L’ Italia del 2 giugno

2 06 2007

 Italia 2 giugno (aprileonline.info)

di Mario Tronti

Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l’intera conquista regia del paese. Un mito fondativo della nostra storia

Il 2 giugno è mito fondativo del nostro Paese. I miti di fondazione stanno all’origine di tutte le grandi realtà politiche moderne. La Costituzione americana a Filadelfia, l’incendio della Bastiglia a Parigi, la presa del Palazzo d’Inverno a Pietroburgo. Roma antica costruiva il suo percorso repubblicano sul mito di fondazione dell’urbe. Sono momenti in cui si raggruma la storia di un’epoca. Poi quei momenti o si coltivano e restano, oppure si tradiscono e si perdono.
C’è sempre un prima e un dopo. Il momento mitico del 2 giugno, la scelta repubblicana del popolo italiano, viene direttamente dalla epopea della Resistenza. Senza la Resistenza non ci sarebbe stata la Repubblica. Su questa idea-forza si è costruito un blocco storico di masse popolari politicizzate che ha realizzato conquiste sociali e ha espresso egemonia culturale. Questa è l’immagine vera della cosiddetta prima Repubblica, che ha fatto decollare un capitalismo moderno in Italia, anche attraverso le lotte e le conquiste dei lavoratori. La prima Repubblica per noi sono i primi tre decenni repubblicani: il meglio forse dell’intera nostra, non esaltante, storia patria.

Il 2 giugno rappresenta infatti una frattura storica: e come tale va letto. Non fu una buona idea definire la Resistenza secondo Risorgimento. La Resistenza è stata una lotta armata di popolo, esattamente quello che il Risorgimento non è stato. Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l’intera conquista regia del paese. Con un colpo solo crollavano l’italietta liberale e l’italiaccia fascista. I partiti di massa diventavano i nuovi protagonisti della vita politica. Le classi dirigenti, oligarchiche e notabilari, dovranno aspettare i fasti della cosiddetta seconda Repubblica per ricomparire, un po’ sgangherate, sulla scena.

Se prima del 2 giugno c’è la Resistenza, dopo il 2 giugno c’è la Costituzione. Senza Repubblica non ci sarebbe stata Costituzione. Pensate: ci saremmo tenuto un aggiornamento dello Statuto albertino! La Costituzione è il capolavoro della “nostra” prima, e sola, Repubblica. Purtroppo, questa parola indica oggi niente più che…un giornale. Io mi aspetto sempre che, un giorno o l’altro, con l’aria che tira, venga su qualcuno a proporre in Parlamento una modifica costituzionale dell’articolo uno: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Potrebbe argomentare con ragione che in quell’articolo c’è una contraddizione tra Costituzione formale e costituzione materiale del paese. Lo stato delle cose dice il contrario di quanto prescrive la Carta costituzionale. A chi vorrebbe cambiare la Costituzione, bisogna rispondere che forse è il caso di cambiare lo stato delle cose che la contraddice.

Teniamo sveglia la nostra memoria storica nel presente sonno della ragione politica. Lo spirito repubblicano deve tornare a soffiare con forza. Non sappiamo ancora come, e quando. Dovrà pur venire un giorno in cui la mitica sequenza Resistenza-Repubblica-Costituzione ripeterà il suo corso. In nuove forme, certo, con nuovi soggetti. E’ quello che cerchiamo ancora.

 (fonte articolo aprileonline.info)
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