E a conquistare la rossa primavera fu..

19 04 2008


Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e a riorganizzarsi, (ma anche secondo vecchi schemi, in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine) chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che la sinistra non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese e quest’ultima sembra essere la miglior ipotesi, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra, (Arcobaleno, ma al momento la si può anche  identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in evidenza un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: una metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E’ questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in massima parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

 

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o, se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del “si può battere” Berlusconi.  

 

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti destinati, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)

Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando i voti ottenuti con quelli del 2006, contando qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e una regione come la Campania, storica foriera di voto progressista, è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centro-sinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. Va da sé che il discorso virerebbe subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni: piazze piene, urne vuote. In questo caso le urne non sono rimaste vuote, ma riempite dal voto per il Pdl, questo si. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

 

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda, semplice, assume ora i toni maestosi ed esistenziali della macropolitica. Continuerà ad esistere una Sinistra plurale, unitaria o confederata, con i suoi simboli e le sue identità o si spezzetterà in tronchetti dell’infelicità? I Verdi s’interrogano per riprendere la loro strada e “il dialogo” con il Pd. Il Pdci vuol riprendersi falce e martello. Rifondazione Comunista è nella nota fase di tutti contro tutti e Sinistra Democratica è nel guado. Scomparirà la sommatoria partitica e i colori dell’Arcobaleno torneranno a manifestarsi, ormai solo nelle piazze, in singolar tenzone? Non pensiamo che dividersi sia un errore, che può servire solo all’esistenza simbolica?

 

Arrivato il momento dell’autocritica per la Sinistra, si scontano i fattori interni. Il primo, è che andrebbe svecchiata la classe politica dirigente; non c’era bisogno che lo dicesse Vendola, perché è evidente come sia chiusa nell’identificazione storico-ideologica, nella rendita della gloria del passato e nell’assenza di pragmatismo. Alcuni non sembrano ancora credere nel percorso comune intrapreso dalle quattro forze che hanno costituito, un po’ disordinatamente, la lista elettorale La Sinistra l’Arcobaleno ed è questo un fattore consensuale su cui si dovrà lavorare. Arrivata (troppo) tardi in campagna elettorale, la SA non ha saputo diffondere un’idea moderna di società, distinta dal progetto del Partito Democratico, (che si presenta con nome sempre diverso nelle campagne elettorali, sempre sotto qualche forma di mimesi in-contenitore) non ha saputo esporre le proprie posizioni, le proprie proposte distinguendole nettamente da quelle del Pd, anzi dando credito perfino prospettico ad un’ipotesi di alleanza di centrosinistra sempre sottesa e possibile, che ha forse urtato anche i puristi e spinto in là altri voti inutili. Qualcuno ha creduto che Veltroni sia ancora di sinistra. Qualcun altro ha pensato che lo zoccolo duro comunista avrebbe garantito la permanenza in Parlamento. Non ha battuto sui temi che avrebbero potuto darle più partecipazione e attribuzione di esclusività, come la laicità, i diritti civili, le missioni militari all’estero. E’ apparsa quindi “inutile” agli occhi dell’elettore di sinistra sui generis che a tal punto ha guardato al Partito Democratico, non avendo trovato la differenza decisiva. La campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno è stata quasi inesistente, affrontata con scarso impegno e debole convinzione, quasi in un patto di desistenza nei confronti dell’ascesa di Veltroni, senza accettare davvero che ormai era avvenuta una separazione e che bisognava scendere in campo, concretamente. E’ servita la mancanza di belligeranza nei confronti del Pd? Non sembra, poiché si sapeva che Veltroni avrebbe perso comunque, che il governo Prodi uscente da cui trae espressione diretta il Pd non sarebbe stato confermato. E così la sinistra ha perso perfino la propria rappresentanza parlamentare. Cornuti e mazziati.

 

 

