L’Unione europea non fa la forza

1 03 2006


L’Europa ha un mercato comune di ispirazione liberista che a tratti si manifesta ultra-liberista. Ma con ancora sentimenti protezionistici e nazionalistici. C’è chi s’illude sia diverso. E chi ha più potere più può esercitarne, chi ha maggiore potenza economica ha maggiori possibilità di espandersi.

Questa è la premessa.

Non siamo ancora in un’Europa che coopera pienamente per un bene collettivo, non siamo in un’Europa “sociale”, in nome della quale proprio i francesi avevano rigettato attraverso il referendum il Trattato Costituzionale. Non esprimiamo tanto stupore sul caso francese e sulla sua forma di protezionismo del proprio settore energetico o di quello agricolo e via dicendo. Quel sogno, un’Unione europea sociale e solidale, continua a ricevere battute d’arresto in vario modo.

Anche in un’Europa unita ogni paese preserva la forza accumulata precedentemente e la propria identità nazionale. Il primo ministro francese De Villepin ha parlato di “patriottismo economico”. Cosa ci si potrebbe aspettare diversamente. Nelle solite riunioni di bilancio e programmazione economica dell’Ue (Ecofin etc.) di Bruxelles, la Francia difende strenuamente i finanziamenti al settore dell’agricoltura, lì dove la Gran Bretagna difende un vecchio sussidio generico che non avrebbe più motivo di esistere. L’Italia non si sa bene cosa cerchi di difendere, preservare; abbiamo da salvare qualcosa in cui siamo forti? Che so, il tessile, dove l’ascesa cinese incombe. 

Abbiamo un precedente, Fazio. Non ha cercato di difendere l’”italianità” delle banche che tanto scalpore ha suscitato qualche mese fa? I francesi hanno “preferito” fondersi tra di loro. Protezionismo anti-liberale, anti-mercato ma in libero mercato, legale; tradisce lo spirito, l’etica europeistica. E si legge in questi giorni che anche l’Italia ha attuato atteggiamenti di difesa del proprio orto in passato. Ora ci meravigliamo e ci sentiamo giustamente contrariati per l’atteggiamento nazionalistico francese, ma non è una novità e i “cugini” li conosciamo. Europeisti all’estero, la “grandeur” non si tocca, fuori lo straniero vicino, potere e forza alla Francia sembra essere il loro motto. La Comunità Economica Europea è concepita da singoli stati “ex nemici” (vari stati dell’Europa occidentale) come il luogo della competizione, in cui ampliare la propria potenza, in Europa. Lo sguardo di conquista volge all’interno, non adotta una prospettiva mondiale. E poi siamo in Europa per quel che ci conviene ma quando interessi nazionali sono in gioco siamo italiani, (un po’ morbidi però) e loro sono francesi, (senza se e senza ma) che hanno questo senso sviluppato anche in maniera patologica, diciamolo. Lo posso affermare con consapevolezza, per aver vissuto un certo tempo in quel Paese.

Le polemiche politiche nazionali sono inutili, da destra come da sinistra. Prodi ha prima detto che il governo non ha una strategia, (quale potrebbe essere?) poi si è ricordato di poter perdere l’appeal (e i voti) di chi potrebbe farlo diventare Presidente del Consiglio ed ha corretto il tiro, addirittura proponendo ritorsioni contro scalate francesi (vedi Bnl che viene acquisita dalla francese Bnp Paribas, sulla quale nessuno ha obiettato, soprattutto per non sfigurare nel dopo Fazio e mostrarsi europeisti e liberisti)…Prodi ha avuto uno scatto di spavalderia patriottica. Fassino ha detto che ci vuole “più Europa”, una frase che va bene per i manifesti elettorali generici tipo referendum, dove si dice poco e si aggiunge il “si”; grazie ma ci aspettiamo qualcosa di più che proposte generiche e frasi buttate lì.

Non ci facciamo troppe illusioni, il sogno dell’integrazione europea continua.

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