirciare sulle informazioni personali, sui redditi e le imposte sia di personaggi pubblici famosi, (ci sono giornali che subito ne hanno fatto una notizia carica di dati sui vip) sia di cittadini comuni, che si sono così visti spiati dal proprio vicino di casa, tenendo conto che lo spettegolare in casa d’altri e a questo punto perfino nelle tasche, è un’arte italiana ben sviluppata, segno di un decadimento culturale e di valori.

 

La polemica nasce dal problema della violazione della privacy. (Legge 196/2003) Mentre è infatti vero, come ha spiegato con un comunicato l’Agenzia delle Entrate, che una legge stabilisce la pubblicità dei dati e che la predisposizione degli elenchi dei nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall’articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973, e che tali elenchi erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia che nei Comuni, è una novità inquietante che si sia deciso di renderli pubblici on line, senza darne un’informativa specifica nelle dichiarazioni e dunque rendendoli così accessibili, senza richiesta motivata, a qualunque curioso.  

 

Molte sono le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, che stanno ragionando su azioni legali da intraprendere per permettere ai cittadini di chiedere il risarcimento dei danni di violazione della privacy (in primis il Codacons ha predisposto un modulo on line per promuovere una causa collettiva) e, naturalmente e immancabilmente, è scoppiata la polemica politica. A questa ha contribuito una dichiarazione alla stampa di Visco, inopportuna come le seguenti fornite dallo stesso ex vice-ministro nel corso delle ore dopo l’accadimento.

 

Tra le reazioni irretite, molto evidenziata dai quotidiani è stata quella di Beppe Grillo, che in post sul blog dal titolo “La colonna infame” si è espresso duramente sulla vicenda. Alcune sue frasi:

 

“I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’Agenzia delle Entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.

 

Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti.

 

Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.”

 

Navigando in rete si trovano commenti di chi manifesta stupore sulle esternazioni di Grillo e qualche giornale ne ha approfittato per continuare la propria battaglia anti-Grillo mettendo in evidenza come vi siano, tra gli stessi frequentatori del blog di Grillo e tra i suoi sostenitori giornalisticamente noti come “grillini”, coloro che si sono dichiarati d’accordo su una cosiddetta operazione di trasparenza (secondo le affermazioni difensive di Visco) e contrari alla critica di Grillo.

 

Ma, indipendentemente dal fatto che sulla rete siano circolati anche i numeri sui suoi redditi (che siano cospicui credo molti lo sappiano) e che la cosa da buon genovese l’avrà contrariato, penso abbia ragione Grillo; si è trattato di una sorta di pacco-regalo d’addio che il governo uscente avrebbe potuto risparmiarsi. Si parla di dati personali e, pur comprendendo un desiderio di trasparenza per certi versi incoerente (in passato Visco si mostrò molto contrariato in merito alla diffusione degli emolumenti del figlio) non sembra un gesto corretto per la difesa della privacy di comuni cittadini.

 

Anzitutto, non si dovrebbero estendere all’eccesso i periodici proclami di Grillo sull’effetto di trasparenza della rete. Non è che Grillo promuova la necessità di mettere proprio tutto in rete. Uno spunto dalla rete favorisce un esempio con il caso delle intercettazioni telefoniche di alcuni politici, come quelle riguardanti D’Alema e i furbetti del quartierino. Qui si fa un discorso di privacy. Nel caso di un politico, si tratta di un soggetto la cui attività è d’interesse pubblico, resa dall’essere un rappresentante istituzionale nonché un nostro cosiddetto “dipendente”. In tal caso, con la pubblicazione sui giornali delle intercettazioni, a seguito di atti d’inchiesta depositati preventivamente presso la cancelleria di un tribunale, l’informazione si rende utile al giudizio politico degli elettori sull’operato del rappresentante politico, che in quanto tale non dovrebbe essere coinvolto in macchinazioni di quel genere, per una questione morale.

 

Per soggetti “d’interesse pubblico” e per amministrazioni che rivestono un ruolo pubblico statale, è comprensibile la pubblicazione dei redditi e dei dati fiscali anche on line, ma lo stesso non dovrebbe valere per il privato cittadino. Il reddito del mio vicino di casa non è da considerarsi d’interesse pubblico dunque renderlo accessibile a chiunque con un semplice click costituisce una violazione della privacy che mette in dubbio la stessa legittimità contenuta nella legge sulla pubblicazione di dati patrimoniali.