La sinistra che vuol fare “la Sinistra” dovrebbe imparare che le campagne elettorali “servono” non tanto per rinfocolare la posizione del militante duro e puro (che pure si è sentito represso perché, assaporando la possibilità minime di un potere di governo durante Prodi, non ha potuto esercitarlo più di tanto) ma a conquistare gli elettori indecisi, “tendenzialmente di sinistra”. Questa strategia è stata assente e non è da poco tempo che la Sinistra non lo comprende. E non si comprende, perlomeno in un discorso riguardante il voto giovanile, che nella pratica e coscienza politica non c’è più il comunista ben distinto dal socialista, così come l’ecologista tout court; sono residuati idealtipici che restano come avamposti ma non utili alla causa. Lo stesso slogan Fai una scelta di parte ha ricalcato uno stile di comunicazione già visto, che non avrebbe potuto essere attrattivo per l’elettorato mobile ma diretto ai soli che, se avessero voluto fare questa scelta di parte, sarebbero forti di un’antica posizione identitaria, che invece si mostra minoritaria. Uno stile di comunicazione politica sobrio e introspettivo, non rivolto ad una base di persuasione potenzialmente allargata e non competitivo con le altre forze dello scacchiere. E’ anche su questo deficit che la Sinistra dovrà lavorare ridando agli osservatori, ai giovani e a tutti, un’idea futuribile di società, distinta in valori fusi nella società moderna. Non dovrà limitarsi all’accampamento particolaristico di ogni singola forza, destinandosi alla resa singolaristica ma dovrà assumere la forza di un progetto condiviso e partecipativo, non elitario né a breve termine, ma frutto di un cammino da costruire giorno dopo giorno. Non per far sopravvivere un ceto ma per far vivere una nuova sinistra, riconoscibile come parte della modernità.

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11 responses

20 04 2008
sara

Sono del tutto d’accordo con la tua analisi, sopratutto quando dici che la SA non ha puntato su temi essenziali quali i diritti civili, la laicità (a parte Boselli che invece parlava “solo” di quelli) ma aggiungerei anche risposte “concrete” alla soluzione e/o alternative ai problemi ambientali (ma i verdi c’erano???) Ma ciò che ritengo assolutamente innovativa nella tua analisi, rispetto alle tante che ho letto in giro, sia nei media cartacei che in TV e sia sui vari siti/blog on-line è la tua critica alla assoluta incompetenza, ancorchè mancanza di stile di comunicazione politica accattivante che denota ancora di più come la “Sinistra” sia assolutamente “fuori dal mondo reale” tanto da ritenere presuntuosamente non necessaria una corretta comunicazione politica. Cosa invece che la “Sinistra” di Zapatero, quella si innovativa e pragmatica e sopratutto svincolata dai ricatti ecclesiastici, ha svolto in maniera originale; la loro campagna dava veramente il senso della forza di un progetto condiviso e partecipato e non un cartello dell’ultim’ora!

20 04 2008
Fab-Blogue Pol

E’ proprio la percezione da parte di tanti di un’assenza di vera partecipazione aperta al progetto di costruzione della sinistra unita, come alla fine del tuo prezioso contributo aggiungi, uno degli snodi che a mio parere ha influito negativamente nel processo di avvicinamento della SA alle elezioni. Mi fa piacere e ti ringrazio per esserti soffermata su uno degli aspetti che più ho voluto mettere in evidenza nell’analisi della débacle, quello della comunicazione in campagna elettorale. In effetti, quei temi sui quali tradizionalmente la sinistra ha costruito il proprio consenso ed il senso di appartenenza dei suoi elettori sono stati trascurati e non rivendicati, lasciando terreno libero ad altre forze. La Sinistra non è stata capace di porre al centro dell’agenda elettorale alcune tematiche sulle quali avrebbe potuto puntare per contrastare l’avanzata di ritornelli funzionali alla competizione a due, attuato dalle due liste più grandi. Devo aggiungere, però, che anche i media, specialmente il servizio pubblico Tv, hanno contribuito al soffocamento della Sinistra Arcobaleno e delle altre voci non maggioritarie; lo spazio mediatico dedicato alle altre liste è stato impari rispetto a quello riservato alle due forze o partiti maggiori. Ciò non toglie che la Sinistra debba impegnarsi in una miglior comunicazione strategico-elettorale e adesso in una miglior campagna di coinvolgimento e di recupero di valori e prospettive per coloro che si sentono di sinistra.

22 04 2008
clark kent

bah..l’anailsi è stimolante ma non credo che uno slogan elettorale avrebbe cambiato di molto il risultato. La crisi della sinistra non nasce in questa campagna elettorale nè dal momento in cui veltroni ha deciso di andare da solo e neppure durante il Governo Prodi(lì magari precipita). Su questo N.vendola qualcosa di interessante lo dice….

