La campagna elettorale – alcune chiavi di lettura

8 04 2006

Le grandi illusioni popolari che in passato sono state generate dal “sogno” Berlusconiano, e che oggi sembrano aver perso quantomeno in entusiasmo (maggiori  aspettative provocano anche maggiore malcontento), e la percezione delle difficoltà economiche del paese potrebbero rivelarsi fattori chiave sull’esito di queste elezioni . Ma nella lettura specifica della campagna elettorale individuo alcuni meriti/demeriti delle rispettive strategie. Chiariamo. La campagna elettorale sembra avere avuto anche stavolta un capo-animatore della competizione, sempre all’inseguimento, che agitando le acque ha cercato di favorire sorprese, ma con toni a volte denotanti un certo nervosismo. Questo nervosismo è stato espresso in una girandola di eccessivi, a volte incauti (dai feedbacks ricevuti) interventi, fino ad arrivare all’epiteto volgare di pochi gg fa, atto a surriscaldare e sollecitare al voto il suo elettorato, tenuto in tensione ed attenzione alla sua chiamata in battaglia. Agli altri competitors ed attori a vario titolo coinvolti, questi ultimi a volte trascinati dal Cavaliere stesso nel tourbillon della strategia del proprio uso e consumo è toccato il ruolo degli attendisti, con il compito facilitato di capitalizzare nel totalizzatore elettorale i risvolti negativi dell’esuberanza e delle gaffes del protagonista principale. Io vedo Berlusconi disperatamente cosciente (e da tempo) di una probabile sconfitta, che ha inteso forzare i toni nella prospettiva alla men peggio di perdere “dopo la battaglia”. Resosi conto che un po’ di italiani nutrono un’avversione personale (l’effetto nocivo ineluttabile di una personalizzazione politica quando perde consenso), la strategia adottata (e adottabile?) è stata sempre più marcatamente quella del “o con me o contro di me”, accompagnata a sprazzi dal logoro leit-motiv del comunismo, al quale si è aggiunto nel finale l’appellativo genitale maschile. Certi disaccordi con gli alleati, sempre più desiderosi di affrancarsi dalla scomodità dei toni esasperati del capo-fazione sono stati limitati solo per non mostrare sfilacciature nella coalizione, la cui compattezza ha rappresentato negli anni addietro una strategia coagula-voti, ma che ora mostra anch’essa segni di malsopportazione. La strategia Berlusconiana è anche in parte comprensibile perché anziché perdere mestamente cerca di limitare il danno (intravedendo tempo fa una débacle, il proporzionale serve più a mettere in difficoltà il governo dell’Unione da vincente) e perché rivolta ad un pubblico di massa sensibile più alle dichiarazioni forti che ai contenuti della politica ragionata. Par contre, osservando il centrosinistra sorridiamo nel vedere i cavalieri della tavola rotonda nel collante “tutti per uno”, che potrebbe portare alla vittoria personale perfino Prodi, che quasi si vergogna del fatto che dovrà essere l’uomo che alza la coppa in caso di successo, lui che sembra il tesoriere incaricato di tenere la cassa elettorale, grazie all’immagine anche fisiognomica di onestà e di bonarietà che trasmette. Meriti dello staff di Prodi possono essere visti nel non cadere troppo nelle provocazioni dell’arena mediatica (infatti il Professore ha centellinato le presenze tv) e nel riuscire fondamentalmente a restare nel proprio binario parallelo diverso rispetto a quello denso di acrobazie avvelenate del premier. Gli strateghi del premier, pur impiegando una strategia idonea al target del Cavaliere, avrebbero potuto consigliargli di evitare un’impronta ottimistica ad oltranza mostrata in certe occasioni (spec. sui conti pubblici) che appare ormai poco credibile, e di virare (le strategie di comunicazione dovrebbero sempre indossare un vestito ad hoc) verso un’ammissione di vicinanza all’italiano medio in difficoltà (è questo ceto che fa la differenza perché tendenzialmente più fluttuante, in termini economici e di voto), pur mantenendo ed esortando ad una mentalità ottimistica. L’appello al ceto medio c’è stato negli ultimi gg ma con aggressività sconveniente e promesse fiscali propagandistiche ma di fatto inapplicabili che potrebbero, come altri atteggiamenti, rivelarsi un boomerang per il Cavaliere. Vedremo quale sarà il peso dei partiti minori, importante secondo il sistema proporzionale di queste elezioni ma intanto il voto di massa, non identificato su scala partitica (rappresentato in buona parte dal ceto medio-popolare) potrebbe determinare un voto-sanzione a danno del governo e soprattutto di Berlusconi, di cui si fa il bilancio di 5 anni. Credo che malgrado tra gli addetti ai lavori si mitizzi il ruolo dei suoi guru della comunicazione in certi casi le colombe tra di essi non abbiano prevalso o il premier non è riuscito per sua indole ad adattarsi, preferendo così perseverare sul proprio schema abituale di grida nel tentativo di prevaricare sui sussurri Prodiani. Ancora poco e vedremo come andrà a finire 

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