L’indulto sull’immoralità?! Forza Antonio !!

25 07 2006

Stamattina si è levata una giusta voce dinanzi Montecitorio. Una voce di giustizia e moralità guidata da Antonio di Pietro, intento a smuovere le acque del compromesso ed a mettere in chiaro il patto scellerato che la maggioranza di governo ha preparato in vista dell’approvazione dell’indulto. E’ lui pronto a lottare, a mettere in gioco la propria posizione di Ministro, (non dovrebbe dimettersi, di persone che si battono il paese ha bisogno) a far sentire forte la propria voce, accompagnata da quella di qualche parlamentare di varia posizione e da quelle di cittadini onesti, voci della società civile ed opinion leaders che navigando nella propria coscienza sentono di difendere una principio di moralità. Forse a volte non si esprime bene il ns Antonio davanti a microfoni e telecamere, ma è lui si uomo pubblico che con le proprie convinzioni, vuol rispondere con onorabilità e senso di giustizia al malcostume che purtroppo troppo spesso investe il ns paese. E’ così che il sit-in organizzato dal leader dell’ Italia dei Valori (e non c’è definizione migliore sulla questione) vuol essere un “appello disperato” contro un patto scellerato, di quelli che tanti non vedono perché non addentro alla tecnica parlamentare. L’indulto di oggi è frutto di un compromesso tra il governo bisognoso di divenire maggioranza qualificata e una parte dell’opposizione. E’ necessaria la maggioranza dei 2/3 per far approvare il decreto. Ma l’adozione del provvedimento così com’è sarebbe “inqualificabile” perché piegata al ricatto di Forza Italia, all’accordo immorale con chi vuol estendere l’indulto ed abbreviare così di 3 anni la pena a chi si è macchiato (o in seguito a processi tuttora in atto) di reati finanziari, societari e contro la pubblica amministrazione. Ai danni della collettività e dello Stato, che siamo noi. Così come proposto dal testo (salvo auspicabili emendamenti a cui stanno lavorando alcuni diellini vicini al premier, forse in ascolto anche di voci autorevoli come quella dell’ex presidente del senato Violante), l’indulto avvantaggerebbe corrotti e corruttori, dagli ormai famosi “furbetti del quartierino”, Ricucci, quelli di Bancopoli, Bnl, Unipol, (di qua e di là, questa estensione dell’indulto servirebbe alle opposte forze politiche per i problemi degli “amici” e non ai carcerati comuni che vivono in non idonee condizioni), agli imputati dei processi Parmalat e Cirio, le cui malefatte hanno provocato un danno sui risparmiatori che riveste anche una valenza simbolica di massa. Sembra proprio che la condizione necessaria per ottenere il quorum, i numeri per far passare il provvedimento, sia frutto di un accordo con Forza Italia e che questi abbiano posto l’inclusione di tali reati nell’abbuono come conditio sine qua non. E’ facile pensare al caso di Cesare Previti, il quale vedrebbe ridotta la propria pena da 5 a 2 anni, da scontare con modalità alternative come i servizi sociali.

E ciò che ancora fa concordare con la protesta di Di Pietro, è che dai dati del Ministero della Giustizia veniamo a sapere che sono ad oggi solo 67 le persone condannate per reati contro la pubblica amministrazione e che nessuno risulta in carcere per reati finanziari. Se l’obiettivo dell’indulto a più parti evocato è quello di ridurre il sovraffollamento, estenderlo ai reati legati alla corruzione di Bancopoli ex Tangentopoli ed a quelli che potrebbero evidenziarsi dai processi in corso, estenderlo a questo genere di reati non serve a coloro per i quali è stato predisposto.

Nel programma di governo dell’Unione c’è scritto:  “i provvedimenti di clemenza devono essere fatti solo in concomitanza con provvedimenti che intervengano sul sistema giudiziario e carcerario, e che quindi possano essere solo un punto finale di un processo di ristrutturazione“. Sul sovraffollamento delle carceri italiane c’è un problema di fondo e non si dovrebbero confondere le misure adottate allargandole a situazioni che avrebbero effetti a vantaggio di soliti noti. 

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