Approvata la direttiva per la liberalizzazione dei servizi nell’ Ue

16 11 2006

Dopo più di due anni di percorso accidentato e contestato eccola li’, revisionata ed approvata. Ieri il Parlamento Europeo ha adottato la direttiva per la liberalizzazione dei servizi, quella che tutti conoscevano come “direttiva Bolkestein”, dal nome dell’ex Commissario Europeo al mercato interno. Ma dello spirito originario del testo fortunatamente qualcosa si è perso. Infatti si è arrivati all’ eliminazione del principio del Paese d’origine, che aveva scatenato un’ondata di proteste nelle piazze di mezz’Europa.

L’idea originaria era alquanto bizzarra: un’azienda, ad esempio polacca, che volesse operare in Germania, avrebbe dovuto rispettare le regole polacche, non quelle tedesche. E’ stato uno dei punti che hanno contribuito al fallimento dei referendum sulla Costituzione Europea in Francia e nei Paesi Bassi, un cavallo di battaglia per il no portato avanti da associazioni, giovani lavoratori, sindacati e movimenti (tra questi segnalo l’impegno di “Attac” nel contrastare tale misura originariamente prevista).
Secondo il testo attuale invece le imprese che operano in un altro paese europeo dovranno rispettare il diritto del lavoro locale e mi sembra ragionevole. Gli stati membri dovranno creare uno sportello unico per agevolare le aziende straniere che vogliano prestare servizi sul loro territorio. (Ma attenzione, i protezionismi sono sempre in agguato)
Si riducono di fatto gli ostacoli alla prestazione di servizi negli altri Stati membri dell’Ue, senza però danneggiarne i modelli sociali e di lavoro. La direttiva dovrebbe rendere più facile per i prestatori di servizi aprire un negozio o fare affari in un altro Stato membro dell’ Ue; non più, quindi, restrizioni burocratiche discriminatorie. E’ da notare che la direttiva riguarda “i servizi commerciali e non il servizio sanitario o i servizi sociali” e la direttiva “non colpisce le leggi sul lavoro delle legislazioni nazionali”, si sono affrettati a precisare alcuni parlamentari europei. 
 
E’ stato limitato anche il campo di applicazione della legge. Si va dall’architettura, alle consulenze, fino al turismo. Sono invece esclusi settori ritenuti sensibili come l’audiovisivo, la sanità, e la sicurezza. Dopo l’approvazione formale del consiglio dei ministri, gli Stati membri avranno circa tre anni per recepire la direttiva.

Speriamo si proceda in maniera più tranquilla!

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