Due settimane e un voto (o due)

31 03 2008

Veltrusconi 

Con tale titolo e l’immagine di uomo politico bipartitico dal volto trasformato in stile “Face off” non si vuol né annunciare a breve una presa d’impegno ecclesiastico né il lancio di una versione politica e alternativa di “Una poltrona per due”, (è utile il titolo, non la trama) anche se nel secondo caso il timore resta fondato. Ci riferiamo al tempo che ci separa dalle elezioni e alla possibilità di un voto più consapevole al di là di ciò che ci viene propinato dalla televisione.

Messa alle spalle la tregua pasquale, finiti i giorni delle colombe, nel periodo che segue dovrebbe (?) arrivare il momento dei falchi, e di coloro che punzecchieranno l’elettore alla conquista del voto. Soprattutto di quello degli indecisi che, secondo alcune indagini di ricerca e dopo lo stop ai sondaggi elettorali, (per legge non possono più essere resi pubblici a partire da ieri) costituiscono all’incirca il 30% dell’elettorato, di cui un terzo dovrebbe o potrebbe decidere di fare la propria scelta all’ultimo momento. 

Malgrado tutti i sondaggi abbiano convenuto su un vantaggio per il Pdl, la corsa si presenta ancora interessante e le prossime due settimane potrebbero risultare importanti per chi volesse sparigliare le carte. Forse più crude negli attacchi che tradizionalmente si sferrano negli ultimi giorni a ridosso delle elezioni, anche se il clima di questa campagna elettorale ha lasciato finora minor spazio all’aggressività rispetto al passato, prestando il fianco ad ipotesi di inciucio post-elezioni. Non è da escludere, ad ogni modo, qualche sorpresa-promessa da tirar fuori per far breccia finale sullo svogliato elettore, sperando non si traduca nella solita zolfa sul genere meno tasse per tutti – abolizione dell’ICI, proposte oramai stantie, copiosamente ripetute in troppi finali tele-mediatici. Senz’altro qualcuno continuerà l’ operazione-antipatia “voto utile”, un leit-motiv fuorviante che è stato adottato prevalentemente da Veltrusconi (per chi ancora non ne fosse al corrente, Veltrusconi è un personaggio atto a rappresentare il cartello pseudo elettorale e già mediatico composto da Veltroni e Berlusconi e dunque, dalle due forze maggiori Pd-Pdl. (Anche le sigle di partito si differenziano un po’ poco) Un appello al voto utile comparso sin dalle prime battute di questa campagna elettorale e non come in genere avviene, riservato al finale. Il suo anticiparsi mostra il segno di una competizione elettorale nata un po’ stanca, soprattutto da parte del pentacandidato (per la quinta volta candidato) premier Berlusconi.

Sorprende che nell’analisi degli indecisi, una fetta consistente sia costituita da coloro che non sanno ancora quale schieramento votare e non semplicemente quale partito. Ad avvalorare la tesi che la collocazione sullo scacchiere politico dei due maggiori contendenti, il Pd e il Pdl, tenda a confondersi e a trasformarsi in un’offerta di voto pericolosamente confusa o forse più indifferenziata nei due attori principali rispetto al passato e di una conseguente minor consapevolezza nella scelta. Diverso, ed è un bene per la democrazia, il discorso sulla preferenza per altri partiti, minori in termini numerici ma atti ad offrire vicinanza e personificazione con il proprio sentire e le proprie idee, come nel caso dei partiti che esprimono una vera e propria parte politica.

Sarà curioso e presumibilmente al cardiopalma vedere come andrà a finire la partita per il Senato, dove un sostanziale pareggio porterebbe al ripetersi della stallo logorante che ha fatto da contraltare allo scenario-thrilling della camera alta durante il Governo uscente. Ed è a questo proposito che si parla di voto disgiunto, in base al quale anche possibili elettori del Pd potrebbero decidere di votare la Sinistra Arcobaleno nelle regioni in cui il Pd è dato per vittorioso, per togliere senatori al Pdl, in base al meccanismo di ripartizione dei seggi. Nelle regioni dove il Pd è piuttosto sicuro di aggiudicarsi il premio di maggioranza, (Emilia, Toscana e Umbria) ai Democratici conviene che Bertinotti e i suoi superino quel fatidico otto per cento. In caso contrario, il senatore che andrebbe alla sinistra se lo aggiudicherebbe la seconda lista classificata, ovvero il Popolo della libertà.

