L’Italia..bolle

25 07 2007

Fa tanto caldo e sono poco attivo qui. Il caldo afoso mi fiacca e lascia il mio blog in stato semi-vacanziero. In realtà continuo a leggere, a informarmi; c’è tanta pastetta che bolle in pentola ma il desiderio di un po’ di necessario riposo estivo mi suggerisce di non impegnarmi troppo nello scrivere. Ci può scappare qualcosa ma intanto ecco qualche osservazione sugli ultimi accadimenti della politica del Belpaese.

Dovremmo essere tutti con Clementina Forleo, il Gip di Milano. Forza Clementina, come dice in un suo post Beppe Grillo. Clementina facci sognare, tu si. E’ il personaggio pubblico del momento e va sostenuto da noi che abbiamo a cuore la giustizia nel paese, il rispetto della legge, la morale in politica, la trasparenza dell’operato dei nostri “dipendenti”. La giovane giudice di Milano che si è dichiarata soggetta solo alla legge (e non alle beghe destra-sinistra e via dicendo) va allo scontro con la Casta, chiedendo al Parlamento l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche nell’indagine sulle scalate bancarie, le immorali commistioni tra politica e affari. Tra i personaggi politici coinvolti, 3 parlamentari di Forza Italia e 3 dei DS. Non ad esprimere giudizi sulla rilevanza penale delle loro telefonate con banchieri e furbetti del quartierino ma quel “complici di un disegno criminoso”, espressione usata dal Gip, non la metterei così alla frusta, come anche qualche alta carica istituzionale sorprendentemente si è affrettata a fare. Intanto Bertinotti sembra avere uno scatto di reni per i cittadini, sarebbe ora. Esiste una questione morale e politicamente rilevante. Vogliamo sapere. Vogliamo l’informazione libera, non imbavagliata da leggi anti-pubblicazione. Ai nostri rappresentanti in Parlamento non abbiamo dato mandato per saperli impegnati nel gioco della conquista di banche, assicurazioni ed apparati economici. 3 di Forza Italia e 3 dei DS (D’Alema, Fassino e La Torre per i Ds, dunque Partito Democratico), i due partiti maggiori che vogliono accaparrarsi potere, poltrone ed appoggio economico. Ricordiamocene quando andremo a votare, ad ogni livello. Per casi come questi, si tratta di partiti maggiori.

Altro tema caldo degli ultimi giorni è stato quello delle pensioni. L’accordo raggiunto tra le parti sociali, i sindacati e il governo è quello di una riforma più graduale ed equilibrata delle precedenti. Qualcuno non è pienamente soddisfatto, non si può mai esserlo fino in fondo, ma la confusione interna di quel qualcuno e parlo in special modo di Rifondazione Comunista, partito sempre più avvolto da correnti interne calde e possibili incendi, non aiuta il governo. Ad ogni modo, se sulle pensioni si è giunti ad un accordo accettabile e non anacronistico come i detrattori avrebbero voluto, ora è il momento di accompagnare questa riforma con altrettanto impegno per le giovani generazioni, bisogna agire contro il precariato degli schiavi moderni. Non è uno scontro generazionale, ma la gerontocrazia politica deve proporre misure effettive di lotta alla precarietà del lavoro giovanile. Le piccole modifiche alla legge 30 introdotte nei giorni scorsi dal DPEF sono un misero palliativo, un ritocchino, forse la situazione è peggio di prima. Ci vogliono misure concrete per porre un forte freno ai contratti a termine, a tempo determinato e loro surrogati. All’innalzamento dell’età pensionabile deve corrispondere un miglioramento delle condizioni contrattuali, specie per i giovani.

