Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!

17 07 2007


Abbiamo appreso, nei giorni scorsi, di un cauto entusiasmo da parte del Comitato promotore del referendum elettorale “Guzzetta-Segni” (nomi dei due principali promotori) in merito alla raccolta di firme per la tenuta di una consultazione popolare ai fini di una riforma elettorale. Fini, Di Pietro, Veltroni (quest’ultimo con una dichiarazione ambigua verosimilmente tesa a non schierarsi, primo segno di buonismo pilatesco da parte del leader in pectore del Pd) ed altri esponenti politici si sono spesi nel promuovere le firme per un referendum che cambi questa porca (da “porcata” di Calderoliana memoria) legge elettorale.

Premettendo che di una nuova legge elettorale si avverte l’esigenza dall’inizio della legislatura, confermata dalle puntuali votazioni-thrilling al Senato, questa dovrebbe venire incontro alle istanze dei cittadini e non a quelle delle nomenclature di partito. La conoscenza dei quesiti potrebbe far sorgere forti dubbi sulla scelta di sostenere una proposta di tecnica elettorale che pochi cittadini davvero conoscono nei suoi dettagli e nelle conseguenze che potrebbe portare. Se consideriamo la disinformazione o mancata informazione da parte dei grandi media, lo scenario si rende evidentemente oscuro o chiaro forse solo per coloro che vi lavorano dietro; senza clamore e senza pericolo, per loro, di una massa critica che non sa.

Al fine di saperne di più, riporto le analisi del costituzionalista Besostri che, rispondendo ad un’intervista di Affari Italiani spiega in modo più autorevole del sottoscritto i particolari della proposta referendaria. Tralasciando alcuni tecnicismi, riporto alcune frasi e temi principali che aiutino a capire le ragioni della contrarietà a questo referendum elettorale.

“Referendum truffa”

Perché non possiamo scegliere personalmente i nostri rappresentanti, decidono al loro interno
“Questo è un referendum truffa e di dubbia costituzionalità. Se un cittadino vuole rinunciare per sempre a scegliersi i suoi parlamentari per limitarsi a votare liste bloccate e preconfezionate dai partiti, lo voti “. A parlare così è l’ex senatore Felice Carlo Besostri, componente nella XIII legislatura della commissione Affari Costituzionali, di cui era capogruppo per i Ds-l’Ulivo. Besostri, docente di diritto pubblico comparato presso la facoltà di Scienze politiche della Statale di Milano, spiega ad Affari Italiani le ragioni del no al referendum elettorale e invita i promotori della consultazione ad avviare un confronto sui contenuti della riforma del sistema elettorale. Finora i tre quesiti sono poco conosciuti dall’opinione pubblica. Il 1° e il 2° riguardano l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera e al Senato, con soglia di sbarramento. Il 3° quesito propone l’abrogazione delle candidature multiple.

Due listoni con tutti dentro?!
L’eliminazione del collegamento tra liste diverse dovrebbe spingere i partiti a confluire, prima delle elezioni, in due sole liste contrapposte. Si andrebbe così verso un sistema bipartitico”.

Predominio dei partiti sui cittadini-elettori
“L’ho definito referendum truffa, in quanto non elimina ma semmai aggrava i difetti dell’attuale legge elettorale: i parlamentari non sono più eletti bensì nominati dai partiti politici, cioè dai loro gruppi dirigenti, cioè da una ristretta oligarchia. “Non si può presentare come grande innovazione e lotta ai partiti un referendum che sancisce definitivamente il predominio dei partiti sugli elettori.Si cerca di rafforzare il sistema dei partiti facendo finta che sia un’operazione contro i partiti stessi. In realtà, non si è mai dato tanto potere come con questa legge elettorale alle oligarchie dei partiti che stabiliscono prima del voto chi è eletto e chi no. Se questa la chiamiamo democrazia…

Una falsa lista unica a scopo elettorale
“Ci sarebbe una lista unica che corre per il premio di maggioranza; poi, dopo il voto, i partiti si dividerebbero. Per la governabilità non ci sarebbe assolutamente nessun vantaggio. Avremmo coalizioni travestite da lista unica. L’abbiamo visto alle ultime Europee: c’era una lista unica, che si chiamava l’Ulivo, ma dopo il voto gli eletti sono andati in tre gruppi diversi al Parlamento europeo”.

I conti non tornano, non c’è una giusta proporzionalità
“Una formazione assolutamente minoritaria potrebbe ottenere una maggioranza assoluta nonostante la somma delle altre liste abbia ottenuto ben più voti. La lista più votata di un polo si prenderebbe il 55% dei seggi con il 25-26% dei voti. Chiamare tale sistema proporzionale è un insulto all’intelligenza.”

Esempio sulla base delle ultime elezioni legislative
“La lista di Forza Italia ha più voti dei DS. In base alla legge elettorale che uscirebbe da questo referendum, Forza Italia da sola avrebbe il 55% dei seggi. Tra i partiti che indicano Prodi premier, infatti, quello maggiore ha meno voti del più grande partito concorrente. Prodi quindi perderebbe anche se la somma dei partiti che l’hanno indicato come capo del governo fosse superiore al risultato delle forze che sostengono Berlusconi.”

La falla nel meccanismo, voluta anche durante il fascismo
“Non è richiesto un quorum minimo per l’attribuzione del premio di maggioranza. Se vogliamo mantenere un premio di maggioranza dobbiamo fissare un quorum minimo per poterne usufruire. Perfino la legge fascistissima di Acerbo del ’23 lo faceva scattare al conseguimento del 25% dei voti. La famosa “legge truffa del ’53” addirittura richiedeva la maggioranza assoluta. E’ inconcepibile assegnarlo a una forza che non abbia superato il 40%. Altrimenti si stravolge il risultato delle elezioni.”

L’importanza del pluralismo, che qui ne uscirebbe indebolito
 
“Se i cittadini italiani differenziano il loro voto tra varie formazioni politiche può darsi che preferiscano il pluralismo: mi sembra una grossa forzatura interpretare l’esigenza di governabilità, intesa nel senso di stabilità dell’esecutivo, contro ogni manifestazione concreta del corpo elettorale.”


Mio commento: E’ sempre in piedi una possibile e da più parti auspicata proposta legislativa in Parlamento. Quella di un sistema proporzionale sul modello tedesco con alleanze dichiarate prima del voto se si vuole e indicazione del candidato Premier. Il presidente di An Gianfranco Fini, sostenitore del referendum, guarda agli interessi del suo partito più che a quelli del Paese o alla stabilità dei governi. Il sistema tedesco è quello sul quale si possono registrare le più ampie convergenze e che più degli altri garantisce il giusto equilibrio tra le esigenze della rappresentanza democratica e quelle della stabilità dei governi.


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One response

20 06 2009
Tg1, festini, referendum elettorale. E’ un Porcellum « Blogue Pol

[…] d’attualità quanto scritto in questo spazio nel periodo della raccolta delle firme: “Referendum truffa? No, grazie..io m’informo!” ; “Il referendum elettorale Guzzetta-Segni non propone una buona […]

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