Ma diamo ora un’occhiata ai temi degli ultimi giorni, dove l’attenzione si è concentrata su: aumento delle pensioni, fallimento e tentativo di salvataggio di Alitalia, confronti televisivi negati, con annessa par condicio.

Sulle pensioni, Veltroni e Berlusconi si sono rincorsi sulle rispettive proposte, l’uno di agire sulle leve fiscali, il secondo rilanciando di adeguarle al costo della vita. Naturalmente vi sono altre posizioni, scarsamente veicolate dai media; la Sinistra Arcobaleno, per bocca di Bertinotti, ha ricordato che si potrebbe e si poteva già utilizzare il tesoretto avanzato dall’extragettito fiscale per aumentare salari e pensioni. Ma del tesoretto non si ha notizia, e Veltroni non ne ha fatto cenno. Fa sorridere la sottolineatura operata da Berlusconi del fatto che il Partito dei Pensionati sia dalla sua parte per queste elezioni. Sembra che tale “partito” si posizioni dalla parte del favorito ad ogni elezione con promesse disattese sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. Se poi esiste un Partito dei Pensionati, tanto vale si metta in piedi il Partito dei Precari.

Sul caso Alitalia, si è assistito invece ad una seria di annunci fantasma, dati alla Stampa, poi ritrattati da Berlusconi. Le dichiarazioni dell’ex premier, che si professa di stampo liberista ma che si è reso protagonista di un atteggiamento protezionistico di difesa dell’italianità della proprietà della compagnia di bandiera, sembrano rivelarsi finora un boomerang di aria fritta e il suo comportamento andrebbe configurato come insider trading, turbativa di mercato. Il fatto che abbia in un primo tempo mosso l’ipotesi di una cordata italiana che comprendesse anche i figli presta ancora una volta il fianco a critiche su un atteggiamento familistico-amorale. Consoliamoci amaramente con la constatazione che Berlusconi abbia, all’inizio della sua discesa in politica, giurato sui figli; abbia poi mancato di rispetto alla moglie e proseguito recentemente con il proporre i propri figli alle precarie. Un approccio penoso per un padre di famiglia che non meriterebbe l’appoggio morale dei familiari se questi avessero amor proprio ed orgoglio personale. Ma, in larga scala, rende ancora evidente come Berlusconi non s’interessi al bene dell’Italia e dei cittadini ma conservi la tendenza ad usare il ruolo pubblico per interessi privati personalistici.

Sul tema dei faccia a faccia televisivi, dopo il no di Berlusconi ad un confronto diretto con Veltroni, indice di paura e codardia del candidato che essendo dato in vantaggio dai sondaggi ha paura di perdere voti, i confronti sono stati finora azzerati da rifiuti incrociati, a tutto svantaggio dell’elettore che vorrebbe che un proprio possibile rappresentante si esprima su quello che dovrebbe (ma non è) essere un terreno democratico di diffusione delle proposte, il mezzo televisivo. Ma, come sappiamo, e lasciando nell’angolo l’accusa di comunismo rispolverata da Berlusconi a proposito della Rai poiché in realtà si può parlare di lottizzazione generalizzata e bipartisan, c’è da registrare che l’informazione resta su un binario di squilibrio evidente in favore dei due partiti maggiori, in barba alla par condicio, che pure viene concepita da Berlusconi come un attentato al mantenimento dello status quo.

Dare più spazio ai partiti maggiori o abolire del tutto la par condicio, come proposto da Berlusconi, si traduce semplicemente in conservatorismo e mantenimento delle posizioni attuali di forza a scapito della democrazia, che in sé deve essere pluralistica. Berlusconi considera la par condicio una legge liberticida ma è l’impari distribuzione dell’informazione e dello spazio mediatico che uccide la libera competizione. Nei fatti, malgrado il richiamo dell’Autorità di garanzia nelle comunicazioni, la Rai si comporta come trampolino di lancio di un bipartitismo coatto, lasciando alla presenza e all’espressione degli altri contendenti le briciole del panino.

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