La questione giovanile riporta sempre alla mente la gerontocrazia della classe politica. Tra i candidati alla segreteria del Pd però ci sono due giovani (su 7 candidati). Uno è Enrico Letta, 41enne sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Un profilo non ancora molto chiaro ma giovane e con esperienza, e apprezzate competenze in campo economico. A chi piace la sua collocazione politica, La Margherita. Poi c’è Mario Adinolfi, più famoso tra i bloggers di centrosinistra e non solo, slegato dai partiti in senso stretto e per questo poco favorito nella corsa al potere democratico. Gli altri sono nomi di facciata, non vale neanche farli tutti, ma basti pensare che ci aveva provato persino Marco Pannella, non ritenuto idoneo alla corsa per le primarie del Pd perché figura di altro partito che non aderisce al progetto (progetto?) Pd. (Immaginiamo un ticket Pannella-Binetti?) Simpatica la presenza tra i candidati di Furio Colombo, ex direttore de l’Unità, dei tempi dei girotondini, di Sancho Panza, Nanni Moretti etc. Stimabile giornalista ma poi..a 76 anni potrebbe mai fare il leader di un partito in (problematica) gestazione ?! Naturalmente sul Pd e sui suoi nomi se ne possono dire tante ma la cosa che qui resta è che la competizione vera delle primarie non ci sarà, e sarà la seconda scimmiottatura all’italiana della pratica americana. E poi, forse non tutti sanno che per votare alle primarie i cittadini, elettori, simpatizzanti e votanti dovranno sborsare 5 euro, ridotti a 2 euro per quelli al di sotto dei 25 anni. Vergognoso. Dovrebbero pagare loro per andare a votarli.

Di vergogne nel periodo recente ne restano tante. Di mancanze: la commissione parlamentare d’inchiesta sul G8 di Genova 2001. Continua il processo, ma della commissione neanche l’ombra. Era prevista dal programma dell’Unione, quello con cui si è presentata all’elezioni ed è andata al governo. Grave anche la non istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’attività di spionaggio del Sismi, che spiava i magistrati di Milano, secondo il Csm e alcuni documenti ritrovati. Il tutto si riduce tra le quattro mura del Copaco, organo di Stato in cui vige il segreto e diretto da Claudio Scajola, Ministro dell’Interno ai tempi del G8 di Genova, incredibile. I conti tornano, per le cose loro. Tutto insabbiato. Il caso Abu Omar è sempre lì, contro i magistrati anche lì. I magistrati di Milano, la procura di Milano, il Gip di Milano; ecco chi lavora per la verità e la giustizia ed ecco che tutti gli vanno contro: politici, alte cariche istituzionali e giornali ripiegati. Resta da lottare, non dobbiamo mollare, anche se si batte la fiacca. Restano Di Pietro (non nella sua versione referendaria) con il suo ottimo impegno per la giustizia e Beppe Grillo, sempre in meglio, salvagente della bollente estate italiana

Aggiornamento 26/07

Del Protocollo sul welfare tra governo e parti sociali, mentre la parte sulle pensioni può essere accettata, (come boccone amaro per qualcuno di cui detto) non sembra allo stesso modo accettabile la parte relativa a competitività e mercato del lavoro. Il capitolo mercato del lavoro tocca poco o nulla della legge 30 e della 368. I contratti a termine possono essere attivati senza causali specifiche, ed il limite della non reiterabilità prevede rilevanti eccezioni. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha detto di considerare l’accordo dei giorni scorsi, che apre un nuovo squarcio tra governo e il sindacato CGIL, come “non emendabile“, vale a dire prendere o lasciare e poi tutti in vacanza. Ad ogni modo, tra la preponderanza del tema della riforma pensionistica e altre patate bollenti per il governo, la questione giovanile resta sullo sfondo. Pur con il beneficio pensionistico minimo al 60% per le future pensioni, poco cambia negli attuali rapporti e contratti di lavoro precario che hanno trasformato i giovani in un esercito di schiavi moderni con redditi insufficienti e progetti di vita appesi al caso. Nel programma dell’Unione si era parlato di misure atte a sostenere i contratti di lavoro a tempo indeterminato come forma largamente prevalente e a considerare come eccezione le altre forme contrattualistiche. Come recitava uno slogan di qualche tempo fa che andrebbe rispolverato, la vita dei giovani non deve essere una vita a progetto, ma un progetto di vita.  

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