22 04 2008
clark kent

e su Bassolino poi.. (c’è un post di Pangea Blu su questo,anch’esso stimolante)
dovremmo avviare una discussione seria, ne va del futuro della nostra realtà 🙂

22 04 2008
Fab-Blogue Pol

Certo, la crisi della sinistra ha origini più lontane e radici, anche territoriali, più complesse. Nell’accennare al tema dello slogan elettorale intendevo mettere in evidenza un aspetto poco trattato nelle tante analisi che sono state fatte e che continuano a farsi. Per tanti può sembrare di secondaria importanza ma la comunicazione e divulgazione delle proprie idee e delle proprie proposte è sempre stato un punto dolente ed accessorio alle sconfitte elettorali per le classi politiche di sinistra e centro-sinistra.
Prenderò in considerazione il post a cui fai riferimento, grazie 😉

6 07 2008
mikecas

onestamente quello che a me pare manchi del tutto nella tua analisi e’ COSA E’ la “sinistra” che tu tanto invochi, che interessi di quali ceti sociali difende gli interessi, in che modo e a che fine….. queste sono le minime richieste che un partito politico del dopo caduta-del-muro e oggettiva dimostrazione che la rivoluzione operaia era una bufala, tanto che gli stessi “operai” nemmeno sanno piu’ di appartenere ad una classe portatrice di un ideale di societa’ deve soddisfare….
Parti da queste “banalita’ “, e forse il perche’ la situazione politica non solo italiana e’ cosi’ complessa forse incomincera’ ad esserti piu’ chiaro….
Definiamo insieme cosa e’ la sinistra OGGI, cosa/chi deve difendere e perche’ e per cosa….. poi le organizzazioni, le alleanze etc ne verranno di conseguenza….
Solo che e’ difficile…. e non c’e’ un novello Marx…. (anche se qualcuno che incomincia a capirci qualcosa pure c’e’….)
😉

6 07 2008
mikecas

vabbe’… ho scritto di fretta e ne e’ venuto fuori sintatticamente uno schifo…..
ne chiedo scusa e invito a leggere le intenzioni e non la forma….
Grazie….
🙂

6 07 2008
Fab-Blogue Pol

Perdonami ma a quest’ora, dopo una giornata di blogging, commenti, risposte e con il caldo che fa, sto un po’ stanco per ragionare sui grandi temi come quello del “cosa sia la sinistra”.
Rileggerò con più calma e grazie per il tuo contributo 😉

7 07 2008
Fab-Blogue Pol

@ mikecas:

non porrei tanto la questione di cosa sia la “sinistra”, perché se utilizziamo categorie concettuali del passato applicate all’attualità credo nessuno di noi sia in grado di rispondere in maniera proficua.

Più interessante è il suo concetto di rappresentanza; chi la rappresenta e a nome di chi. Infatti le classi sociali rappresentate tradizionalmente dalla sinistra hanno un po’ perso il senso dell’appartenza.

Ho espresso un punto di vista, una lettura strategica di cui le sinistre fanno fatica a comprendere.
E’ vero che un discorso su cosa sia ripiegherebbe su se stesso.

La mia analisi si limitava intenzionalmente e coscientemente ad un discorso elettorale, non aspirava ad essere esaustiva, figuriamoci. E’ un post, non un trattato di cultura politica. 🙂

7 07 2008
mikecas

ma il problema elettorale presuppone di aver capito quale e’ il proprio potenziale elettorato, o no?
e quindi lamentarsi di questo o di quello senza portare elementi di analisi sociopolitica a supporto mi sembri lasci il tempo che trova…. o meglio, si inserisce banalmente nella solita dinamica partitica di potere che a parole vuole combattere…..

In poche parole, voglio dire che o hai una analisi politica alternativa di cosa e’ la sinistra, di chi rappresenta, di cosa deve difendere, o e’ abbastanza inutile e anche un poco frustrante ripetere le solite litanie di lamentele varie…..
Concordi?
🙂

8 07 2008
Fab-Blogue Pol

E’ plausibile che le formazioni politiche di sinistra conoscano il proprio potenziale elettorato.
Esistono diversi angoli da cui analizzare la sconfitta elettorale ed io ho circoscritto il discorso ad alcuni aspetti legati alla campagna elettorale perché è ciò che m’interessava evidenziare, lo ripeto sperando che stavolta sia chiaro.

I tuoi commenti precedenti evidenziano l’intenzione di spostare l’oggetto della discussione. Se pensi di avere una tua visione macropolitica esaustiva di cosa sia la sinistra e vuoi esprimerla puoi farlo dilungandoti su un tuo spazio; quando si commenta un post ci si attiene all’argomento specifico scelto dall’autore, non tentando di cambiarlo con un altro. Se non t’interessa abbastanza l’ambito analizzato e vuoi sviluppare un discorso diverso, non intendo seguirti; l’argomento perderebbe la propria specificità.

Non trovo inutile mettere in evidenza alcune dinamiche elettorali che non sono semplici lamentele. Piuttosto mi appare inutile perdere tempo in questioni che a fini pratici servono a poco, sono ripiegate su sé stesse, generiche e banali, del genere “cos’è il mondo e perché esiste”. Inoltre, ripeto, non ho la presunzione, io, di avere la ricetta alternativa per curare tutti i mali della sinistra.

Conto di aver chiarito. Ciao

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