 

Sembra che Visco non abbia interpellato precedentemente il Garante sulla privacy (stando alle dichiarazioni del Garante) e questo errore procedurale sembra effetto, plausibilmente, di malafede. Perché lo avrebbe fatto, ci si domanda. Viene subito da pensare ad uno “scherzo” al nuovo governo, frutto di veleno dovuto alla sconfitta elettorale subita dal centro-sinistra; così, però, sembra che lo scherzo sia stato fatto ai cittadini, a noi tutti. Così, un esponente del centro-sinistra uscente sembra aver fatto una pessima figura. Inoltre, ciò che l’ex vice-ministro ha dichiarato a giustificazione nelle ore successive, ha peggiorato la qualità delle sue intenzioni.

 

Visco ha infatti affermato: «un fatto di trasparenza, di democrazia». «Non vedo problemi – ha aggiunto – c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano. Era già pronto per gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi». Ma i telefilm americani che vede Visco non corrispondono alla realtà giuridica. Nella legge americana, così come in altri paesi, tali dati non sono resi pubblici e la politica fiscale non si fa guardando i telefilm.

 

Per restare sulla scia politica, che il centro-destra abbia espresso in più occasioni la propria contrarietà alla pubblicazione delle intercettazioni e che sia contrario ora a quella dei redditi on line, è segno almeno di una certa coerenza di orientamento su una maggiore/minore trasparenza delle informazioni su dati personali; il centro-sinistra invece, (il Pd) confrontando gli esempi fatti sulla privacy, sembra schierarsi in base alle circostanze in cui è più o meno coinvolto, se conviene loro o meno, se c’è di mezzo D’Alema o i semplici cittadini-contribuenti, se si è in prossimità o dopo le elezioni.

 

Visco, accortosi del suo atto d’imprudenza di cui esponenti del governo uscente ci hanno abituato, ha tentato di difendere la propria scelta. Quando è apparso chiaro che la pubblicazione non era stata concordata con chi si occupa di tutelare la privacy degli italiani, ha cercato di sostenere che ormai non c’era alcun bisogno di prendere ufficialmente posizione perché ormai il sito dell’Agenzia delle Entrate era stato bloccato nell’accesso ai dati. La decisione di pubblicare sul web le dichiarazioni dei redditi degli italiani, si apprende, doveva essere una sorta di sfida al nuovo governo in tema di tasse ma a mio parere Berlusconi avrebbe cavalcato questa sfida acquisendo maggiori consensi.

 

L’improvvida iniziativa si è trasformata alla fine in errore politico, uno dei tanti del governo uscente e ogni dichiarazione rilasciata nelle ore successive ha costituito un’autorete. D’altronde tocca per l’ennesima volta annotare che una comunicazione efficace è estranea alla classe politica di centro-sinistra. 

 

 

Per gli osservatori del panorama dell’ informazione, visto che si è scritto di Grillo e siamo a pochi giorni dall’avvenuto V2-Day, si voglia notare che i siti dei maggiori quotidiani hanno lanciato un sondaggio istantaneo e che Repubblica on line, che sempre più si configura come sito mirror del Partito Democratico Virtuale, oltre a pubblicare ogni qualvolta possibile articoli che abbassano la propria qualità pur di essere sempre in chiave anti-Grillo, ha formulato diversamente il sondaggio. Mentre il Corsera e La Stampa hanno diviso le possibili risposte tra favorevoli e contrari tout court, Repubblica ha tentato di proteggere l’operato dell’ex viceministro formulando il quesito con giudizi giuridici di merito, non tenendo conto che i termini, di per sé tendenziosi nella loro formulazione e quindi contrari ad un uso corretto dell’indagine d’opinione, risultano superficiali. Magari andava specificata la legge, perché quella a cui fa un sotteso riferimento risulterebbe in contrasto con norme sulla privacy.

Non è questo il modo di fare una corretta informazione.  

 

 

 

 

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6 responses

2 05 2008
Arturo

Chi ha guadagnato il suo reddito onestamente, chi ha dichiarato realmente quanto guadagna non ha problemi a farlo conoscere. Solo chi imbroglia e chi ruba vuol tenere nascosto il reddito.
Persone che spendono per vivere 200 euro al giorno dichiarano redditi da 2000 euro l’anno, miliardari che percepiscono pensioni sociali perchè risultano nullatenenti, artigiani e professionisti che guadagnano 1.000 euro all’ora che dichiarano 4 spiccioli.
Ma quale privay? Diciamo che dobbiamo reggere il sacco ai furbi e basta.
Aria chiara non ha paura di tuoni e fulmini (vecchio detto popolare)

2 05 2008
Fab-Blogue Pol

Quello che era stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate e che ormai resta in rete è l’elenco dei contribuenti presunti onesti in base alle dichiarazioni. Non ci fanno sapere invece l’elenco di coloro che hanno evaso il fisco e per quanto in quel determinato anno; questa sarebbe piuttosto un’operazione di trasparenza pubblica, come avviene altrove.

