Tensioni diplomatiche, rabbia ed orgoglio

22 03 2007

Si leggono qua e là visioni fantasiose sulla liberazione di Mastrogiacomo. Qualcuno ipotizza che la vicenda sia stata pilotata da Gino Strada di Emergency. Io non credo a queste fantasie, ma cavalcando l’onda complottista muovo alcune osservazioni sugli sviluppi dell’accaduto, forse ad esorcizzare ciò che potrebbe rivelarsi almeno in parte veritiero.

In considerazione del successo diplomatico e d’immagine ottenuto dall’organizzazione umanitaria ed anti-militare di Gino Strada, ed in prossimità del problematico voto che si terrà martedì prossimo al Senato sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, “qualcuno” sembra aver approfittato della situazione venutasi a creare per attivare le proprie amicizie diplomatiche onde “suggerire” all’amministrazione americana di emettere una dichiarazione di contrarietà alle modalità portate avanti dal governo italiano nella trattativa, che ha visto infine il rilascio di alcuni prigionieri talebani. Che l’amministrazione americana preferisca un governo italiano maggiormente filo-militare, più favorevole alla presenza su quel territorio non è un mistero. All’ipotesi si unisce un fondamento.

Nel sollecitare uno scontro diplomatico, un ruolo centrale potrebbe essere stato svolto dai servizi segreti italiani. Messi già sotto accusa sulla vicenda di Abu Omar (detenuto nelle nostre carceri, fu prelevato dagli americani della CIA grazie all’appoggio dei servizi segreti italiani) e scalzati da Gino Strada come interlocutori ufficiali e privilegiati nella trattativa tesa alla liberazione (Gino Strada aveva posto come condizione per la trattativa l’esclusione dei servizi segreti italiani e per questo sgarbo un mediatore di Emergency è attualmente in stato di fermo). Rumors fanno chiaramente intendere che Parisi e D’Alema siano in rotta di collisione sul riconoscimento di meriti della trattativa a canali non ufficiali e non governativi (Emergency).

Intanto, convenuto che sulla politica estera si giochi la mano più importante sulla tenuta della coalizione di governo, la situazione tende ad evolversi pericolosamente in vista del voto al Senato. La Lega aveva per prima annunciato emendamenti, astensioni/contrarietà alla proposta del governo. An dichiara che il suo “si” al rifinanziamento non è scontato, con la motivazione (una bisogna pur trovarla, altrimenti figurerebbe come netta incoerenza rispetto al sostegno del passato) che il nostro contingente avrebbe bisogno di un maggior equipaggiamento e di diverse regole d’ingaggio. Si prova anche a trascinare l’Udc, anche se Casini premette che il “si” è un atto dovuto. Si esprime preoccupazione su “cambiamenti della situazione” in Afghanistan. Infine Forza Italia, la quale ha dichiarato che voterà comunque “si” (ma alcune dichiarazioni di Berlusconi contrastano, e si nutrono dubbi). Stando a questa situazione il governo dovrebbe far passare, malgrado qualche dissidente, il decreto. Si pone il dubbio però che qualcuno in Forza Italia o nell’Udc possa forzare la mano e trovare nelle motivazioni sopraccitate elementi giustificativi per esprimere un eventuale no. Non calcolando i numeri ora, si avvicina un altro momento in cui il governo potrebbe andare sotto al Senato. E’ facile vedere come si lavori sul doppio binario: si va ad alimentare il dissenso nella sinistra radicale calcando su un sentimento di orgoglio avverso all’egemonia americana e si manifesta un’ insoddisfazione legata ad una necessità di cambiamento delle regole di ingaggio dei nostri soldati ed ad una richiesta di rinforzare l’apparato militare in dotazione al nostro contingente. In conclusione, sul piano internazionale assistiamo ad un coagularsi di alcune forze Nato dello stesso orientamento critiche verso il nostro governo e sulle modalità di riscatto degli ostaggi (piccola nota di cronaca: i canadesi, durante un attacco ricevuto pochi giorni fa sul territorio afgano, hanno chiesto aiuto al vicino contingente tedesco ed hanno ricevuto un rifiuto, poi che anche la Germiania si lamenti mi sembra un controsenso) e sul piano politico nazionale si lavora nel seminare difficoltà all’interno della coalizione di governo, al fine ultimo di preparare un eventuale “no” sparso ed una dissidenza personale sia tra i senatori-falchi dell’opposizione (che giudicherebbero le misure sul rifinanziamento non sufficienti) sia tra i duri e puri della sinistra radicale, che cadrebbero nel nervosismo derivante dalla presa di posizione americana.

Ecco la dichiarazione di Bertinotti: “orgogliosi di questa trattativa”.
“Penso che ci sia una legittima rivendicazione di orgoglio nazionale nelle cose che sono state fatte” per liberare Daniele Mastrogiacomo. Lo ha detto il presidente della Camera all’ indomani delle critiche mosse al governo italiano dagli Usa e da altri paesi sulle modalità che hanno portato alla liberazione del giornalista de La Repubblica. “E’ stata fatta – spiega – la trattativa come si doveva, utilizzando tutte le forze ufficiali e informali dentro un progetto guidato dal governo. Penso – conclude – che possiamo dirci orgogliosi di questa operazione”.

Complotti e verità, in un misto di rabbia ed orgoglio.   

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