Giovani precari: cosa c’è per loro in questa campagna elettorale?

23 02 2006

Da alcuni giorni sembra che anche gli argomenti riguardanti gli aiuti alle famiglie, ai pensionati ed ai neonati siano tema di campagna elettorale. Proprio su questi ultimi, mentre dal governo Berlusconi si attende l’assegno da 1000 euro una tantum del bonus bebé reclamato qualche mese fa, Prodi è andato oltre, annunciando il proposito di dare un contributo ai nuovi nati fino ai 3 anni, pari a 2500 euro all’anno, erogato fino al compimento dei 18 anni, addirittura.

E’ apprezzabile che si voglia cercare di recuperare aspetti di welfare state che sono stati mortificati anche in termini di budget negli ultimi anni, ma ora mi sembra si faccia la corsa a chi la spara più grossa, senza tener conto del bilancio dello stato e di come finanziare queste misure di sostegno. Si tratta infatti di promesse elettorali. Sembra partita una base d’asta, aspettiamo per vedere chi rilancia, vorrei  proporre provocatoriamente a queste due maschere di carnevale di non limitarsi ai 18 anni e di istituire un vitalizio a tutti i nascituri.

Mi sembra di aver sentito dire che nel Ventennio si favorissero le nascite per aumentare il numero di braccia al lavoro, ma con le prospettive attuali ci vorrebbe un po’ di sano realismo e puntare anche se non soprattutto su altre fasce d’età. Aiutare per esempio i giovani disoccupati del Meridione, che nessuno sta nominando in questa campagna elettorale. A loro nessuno le fa le promesse? Forse per non diffondere troppo malcontento quando ci si misurerà con la realtà dei fatti? Forse hanno timore di movimenti di piazza? In altri paesi come la Francia i giovani disoccupati dall’età di 25 anni percepiscono l’RMI, una misura di sostegno in attesa di trovare lavoro. Noi non abbiamo un vero stato sociale come oltralpe, ma sarebbe meglio che i candidati premier smettano d’illudere la popolazione e di prenderci in giro.

E il giovane precario continua a vivere di deboli prospettive A detta di molti, questa è la prima generazione nella storia ad avere meno dei propri genitori, dei padri. Siamo retrocessi, tutti.

E seguendo la campagna elettorale, i confronti televisivi, le promesse ed i temi caldi, si capisce quali dovrebbero essere le prossime mosse del precario. Potrebbe favorire l’ingresso in questo splendido mondo di un figlio, non importa come, in provetta , prendendo un utero in affitto, (pare costi meno che affittare un appartamento in una città medio-grande) così il pargolo incasserebbe 2500 euro all’anno (per ora, ma come detto è partita la base d’asta in base alle promesse elettorali) fino ai 18 anni o meglio per tutta la vita, ma si leviamoci il pensiero, proroghiamo la misura di aiuto così lo “sistemiamo” per sempre e non ci possiamo lamentare della percentuale di indigenti. Intanto che non trova moglie perché nessuno vuole più sposarsi e perché la grande maggioranza delle donne, in seguito ai comizi televisivi di Berlusconi su Rete4, ha sviluppato un’enorme passione per la politica e scalpita dalla voglia di impegnarsi full-time nella vita di partito, favorita dalla proposta d’istituire le quote rosa, potrebbe andare a vivere in coppia, (ma forse anche in gruppo, il programma dell’Unione non precisa) uomo o donna che sia, ed avere diritti e riconoscimenti in quanto “coppia di fatto” (che di per sé non sono una cattiva idea) e magari ottenere in seguito il bonus per le giovani coppie (anche per quelle di fatto, coerenza) per prendere casa a basso prezzo. Però il precario è un tipo moderno e quindi un lavoratore molto flessibile, (ai piego ma non ai spezza) talmente flessibile che si flette per ore sugli annunci della stampa gratuita nel treno da pendolare stracolmo, scassato e non di rado guasto, teme di non arrivare alla pensione e neppure alla vecchiaia, contribuendo così al tanto auspicato svecchiamento della popolazione (in pratica si leva dalle….. prima del previsto, sollevando lo stato dal dargli pure una pensione. (Che assurdità, la pensione, una cosa antica, c’è chi vuol innalzare la pensione minima ma i lavoratori precari arrivano a prenderne una?) Se poi questa situazione non gli sta bene, potrebbe sempre provare a far fuggire il suo cervello all’estero con tutti i “capitali” che intanto ha accumulato con i contratti a progetto, (c’è chi ha il “Capitale” di Marx, in edizione economica tascabile, lasciatogli in eredità dal professore di filosofia che ha vissuto di stenti ma con onore di spirito) quei contratti a progetto che talvolta si ottengono nel post-laurea, (si fanno progetti per sempre e ti rendi conto che anche tu laureato sei un progetto e che la tua vita professionale è un progetto, perenne) dopo aver conseguito una “super laurea” con il 3+2, l’1+4, lo schema ad Y, (chi non ha mai giocato a calcetto, dai, ogni anno si cambia per esigenze di categoria) partire con Trenitalia dal sud a Torino, come hanno sempre fatto i giovani del Meridione in cerca di fortuna, arrivarvi carico di entusiasmo e di nuove “amicizie” che lo hanno accompagnato durante il tragitto e gli si sono rimaste “tanto attaccate” e da lì usufruire della tanto desiderata linea ad alta velocità, la TAV, che gli permetterebbe velocemente di raggiungere Lione e lasciare altrettanto velocemente il suo paese, viaggiando insieme alle merci perché anche il precario si sente una merce, ma contraffatta, da spacciare come originale all’estero, un prodotto italiano nel mondo. 

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