Giustizia per Gabriele

16 11 2007

 striscione Giustizia per Gabriele (immagine agoramagazine.it) 

Si attende l’ufficializzazione del nuovo capo di imputazione per l’agente di Polizia che domenica scorsa ha ucciso il giovane tifoso della Lazio Gabriele Sandri. La posizione giudiziaria del piedipiatti superpiù, che con un colpo da distanza considerevole ha ammazzato il ragazzo in auto si aggraverà in omicidio volontario.*

Nella giornata di ieri ed in queste ore si cerca di far luce sull’episodio ricostruendo gli attimi di colluttazione tra i gruppi di tifosi, gli amici del giovane Gabriele e l’intervento un po’ alla cieca della Polizia Stradale. A freddo ho detto altrove, cioè senza sapere il come e il perché. Sono ore in cui le strumentalizzazioni si moltiplicano e in concomitanza con l’aggravarsi della posizione del poliziotto si tenta di infangare l’immagine del ragazzo ucciso, dei suoi amici, dei tifosi tutti, allo scopo di alleggerire quello che è stato il compimento di un atto becero, errato, come se si potesse ridurre la colpa di quell’atto considerando la presenza di ombrelli sulla scena del delitto. 

L’insistenza delle indagini sul ritrovamento di oggetti che potrebbero essere o essere stati destinati ad offendere va in questa direzione,defilare l’attenzione su che è avvenuto, al fatto più grave: un poliziotto ha estratto (non dovrebbe farlo in tali situazioni) dalla fondina un’arma da fuoco ed ha sparato ad altezza d’uomo, assassinando un ragazzo. Il resto conta poco, e conta certamente molto meno.

Non sembra esente dall’accusa di malafede il Questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe. Il legale di Sandri ha dichiarato a suo proposito: “Alle 18 di domenica scorsa, ancora parlava di due colpi di pistola sparati in aria. Sembrava che il ragazzo fosse stato ucciso da qualcun altro. Giacobbe ha mentito sapendo di mentire, e per giunta davanti alle telecamere, così come ha fatto il poliziotto che ha sparato. Molte e gravi bugie sono state dette su questa storia”. “Dalle 9,30 di mattina si sapeva con esattezza la traiettoria del colpo. Affermazione confermata anche da Luigi Conti, l’avvocato che nel corso della conferenza stampa ha detto di aver assistito al rilievo della polizia scientifica, la quale ha riscontrato che il colpo è stato sparato “in orizzontale e parallelo alla strada”.

La questura di Arezzo si era inoltre distinta in scorrettezza comunicativa, convocando una conferenza stampa senza dare la possibilità ai giornalisti di porre domande. Sarebbe stato meglio, date queste premesse restrittive, emettere un comunicato stampa.

Il tentativo di mitigare la gravità dell’accaduto, una penosa strategia propria anche dei corpi istituzionali quando un evento assume tragicità e piena evidenza di negligenza e colpevolezza da parte propria, si rende sempre più nota come tecnica elusiva agli occhi della società civile. La puntata di AnnoZero di ieri, in cui si sono resi noti ulteriori documenti inediti sulla sospensione dello Stato di diritto e della democrazia avvenuta in occasione del G8 di Genova 2001, sulle violenze compiute dal corpo dell’Arma a danno di manifestanti autorizzati, ne costituisce esempio gravoso. Si continua a chiedere Verità e Giustizia. E una Commissione parlamentare d’inchiesta che accerti le responsabilità politiche della catena di comando di quei giorni e della Questura di Genova dov’erano presenti diversi esponenti di Alleanza Nazionale e dove arrivò anche Gianfranco Fini.

Ma davvero ci sarà Giustizia? Davvero pagherà chi ha commesso quei reati, chi ha assassinato quel ragazzo, Carlo Giuliani e questo ragazzo, Gabriele Sandri? O il colpevole, essendo parte del corpo di Polizia dello Stato, resterà come spesso accade impunito ed il tutto finirà in prescrizione, assoluzione, non sussistenza, indulto, negazione della verità evidente?    


* Il reato di omicidio è previsto dall’art. 575 del codice penale ed è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni. Sulla volontarietà dell’omicidio, il dolo eventuale serve a distinguere dal dolo diretto: mentre in questa seconda dizione s’intende l’intenzione di chi, ad esempio, spara un colpo di pistola con il fine di uccidere, il caso dell’omicidio con dolo eventuale corrisponde alla persona che “abbia accettato il rischio del suo avverarsi (uccidere) pur di portare a termine l’azione criminogena”. In altre parole, chi impugna un’arma e spara ad altezza d’uomo su un gruppo di persone senza mirare ad una in particolare mette comunque in conto di poter colpire qualcuno e questo si configura come “dolo eventuale”.

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