Indulto: Indegno Inciucio

28 07 2006

Ieri la Camera ha approvato l’indulto. Le dichiarazioni successive di Di Pietro promettono una nuova mole di emendamenti al Senato. L’iniziativa promessa tesa a far conoscere ai cittadini-internauti i nomi dei politici che hanno espresso il si all’approvazione è stata adottata ed è ora on line sul sito dell’Italia dei Valori. In essa si dice: “Il voto dei deputati è pubblico e quindi, per definizione, tutti hanno diritto di sapere come hanno votato i singoli parlamentari. Le votazioni sono presenti sul sito della Camera nel documento Indice Elenco N.2.

Non fa nessuno scandalo che si voglia aiutare l’opinione pubblica a conoscere l’opinione singola dei nostri governanti e politici tutti. (in una certa visione non erronea nostri “dipendenti”). Bertinotti è stato il primo a criticare l’ iniziativa auspicando più o meno un qualche tipo di censura (!!!). L’ex segretario del Prc, uno dei politici che riscuote da tempo una maggiore stima trasversale, da quando ha preso posto sullo scranno più alto della Camera sembra aver perso la direzione, e non so quanto nel suo partito e nell’opinione pubblica stia perdendo consenso. Ha espresso il suo no e quello del suo partito all’emendamento che avrebbe escluso dall’indulto lo sconto di pena per il reato di scambio politico-mafioso. Ha lanciato grandi appelli all’inevitabilità dell’approvazione dell’indulto pur esteso ai reati finanziari e affini ma non vuole che il proprio partito, attraverso i parlamentari votanti, vi sia associato, evidentemente consapevole della vergogna della propria azione. Non è invece consapevole del grado di violenza sociale di questo tipo di reati a cui acconsente. Si dichiara d’accordo senza alcun indugio sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan che vede diversi dissidenti nelle file del suo partito e della sua area politica. Sembra anche che esca a cena con Berlusconi e la sua frase a commento della giornata  “Il via libera all’indulto è un fatto positivo anche per la cultura giuridica del Paese» fa venire i brividi a chi ha una pur minima competenza e passione sulla materia. Pur di non creare falle al sistema “prodinotti”, preferisce starsene tranquillo sulla sua poltrona, deludendo elettori e simpatizzanti. A difendere il pensiero politico della sinistra radicale resta invece Oliviero Diliberto, forse un po’ isolato, fuori dai giochi del potere, forse proprio per questo rispettoso delle proprie idee e della coerenza che lo ha portato (con i parlamentari del suo Pdci) ad astenersi dall’approvazione dell’indulto, “perché non si può votare un indulto che contenga lo sconto di pena per il reato di voto di scambio politicomafioso. Può aver pensato di potersi sfilare (non c’era bisogno dell’apporto dei suoi ai fini dell’approvazione) da coloro che parte dell’opinione pubblica può considerare traditori indegni, che hanno “svenduto la dignità” come ha detto Di Pietro. Possiamo prenderla anche come non adesione di principio, e tenere Diliberto dalla parte liberalista (non forcaiola) della giustizia.

Ad ogni modo, tenendo conto che Lega ed An per loro Dna mai avrebbero sostenuto una concessione d’indulto, il solo Di Pietro, con il lieve sostegno di qualcuno, è rimasto lì a difendere, ultimo baluardo, un principio di moralità sulla giustizia. Un conto è concedere l’indulto a poveracci che per qualche non grave reato si trovano in carcere in condizioni non idonee, altro è quello di imbarcare nel provvedimento corrotti, corruttori, faccendisti e finanzieri da strapazzo e tutti coloro che della pubblica amministrazione e dello Stato (che siamo noi) si sono presi gioco a loro piacimento, impoverendo il bilancio economico pubblico a loro vantaggio personale, e facendo pagare agli onesti ciò che a loro è stato rubato. E’ lecito domandarsi dove sia il rigore morale ed il senso di legalità propinato in campagna elettorale dall’Unione.

Vedremo inoltre come si comporterà nei prossimi gg questo governo sulle liberalizzazioni, se saprà difendere la propria politica economica dagli interessi corporativi, dopo aver già ripiegato in seguito allo sciopero dei tassisti (qualcuno l’ha chiamato accordo, compromesso, concertazione) ed aver perso tempo e proclami. Vedremo come saprà se saprà tenersi unito dopo che a turno, ogni settimana, un ministro lancia i propri strali verso un collega dell’esecutivo, minacciando in certi casi le dimissioni (in sordina c’è anche quella del ministro Mussi, di cui parlerò in un altro post perché anche nel settore dell’università, malgrado l’impegno del ministro, si procede a passo di gambero), o facendosi carico di una particolare piega del programma comune, che rischia di diventare il pozzo senza fine dell’iper-interpretazione. 

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