Mieli, Annunziata..Il giornalismo schierato

14 03 2006


Sul fondo di Paolo Mieli sul Corriere della Sera non mi sono espresso nei giorni scorsi. Avrei voluto farlo ma troppe cose ci sarebbero state da dire, in concomitanza con altri impegni. Quel che è detto è passato per cui mi limito a qualche frase riassuntiva, del genere “come la vedo io”.

La vedo male. Perché schierarsi apertamente per un competitor piuttosto che per un altro (non m’interessa la scelta personale ma il fatto in sé) lede l’onore di una categoria di giornalismo che si dovrebbe presentare con uno status d’indipendenza e non con quello di partito. Un giornalista-editorialista del rango di cui tutti sappiamo, parlando anche attraverso le pagine del quotidiano di Via Solferino, quand’anche fosse morso dalla voglia irrefrenabile di esprimere la propria preferenza dovrebbe dispiegare la capacità di farlo con stile, con classe propria che s’insinua tra le righe e non come una sorta di tifo da bar sport. Non sono d’accordo con chi ne ha visto la schiettezza o chiarezza della propria posizione. Posso accettare questa visione se ad esprimerla fosse un uomo della strada. Dall’editorialista del quotidiano nazionale più importante no, non l’apprezzo. Un giornalista-editorialista di rango lo è perché capace di far passare tra le righe il suo pensiero, anche se non soprattutto quello politico-partitico; non è ipocrisia del nascondere il proprio parteggiare ma atteggiamento proprio della professione giornalistica. E’ innegabile che ogni giornalista abbia la propria preferenza politica e che questa spesso traspaia dalle sua parole e dai suoi scritti; l’imparzialità asettica è una pura illusione. E non possiamo paragonare il giornalismo di casa nostra a quello dei media americani ma nemmeno svilirlo indicando l’esempio strettamente anglosassone, per ripiegare sull’accettabilità o “normalità” dell’atto. Che poi si rischia di apostrofrarlo sul modello dello “yellow journalism”, o ancora del giornalismo spazzatura.

Faccia la dichiarazione di voto esprimendola nell’urna. Il Corsera nei giorni successivi all’ endorsement di Mieli ha avuto un ribasso delle vendite del 20%. La caduta di stile non è quantificabile. Non avevo l’abitudine quotidiana di acquistarlo ma se me ne venisse voglia ora, in questo periodo, mi guarderei dal farlo poiché la faziosità ha sopraffatto l’indipendenza.

E si è aggiunta anche l’Annunziata con il suo programma tv. La militanza si può esprimere attraverso un partito, non appiattendo il giornalismo sulla politica; il collateralismo sfacciato mostra la faccia del giornalismo ripiegato.  

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2 responses

5 07 2016
Anonimo

Perfetta analisi, elegante, puntuale, oggettiva. Bravo!

6 07 2016
Fab (Blogue Pol)

Giudizio generoso e gentile, grazie!

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