Ci sono istituzioni preposte ai fini conoscitivi e di controllo; non spetta ai cittadini indagare sugli altri, altrimenti saremmo in uno Stato di polizia fiscale e si rischiano le ronde (oltre ad altro) dei comuni cittadini per fini fiscali. Non reggiamo il sacco ai furbi allora ed evitiamo questa violazione della privacy.

2 05 2008
ROBERTO GUIDO

SONO CONTENTO CHE SIA STATO PUBBLICATO ,ANCHE PER SMASCHERARE TIPI COMR GRILLO , CHE DA OGGI PROPONGO SIA CHIAMATO GRILLO D’ORO VISTO CHE DICHIARA 4.000.000 € ,DICONSI 4 MILIONI DI EURO, E FA IL MORALEGGIANTE VERSO GLI ALTRI, FA IL PALADINO A PAGAMENTO DEI PRECARI, POI QUANDO SI TOCCA LA SUA TASCA INVOCA LA PRIVACY, A CHE TITOLO ? ANCHE LUI ORMAI HA ASSUNTO UNA POSIZIONE POLITICA QUINDI NON REGGE NEPPRE LA GIUSTIFICAZIONE CHE I DATI DEBBONO ESSERE PUBBLICATI PER IPOLITICI.VANNO PUBBLICATI I DATI DI TUTTI!
GRILLO D’ORO VERGOGNATI , SCOMPARI !!!!!!!!!!!!!!!!!

2 05 2008
Fab-Blogue Pol

Cortesemente, sulla rete e in particolare sui blog non è di corretto uso commentare utilizzando tutti i caratteri in maiuscolo, equivale ad urlare.

Nel merito, non erano di certo da “smascherare” i guadagni di Beppe Grillo; che fossero cospicui, in molti lo sapevano già. Sorprende che vi sia ancora chi se ne meravigli.
Il fatto che un personaggio pubblico, un artista guadagni molto non contrasta necessariamente con il suo impegno in favore di coloro che si trovano in una situazione economica più difficile, come i precari, anzi è un buon esempio di attenzione per i meno fortunati. Essendo un personaggio noto, può utilizzare questo status per mettere in evidenza i problemi di precari e affini, nel tuo esempio.

Non si tratta solo della sua tasca ma di quella di tanti comuni cittadini, indipendentemente dal guadagno alto o basso, poiché in ogni caso è fonte di conflitti sociali. I dati devono essere resi pubblici per soggetti d’interesse pubblico pagati con i soldi dei contribuenti ai fini dell’amministrazione della res pubblica; i dati del privato cittadino fanno parte della sua vita privata, (come altri dati sensibili sulla salute, etc.) e renderli accessibili a tutti è una violazione della privacy; dove finiremo di questo passo, se mettiamo tutto in piazza e siamo spiati, è la società del Grande Fratello.

2 05 2008
sara

sono d’accordo con te, i dati del privato cittadino devono essere tutelati, ma da alcuni commenti letti un pò dovunque, ed anche da alcuni “giornalai” di testate anche autorevoli, sfugge la differenza tra la privacy dovuta al privato cittadino, ed invece una “certa” trasparenza, dovuta a quei soggetti divenuti pubblici, in virtù di un mandato del popolo e che dunque esigerebbe per coerenza anche una pubblica situazione personale -finanziaria. A tal riguardo, mi piace ricordare la vicenda Lewinsky…(sopratutto per coloro che in questa campagna elettorale tanto hanno imitato l’america), la cosa dinventò di dominio pubblico, accidenti era il presidente…eppure davanti alla tv dovette “sputtanarsi” di fatti assolutamente privati…almeno noi italiani, non entriamo ancora nelle alcove, o meglio certa stampa c’ha provato ma con scarsissimi risultati 🙂 (vedi Sircana)!

2 05 2008
Fab-Blogue Pol

Sfugge a molti la differenza e anche la necessità di un rapporto equilibrato tra il concetto di “trasparenza”, specie nella pubblica amministrazione e che io, come Grillo e tanti altri, sostengo e quello di “privacy”, inteso come bisogno di tutelare i dati sulla vita personale (di cui i redditi fanno parte) del privato cittadino.

Per coerenza, penso lo stesso anche a proposito delle frequentazioni personali dei personaggi politici, anche di quelli che hai citato. Si tratta di fatti di vita personale, che non devono essere dati in pasto all’opinione pubblica, differentemente dagli emolumenti dell’attività parlamentare, che sono e dovrebbero essere pubblici. Trovo un’eccezione sull’aspetto personale nel caso di cronaca di Mele dell’Udc, in quanto portatore di valori specifici nell’attività pubblica di parlamentare contrari alla sua condotta personale privata; ma è solo un’incoerenza sul piano politico, perché per il resto sono fatti suoi e noi non ci dovremmo entrare, al contrario di come auspichi alla fine del tuo commento.

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